Monday, December 14, 2009

Violent Assault - "The Flag of the Inverted Cross" (2009)


I Violent Assault li considero come un gruppo da veri intenditori, in quanto mi fanno ritornare alla mente i cosiddetti gloriosi anni ’80, e non soltanto a livello musicale e di produzione, ma anche per quanto riguarda il loro lato concettuale e lirico, a mio avviso molto radicale ed estremo. Quindi, dopo i grandi Bunker 66, benvenuti in un altro viaggio negli abissi danteschi di una concezione del metal tanto antica da attirare ancora l’attenzione di moltissimi metallazzi, che a quanto mi pare stanno facendo ritornare prepotentemente in voga questo tipo di sonorità orgogliose e contro ogni specie di innovazione. E pensare che dal punto di vista estetico, questi ragazzotti sembrano dei cloni dei Desaster, anche perchè solo alcuni hanno il face-painting.
Come per i Bunker 66, anche i Violent Assault, formati nel 2006 e provenienti dall’estremo Nord Italia, ossia più precisamente da Gorizia, sono alla primissima testimonianza in assoluto, offrendo ai discepoli “The Flag of the Inverted Cross”, pubblicato quest’anno in modo completamente autoprodotto e stampato in 222 copie, ma non nel classico formato cd (il gruppo si pone infatti contro di esso), bensì nel più tradizionale formato demotape, e già da qui credo si capisca fortemente quanto i nostri siano ideologicamente indietro di 20-30 anni. Per non parlare che il suddetto demo risulta suddiviso in due parti, la prima chiamata “Side Infernal”, mentre l’altra “Side Thrash”, ognuna costituita da 3 pezzi (compreso intro ed outro), ed il tutto viene presentato con una copertina raffigurante un disegno in bianco, grigio e nero dove è rappresentato una tipica scena dell’immaginario vecchia scuola: in primo piano un demone-guerriero post-nucleare tutta battaglia ed onore che tiene nella mano destra una testa tutta insanguinata, con sullo sfondo una città completamente distrutta. Un disegno che non a caso mi pare decisamente coerente con la musica che di cui nostri 5 friulani (Metalucifer voce, Nuclear Aggressor e The Crippler chitarre – faccio notare già da subito che quest’ultimo se n’è andato dal gruppo recentemente per motivi di studio come si legge benissimo nel profilo dell’utente ViolentAssault su Metal-Archives -, The Reaper basso, e Cris The Beast batteria) si fanno orgogliosamente portatori, mostrando a tutti le lame, a mio avviso, con uno speed/thrash tagliente, battagliero ed un po’ epicheggiante, orientato per la maggiore verso tempi veloci (“In Homage to Satan” a tal proposito penso sia l’emblema di tutta l’opera), pur non disdegnando partiture meno sostenute che tra l’altro a me di solito trasmettono un groove irresistibile da scapocciamento continuo. Il suono proposto, lineare e diretto senza tanti fronzoli, non si presenta poi così vario e fantasioso anche se ciò non mi costituisce un difetto in questo caso, ma nonostante tutto i Violent Assault sono tecnicamente piuttosto preparati. Dal punto di vista della struttura ogni brano è decisamente digeribile e figlio di uno schema strofa-ritornello che comunque considero un pochino più complesso e ragionato rispetto a quello concepito dai Bunker 66. almeno in massima parte certo, seppur la già citata “In Honour to Satan” praticamente non presenti la seconda parte della formula. La struttura infatti mi risulta dinamica, visto e considerato che quasi tutte le soluzioni, anche quelle leggermente modificate (sia a livello di riffing che in quello ritmico), cosa che succede in tutti i brani del lotto, sono interessati da ripetizioni di 2 e/o 4 battute, e quindi il tutto si configura in una cornice abbastanza rigida e piuttosto uniforme (attenzione, non sto facendo una critica). Probabilmente, l’unica eccezione alla regola è il 5° riff modificato (quello insomma che segue un passaggio in tremolo concentrato soltanto su una nota) di “Teutonic Furor”. Altra osservazione importante da fare è che il dinamismo succitato risulta determinato anche dal fatto che ogni canzone ha almeno 3 soluzioni principali (“In Honour to Satan” ed “Antimosh”), e tra di queste aspettatevi pure che una sia orientata verso tempi medi, magari presentando una sequenza che con il prosieguo del pezzo viene ridotta, chi più chi meno (e qua praticamente in tutti i pezzi, come, basandomi sulle soluzioni proposte, l’1 – 1 mod. – 2 – 3 – 3 mod. – 3 ancora mod. invece del precedente ed un po’ più lungo 1 – 1 mod. – 2 – 1 – 1 mod. – 2 – 3 – 3 mod. – 3 ancora mod. di “Antimosh”, oppure il 2 – 3 – 4 in sostituzione de 1 – 2 – 3 – 2 – 4 che caratterizza altresì “Teutonic Furor”). Ogni canzone, andando più da vicino, possiede dalle 4 alle 5 soluzioni che costituiscono, rispettivamente, “In Honour to Satan”/”Antimosh” e “Devastator”/Teutonic Furor”, e mi pare che di tutte queste “Devastator” ed “Antimosh” hanno un finale che è poi caratteristico del metal vecchia scuola (ossia, le chitarre che eseguono vari accordi per completare il tutto, mentre la batteria si concentra maggiormente sui piatti), invece in “In Honour to Satan” e “Teutonic Furor” c’è un riff di apertura e di chiusura (se non sbaglio). Vabbè, la struttura credo che si è capito che mi è piaciuta abbastanza, anche perché mi risulta spesso almeno un minimo imprevedibile, ergo non propriamente scontata. Parliamo adesso della produzione, che sicuramente non piacerà ai metallari modernisti, dato che essa è veramente sporca e lurida (da sentire a tal proposito soprattutto la batteria, che personalmente ricorda, in versione più potente e piena, quella di “Show No Mercy” degli Slayer, per non parlare dei Bulldozer del primissimo demo, quello del 1982), è di un marciume pazzesco come piace a me, seppur piuttosto comprensibile, anche se, va bene le frequenze medio-basse, ma per la cassa probabilmente si poteva fare di meglio considerando che non la sento sempre a meraviglia. C’è un altro appunto da fare: da ogni supporto con cui ho ascoltato il demo, c’è qualche problemino con le chitarre, e questo lo rintraccio in modo particolare durante le introduzioni (come in “Antimosh” o “Teutonic Furor”) che si sente specialmente con le cuffie. Infatti, ho riscontrato che le chitarre qualche volta è come se venissero stoppate, cambiando in tal modo con una certa regolarità l’uscita. Così, inizialmente ho presunto che ci fossero due chitarre che si diano il posto a vicenda, peccato che poco dopo questo difetto si sente pure quando entrambe suonano il medesimo riff, e quindi ipotizzo dei disturbi non risolti. Se poi le chitarre si scambiano in continuazione la scena (ma ci credo veramente poco…) oppure è soltanto un qualcosa che sento io allora questo sarà sicuramente argomento nell’intervista, perché a me tutto ciò da un po’ di fastidio. Per la registrazione invece nulla da dire, c’è qualche errore qua e là come è giusto che sia in un’opera “nostalgica” del genere.
Vorrei trattare adesso un po’ i testi, molto classici, anche perché non sempre mi piacciono, come quello molto semplice e personalmente un po’ dispersivo di “In Honour to Satan” dove si prendono in considerazione 5 dei generi della nostra cara musica che hanno qualche rapporto, a dire il vero non sempre frequente, con satana (heavy, speed, thrash, death e black) i quali sono accompagnati ogni volta da un aggettivo (rispettivamente “old”, “satanic”, “nuclear”, “morbid” ed “unholy”), ma quello che più mi chiedo è: in che senso voi suonate tutto questo in omaggio a satana? Un altro testo che mi garba poco è quello di “Antimosh” ma non in sé, quanto di per sé. In fin dei conti è il classico inno da cosiddetti defender che si pongono contro l’hardcore ed ogni forma di crossover, riproponendo quindi la battaglia Metal/HC che veramente mi sembra più caratteristico e presente nel secondo tipo di musica, ma nel caso dei Violent Assault, che per me suonano anche thrash (e lo dicono loro stessi), genere i cui artisti, almeno per la maggiore, sono stati influenzati proprio dall’hardcore, che senso ha allora tutto il testo? “Devastator” invece mi pare sia la rappresentazione a parole dell’immagine in copertina, piena di termini decisamente poco rassicuranti, mentre infine “Teutonic Furor” potrebbe far incazzare i nazionalisti italiani dato che qui i nostri friulani mandano praticamente a quel paese l’impero romano gloriando i popoli germanici, forse riferendosi alla Battaglia della foresta di Teutoburgo del 9 d.c., in cui loro, comandati da Arminio capo dei Cherusci, inflissero una violenta sconfitta a ben 3 legioni romane guidate da un certo Publio Quintilio Varo (http://it.wikipedia.org/wiki/Germani#Il_tentativo_di_conquista_romana_sotto_Augusto_.2812_a.C.-9_d.C..29 ). Faccio notare però che i testi “difettosi” che ho trattato non costituiscono per nessuna ragione al mondo materia di voto, considerando che in esso si prende in considerazione soltanto la musica.
Ora passiamo più strettamente proprio a quest’ultima, partendo, come da tradizione, dalla voce. I tipici vocalizzi proposti da Metalucifer (segnalo che lui ha preso il nome di battaglia da una formazione giapponese heavy metal anni ’80) mi ricordano molto da vicino quelli dei finlandesi Mosh Angel, solo un pochino più puliti e quindi meno “ignoranti” benché sempre piuttosto bassi, e da questo punto di vista la rudezza personalmente mi pare più di stampo thrash. Raramente questa rudezza totalmente diventa leggermente più alta (il ritornello di “Antimosh” mi sembra in pratica l’unico esempio) se non urla, sgraziate ma non acute (“Devastator”) che a dir la verità a me qualche tempo fa non piacevano per niente, dato che lo consideravo un po’ deboli, poi con il passare degli ascolti ho imparato ad apprezzarle, pur non considerandole esaltanti. Comunque, queste urla rammentano al sottoscritto quelle, a mio avviso ben più intense, di cantanti come Jörg Juraschek degli speed metalloni tedeschi Warrant, almeno quelli del primissimo demo, “First Strike” dell’A.D. 1985. Da ricordare tra l’altro l’urlo nel finale, opera dell’ospite King of Death di “Intro – Warrior” che invece a mio parere è veramente debole, quasi forzato e strascicato, praticamente senza voce, mentre in “Outro – March of Death”, la voce caratteristica di Metalucifer risulta più bassa del solito, quasi sussurrata inzumma. Per quanto concerne le linee vocali, queste non mi paiono proprio fenomenali, anche se comunque non le butterei via. Noto che i ritornelli spesso sono semplicemente, se non sbaglio, in pratica il titolo del brano, tranne quello, maggiormente costruito, di “Antimosh”, a cui va una menzione d’onore in quanto lo apprezzo particolarmente. Argomento chitarre: queste secondo me sono l’aspetto più curato dai Violent Assault, e quindi dico da subito senza tanti fronzoli che, per quanto mi riguarda, esse sono indubbiamente il principale punto di forza dei nostri friulani (ed i motivi ve li spiegherò tra pochissimo). Prima di tutto, mi piace la combinazione squisitamente speed/thrash del riffing proposto, che mi risulta avere spesso la durezza (e talvolta anche il groove) del thrash metal unitamente a melodie di stampo epicheggiante che fanno ritornare al sottoscritto sonorità più strettamente heavy metal, un po’ a là Heathen insomma (i Violent Assault mi massacreranno appena leggeranno questo paragone dato che loro sono assolutamente per il “vecchio stile europeo” come si vede tranquillamente fra le righe di “Antimosh”), solo un pochino più brutal, anche se devo segnalare che il lato epico non mi pare così accentuato come in altre realtà, come i già citati Mosh Angell. Con questa mescolanza, i Violent Assault sembrano simboleggiare con il thrash la distruzione bestiale e senza compromessi di tutto ciò che gli capita a tiro, mentre con lo speed avviene la “santificazione”, l’aura di onore ed orgoglio dei guerrieri che portano a compimento tale massacro di cui sopra (incredibile come riesco a trovare simili considerazioni pure in gruppi del genere!). Le chitarre, sporche a là Living Death di “Vengeance of Hell”, sanno passare, tra gli altri, da riffs un po’ più tecnici del solito, un po’ nervosi e che mi ricordano le scatenate note dei thrashettoni Leviathan - formazione dove cantava un giovanissimo Chris Barnes (“In Honour to Satan”) -, a soluzioni, invero a mio avviso molto speed, piuttosto lunghe e con due parti simili fra loro (“Devastator” e “Teutonic Furor”), ad altre un pochino particolari per un gruppo del genere, concentrate maggiormente sulle note più alte (“Teutonic Furor”), come anche riffs un po’ più fantasiosi ritmicamente (“Devastator” ad esempio). Tra quelli orientati su tempi medi, ecco che proprio in “Devastator”, “Antimosh” e “Teutonic Furor” ce ne sono di decisamente thrash e groovy (seppur nel primo brano si trovi anche qualcosa di più heavy – tra l’altro a mio avviso stupefacente come si vedrà - , nel secondo caso le chitarre possono essere pure un po’ schizzate), come, benché vagamente della musica sopraccitata, nella prima “In Honour to Satan”. Qualche volta, tutta questa masnada di riffs regala la scena a degli assoli a mio parere veramente strabilianti, e com’è quasi ovvio in uscite simili, essi si trovano praticamente in tutte le canzoni, uno a botta, tranne però in “Antimosh” dove ce ne sono 2, ed il bello è che si presentano anche decisamente diversi fra di loro, almeno in massima parte certo. In tal modo, si viaggia dalle pennellate nervose in classico stile thrash di “In Honour to Satan” alle controllate melodie più di stampo speed che permea “Devastator” (che, nonostante il nome, si presenta come uno dei pezzi maggiormente melodici del lotto), da certa cupezza piuttosto cattiva di “Antimosh” (canzone che tra l’altro viene aperta da un tipico assolo d’apertura, un po’ come avviene spesso nel finale di moltissimi brani Metal vecchia scuola) alla melodia a tratti beffarda di “Teutonic Furor”. Per farla breve, qualitativamente gli assoli a mio avviso si tengono sempre a galla grazie ad una costruzione di melodie convincenti e fluide, sapendo inoltre, in modo graduale, tra diverse atmosfere. Le due asce, seppur più raramente, ossia nella fine di “In Honour to Satan” e l’inizio di “Devastator”), possono dar vita anche a sovrapposizioni di riffs, ma comunque rimanendo nel semplice (ergo, una chitarra che spiccica note alte, con l’altra, più bassa, che si sente insieme ai piatti, come nella maniera più classica possibile). I nostri amano così tanto le sonorità anni ’80 da vomitare all’ascoltatore magari più fanatico delle chitarre acustiche sia nell’intro che in quella di “Antimosh”, benché non sempre mi risultano riuscite, e da questo punto di vista considero purtroppo proprio “Intro – Warrior” una traccia piuttosto difettosa dell’opera (ma non come l’outro, di cui si parlerà) in quanto mi annoia un pochino, anche se non completamente, e questo perché emotivamente parlando mi prende leggerissimamente, anche se qualcosa mi pare di buona qualità dai, cupa, ma non troppo, com’è in certi momenti. A mio parere, l’uso della chitarra acustica, qua invero più melodica, migliora quando fa bella mostra di sé in “Antimosh”, considerando pure il fatto che in tale occasione essa mi sembra tremendamente appropriata, come se si volesse dare subito il messaggio del proprio credo metallico rigorosamente ottantiano ponendosi contro il crossover, poco incline per sua stessa natura nello scendere patti con l’acustica che troppo ricorda una fede, ossia il Metal/NWOBHM, che tra la fine dei ’70 e l’inizio del decennio seguente era completamente all’opposto, almeno ideologicamente, del nascente punk-hardcore. Discorso basso: segnalo prima di tutto che sì si sente ma non troppo, ma nemmeno si può dire che non si senta, anzi. Secondo me, il momento migliore del lavoro del basso, per me sempre di buona qualità, è quello nella parte centrale di “Devastator”, ma questo ve lo lascio scoprire dopo, quindi pazientate un pochino miei discepoli (“ma vai a cagare!” mi direbbe qualcuno adesso eheheh!). Come ultimo, c’è la batteria. Il suo lavoro, nulla di non convenzionale, mi è veramente ottimo e senza sbavature. Mi sorprende particolarmente il fatto che l’impatto qui proposto ricorda a me stesso quello dei già accennati Bulldozer, oppure quello di certi Agenti Steel di “Skeptics Apocalypse”. Così, si spinge l’acceleratore con una bella violenza (ma senza esagerare) che alle volte risalta il tutto con decisi e taglienti stop ‘n’ go (come negli inizi di “Antimosh” e “Teutonic Furor”), propinandoli pure durante lo stesso discorso musicale (“Antimosh”). Lo stile di Cris The Beast (anche se segnalo che alcune parti sono state eseguite da un certo The Grinder) non si presenta poi così vario e fantasioso ma a mio avviso si mostra sempre coerente con tutto l’insieme, abile anche com’è ad aumentare l’intensità con alcune delle più tipiche tecniche metalliche (come i tom-tom con annesso rullante finale alla fine di qualche riff), e quindi personalmente il lavoro, che piuttosto raramente vira in doppia cassa (o sbaglio?) non mi stanca veramente mai. Se non erro, mi sembra che il nostro batterista segua principalmente un massacro più di stampo thrash che speed, essendo armato di un tipo di violenza nevrotica che nel secondo, ben più lineare e fluido, mi risulta completamente assente. Ergo, tanti tantissimi bernoccoli previsti per ogni potenziale ascoltatore dei Violent Assault.
E’ ora di farvi sapere quale è il pezzo che personalmente preferisco fra tutti, ossia “Devastator” (che è tra l'altro quello più lungo di tutto il lotto, essendo di circa 4 minuti e 40, mentre quello più breve, ad eccezione dell'intro di poco più di un minuto, è "In Honour to Satan" di tipo 2 e 36). E questo perché ha due dei momenti che reputo i più fantastici di tutta l’opera, rappresentati praticamente dalla parte centrale, in cui c’è un tempo molto groove accompagnato da delle chitarre a mio parere fenomenali, melodiche e tremendamente intense, orgogliose. Poco dopo, si fa viva una linea di basso stupefacente, ed il tutto, giostrato in una maniera che a me sembra completamente perfetta, preannuncia uno di quegli apici bombastici che ti tagliano la gola nel modo più piacevole possibile….e così succede, tanto prevedibilmente quanto assurdamente in modo stupefacente a mio parere, dato che c’è un bellissimo assolo melodicissimo ma non scontato e banale, che per quanto mi riguarda sembra la voce di quei disperati la cui vita e dimora sono state spezzate da dei guerrieri scalmanati con giubbotto di pelle con dietro scritto “Heavy Metal (Is the Law)”. Devastante ragazze ragazzi mie/i.
Ma adesso no, non voglio essere buono anche questa volta perché sinceramente mi è piaciuto pochissimo ma veramente pochissimo (ed allora fai prima a scrivere “per niente”!) l’outro che, a mio avviso, dal punto di vista melodico sembra presa pari passo dall’introduzione di “Alliance to the Powerthrone” dei Desaster (a cui curiosamente proprio l’outro è dedicata). L’outro è praticamente dominata da una sola chitarra elettrica intenta a “cullare” l’ascoltatore con melodie epiche (non in tremolo beninteso), continuando così per qualcosa tipo 2 minuti. Ed infatti, dopo un po’, tutto questo mi risulta noioso, non solo perché la chitarra non mi dà mai la sensazione di una melodia forte e potente che scaldi l’animo, ma anche perché, di conseguenza, non c’è un apice effettivo, neanche una chitarra solista, niente di niente, eccetto una voce per me completamente inutile, dato che a mio parere non aggiunge nulla di fantastico o di buona qualità, alla fine del pezzo. Eppure penso che le premesse per una ballata in puro stile heavy c’erano tutte, alla resa dei conti “Outro – March of Death” pare al sottoscritto semplicemente un riempitivo.
Vabbè, insomma, alla luce di tutto questo, per me i Violent Assault meritano tantissimo, anche perché sono così genuinamente vecchia scuola in tutto da ringraziarli, in quanto è anche grazie al lavoro di gruppi simili che i suoni cosiddetti “nostalgici” rivivono sempre, fregandosene delle mode e di tutto il resto. Però l’intro e l’outro si potevano forse evitare, ma pazienza. Carissime e carissimi, sono arrivati dal profondo Nord i Violent Assault, pronti a spazzare, le vostre case in un batti baleno con anche l’intento di stuprare pure il più minimo frammento di modernità, e quindi SI SALVI CHI PUO’!!! IN GUERRA, soldati del Metallo colante (eheheh, una frase che ho sempre voluto dire!)!

Voto: 73

Claustrofobia


Note:


segnalo come ultime cose che "Teutonic Furor" è dedicata a quel tipo poco raccomandabile dal nome di battaglia di Euronymous, e che in "Devastator" ed "Antimosh" c'è come ospite alla voce tal Andreas Richwien dei Minotaur (proprio nei brani in cui la voce solita assume toni più alti, guarda caso!). Inoltre, non ho potuto pubblicare soltanto la copertina del demo perchè il profilo del gruppo su Metal-Archives è un po' difettoso, non potendola trovare tra l'altro neanche nello space del gruppo.

Tracklist:

1 – Intro – Warrior/ 2 – In Honour to Satan/ 3 – Devastator/ 4 – Antimosh/ 5 – Teutonic Furor/ 6 – Outro – March of Death

MySpace:

http://www.myspace.com/violentassault666

No comments:

Post a Comment