Allora, partiamo col dire che "Back to the '80s" è uscito lo scorso agosto per conto della tedesca Witches Brew, un'importante etichetta underground specializzata nelle forme metal ottantiane, anche quelle più estreme, e gestita da Cheryl Schindler, nata nel Rhode Island, negli Stati Uniti, ma trapiantata in Germania nel 2001, un anno prima quindi di fondare la label. E quindi l'album dei Megahera sprizza veramente anni '80 da tutti i pori, e ciò lo si percepisce poi non soltanto dal titolo ma anche dalla bella copertina, che praticamente cita la serie de "Ritorno al futuro". Ma la conferma definitiva arriva appena si fa partire il disco con "Berserker's Arise", che apre le danze a tutta velocità come insegna la tradizione della vecchia e gloriosa NWOBHM. Perché, ecco, "Back to the '80s" è sì puro heavy metal, per giunta elegante, raffinato e suonato con un fortissimo gusto melodico ma, grazie anche alle doti di velocista del batteraio Norman Ceriotti, con qualche sprazzo speed qui e là che a casa mia, come sapete, non guasta mai, e che è presente soprattutto nella prima metà del disco, segnatamente non solo nel pezzo soprammenzionato ma anche nella seguente "Tommyknockers" e in "I'm Not Your Puppet", sebbene da queste parti la velocità non la faccia mai veramente da padrona, e quindi non aspettatevi pezzi veloci e basta. Semmai, aspettatevi pezzi dinamici e molto curati strutturalmente, anche perché tanti di essi scollinano i 6 minuti di durata, durante i quali può succedere di tutto, facendo fra l'altro notare un approccio piuttosto democratico al metallo da parte dei Megahera, che dimostrano anche così una certa fantasia.
Si veda a questo punto il particolare utilizzo del basso da parte di Matteo Angelini che, spesso in primo piano come nemmanco negli Iron Maiden, suona perfino una specie di assoletto in "I'm Not Your Puppet". Ma un altro assoletto curioso, stavolta molto accennato, è presente in "Warrior Pride", ed è di sintetizzatore, suonato da non ho capito chi soltanto in questa canzone. Dove, fra l'altro, la voce del cantante viene a tratti "robotizzata" ma non sono poche le volte in cui la sua voce viene in qualche modo "effettata", conferendo così a tutta la musica un certo taglio futuristico. Ma, a parte gli effetti, il buon Mario Marras s'inventa delle linee vocali spesso articolate adattandosi pure molto bene al differente mood di ogni pezzo, passando così tranquillamente da toni potenti ad altri più delicati ad altri ancora più cupi e aggressivi. In particolare, questi ultimi li si trovano in "Demiurge Hunting", di sicuro la traccia più cattiva ma anche quella dal piglio più moderno, tanto da farmi ricordare vagamente certo nu metal. In effetti, sonorità diverse dal più puro metal tinto però di hard rock (e quindi non solo di speed, a dirla tutta) si sentono ogni tanto, e molto esemplificativa in tal senso è l'intro psichedelica, con tanto di wah-wah incorporato, di "Awakening". In ogni caso però, aspettatevi varie sezioni acustiche che aggiungono un botto di atmosfera allo stile dei Megahera, e fra tutte preferisco quella dall'afflato incredibilmente pastorale di "Demurge Hunting", pezzo molto variegato. E aspettatevi pure un sacco di assoli di chitarra, spettacolari anche perché decisamente efficaci a livello melodico, suonati non solo dallo stesso Marras ma pure di Andy Mornar, ed entrambi capacissimi di dare tocchi atmosferici in più in altre maniere, per esempio eseguendo in alcuni brani un po' di armonici naturali.
Quasi inutile specificarlo, anche i testi sprizzano metallo anni '80 da tutti i pori ma sono interessanti visto che esprimono spesso una certa nostalgia, come si può evincere in fin dei conti già dal titolo dell'album. Infatti la titletrack non è altro che un appello all'unità fra metallari per un ritorno nel periodo che ha visto il maggior splendore del sacro metallo. Ma poi ci sono i temi pagani di "Berserker's Arise" o quelli guerreschi di "Warrior Pride". Presenti però anche delle variazioni per alcuni versi curiose alle tematiche classiche del genere, come dimostra l'anti-autoritarismo libertario di "Awakening" contaminato, a quanto sembra, con un po' di animalismo, cosa molto condivisibile e di cui certamente non si sente tanto parlare nel metal più classico. Fa un po' razza a sé invece la storia d'amore finita male di "I'm Not Your Puppet" mentre la storiella horror con gli alieni di "Tommyknockers" sembra un tributo all'omonimo libro di Stephen King del 1987 da noi conosciuto come "Le creature del buio".
Insomma, gli spunti che offrono i Megahera con questo disco sono veramente tanti, anche perché musicalmente possono piacere a una larga fetta di metallari. Questi sardi infatti sembrano una via di mezzo perfetta fra la melodia dei Def Leppard, la purezza degli Accept, l'epicità dei Medieval Steel e le eleganti velocità degli ADX. E se volete gustarvi dal vivo tutto ciò in un sol colpo, vi consiglio di andare a fare una capatina il 29 marzo al Rock'n'Roll di Milano, dove i Megahera supporteranno i francesi Exhauster in una serata (quasi tutta) thrash metal inserita già nel calendario dei concerti della 'zine e coinvolgente anche gli emiliani Demolition Saint. Io ve l'ho detto, poi fate come volete... (Flavio Er Coppola)


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