giovedì 16 aprile 2026

Trading Hands+yButteroy+bII-565_6 (9 aprile 2026 @ ARCI Magma)

Ormai credo che si sia assodata una cosa: l'amore spassionato di Pompeo nei confronti del power violence proveniente dalla vecchia Inghilterra. Per dire, chi si ricorda di quel delirante concerto di 7 anni fa in cui le mura del compianto 360 letteralmente tremarono al rumore perpetrato con tanta ferocia da ben 2 gruppi da Oltremanica quali i Nothing Clean da Leicester e gli scozzesi Endless Swarm? E chi si ricorda dei folli Horsebastard da Liverpool, maestri nello sparare schegge impazzite da 20 secondi l'una suonate una dietro l'altra nel Go! Fest del 2019? E vogliamo parlare degli ormai purtroppo sciolti Lugubrious Children da Leeds, che presero parte invece all'edizione precedente del suddetto fest? Che ve li ricordiate o meno, dal Sud della Gran Bretagna sono arrivati il 9 aprile i magnifici Trading Hands, che sono stati invitati dal prode Pompeo e dai suoi compagni del Play Fast per una serata all'insegna del grindviolence più truce e frenetico tenutasi presso il Magma, un locale ARCI che ho praticamente conosciuto proprio in tale occasione. A far compagnia a questo quartetto di Leeds i grandissimi yButteroy da Paliano, sempre una garanzia, e l'enigmatico progetto solista bII-565_6, chiamato a rimpiazzare quasi all'ultimo secondo i Plague Bomb dello stesso Pompeo, che hanno dovuto purtroppo disdire la propria partecipazione.

Appena entrato nel locale con Elisa, ho fatto subito un po' di rifornimento alcolico prendendo una Peroni piccola a ben 3 € (ma una Peroni piccola a 3 € non si può proprio sentire ma vabbè...), e così siamo scesi per capire chi cacchio fosse e cosa cacchio facesse 'sto bII-565_6, descritto da Pompeo come un progetto a metà fra il cybergrind e l'harsh noise. Ebbene, arrivato nella sala concerti ho assistito a qualcosa che non avevo mai visto prima e di cui avevo solo sentito parlare: una performance di live coding, cioè una musica fatta al computer scrivendo linee di codice che il pubblico può vedere in tempo reale in uno schermo posto dietro all'artista. E questo artista non è stato altro che Ben, il bassista dei romani Quasi Buio, gruppo hardcore particolarissimo che ancora non ho mai avuto il piacere di vedere dal vivo, anche avendolo perso al Marci su Roma 2024. Particolarissima anche la musica prodotta da Ben in questa bislacca maniera, piuttosto ossessiva e angosciante ma anche molto d'atmosfera, al punto che a tratti l'ho trovata addirittura rilassante. E pure mooolto intrippante, dato che da un certo momento fino alla fine sono rimasto a guardare come meravigliato lo schermo, nel tentativo anche di associare ogni cambio della musica con gli interventi di Ben all'interno del suo codice. Dove avrebbe dovuto esserci pure un remix dei Man is the Bastard ma sinceramente non me ne sono proprio accorto. Forse perché mi ero troppo intrippato con questa novità assoluta del live coding? Chissà...

Man is the Bastard o non Man is the Bastard, sta di fatto che, dopo la performance straniante di bII-565_6, il power violence è arrivato sul serio grazie ai yButteroy, che non vedevo in azione da quella volta al Bencivenga dove dovevano suonare altri 2 gruppi inglesi, cioè i Last Affront e i Warhead 97, che invece diedero forfait. Però, come quella e altre volte, i yButteroy sono stati fantastici pure in quest'occasione, e chissenefrega se di base propongono, praticamente da tempo immemore, la stessa setlist composta da una ventina di pezzi che si susseguono velocissimi e ultra-spastici uno in fila all'altro. Ma per gli ultimi 4 pezzi hanno avuto la brillante idea di far salire sul palco un ospite per fargli suonare il basso, che ha fatto così diventare eccezionalmente i yButteroy addirittura un quartetto. A parte queste cose amene, a un certo punto il chitarrista ha fatto un discorso importante. Ha infatti invitato tutti i convenuti a partecipare a un presidio ad Anagni previsto per il 19 aprile inteso a protestare contro il riarmo e contro l'insediamento della KNDS, azienda bellica presente anche a Colleferro che intende usare l'ex-Winchester, storica fabbrica anagnina, per produrre nitrogelatina a uso militare. Ecco, in soldoni c'è il rischio concreto che diventi una fabbrica di armi. Pubblico a fine articolo la locandina nel caso foste interessati.

Messaggi di un certo rilievo anche da parte dei Trading Hands, visto che, dopo un pezzo, si sono fermati per permettere al loro chitarrista di parlare per un po' di inclusione, di non-binarismo e di essere se stessi. Dopodiché, hanno ripreso il loro assalto, cioè un power violence sì nervoso come si confà al genere (si veda per esempio la loro canzone "Cop Rot", contenuta nel loro ultimo disco, il devastante "I'm Going Out of My Mind, Does Anyone Want Anything?", uscito nel 2025) ma anche meno blastone del solito. Parecchi infatti i rallentamenti slammati e pure i mid-tempo ballerini che arricchiscono la loro proposta, piena comunque di violenza estrema resa ancor più figa anche dal cantato letteralmente avvelenato del frontman, a cui ho stretto la mano alla fine del loro concerto felice di aver scoperto questi Trading Hands. E felice pure di aver fatto una pogata alle volte veramente intensa condita, come al solito, dalle mie classiche surfate e anche da uno dei miei salti dal palco che non facevo da qualche mesetto. E felice, infine, di aver evitato la figura di merda che abbiamo fatto qualche giorno prima con i tedeschi Whos Next, davanti ai quali non solo il pogo praticamente non c'è stato ma la gente se n'è andata proprio via, svuotando a poco a poco la sala e, per fortuna, tutto questo non è successo con i Trading Hands. Ma devo dire che questa pogata è stata resa interessante anche dal buon Mark, un amico, conosciuto proprio in questa serata, della mia Elisa. 

Fatta questa data a Roma, i Trading Hands hanno proseguito il loro tour europeo con altre 2 date italiane, di fatto le ultime di un viaggio che li ha tenuti occupati dal 3 all'11 aprile toccando la Francia, la Germania, e soprattutto l'Italia. Infatti questi inglesi hanno fatto ben 4 tappe qui da noi, suonando, a partire dall'8 aprile, a Milano, Roma, Vicenza e Torino. E spero per i Trading Hands che tutte queste date siano state fighe visto che stiamo parlando di un gruppo che merita tantissimo. Ma il fatto è che tutte le band invitate da Pompeo meritano tantissimo, e non importa se vengano dalla vecchia Inghilterra o dalla Thailandia perché stai pur sicuro che spaccheranno un botto. Però chissà che cosa stia progettando con i ragazzi del Play Fast per il 16 maggio... Dice che concluderanno "con qualcosa di speciale". E mi sa che c'è da credergli proprio!


Live report and photos by Flavio Er Coppola.

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