mercoledì 29 aprile 2026

Sermon - "Sharing These Words I Feel No Pain" (Bitume Prods, 2026)

Pochi ma spesso notevoli sono i gruppi turchi che hanno solcato queste marcescenti paginette. Rimembro infatti gente come Sarinvomit, Persecutory, Engulfed, Cenotaph, Horrocious o Zifir, ovvero tutta roba interessante e anche bella marcia come piace a me. Però è addirittura dal settembre 2020, cioè da quell'articolo in cui ho parlato, in estrema sintesi, delle ultime 2 band citate, che su Timpani non vi è più traccia del metal turco. Almeno fino a ora. Fino quindi a questi Sermon, formazione che esiste da una vita, esattamente dal 1997, e per questo da ritenersi praticamente storica. Ma storica sì, eppure dalla storia alquanto tormentata, che ha visto i Sermon sciogliersi nel 2004 per poi riformarsi nel 2021 con il solo Cem Burat, chitarra ritmica, a rappresentare il loro nucleo originale. Perlomeno questo nuovo inizio ha dato ai nostri lo slancio per realizzare nel 2023 il tanto agognato album di debutto, "Till Birth Do Us Part", pubblicato dalla francese Bitume Prods. E proprio la stessa etichetta ha fatto uscire di recente il singolo dei Sermon, "Sharing These Words I Feel No Pain", ancora freschissimo di stampa essendo stato sfornato questo 27 marzo.

Realizzato con una formazione quasi per metà rinnovata nel dicembre 2025 grazie agli innesti di Burak (batteria) e di Ulaş (basso), entrambi presi dai black/death/thrash metalloni Sacrosanct, "Sharing These Words I Feel No Pain" è un pezzone, praticamente sotto tutti i punti di vista, sia da quello della durata che da quello della qualità esecutivo/compositiva. Preparatevi infatti ad ascoltare un'agonia lunga quasi 7 minuti nei quali fa capolino un death/doom metal dalle tinte apocalittiche e dall'andatura a volte così pachidermica da toccare anche lidi funeral doom ma tutto ciò non impedisce al brano non solo di trasmettere tanta energia ma pure di raggiungere un climax oserei dire magistrale. In questo senso aiuta sia la prestazione incredibilmente vivace di Burak (anche se non mi piace tanto il suono plasticoso del rullante, che sembra uscito da una batteria elettronica), sia l'utilizzo intensivo e avvolgente della chitarra solista a opera di Durmuş, quasi onnipresente, e unendo questi elementi si riesce a sviluppare una tensione ragguardevole. A contribuire però ci pensa ovviamente anche Harun, capace di alternare ottimamente un growl piuttosto profondo con una voce pulita dai tratti evocativi, cantando di una sorta di Apocalisse vissuta però paradossalmente con una certa speranza per ciò che verrà, in un testo in realtà ermetico e interpretabile che ho chiesto direttamente al gruppo perché ero molto curioso di leggerlo.

Ecco quindi servito un pezzo che, vicino ad alcune cose di mostri sacri del genere quali i Paradise Lost o i Katatonia, serve un po' da anteprima per lo stile del nuovo album in lavorazione. Nel quale però il singolo non sarà presente, su stessa ammissione del buon Cem in un'intervista molto interessante che ha rilasciato per la danese Metal Revolution (qui per leggerla). E, nel frattempo, il 10 aprile, in quel di Istanbul, questi 5 ragazzi sono riusciti pure a trovare il tempo per suonare nientemeno che con i Novembre, in quel momento in pieno mini-tour turco visto che il giorno dopo si sono esibiti ad Ankara. Insomma, curiosissimo di ascoltare il secondo disco dei Sermon. Perché sì, lo slow metal non mi farà impazzire, come ben sapete, ma ciò non mi preclude comunque di apprezzarlo. (Flavio Er Coppola)

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