Ho sempre un po' di apprensione quando devo andare al Forte Prenestino per i suoi eventi super-grossi tipo la Festa del Non-Lavoro. Perché sono sempre affollati a livelli assurdi e camminare e farsi spazio diventa un'impresa dal sapore epico. Questo 1° maggio non ha fatto di certo eccezione, e così io, la mia Elisa, Mark ed Emanuele, appena entrati, siamo praticamente subito andati verso il "bosco" del Forte, salendo quindi sui suoi sentieri immersi nella vegetazione e da cui ammirare dall'alto tutto il formicaio di gente accorsa per questo gigantesco evento anche musicale, visto che sono stati allestiti entrambi i grandi palchi all'aperto del cs. Rintanandoci però là nelle prime ore, ci siamo in realtà persi un botto di roba ma, in fin dei conti, 2 cose non volevamo perdere: i Zu e, soprattutto, i Varukers. E infatti siamo scesi appena avuto il sentore di questi ultimi, che personalmente aspettavo con trepidazione.

Li attendevo infatti praticamente al varco da ben 6 anni, quando diedero buca per qualche motivo al
Questa è Roma 2020. Stavolta però, dopo la data a Milano fatta il 10 febbraio con nientemeno che i Napalm Death e i Whiplash, a Roma si sono palesati sul serio e hanno fatto un concerto della madonna suonando per un'oretta circa. Piuttosto lunga allora la loro setlist, composta anche da pezzi tratti dal loro primissimo album, il seminale "Bloodsuckers", fra cui il contagioso mid-tempo "Don't Wanna Be a Victim". Quasi inutile dire quindi che i Varukers hanno scatenato sotto al palco un bel pogo, reso molto caotico, e pure assurdamente soffocante, da tutta la polvere che si è sollevata da terra, e infatti un po' di pogatori stavano addirittura con la maglietta avvolta intorno alla bocca. Insomma, pogare è stato un po' traumatico ma ne valeva la pena e di sicuro la polvere non ci ha impensierito. Durante il concerto però c'è stato un momento inusuale, a suo modo simpatico: a un certo punto, mentre Rat dei Varukers stava facendo un discorso alla platea, un ragazzo è salito sul palco per chiedere a tutti i presenti di aiutarlo a ritrovare la sua piccola videocamera, dispersa chissà dove nel pit e nei paraggi. Incredibilmente, a ritrovarla integra poco dopo è stato il prode Emanuele, che è diventato così in sostanza l'eroe della serata. E comunque è stato un vero miracolo anche solo ritrovarla in mezzo a tutto quel casino!

Cambio palco ed ecco dopo qualche minuto i Zu, trio da Ostia con amore cervellotico che ho conosciuto giusto un po' di settimane prima dal concerto grazie a Elisa, che mi ha proposto il loro "Carboniferous", l'album del 2009 che li ha consacrati alla ribalta internazionale anche per via della collaborazione con quel matto di Mike Patton di fama Faith No More/Mr. Bungle. Ora, di quel disco non hanno suonato nulla, visto che hanno eseguito, praticamente dall'inizio alla fine, il loro nuovissimo "Ferrum Sidereum", un doppio album su cui verte il tour che stanno facendo in questi giorni e che in agosto, dopo qualche meritata pausa, li porterà non solo in Olanda ma, soprattutto, anche nella vecchia Inghilterra. Solo che, se su disco mi sono piaciuti senza se e senza ma, live li ho trovati un po' troppo glaciali, e non ha aiutato il fatto che abbiano suonato per quello che mi è sembrata un'infinità di tempo (anche perché, insomma, il disco dura tipo 80 minuti!). Ma è stato comunque interessante vederli in azione, anche perché suonano una musica sostanzialmente inclassificabile, una specie di math rock strumentale, enigmatico e cupissimo con tanto di sax e momenti atmosferici punteggiati dalle tastiere e perfetti per l'occasione, considerato un bel cielo notturno dominato da una luna piena. C'è stato inoltre un buon pogo con addirittura qualche wall of death, ad attestare un sound sì molto jazzato e tecnico ma comunque aggressivo, anche se in questo caso, diversamente dai Varukers, non mi sono buttato per niente nella mischia. Francamente mi sono bastati i Varukers per farmi soffocare dalla polvere ahah!
Ma tutto questo è quello che posso veramente dire riguardo il 1° maggio al Forte Prenestino. So che ci sono stati ovviamente vari interventi politici, fra cui quello del collettivo transfemminista Non Una di Meno, mentre, nei sotterranei del Forte, c'è stata una mostra con foto, locandine di concerti e altri documenti capace di racchiudere i 40 anni di occupazione, celebrati proprio in questo giorno, di questo gigantesco e bellissimo spazio ultimamente fin troppo minacciato di sgombero. Ma, alla faccia di queste stupide minacce, già per la prossima settimana è stata organizzata una seratona imperdibile con nientepopodimeno che - FERMI TUTTI! - i torinesi Nerorgasmo, in un concerto inserito all'interno del Tattoo Fest 2026. Ecco, ci vediamo tutti là il 16 maggio, vero?
Live report and photos by Flavio Er Coppola.
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