giovedì 15 gennaio 2026

Questa è Roma 2026 (Roma, 10 gennaio 2026 @ CSOA Intifada)


E così pure il Questa è Roma 2026 è passato, ed è stato, come al solito, qualcosa di epico. Ma stavolta ho saltato sfacciatamente il primo giorno per tenermi il più possibile sano e integro per il secondo giorno, quello più lungo e impegnativo dei 2 visto l'inizio delle ostilità previsto perfino per le 17. Ma anche perché, detto sinceramente, mi interessava di più il secondo giorno in quanto tendente a sonorità più violente ed estreme grazie a gruppi come Collo, Fracture e Apoptosi, che erano quelli che più volevo vedere all'opera, e tutti loro sono stati fra i primi in scaletta a esibirsi. Parlerò quindi soltanto di queste band e di quelle poche altre che ho visto perché sì.

Partiamo allora coi Collo, che dovevano suonare per primissimi ma poi sono slittati a secondi. Loro li ho saltati ignominiosamente qualche mese fa al Bencivenga ma li ho recuperati al Questa è Roma e ho fatto più che bene. Usciti da pochissimo con un demo, "Respect Your Neck", pubblicato nientepopodimeno che dalla moldava Grindwar Records, sono 4 viterbesi incazzati neri dal sound pesantissimo che si rifà a una specie di beatdown con influenze death e thrash metal ma, soprattutto, con impennate ultra-violente anche in blast beat, tanto che la Grindwar non esita a definirli death/grind. Chiamateli come volete, per me non lo sono ma sta di fatto che, come in ogni gruppo beatdown che si rispetti, sono volate un po' di mosse da kung-fu durante il pogo, che è stato abbastanza violento già alle 17.20. Insomma, i Collo sono fighi e promettono scintille, anche se per me non dovrebbero indugiare più di tanto sui tempi super-rallentati per darci dentro invece di più sull'ultra-velocità ma vedremo cosa ci riserveranno in futuro.

Grindcore senza se e senza ma per i modenesi Fracture, figli di una scena, come quella dell'Emilia-Romagna, particolarmente ricettiva verso questa tipologia di sonorità (vedasi i concittadini Terror Firmer o i bolognesi Estinzione e Klava, autori di uno split spaccaossa che ho recensito una settimanella fa). Il loro è un grind bello spietato, alle volte così dissonante da sconfinare quasi nel noise, ma comunque suonato da gente  che dal punto di vista tecnico ci sa fare. E, non a caso, mi hanno gasato talmente tanto che ho cominciato a pogare proprio con loro, e così ho fatto una delle mie classiche surfate come uno dei miei classici salti kamikaze dal palco che ormai non mancano mai. Più che soddisfatto, alla fine del loro concerto ho fatto i complimenti al chitarrista dei Fracture dicendogli pure di essere venuto al Questa è Roma anche per loro.

Dopodiché, senza titubanze, mi sono fiondato nella sala piccola, già teatro di battaglia dei Collo, per assistere a una delle esperienze sonore più dolorose mai avute in vita mia: quella degli Apoptosi. Fra i gruppi più giovani dell'intera rassegna, da un po' di tempo si fa un gran parlare di questi ragazzi, e ne ha parlato bene anche la nostra Marina in una recensione di qualche mesetto fa. E allora continuiamo a parlarne bene su queste pagine perché finalmente li ho visti e non me ne sono pentito... anche se ho rischiato quasi di diventare sordo! Questo quintetto bergamasco sfondatimpani infatti mi ha ricordato una via di mezzo letale fra il noisecore giapponese più assordante in stile Confuse e l'hardcore crustone dei Wretched capace, fra l'altro, di scatenare un pogo assatanato che, coinvolgendo sia grandi che piccini, mi ha fatto quasi partire per la tangente pure la mascella per via di una spallata. Da ricordare anche il momento del wall of death, durante il quale, come ormai faccio sempre, mi sono messo in mezzo perché sono un inguaribile pazzo suicida che ogni tanto ama perdere la trebisonda. Ho trovato poi adattissima per gli Apoptosi la sala piccola perché, essendo questa senza palco e capace di creare un rapporto più vicino e intimo fra il pubblico e la band di turno, ha amplificato, anzi, esaltato l'aura caotica di questo gruppo di giovanissimi pazzerelli ultra-militanti. In breve, è stato tutto bellissimo!

Desideroso di far riposare le mie orecchie provatissime dagli Apoptosi, mi sono preso un'altra birra, la seconda, spulciando poco dopo nella sala grande, in tutta tranquillità, i torinesi 17 Incubi, che fanno una bella mistura fra hardcore punk e oi! anche piuttosto veloce ma che non ho potuto approfondire avendoli visti solo per l'ultimo pezzo. E così sono andato con alcuni amici da un bangla ma, appena tornato all'Intifada, mi sono fatto fare un bel paninozzo vegano a base di zucchine grigliate.

Proprio cenando con quello sono rientrato nella sala piccola per godermi dal fondo rialzato della stessa i milanesi Golpe, già visti un annetto fa allo Spartaco in un concerto dove mi sono comprato la loro bellissima maglietta. Inutile dire che pure al Questa è Roma hanno fatto una figura non indifferente, anche perché hanno suonato una dietro l'altra non solo "Mass Media" degli Indigesti ma addirittura "Scenderemo nelle strade" dei Nabat, praticamente in una sorta di medley che ha fatto felici sia i punk che gli skin. Bello inoltre il discorso che ha fatto il loro cantante, che ha invitato il pubblico a non supportare le aziende (tipo la Lidl) in combutta con Israele. E bello anche il tour in Giappone e Corea del Sud che i Golpe faranno a febbraio. Perché lo schieratissimo "caos non musica" dei Golpe non ha letteralmente confini!

Infine, praticamente subito dopo, di nuovo nella sala grande, sono incappato negli spagnoli Rat-Zinger, che francamente non conoscevo affatto. E devo dire che sono stati una bella sorpresa perché ci hanno allietato con uno speed metal punkeggiante cantato in spagnolo e palesemente influenzato dai Motörhead, di cui hanno proposto una cover tanto banale quanto efficace come la sempreverde "Ace of Spades". La mia collezione di dischi è piena di questo tipo di gruppi e va dai miei amatissimi Overcharge ai lituani Regressive, e aggiungere a questi anche "Jovenes promesas de la delinquencia", il nuovo album dei Rat-Zinger in uscita il prossimo mese, non sarebbe proprio una cattiva idea.

Finito il concerto dei Rat-Zinger, mi sono rintanato fuori a un tavolo con degli amici, e da lì non mi sono più schiodato per tipo un'ora, fino al momento in cui, visto quello che dovevo vedere e fatto quello che dovevo fare, non me ne sono andato via verso mezzanotte, felice di aver passato una bella serata e un bel momento di aggregazione della scena. E così saluti e baci a tutti e pazienza se ho saltato i By All Means, gli Arturo, gli inglesi Poundaflesh ed Extinction of Mankind. Ci becchiamo comunque ai prossimi concerti. E ai prossimi festival. Tipo il Play Fast, che fra tutti è quello che attendo di più. E spero di rivederci alcuni dei gruppi di cui ho parlato qua. Tipo gli Apoptosi. Anche se in quel caso mi sa che mi distruggeranno i timpani proprio in via definitiva!

Live report e photos by Flavio Er Coppola

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