Beh, eccome se ne abbiamo! E ve ne darò una piccola dimostrazione con questo articoletto in cui, da amante sfegatato di questo tipo di sonorità (insomma, ci ho scritto un libro di 536 pagine, mica cazzi!), vi parlerò di 3 split, ognuno con 2 gruppi a testa, di cui almeno uno italiano. Perché si sta avvicinando il Play Fast, il festival romano più grindviolence che ci sia anche perché figlio del compianto Go! Fest e la cui edizione si terrà fra 2 mesi, esattamente il 28 marzo 2026 allo Spartaco, uno dei miei cs preferiti. Purtroppo, il primo Play Fast, tenutosi il 19 luglio 2025 al Traffic, l'ho saltato ignominiosamente causa lavoro, e ho rosicato tantissimo anche per via dei tantissimi ospiti internazionali in cartellone, tipo i belgi Travølta o gli australiani Meth Leppard. Urge quindi rimediare quest'anno. Lentamente si stanno conoscendo i protagonisti del fest ma per ora sono stati ufficializzati soltanto i Disforia, gruppo meraviglioso con cui 2 anni fa ho avuto l'onore di condividere il palco insieme ai miei Quattro Lire Vigliacche. E allora trovo giusto cominciare questa vagonata di split con...
PLAGUE BOMB/AVOID - "PLAGUE BOMB/AVOID" (Co-produzione DIY, 2025)
... con chi si cela dietro il Play Fast, ossia il prode Pompeo e i suoi Plague Bomb. Costoro infatti sono usciti a maggio 2025 con un vinile in 7'' di quasi 9 minuti condiviso con gli inglesi Avoid, pure loro fra i partecipanti alla primissima edizione del Play Fast. A pubblicarlo la bellezza di 11 etichette, soprattutto italiane (tipo l'Impeto Records, la Sedation Records, la Wrong Disk Rec e la Rebound Action Rec, cioè praticamente Capò dei Neid) ma anche moldave (la Grindwar Rec... esatto, quella che ha quel famoso canale sul Tubo!), portoghesi, tedesche e britanniche. Insomma, ci sono tutti i presupposti per un massacro con i controcazzi, e così è! Chiedete prima di tutto proprio ai Plague Bomb, che riprendono il loro discorso da dove lo avevano lasciato con l'ottimo "Human Obsolescence", sparando quindi attraverso 3 pezzi un grindcore classico di scuola Napalm Death/Terrorizer/Repulsion, ben prodotto (ai soliti Hombrelobo Studios di Roma), tecnicamente niente male e vario. Si parla infatti di 4 ragazzi che non vanno soltanto alla velocità della luce ma che camminano non poche volte a passo di zombie per sezioni doom sempre più lente e abissali ("A Self-Indulgent Anthem"), oltre a offrire anche un po' di groove ballerino ("Whataboutism and Other Obscenities"), quindi qui si va da un'estremo all'altro con tanta facilità ostentando un notevole dinamismo. Ma a essere ancor più dinamici e schizzati sono gli Avoid, che prediligono pezzi (5 in totale) ancor più brevi che difficilmente raggiungono i 60 secondi di durata. Loro hanno una particolarità, anzi 2: sono un duo senza basso e sia Dan (professione batterista) che l'italianissimo Matteo (professione chitarrista e già visto nei rock'n'rollissimi Geväl) hanno compiti vocali, e già solo questo doppio cantato rende più caotico l'approccio degli Avoid, anche più rozzo e un pochino più improntato sul crust. Di loro è da citare in special modo il brano conclusivo, "Splattered Corpse", l'unico lungo un minuto, che ha un fighissimo riff iniziale a dir poco apocalittico e maestoso poi riproposto anche in blast beat. Peccato non avere i testi a portata di mano ma, visti i personaggi coinvolti, non devono essere testi scemi e senza nessun messaggio. Però adesso, recensito questo split, lasciatemi dire che...
ESTINZIONE/KLAVA - "ESTINZIONE/KLAVA" (Co-produzione DIY, 2025)
... che Bologna ha una delle scene grindviolence più fighe d'Italia! A dimostrarlo ampiamente queste 2 band che hanno unito le proprie forze per un altro dischetto di 8 minuti: gli Estinzione e i Klava. I primi ormai li conosco già molto bene avendoli intervistati per Timpani allo Spiedo #3, dove ho recensito pure il loro fragoroso album di debutto. Risulta quindi familiare il loro grind punkeggiante che sa essere allo stesso tempo sia tradizionale che, in certo qual modo, bizzarro. Stavolta hanno infatti dato vita a un piccolo concept basato sul Kali Yuga, cioè l'era oscura che, secondo le Sacre Scritture induiste, stiamo ancora vivendo. Concept quindi intellettuale degno dei Rejekts espresso dagli Estinzione in 3 pezzi, che vedono in questo caso i nostri alle prese anche con qualche incursione nel brutal sconfinante addirittura nello slamming con tanto di inediti pig squeal da parte di Giulio. Da ascoltare in tal senso soprattutto "Kali Yuga Infinito II", un continuo saliscendi superlento/superveloce fatto non solo di una dolorosa sezione in feedback ma anche di mid-tempo in salsa thrash metal. All'opposto si trova "Kali Yuga Infinito III", una di quelle fulminanti mitragliate da 20 secondi a cui gli Estinzione ci hanno già abituato con il loro album. Stile molto più da cavernicoli, e quindi molto più grezzo e lercio (anche per via di un basso in primissimo piano) per i Klava, e mai nome fu più azzeccato di questo! Trattasi di un quartetto che, già incamerato un demo nel 2024, si avvale alla voce dei servigi di Luca aka Loic Mammoth, già conosciuto da queste parti per l'eccellente Refuse/Resist (di cui nel frattempo è uscito sia il 23 che il 24) i cui vocalizzi bestiali mi ricordano tanto quelli degli Spazz. Nonostante ciò, i Klava non scombiccherano i timpani con un vero power violence viste delle influenze metalliche molto presenti, sublimate specialmente nella seconda e ultima traccia, "Eterna illusione", un incitamento alla rivoluzione e alla lotta di classe contro lo Stato, formata da una furiosa prima parte e da una seconda più focalizzata su un groove rissoso in mid-tempo di marca thrash metal che si conclude in dissolvenza. E finisce così questo CD prodotto a novembre da un'altra cospirazione DIY europea, stavolta coinvolgente "solo" 7 etichette, comprese le solite Rebound Action e Wrong Disk. E pure la tedesca Autistic Noise Punk, la stessa che ha rilasciato in cassetta l'album degli Estinzione. Perché il grindcore è una famiglia e le amicizie nate sotto il suo segno rimangono per sempre!
... che Bologna ha una delle scene grindviolence più fighe d'Italia! A dimostrarlo ampiamente queste 2 band che hanno unito le proprie forze per un altro dischetto di 8 minuti: gli Estinzione e i Klava. I primi ormai li conosco già molto bene avendoli intervistati per Timpani allo Spiedo #3, dove ho recensito pure il loro fragoroso album di debutto. Risulta quindi familiare il loro grind punkeggiante che sa essere allo stesso tempo sia tradizionale che, in certo qual modo, bizzarro. Stavolta hanno infatti dato vita a un piccolo concept basato sul Kali Yuga, cioè l'era oscura che, secondo le Sacre Scritture induiste, stiamo ancora vivendo. Concept quindi intellettuale degno dei Rejekts espresso dagli Estinzione in 3 pezzi, che vedono in questo caso i nostri alle prese anche con qualche incursione nel brutal sconfinante addirittura nello slamming con tanto di inediti pig squeal da parte di Giulio. Da ascoltare in tal senso soprattutto "Kali Yuga Infinito II", un continuo saliscendi superlento/superveloce fatto non solo di una dolorosa sezione in feedback ma anche di mid-tempo in salsa thrash metal. All'opposto si trova "Kali Yuga Infinito III", una di quelle fulminanti mitragliate da 20 secondi a cui gli Estinzione ci hanno già abituato con il loro album. Stile molto più da cavernicoli, e quindi molto più grezzo e lercio (anche per via di un basso in primissimo piano) per i Klava, e mai nome fu più azzeccato di questo! Trattasi di un quartetto che, già incamerato un demo nel 2024, si avvale alla voce dei servigi di Luca aka Loic Mammoth, già conosciuto da queste parti per l'eccellente Refuse/Resist (di cui nel frattempo è uscito sia il 23 che il 24) i cui vocalizzi bestiali mi ricordano tanto quelli degli Spazz. Nonostante ciò, i Klava non scombiccherano i timpani con un vero power violence viste delle influenze metalliche molto presenti, sublimate specialmente nella seconda e ultima traccia, "Eterna illusione", un incitamento alla rivoluzione e alla lotta di classe contro lo Stato, formata da una furiosa prima parte e da una seconda più focalizzata su un groove rissoso in mid-tempo di marca thrash metal che si conclude in dissolvenza. E finisce così questo CD prodotto a novembre da un'altra cospirazione DIY europea, stavolta coinvolgente "solo" 7 etichette, comprese le solite Rebound Action e Wrong Disk. E pure la tedesca Autistic Noise Punk, la stessa che ha rilasciato in cassetta l'album degli Estinzione. Perché il grindcore è una famiglia e le amicizie nate sotto il suo segno rimangono per sempre!
ERASER/CONVULSIONS - "SOUTHERN EUROPE GRIND ATTACK" (Rødel Records/Hecatombe Records, 2026)
A rappresentare però al meglio il concetto di famiglia grindcore ci pensa però nientemeno che l'Obscene Extreme, a cui hanno avuto la fortuna (e l'onore) di prendere parte entrambi i gruppi di cui parlo ora: i siciliani Eraser e gli spagnoli Convulsions. Ma se i secondi hanno partecipato all'Obscene nell'ormai lontano 2018, cioè quando erano proprio agli inizi della loro esistenza, gli Eraser addirittura nel 2025, coronando quindi molto recentemente un sogno che hanno tanti grindster sia vecchi che piccini. Poi l'altro sogno è quello di dividere un dischetto anche con gli onnipresenti Agathocles ma gli Eraser, in questo split tritaossa di 10 minuti chiamato "Southern Europe Grind Attack", si sono "accontentati" più semplicemente di proporre una cover del gruppo belga, "Threshold to Senility", la traccia più lunga del loro lato, composto in totale da 5 pezzi masterizzati perfino da James Plotkin dei Khanate ma, soprattutto, dei seminali Old Lady Drivers, uno dei gruppi grind più folli della storia. Ma tali pezzi nulla aggiungono e nulla tolgono al classico stile degli Eraser, che si rifanno a un grind mitragliato e rissoso parecchio in stile Repulsion ora molto crustone ("Doomsday Tourist"), ora molto death metallone ("Morbus and Gloom") e ora letteralmente fulmineo (i 10 secondi di "Let Me Rot Part II"). Rimasto quindi immutato anche l'approccio lirico, sempre a metà fra tematiche splatter e altre più socio-politiche, ravvisabili per esempio nell'antireligiosa "Outsider Part II" o nella significativa "Doomsday Tourist", che si scaglia contro il cosiddetto "turismo del dolore", un fenomeno vergognoso purtroppo molto attuale per via del genocidio in Palestina. Ancora più politicizzati sono i Convulsions, quartetto nato nel 2016 che in quest'occasione ci ha spiattellato un vero tour de force di ben 5 minuti, praticamente diviso in 4 atti, dal titolo di "El orden del caos", che racconta di un ordine mondiale fatto di sopraffazione, di odio, di menzogne, di diritti che a poco a poco stanno scomparendo, di un futuro incerto, e soprattutto di pochi signorotti che decidono per milioni di vite arrivando anche a ordinare dei genocidi. Musicalmente tutto ciò si traduce in un grind apocalittico e furioso parecchio virato sul crust che nel secondo atto diventa un continuo tira e molla fra 2 riff, fra cui uno vagamente black metal che potrebbe uscire fuori anche dai Dark Funeral, mentre nel terzo ci sono delle parti thrash perfette per il mosh più assatanato. Ergo, questo articolo si chiude alla grandissima con questo disco che, ascoltabile per ora solo tramite BandCamp, fra 4 giorni verrà pubblicato in vinile 7'' da 2 label, cioè la tedesca Rødel Records (già conosciuta con "Harmony Dies" degli stessi Eraser) e la spagnola Hecatombe Rec. E mi sa che questo pezzo vinilico lo si troverà presso il banchetto degli Eraser quando il 30 maggio 2026 verranno qui a Roma, precisamente al Traffic, per il Kill the Brain di quest'anno. E forse forse, faccio un pensierino anche a questo fest... (Flavio Er Coppola)



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