Ecco quindi i protagonisti di questa compilation, presentati in un booklet un po' troppo minimale comprensivo soltanto delle loro foto e dei loro indirizzi, con gli Shredded Corpse, i Deaden e gli Umbilical Strangulation a svettare in modo particolare. Ed ecco la prima compilation, che ho fra l'altro caricato su YouTube qualche anno fa, della Frozen Dawn, che ne avrebbe fatte altre 4 fra il 1997 e il 1999, tutte gravitanti intorno al death metal ma con qualche incursione nel black metal, nel grind e persino nell'hardcore. In fin dei conti, sul retrocopertina di "Cold Still Earth" campeggia un invito a band di questi e altri generi estremi a inviare il loro materiale alla Frozen Dawn per nuove compilation da pubblicare più avanti. Obiettivo direi raggiunto, non trovate? (Flavio Er Coppola)
giovedì 14 maggio 2026
V/A - "Cold Still Earth - Frozen Dawn Records Compilation I" (Frozen Dawn Records, 1996)
Io adoro le compilation. Praticamente da sempre. Questo perché puoi conoscere in poco tempo tantissimi gruppi senza dover spendere un patrimonio, finendo magari di appassionarti, se non a tutti, a qualcuno di essi. Uno dei miei primi dischi metal comprati infatti è stata una compilation. La acquistai tipo nell'ormai lontanissimo 2005 dal mio negozio di musica di fiducia che si trovava sotto casa, il mitico Star Music, che aveva non solo una sezione metal piuttosto fornita ma anche un'altra dedicata ai dischi scontati di qualsiasi genere ma venduti tutti di base a 9.90 €. Fra questi, nascosti fra album pop e di world music spesso sconosciuti, c'erano delle chicche assurde ancor più sconosciute che avrei ascoltato fino allo sfinimento, consumandole, perché non avevo Internet e le finanze erano quelle che erano. Ma fate conto che tante di queste chicche le ho comprate a scatola chiusa, spesso senza sapere niente dei gruppi, e così mi facevo ispirare dai nomi di questi, dalle copertine, e da tutte le evidenze metal (preferibilmente estreme) che riuscivo a scovare semplicemente "leggendo" il disco. Eppure, con questo sistema primitivo, molto da "boomer" come verrebbe definito dai gggiovani di oggi, solitamente ci ho azzeccato, e così ciò che compravo lo avrei poi amato un botto, e non è un caso che, a distanza anche di 20 anni, molti di questi dischi io li ascolti ancora con tanto piacere. Come questa compilation death metal che mi sto appropinquando a recensire, "Cold Still Earth", pubblicata nel 1996 dalla Frozen Dawn Records e comprendente 6 band statunitensi una più interessante dell'altra, distribuite in un arco di ben 62 minuti per 16 pezzi. Insomma, preparatevi a un bel tuffo nel passato. E pure piuttosto sanguinolento.Allora, si comincia subito alla grande con gli Shredded Corpse, duo proveniente da Jacksonville, Arkansas, formato da David Sroczynski (batteria) e Rocky Gray (voce/chitarra/basso), entrambi tuttora attivi in campo musicale con altri progetti, non solo metal, con il primo che era il proprietario della stessa Frozen Dawn, il cui logo venne fatto dal secondo, poi datosi al metal estremo cristiano ma, soprattutto, agli Evanescence (sì, gli Evanescence, avete letto bene!), militandoci fra il 2003 e il 2007. Ma prima di tutto questo, Rocky faceva con il suo compare negli Shredded Corpse un brutal estremamente malsano e malevolo a tratti vicino al black metal a livello di atmosfera, con tanto di liriche misantropiche e nichiliste come testimoniato dai titoli delle loro 4 canzoni in scaletta, cioè "Dead Inside Myself", "Slaughter and Masturbate", "World Holocaust" e la terribile "Erase My Existence". Queste ultime 2, indicate come bonus track, sono molto diverse dalle altre 2 per vari motivi: una produzione più sporca con una batteria dal suono più naturale meno in stile drum machine; un approccio più rallentato; e un minutaggio paradossalmente più diretto attestato sul minuto di durata. In pratica, i pezzi non hanno un sound così omogeneo ma almeno sono tutti pregni di un'aria cupissima e malata, eppure furono tutti tratti dall'album di debutto del gruppo, "Exhumed and Molested", uscito qualche mese prima della compilation, pubblicata a dicembre.Si continua con i Regurgitation, quintetto dall'Ohio (in realtà un trio nel momento delle registrazioni) con amore splatter & gore, e da qui si parla solo di gruppi all'epoca senza album e con i pezzi pescati più che altro da demo già usciti. Solo 2, ma piuttosto lunghi e sempre aggiranti sui 5 minuti, quelli dei Regurgitation, che avevano un po' di caratteristiche distintive: un growl incredibilmente "aspirato" molto vicino ai dettami del brutal, un approccio più death metal ma molto in mid-tempo con pochi picchi veloci come le brevi rasoiate grind di "Rotting in the Bowels of the Dead", e degli assoli di chitarra piuttosto frequenti, tecnicamente preparati e forti di un buon gusto sì melodico ma comunque cattivo memore del solismo di James Murphy. Questo è uno stile personale in un certo senso prossimo al groove metal che però non mi ha mai preso particolarmente, ma per fortuna i Regurgitation lo avrebbero poi reso decisamente più veloce e violento, in un'evoluzione sonora culminata nel loro primo album, "Tales of Necrophilia", disco brutal fatto e finito del 1999.Non mi ha mai preso particolarmente nemmeno il gruppo successivo, gli Inhuman, terzetto nativo del Missouri, uno Stato sicuramente non così famoso per la sua scena metal e responsabile di aver partorito negli anni solo rarissimi gruppi dal respiro internazionale come Anacrusis, Order from Chaos ed Angelcorpse. Fra di loro non figurano di certo questi Inhuman, già al tempo una fra le tante formazioni al mondo con questo nome, alfieri di un death/doom metal zombesco e oppressivo, in realtà un po' piatto per via sia della drum-machine programmata dal chitarrista che dell'assenza di qualsivoglia parte veloce, comunque compensata un po' con momenti ricchi di un buon groove. A testimoniarlo soprattutto la loro seconda e ultima traccia, l'autocelebrativa "Inhuman", la più convincente e creativa visto che ha inoltre una lunga intro mezza tribale e mezza psichedelica che si sviluppa bene fino ad approdare anche a un riff in mid-tempo direi pure piuttosto figo. Non abbastanza comunque per farmi piacere totalmente gli Inhuman ma qualche spunto buono non gli mancava.Si cambia ancora stile con gli Skinless, che dei 6 gruppi del lotto sarebbero stati quelli dalla carriera più lunga e fruttuosa, essendo attivi ancora oggi pur con in mezzo una breve pausa. Newyorkesi ma della cittadina di Hudson Falls, questi 4 pervertiti suonavano un brutal spesso slammato che, come sapete, non è molto di mio gradimento, ma miscelato con chiare influenze hardcore capaci di rendere più intensa la loro musica, e non è un caso che gli Skinless avrebbero poi diviso degli split addirittura con gruppi accacì. Divertenti i sample usati per introdurre le loro 3 canzoni e divertenti pure i testi, tutti incentrati su un umorismo nerissimo che gioca con malattie sessualmente trasmissibili ("Cuntaminated"), incidenti stradali ("Tug-of-War Intestines") e - in quello che è di gran lunga il mio testo preferito - bambini bruciati e cucinati (e non solo) praticamente vivi ("Crispy Kids"). Gente sobria, questi Skinless.Tanta sobrietà anche da parte dei Deaden, quartetto da Bondville, Illinois, in fissa con testi degni di un serial killer. Capitanati dal cantante/chitarrista Von Young, poi nei malatissimi e "leggermente" misogini Lividity (che, per inciso, da piccino ho amato un sacco), con i Deaden si arriva finalmente a un brutal più classico e furibondo, con tanti blast beat e pure qualche parte thrashona, pur non disdegnando una certa fantasia compositiva. Ascoltate a questo punto una delle loro 2 tracce, l'intensa "Lying in a Ditch" che, dopo un lungo sample pescato chissà dove, parte con un arpeggio cupo e minaccioso per poi prendere a poco a poco il largo toccando un climax notevole dai tratti spastici, tanto da passare pure per una sezione lenta piuttosto particolare e mezza parlata. Da recuperare quindi "Hymns of the Sick", il loro album d'esordio rilasciato nel 1997.E si finisce alla grandissima con gli Umbilical Strangulation, nome a dir poco fantastico per questo terzetto newyorkese di Franklin Square, nei pressi di Long Island. Gli unici a presentare effettivamente degli inediti (3 in tutto) poi usciti sul loro EP "Sexually Mutilated", anch'esso del 1997, gli Umbilical Strangulation mi hanno sempre impressionato per il loro death metal allo stesso tempo tradizionale ma in certo qual modo strambissimo, capace di cambiare sempre in maniera schizofrenica senza essere veramente tecnico, e quindi di proporre tantissimi riff in 3-4 minuti a pezzo. Il bello è che molti di questi riff sono fighissimi e memorabili ma il brutto è che durano poco perché negli Umbilical Strangulation non esistono letteralmente parti ripetute ma, francamente, ripeterne qualcuna non sarebbe stato affatto male per questi ragazzi. Fighissimo però anche il peculiare growling strascicato del bassista, Dave Pannullo (ora nel gruppo stoner Shadow Witch), tutto preso a cantare di combustioni umane spontanee ("Spontaneous Human Combustion", per l'appunto, e si dà il caso che proprio questo pezzo mi abbia fatto conoscere tale misterioso fenomeno) o di amanti che tengono nel ghiaccio il corpo della propria amata per non farlo decomporre ma anche per abusarne un po' ogni tanto ("Love Not Life"). Tante quindi le potenzialità di questo gruppo, peccato solo non averle espresse compiutamente essendosi sciolto pochi anni dopo senza aver mai realizzato un album.
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