sabato 3 gennaio 2026

Linguini - "Silence is Golden" (Vina Records/I Dischi del Minollo, 2025)

Ultimamente ci stanno arrivando in redazione un po' di gruppi fissati con il noise. A Natale è infatti stato il turno dei Tartaro mentre oggi si fa la conoscenza di un gruppo dal nome innocuo ma dal sound a dir poco lacerante e doloroso: i Linguini. Nati nel 2019 come un duo senza basso che suonava cover dei GBH, si sono dati subito da fare realizzando l'anno dopo, fra un lockdown e l'altro, un dischetto di 11 minuti. Dopo un po' però hanno deciso di diventare un trio grazie all'aggiunta di un bassista e così arriviamo al 23 maggio 2025, data in cui i Linguini hanno pubblicato in vinile il loro primissimo album, "Silence is Golden". Con chi? Con 2 etichette discografiche una più strana dell'altra: la biellese Vina Records e la lancianese I Dischi del Minollo, che in passato ha avuto in scuderia una band come i Demikhov. Così, per farvi calare un po' di più nel contesto sonoro.

I Linguini infatti sono un gruppo bello pazzo alle prese con una sorta di post hardcore dissonante tinto di noise che ogni tanto sa anche picchiare per bene, come dimostrato, per l'appunto, nei 25 minuti di "Silence is Golden". Nei suoi 9 pezzi la voce è preferibilmente urlata, la chitarra sperimenta ed esplora suoni e rumori lanciandosi non poche volte in deliranti parti "solistiche" (tipo in "Do You See It's Hot?"), il basso assume spesso e volentieri il ruolo melodico secondo l'invalsa tradizione post punk mentre la batteria è sghemba e convulsa. E il tutto viene incastrato in strutture a tratti così contorte e cerebrali da sconfinare nel mathcore, come in "Macbeat", geniale già dal titolo.

E quindi, com'è ovvio che sia vista la tipologia di gruppo, qua vige una certa varietà. Allora non posso non citare "World of Silver", così agghiacciante, morbosa e paranoica da sembrare uscita dalla fantasia malata de I Maiali grazie al suo andamento ossessivo e al suo cupissimo arpeggio di chitarra quasi black metal. All'opposto si trova invece subito la canzone successiva, la curiosamente intitolata "Warehouse Manager", che conta delle furiose sezioni hardcore che nella schizofrenica "Sun Makes Blind", che conclude il disco, finiscono addirittura nel più forsennato fastcore. E voi lo sapete quanto mi piacciono le sonorità "più veloci", eccome se lo sapete!

Peccato solo non avere i testi a portata di mano per capire meglio il significato di tutte queste canzoni ma, a giudicare dalla loro musica e pure dai loro live assordanti, i Linguini non devono cantare di cose allegre. Ecco, a proposito di live, c'è da dire che questi 3 milanesi suonano letteralmente con tutti e quindi non si pongono veramente barriere di sorta. Per dire, hanno condiviso il palco con gruppi fra i più diversi come Cattivo Sangue, Spirito di Lupo, Atrox, Jackson Pollock (visti a cazzo al Forte Prenestino a una Festa del Non-Lavoro di qualche annetto fa), Brainsore, Short Fuse (che n'oi di Roma conosciamo molto bene), e pure con le leggende inglesi Skeptix. Esibendosi, fra l'altro, spesso in centri sociali come l'El Paso o il compianto Leoncavallo. E così si capisce che i testi dei Linguini qualcosa lo debbano pur dire. Che sia arrivata l'ora di intervistarli per saperne di più? (Flavio Er Coppola)

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