martedì 14 aprile 2026

Play Fast 2 (28 marzo 2026 @ CSOA Spartaco)

Sarò pure stucchevole ma lo voglio ripetere e ribadire anche qui: il Play Fast 2 è stato bellissimo! È stato un po' come tornare all'atmosfera dei vecchi Go! Fest che si tenevano allo Spartaco, anche se con un po' meno di gente. Il cs infatti non è stato così affollato, vuoi perché non c'è stato nessun gruppo dall'estero (che è sempre un di più non indifferente), vuoi perché al Defrag si stava tenendo in contemporanea un concerto hardcore con i By All Means, e penso che la maggior parte della scena romana sia andata lì. Ma a noi patiti del grindviolence e del rumore assordante di tutto questo non ce n'è fregato un'emerita mazza, ed ecco quindi che siamo stati allo Spartaco a farci mazzolare per bene i timpani da 8 gruppi uno più figo dell'altro, i quali hanno avuto TUTTI mezzora circa di tempo a disposizione. Solo che di queste band ne ho saltate purtroppo 3: i milanesi L.UL.U, i Disforia (che ero interessato tantissimo a vedere ma vabbè) e gli Ostiense, che sono stati i primissimi a esibirsi, verso le 19.30 circa. E pensare che io e la mia ragazza eravamo lì già qualche minuto prima ma è anche vero che il Play Fast è stato forse soprattutto un grandissimo momento di aggregazione dove il fermarsi per qualche sana chiacchierata con amici (fra cui Marina, venuta eccezionalmente da Viterbo con amore grind) e conoscenti vecchi e nuovi è stato spesso più importante rispetto al non perdere nessun gruppo e a pogare come pazzi. Ma, naturalmente, il Play Fast è stato bellissimo anche per questo. E pure per aver attirato un po' di giovani leve della scena, anche se ormai la cosa non dovrebbe più sorprendere ma questo ricambio generazionale mi piace un botto ogni volta che lo vedo coi miei occhi.

Detto ciò, il primo gruppo che ho visto sono stati quelli subito dopo gli Ostiense, ovvero i Floema. "Visto" però quasi per modo di dire dato che sono stato lì a vederli, un po' in fondo alla sala, giusto per i loro ultimi 2 pezzi. Poco, anzi, pochissimo da dire quindi sulla loro esibizione ma quel poco mi ha convinto, anche perché i Floema mi hanno sempre impressionato per le loro qualità sia tecniche che compositive, le quali rendono molto avvincente il loro death/grind. Fra l'altro, non suonavano da qualche mese e mi pare di aver notato qualche volto nuovo nella loro formazione ma non vorrei sbagliarmi. Peccato che non si sia mossa manco una foglia sotto al palco ma è anche vero che sono arrivato un pochino troppo tardi per i Floema, quindi non so se in mia assenza ci sia stato un po' di pogo.

Non mi sono perso invece assolutamente niente, nemmeno il soundcheck, degli adorabili Bazooka, di cui, come sapete, mi sono letteralmente innamorato durante il loro concerto al Pank Rabbit di 2 settimane prima. Appena saliti sul palco, mi sono accorto della fighissima maglietta di Roberto, il loro cantante, che, da vero nerd qual è, ne ha indossato una del videogioco "Half Life", e da qui ho guardato i Bazooka con occhi ancor più a cuoricino. E quando hanno attaccato con il proprio grind vecchia maniera anticipato dalla loro lenta e pesante intro durante la quale Roberto ha passato il microfono a qualcuno del pubblico per invitarlo a urlare (e così pure io ho potuto mostrare le mie "invidiabili" doti di urlatore), il mio amore verso di loro è risalito rapidamente alle stelle. Merito di ciò anche del loro giovanissimo batterista, un 18enne che mena fendenti a velocità disumane con una precisione chirurgica, e lo fa sembrare pure facile. Incredibile come faccia cose completamente diverse con l'altro suo gruppo, gli Obtego, ragazzi come lui che si autodefiniscono "Nu Gaze". Quasi inutile specificare quindi che ho iniziato a pogare proprio con i Bazooka ma bisogna dire che ci sono stati dei giovani acrobati alla Bruce Lee de noantri che in alcuni momenti hanno quasi crowdkillato il pubblico facendo incazzare qualcuno, tanto che Roberto, a un certo punto, ha detto qualcosa tipo "Divertitevi senza farvi male", e ho apprezzato molto questo suo intervento. È specialmente in questi casi che appoggio l'idea del FLINTA moshpit, cioè di un pogo il più possibile inclusivo tanto propagandato in questi giorni dal collettivo Padova Hardcore ma, in ogni caso, a quanto so non si è fatto male nessuno durante i Bazooka e, soprattutto, il pogo è tornato dopo poco a essere fatto come si deve.

Saltati spregevolmente i Disforia, che ho visto solo quando stavano già sbaraccando, è stato poi il turno dei palermitani Always Never Fun, visti dal vivo per la mia prima volta. Divertentissimo il pogo, anche perché, da qui in avanti, ho praticamente pogato di base con amici e conoscenti vari. Fra l'altro, in mezzo al pit ci sono stati pure quello skin e quel punk baresi che ho visto il giorno precedente al Friccicore e ai quali mi sono presentato, se non ricordo male, alla fine del concerto degli ANF, con il secondo che si è addirittura ricordato di me a un Questa è Roma di qualche anno fa. Passano gli anni ma comunque a pogare e a darsi delle sane sportellate siamo sempre gli stessi. E passano purtroppo pure gli spazi occupati ma il LUPO perde il pelo ma non il vizio. Infatti mi preme dire che gli Always Never Fun suoneranno il 18 aprile a Catania in una situazione TAZ insieme ai milanesi Zipper e ai vicentini Deafening, per recuperare un concerto benefit relativo all'Operazione Ipogeo che doveva essere fatto alla Palestra LUPO reso ormai impossibile causa sgombero dello spazio, come ormai sanno anche i sassi. Contattate il collettivo Catania Hardcore se interessati ad andarci.

Arrivati a questo punto, le mie vecchie ossa stavano già scricchiolando ma, invece di gustarmi buono buono i L.UL.U, ho preferito perderli ignominiosamente forse per non cadere in tentazione, ed eccoci così ai Repulsione, dove invece sono stato tentato. E tantissimo. Vale a dire: sono rientrato nel pit come se nulla fosse ma con i Repulsione non potevo fare altrimenti visto che sono un gruppo della madonna, e chissenefrega se hanno suonato con una formazione nuova comprendente non soltanto un solo basso ma addirittura - UDITE UDITE! - una chitarra. Sì, con la loro formazione composta da 2 bassi senza chitarra erano certamente più distintivi ma rimangono tuttora un gruppo di una furia assurda. E poi è vero che "il grind è amore", come ama dire Roberto dei Bazooka, ma è anche vero, allo stesso tempo, che "il grind è protesta", come ha detto invece a una certa il frontman dei Repulsione. E non è un caso che gli Agathocles abbiano diviso uno dei loro 10.537 split fatti in carriera pure con questo schieratissimo quartetto bolognese. Durante il quale mi sono scambiato un po' di botte anche con Luca dei Klava e di Refuse/Resist, e peccato che non ci siamo riconosciuti perché potevamo farci una bella chiacchierata. E l'ho scoperto proprio poco fa parlandoci in chat. A saperlo prima...

Dopo i Repulsione, con cui mi sono fatto indubbiamente la pogata più figa della serata, mi sono visto la parte finale del concerto dei Paperinx, ovvero l'ultimo gruppo dell'intera rassegna. Pure loro hanno cambiato formazione visto che da quintetto con 2 voci sono diventati un quartetto con una sola voce e sono stati anche abbastanza sobri, nel senso che non hanno lanciato niente verso il pubblico o fatto chissà che cosa di particolarmente strano. Ma ci hanno dato dentro sicuramente con il loro fastcore furibondo condito sia dalla loro folle cover de "La Bamba" che da Azo, intento sia a cantare che a pogare in sostanza nello stesso momento.

E così è finito il Play Fast. Con i Paperinx. E con la sensazione notevole di aver vissuto il ritorno del grindviolence a Roma Kaputt Mundi in un posto realmente nostro come lo Spartaco, e quindi in uno spazio occupato. Che è la situazione che meglio si confà a iniziative come il Play Fast, anche perché fra le sue 4 mura sono state ospitate durante il fest altre realtà come la Wrong Disk Records, presso il cui banchetto la mia ragazza ha acquistato 3 CD, fra cui il primissimo e grezzissimo demo dei mirabolanti Motron, quello del 2013. Quindi sì, non ci sarà stata tutta 'sta gente, non ci sarà stato nessun gruppo dall'estero e certo pogo sarà stato un pelino discutibile ma una cosa è certa: il Play Fast 2 è stato bellissimo. Serviva ribadirlo ancora? Cazzo sì!

Live report and photos (più sfragnate del solito ma chissene) by Flavio Er Coppola.

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