Prodotta dal gruppo stesso nonché missata e masterizzata da uno dei chitarristi, Elias Mellberg, "Growth" parte lenta e tribale e poi finisce vivace e isterica, con un mood comunque sempre cupo e allucinato, anche grazie a dei cori un po' ipnotici presenti già all'inizio della canzone. L'atmosfera riesce quindi a dare una coerente forma sonora al testo, focalizzato non su strane sostanze psicotrope, su visioni deliranti o qualcosa di simile ma su qualcosa di ben più reale: quell'"americanata" odiosa, ossessiva e insaziabile fino a essere controproducente, dell'automiglioramento, attraverso la quale "più sì che no, le persone finiscono di incagliarsi, di ingannarsi o, peggio ancora, di essere sfruttati da sistemi che speculano sulle vulnerabilità", come affermato dal gruppo stesso nel comunicato che mi ha inviato. Abbiamo allora a che fare con un messaggio profondo espresso tramite un sound espressamente influenzato da band quali Big Business, Baroness e Neurosis (che da giovincello li ho ascoltati veramente un botto). Ma, oltre al senso del testo, mi piace moltissimo il lavoro del batterista, Pontus Svensson, capace di passare da lente danze sui tom-tom a parti più convulse ed energiche, e quindi ci sono delle dinamiche di un certo rilievo in questo pezzo di 5 minuti, di cui è stato fatto un bel lyric video che vi potete gustare qui sotto.
Detto ciò, non avrò scoperto per me nulla di assolutamente nuovo né di sensazionale ma i Signo Rojo meritano di essere attenzionati dagli appassionati dello sludge/doom. E, a giudicare dai singoli che stanno sfornando negli ultimi mesi, fra cui quello di "Close Your Mind" (qui per guardarlo) uscito nell'ottobre dello scorso anno, mi sa che loro stiano lavorando a qualcosa di più corposo. Chissà ma attendo fiducioso news da parte di questi 4 vichinghi. Intanto aspettatevi nei prossimi giorni su queste frequenze un altro gruppo di questo genere, ossia i marchigiani Fosso della Carogna. Forse questo è un segno che Timpani allo Spiedo stia diventando una webzine dedita allo slow metal? Giammai! (Flavio Er Coppola)

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