Quando a n'oi Quattro Lire Vigliacche ci è stato proposto di suonare il 21 marzo in quel del Friccicore con la compagnia degli aquilani Niutàun, devo dire che sono stato molto contento. Perché non solo li apprezzo parecchio ma avrei così avuto finalmente l'opportunità di vederli dal vivo dopo averli persi per più di una volta. E così, dopo tanto patire, li ho visti in azione subito dopo il nostro concerto, e devo anche dire che ci hanno dato dentro moltissimo, anche grazie a un cantante molto energico e simpatico. Insomma, il loro è stato un concerto intenso e hanno caricato talmente tanto il pubblico da provocare addirittura, a un certo punto, un buon pogo, cosa che non succede spesso al Friccicore visto che di base siamo tutti lì a goderci dell'ottima musica con della birra in mano. In più, il loro chitarrista ha lanciato verso di noi il plettro, e a prenderlo sono stato proprio io, e così ormai tengo veramente un bel souvenir di questa serata. Gasato quindi dall'esibizione dei Niutàun, in questi giorni, dopo aver recensito mesi fa il loro stupendo secondo album "Malatempora", ho deciso di intervistarli su Whatsapp. Da lì infatti ho scritto al loro batterista, Juri Sielli, che ha passato le mie domande ai suoi compagni, che hanno risposto con incredibile celerità. Allora a rispondere è stata tutta la band, eccetto dove diversamente indicato. Ma bando alle ciance e ciancio alle bande, lascio ora la parola ai Niutàun!
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Oi ciao ragazzi! Come state? Allora, finalmente il 21 marzo non solo n'oi Quattro Lire Vigliacche abbiamo suonato con voi al Friccicore ma vi ho visto pure dal vivo e avete fatto un vero figurone. Soddisfatti della serata?
Soddisfattissimi, è stata una serata stupenda, noi ci siamo divertiti un sacco e ci pare anche tutti i presenti. Poi vedere la sala piena e partecipe in un locale che ci ha chiamato per suonare i nostri pezzi originali è ancora più bello. Perciò ringraziamo chi ha condiviso il palco con noi, il fonico straordinario [cioè nientemeno che il buon Gabriele aka Motoreddu degli Underball - Flavio Er Coppola] e tutto il locale. Un gran bel locale.
Delle 2 cover che avete suonato, fra cui "Dancing with Myself" di Billy Idol, mi è piaciuta soprattutto "Dune Buggy" e non me la aspettavo proprio. Com'è nata l'idea di questa cover e da quanto la suonate? Anche voi come me siete super-appassionati dei film di Bud Spencer e Terence Hill?Oltre alle solite cover punk che facciamo sempre e che la gente ci chiede (Ramones, Clash, Sex Pistols), ci piaceva l'idea di riarrangiare in chiave punk un pezzo divertente e "inaspettato" e poi sì, confessiamo di essere anche noi fan di quei film, che tra l'altro riguardano molto da vicino il nostro chitarrista.
Juri, com'è stato organizzare questa serata? E ti ha dato una mano Iavan degli Underball/Cockroaches, vero?
Juri: Io adoro organizzare queste cose. Purtroppo la vita si sta mangiando il tempo che posso dedicare all'organizzazione di questi eventi. Iavan, che è un pezzo di cuore, non si tira mai indietro quando si parla di rock'n'roll: per me è un eroe della scena romana (e non solo), per la sua dedizione, coerenza e costanza. Siamo fan degli Underball che, come dico sempre, sono una di quelle band che ha capito tutto del rock'n'roll.
Ora immagino che vi stiate preparando per il concerto del 10 aprile al Pank Rabbit, giusto? Cosa vi aspettate da questa serata? E siete mai stati al Pank Rabbit anche solo a titolo individuale?
Sì, ci stiamo preparando per regalare e regalarci un'altra grande serata. Non vediamo l'ora. No, non ci siamo mai stati e questo è un motivo in più per dare il massimo.
Era da un po' che non suonavate a Roma ma quest'anno avete già avuto 2 date in programma in città e dintorni in poche settimane. Com'è 'sta (bella) cosa?
Sì, siamo molto contenti di questa bella cosa: adoriamo Roma e siamo felicissimi di essere entrati nel circuito punk di questa città e far sentire la voce dell'Aquila anche fuori dalle nostre mura. E per questo dobbiamo dire grazie agli amici musicisti che continuano a invitarci. Per noi la musica è anche questo: uno scambio.
Avete attualmente altre date anche in altre parti dello Stivale?
Abbiamo in programma un altro paio di date a Roma, poi un altro paio all'Aquila (sennò sentono la nostra mancanza) e forse a giugno un salto in Veneto. Non so se si è capito, ma ci piace suonare e ci piace girare, quindi... chiamateci, noi veniamo.
E vi piace anche registrare (bella) musica ma come mai ci avete messo ben 10 anni dal primo album per tirarne fuori un seguito, ovvero "Malatempora"?
Pensandoci bene, una risposta univoca non c'è. È stata una somma di fattori: dai cambi di formazione (abbiamo cambiato 4 bassisti in totale), alle trasferte all'estero del nostro batterista (Juri), che per studio e lavoro è stato spesso in giro. Nel momento in cui stavamo componendo, il Covid ci ha di nuovo rimescolato le carte. E quindi alla fine eccoci: un album ogni 10 anni come i Tool, ma almeno loro sanno suonare!
Ammetto di non aver ancora ascoltato il vostro album di debutto ma ne ho sentito qualcosa nel suddetto live al Friccicore, e quindi vi chiedo: che differenze ci sono fra il primo e il secondo album, e pensate che "Malatempora" sia più bello del vostro disco d'esordio?
Il nostro album di esordio è un pezzo di cuore: è stato il coronamento di un sogno per tutti noi. Ci sono pezzi che sono diventati intrinsechi nell'identità della band, i nostri marchi di fabbrica, e che ci hanno indicato anche la via maestra da seguire. È un album segnato e nato dal terremoto del 2009: "TerremoTosto", "Il cuore e le mani" (insieme ai Gang), dicono tanto della nostra identità. "Malatempora" è, per noi, il meglio che potessimo desiderare da un nostro album. Siamo entusiasti del risultato finale e del percorso di crescita che abbiamo fatto. Non è facile trasformare tante idee e metterle tutte in un disco. Su "Malatempora" ci siamo riusciti: c'è tutto quello che volevamo. Ascoltatelo!
Passano gli anni ma di sicuro una vostra caratteristica non è mai cambiata: i testi che, spesso con pungente ironia, trattano in profondità tematiche di natura sociale e politica, andando così dal terremoto de L'Aquila alla fame nel cosiddetto Terzo Mondo e così via. Ecco, quant'è importante per voi dare un messaggio? E com'è nato questo stile tutto vostro di combinare la serietà del contenuto con un'ironia capace spesso di strappare negli ascoltatori un sorriso, seppur un po' dolceamaro visti i temi per l'appunto trattati?
Sin dall'inizio, sin dal nome della band, l'aggettivo che meglio ci connota è: dissacrante. Non vogliamo e non possiamo prenderci sul serio, per noi il punk è anche questo: prendere per il culo tutti (inclusi noi stessi) con ironia, sagacia e infilare il dito nella piaga delle assurdità marcescenti di questo mondo, affinché ne venga fuori una risata o una riflessione. In fondo la nostra caratteristica distintiva è proprio questa: la forza dei testi che contrasta la trama musicale schietta e divertente, e forse questo arriva davvero a chi ci ascolta. Il punk dei Ramones e il cantautorato impastato con ironia e sarcasmo tra la vecchia e la nuova scuola. La ricetta Niutàun in fondo è questa. Il messaggio sono i testi, il vettore è la musica.
Non sempre però siete ironici e in "Malatempora" ci sono ben 2 esempi di un approccio ben più serioso del solito ma proprio in tutto: "Occhi neri" e "L'ultimo maggio". Entrambe sono delle ballate che ho trovato estremamente toccanti, e quindi le ritengo fra i miei episodi preferiti dell'intero disco. Ebbene, data anche la loro estrema diversità dal resto dell'album, come sono nate queste canzoni? E non credete che 2 ballad su 10 brani possano essere troppe?Le ballad ci hanno sorpreso più di quanto abbiano sorpreso te. "L'ultimo maggio" la scrivemmo dopo il caso Cucchi. Ci abbiamo messo una vita per trovare la formula giusta che funzionasse per il pezzo. "Occhi neri" è il pezzo più "ballad" e più hardcore che abbiamo, in fondo. È una canzone lacerata e senza veli, stavolta senza ironia. Le immagini sono forti e "devono colpire sull'anima in modo da aprirla" (cit.). Siamo d'accordo con te: in un album punk 2 ballad sono decisamente troppe, anche una è troppa. Ma il bello del punk è che puoi fare come cazzo ti pare!
Ma, da amante all'ultimo stadio della velocità, adoro tantissimo la velocissima "Zitti", di certo la più hardcore di tutte con un momento speed metal in doppia cassa in mezzo. Considerando che di solito non suonate a tali velocità, è stata una sfida fare questo pezzo?
"Zitti" è tanto Niutàun quanto "L'ultimo maggio". L'impronta è, come avrai colto dalle citazioni strumentali nel pezzo, Motörhead. Questa doppia (tripla? Quadrupla?) anima della band è, probabilmente, ciò che ci rende originali: non facciamo un genere, non rispettiamo un paradigma: facciamo quello che possiamo e vogliamo, nei limiti delle nostre scarse capacità psicofisiche. "Zitti" è il frutto dell'hard'n'heavy che ci piace e il grido contro la superficialità del mondo dei social, sparato a mille. È uno dei pezzi che ci diverte e fomenta di più.
E tutto questo ben di dio Punk l'avete pubblicato tramite la CSC Records, etichetta vostra conterranea che, a quanto ho capito, rilascia materiale di stampo più che altro jazz e blues. Volete raccontarci quindi com'è nata questa collaborazione fra una band così indiscutibilmente punk rock come la vostra e una label semplicemente aperta di mente come la CSC Records?Lo sapevo, ci sei cascato. Anche tu. Allora, per noi la musica, il punk, è anche questo: amicizia. Condivisione. Avevamo questo bel prodotto tra le mani e ci serviva un'etichetta che, come noi, in quel prodotto ci credeva. E, più che stamparlo, se ne innamorasse, e se ne prendesse cura, a prescindere dal genere di musica che solitamente rilascia. E quindi ci siamo rivolti a un amico. Ed è successo ciò che speravamo: abbiamo trovato un altro padre putativo di "Malatempora". Se poi mi chiedi cosa significa il nome vuol dire che non sei stato attento fino ad ora, soprattutto quando abbiamo parlato dell'essere dissacranti. CSC significa proprio questo: Ci Sei Cascato.
Cos'altro avete in cantiere, oltre ai live sopraddetti?
Abbiamo iniziato a scrivere nuovo materiale, ma al momento ci stiamo concentrando sui live. Abbiamo poco tempo a causa degli impegni lavorativi: ebbene sì, non siamo ancora delle rockstar milionarie, ma ci siamo quasi. Nel frattempo, ci tocca continuare a lavorare. Vogliamo tornare presto in studio, speriamo nel prossimo autunno e magari fare uscire qualche singolo a stretto giro. Dati i nostri tempi, potrebbero volerci 3 o 4 lustri.
Detto ciò, l'intervista sta volgendo al termine e spetta a voi finirla. Allora adesso sentitevi liberi di dire ciò che volete. Ciao e grazie mille per aver risposto a tutta la mia raffica di domande!
Sarà banale, ma per concludere vorremmo ringraziare le persone che ci supportano ormai da quasi 20 anni (OMG MA COM'È SUCCESSO???), chi ci viene a vedere e chi ci ascolta, Fabio De Sanctis che ci ha permesso di realizzare e registrare "Malatempora" assecondandoci ma anche facendoci fare qualche bagno di realtà, Ilaria (tvb) e Antonio per le grafiche e le stampe, le nostre mamme, Lemmy, Ozzy, Joey, Joe, Pietro Pacciani e l'anonima coprofili di Tagliacozzo. Ma soprattutto te Flavio, per averci dedicato tempo, spazio, impegno e ascolto. La sopravvivenza dell'underground vive nelle mani di persone come te.
Interview and live/pick photos by Flavio Er Coppola





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