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domenica 12 marzo 2017

Rejekts - "Triratna" (Slaughterhouse Records, 2016)

Band: Rejekts
Title: Triratna
Genre: Grindcore/Black Metal with Post-Metal elements
Year: 6th December 2016
Time: 14 min circa
Rating: 76/100












It's been a while that Rejekts weren't present on these pages. In fact, they didn't released something new even since 2013, when they finally realized their debut album "UNO-" after many years into the ranks. This is strange because this band was very prolific between 2010 and 2013 and, systematically, every almost their production was reviewed by this 'zine with the result that Timpani allo Spiedo was cited into the booklet of "UNO-"! So, many things are changed after that first album, included the drummer of Rejekts because this role belongs now to the new entry Sdru. But, surely, the fidelity of Rejekts to the Underground cause of Timpani allo Spiedo hasn't changed since Black, their singer and leader, has recently send to me their new EP "Triratna", released by the young Italian label Slaughterhouse Records (not to be confound with the US label with the same name). And yet I have to say that this long silence of this band (from Milan, Italy) has not been in vain.

lunedì 28 gennaio 2013

Rejekts - "UNO-" (2013)

Album autoprodotto (2013)

Formazione (2006):     Black – voce;
                                      S - voce ("5 Minuti di Vuoto" e "Nessuno");
                                      Dave – chitarra/voce;
                                      Joe – chitarra;
                                      Paco – basso;
                                      Nico – batteria.

Provenienza:                Milano, Lombardia.

Canzone migliore del disco:

la scelta è durissima. Probabilmente “Caduta”. Ma anche no… facciamo così, per una volta datemi il permesso di non scegliere. Aaaah, mi sento libero!

Punto di forza dell’opera:

il suo, come dire?,  “coerente camaleontismo”.
                                     
Nota:

faccio presente che l’album non è ancora uscito. Anzi, il gruppo, per farlo, sta cercando un’etichetta discografica, e a quanto mi dice Black, forse l’ha trovata. Quindi, la copertina come la produzione non sono quelle definitive.

CAPOLAVORO!!!! Ho già detto tutto, quindi vaffanculo e tanti saluti!
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Ma state ancora qui? Volete sapere proprio di più, eh? Allora state attenti perché i Rejekts sono cambiati un sacco. Certo, ce lo hanno dimostrato con le ultime due produzioni, ma sinceramente non mi aspettavo un miglioramento così radicale. Ed ecco un gruppo veramente senza compromessi, però adesso basta a fare elogi gratuiti che non servono a un emerito tubo, e quindi andiamo ad analizzare in lungo e in largo il cotanto sospirato album di debutto di questi pazzi giovincelli.

Ci sono 2 parole d’ordine per descrivere “UNO-“: la prima è sicuramente varietà. Va bene, i Rejekts ne hanno sempre avuta a quintalate ma mai come in questo caso. I pezzi sono tutti diversissimi fra di loro, alcuni durano anche ben 4 minuti, minori sono le citazioni cinefile tanto frequenti nel passato più recente, e tante sono le novità. Prima di tutto, non poche sono le canzoni con un taglio malinconico e disperato, seppur mediato da incursioni punk/HC o più black/grind, ora spesso spietate e glaciali. La malinconia permette comunque l’immissione qui e là di passaggi incredibilmente delicati. Inoltre, sono stati introdotti, per la prima volta, dei veri e propri assoli di chitarra, fra l’altro molto belli, melodici e tecnicamente preparati, ma in ogni caso si tratta pur sempre di roba rara (in fin dei conti, stiamo parlando di black/grind, mica di death tecnico!). Eppure, il gruppo, altra novità, si lascia abbandonare certe volte a momenti di puro caos che fanno veramente molto ma molto male. Puro rumore organizzato in musica!

Anche il comparto vocale è migliorato notevolmente. Le urla di Black sono ora più… black del solito, e il lavoro è molto emozionale, magari perché si fa uso di improvvisi e isterici cambi di registro che rendono più malato il tutto. Le urla vengono come al solito supportate egregiamente da quei grugniti profondissimi e marcissimi che ormai sono diventati un marchio di fabbrica del gruppo. Ma il nostro ora ci prova anche con altri tipi di voce, come i grugniti disperati e nasali di “Caduta” mentre in una canzone si usa addirittura la voce pulita, in questo caso parlata (e mi sembra ovvio). Inoltre, in "5 Minuti di Vuoto" vi è l’aiuto offerto da S degli O (altro grande gruppo black/grind del Nord Italia), che urla alla grande insieme a Black praticamente negli ultimi momenti dell'episodio e anche nel coro finale di "Nessuno".
Ennesima novità è l’ultima canzone, cioè “Saru No Tsuki”, crepuscolare ma istintiva. Ciò che più ci interessa è che essa è addirittura una strumentale, e per un gruppo black/grind non è per niente poca cosa.

Quasi però mi scordavo della 2° parola d’ordine. Se la prima è “varietà”, l’altra è indubbiamente “follia”. Infatti, dovete sapere che ogni brano dell’album ha qualche elemento strano, che sia per esempio il riffing, spesso malato ed enigmatico, oppure la struttura ossessiva e basata su continue variazioni da parte di tutti (c’è molta collaborazione fra gli strumentisti, anche per la costruzione stessa delle melodie) di alcuni pezzi, come “Nihilius”. A questo punto, i brani più vecchi praticamente impallidiscono di fronte alla malata inventiva di quelli più recenti, ed è quindi un peccato che un brano come “L’Odio Che Hai Dentro” non sia stato attualizzato a dovere (ed è già la 2° volta che lo dico in 2 recensioni…).
                                       Rejekts - Photo
Altra cosa che si poteva curare un po’ di più è la produzione. Ma non per chissà che, più che altro perché alcuni pezzi risultano essere più compatti di altri (di quelli più vecchi, tanto per chiarire ancora di più la cosa). Epperò, questo è un fattore che non rovina neanche un’oncia della bellezza di quest’album così vivo e avvolgente, quindi…

COMPRATE ‘STO DISCO E FACCIAMOLA FINITA CON LE VOSTRE STUPIDE CURIOSITA’!
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Ops, scusate, ma dovevo sfogarmi in qualche modo.

Voto: 92

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Evanescente Inverno/ 2 – Nihilius/ 3 – Io Senza Me/ 4 – Submorale/ 5 – Fango/ 6 – Abbandono/ 7 – Nessuno/ 8 – Sguardo a Ponente/ 9 – Asettico/ 10 – Carne e Acciaio/ 11 – 5 Minuti di Vuoto/ 12 – Quando Apophis Mangiò il Sole/ 13 – L’Odio Che Hai Dentro/ 14 – Caduta/ 15 – Saru No Tsuki

MySpace:


FaceBook:


BandCamp:

lunedì 11 giugno 2012

Rejekts - "Promo 2012" (2012)

Promo autoprodotto (2012)
Formazione (2006): Black, voce;
Joe, chitarra;
Dave, chitarra;
Paco, basso;
Nico, batteria.

Provenenza: Milano, Lombardia.

Canzone migliore del disco:
“Asettico”.

Punto di forza dell'opera:
la follia.

Ennesimo disco per un gruppo che migliora di uscita in uscita e che, in preparazione del grande passo costituito dal primissimo album, ci regala una prestazione – bomba condita da 2 pezzi ormai storici del quintetto lombardo, cioè “Fango” e “L’Odio che Hai Dentro” + la già pubblicata "Nihilius" e 2 brani inediti che ripercorrono un po’ le stesse orme tracciate nello split condiviso insieme ai greci Slaughtergrave e ai pazzi sardi Tuco. E la presente produzione mostra fra l’altro, in maniera più chiara e compatta (nello split suddetto suona solo in 2 pezzi su 4), le doti di Nico, batterista che nonostante i suoi 15 anni spacca culi che è un piacere (mah, affermazione un filino gay ma vabbè…).

Ogni canzone del promo è praticamente migliore dell’altra, e lo stile è meno dispersivo di qualche tempo fa essendo adesso classificabile costantemente come un black/grind a dir poco folle. “Folle” vuoi perché i brani procedono nel proprio massacro in maniera sì ossessiva e soffocante ma dinamica, presentando cioè minime variazioni e cambi di tempo nonostante il riffing proponga più o meno sempre le stesse note (“Nihilius” e “Abbandono”); vuoi perché, ascoltando questi Rejekts, si respira un’aria malata e infetta, che trova il suo perfetto esempio in “Asettico”, il quale mostra fra l’altro il lato più black metal della proposta.

Un’altra novità viene dall’avvolgente capacità dei nostri di sfruttare in modo creativo tutti gli strumenti. Infatti, ora anche il basso prende iniziativa, seppur occasionalmente, nella costruzione delle linee melodiche (l’introduzione di “Fango” è esemplificativa), mentre la chitarra solista, mai sfociante in assoli veri e propri, dà un’ottima prova di sé ad esempio nella finale “Abbandono”, nella quale tira fuori una linea bella tecnica e tremendamente vorticosa e spaventosa. Inoltre, sarà pure un’impressione, ma sembra che vengano utilizzati di più quei grugniti marci e puzzolenti in stile Nis che in “Nessuno” facevano più che altro delle comparsate, così da ridimensionare, anche se leggermente, le urla parossistiche di Black.

Come già scritto però, nel disco brilla specialmente un pezzo quasi sui generis per ‘sti ragazzi. Ciò per i seguenti motivi:

1) “Asettico” (l’episodio più lungo dato che dura 2 minuti e mezzo circa) praticamente rifiuta i tempi veloci, preferendo invece tempi medi impreziositi anche da uno – due che fanno molto Vlad Tepes oppure addirittura litanie doom allucinate come nella chiusa (e l’introduzione, in fatto di “esperienze allucinatorie”, non è da meno, causa soprattutto una semplice e psicotica chitarra solista);

2) Il sapore fatalista di certo riffing, che a tratti sembra annunciare chissà quali abomini.

Ma il bello non finisce qui, visto che si è stati capaci persino di attualizzare i 2 vecchi brani ("Fango" e "L'Odio che Hai Dentro"), aggiungendo magari una linea di basso oppure suonando in maniera un filino diversa un riff. Oddio, a dir la verità la sostanza non è che sia cambiata poi così molto, e quindi avrei desiderato un’attualizzazione più coerente con le altre canzoni. Infatti, sia dal punto di vista stilistico che da quello emotivo la differenza si sente fin troppo, anche se comunque fa sempre piacere ascoltare due cavalli di battaglia del gruppo.

Infine, la produzione del disco è fantastica. Il suono è molto cupo e sporco ma con tutti gli strumenti in primo piano, e inoltre la voce non è più soffocata come accadeva in “Nessuno”.

In parole povere, un antipasto succoso.

Voto: 81

Claustrofobia
Scaletta:
1 – Nihilius/ 2 – Asettico/ 3 – Fango/ 4 – L’Odio che Hai Dentro/ 5 – Abbandono

MySpace:
http://www.myspace.com/rejektshc

martedì 4 ottobre 2011

"Rejekts/Slaughtergrave/Tuco 3 way split" (2011)

Demo split autoprodotto (2011)
Formazioni:
Rejekts (2007): Black, voce;
Dave, chitarra e voce;
Joe, chitarra;
Pacho, basso;
Pio, batteria (sostituito giusto un mese fa da Sean).

Slaughtergrave (2001): Spiros, voce, effetti rumoristici;
Telis (Fast Clark), chitarra;
Pavel, basso;
Jim (Mallias), batteria.

Tuco (2008): Damiano, voce e batteria;
Pierpo, chitarra;
Robi, basso e voce.

Provenienza:
Rejekts: Saronno/Garbagnate, Lombardia.

Slaughtergrave: Thessaloniki (Grecia).

Tuco: Cagliari/Iglesias, Sardegna.

Canzoni migliori del disco:
dei Rejekts fra tutte preferisco sicuramente “Nihilius”, che è così imprevedibile dal punto di vista ritmico da compensare la staticità del riffing. Mi mancherà Pio, ed in effetti sarei curioso di testare lo stile del nuovo batterista;

degli Slaughtergrave indubbiamente “Bastardi, Assassini, Criminali” (sì, il titolo è proprio così!) dato che riesce a combinare una parte punk che fa ballare tremendamente il culo con un semplicissimo assalto grindcore condito come sempre dallo sbraitare di Spiros;

infine, “Tucollapse” è a mio avviso il miglior brano dei Tuco, dato che è un qualcosa di anomalo per un gruppo del genere. Anomalo sì ma perfettamente gestito e comunque lo stile dei Tuco è sempre ben riconoscibile.

Punti di forza dello split:
non ho voglia di ripetermi, e quindi per quanto riguarda i Rejekts scelgo la prestazione bella tecnica e varia del batterista, che lascia il gruppo con un più che ottimo biglietto d’addio;

degli Slaughtergrave mi piace invece da matti quelle montagne di groove che spesso sciorinano con tutta tranquillità;

ed invece i Tuco si fanno riconoscere per un riffing strambissimo, e che consiglio di sfruttare in maniera migliore nei prossimi dischi.





Nota:



oggi mi sento fin troppo buono. Ricordo infatti che 1) Robi dei Tuco sta cercando un chitarrista e batterista nuovi (quindi chi è interessato si sbrighi a contattarlo) e 2) lo stesso Robi porta avanti un'interessantissima distro chiamata SickPunx (fra l'altro vende "Morte Chimica" dei bresciani Cilicium... yam yam!). Dai che il contatto MySpace ce l'avete!



Proprio in uno dei periodi più angoscianti della mia esistenza (il 10 Ottobre dovrò per la seconda volta fare un noiosissimo esame di guida per una patente che userò sì e no ogni morte di papa; inoltre da domani dovrò sudare quintalate di camicie per ottenere la laurea alla Facoltà di Filosofia della Sapienza con l’unico vantaggio rappresentato dall’essere circondato da una caterva di esponenti del gentil sesso iscritte all’Università) mi è arrivato un succoso split fra 3 branchi di pazzi, utile a rincuorarmi un po’ anche grazie a delle trovate favolose le quali, è bene dirlo fin da subito, sono tutte circoscritte nell’irriverente calderone del grindcore.

REJEKTS.

Dei Rejekts dovreste già sapere qualcosa visto che qualche mese fa di loro ho recensito il bellissimo ep “Nessuno”. In ogni caso, basti sapere che ‘sti lombardi suonano un grindegore di base che però si sposa spesso e volentieri con sonorità black/death metal, ragion per cui la musica solitamente è bella cupa. E soprattutto, da loro ci si può aspettare “solo” assalti fantasiosi e mai e poi mai ripetitivi. E’ però un peccato che a distanza di circa un anno da “Nessuno” ci siano solo due inediti (le altre due sono direttamente prese dal disco succitato, quindi non sono ri – registrazioni) nello split, pur essendo questi molto interessanti e promettenti. Ciò perché i nostri sembrano aver meglio definito la propria proposta rendendola al contempo più ossessiva nel riffing (capace però di certe finezze come la chitarra solista in “Sguardo a Ponente”), ma più tecnica ed imprevedibile sotto il profilo ritmico.

Si avverte un bel cambiamento anche per quanto riguarda la produzione, più “viva” ma “caciarona”, seppur rimanga curiosamente intatta la non facile intelligibilità delle parole sfornate dalle urla indiavolate di Black.

SLAUGHTERGRAVE.

Questi, a parte la derivazione grindcore della loro musica, possono essere tranquillamente definiti come il pesce fuor d’acqua del disco, e ciò per diverse considerazioni (escludendo quella ovvia inerente la nazionalità):

1) sono quelli sicuramente meno dotati di inventiva, anche perché, pur essendo divertenti da ascoltare, presentano qua e là qualche pesante deja – vù (per esempio, “Mouvottava” e la canzone successiva in certi punti si somigliano troppo);

2) il loro approccio al grindcore è semplicissimo, anche perché rifiutano qualsiasi influenza proveniente dal metal preferendo di conseguenza un approccio più punk’n’roll e grooveggiante (sì, nonostante tutto non sono fissati con i blast – beats). Inoltre dal punto di vista strutturale sono pressoché paranoici, dato che spesso una stessa soluzione se la portano appresso più del previsto;

3) sono gli unici ad aver proposto un pezzo anomalo sotto tutti i punti di vista e che farebbe invidia ad Andrea Lisi ed i suoi Mass Obliteration. Sto parlando di “46 Shits For Your White Pride”, pseudo – canzone geniale priva di qualsivoglia ritmo e melodia dall’”andamento” continuamente spezzettato consistente fra l’altro di minime variazioni che stranamente dicono più di mille parole. Urge segnalare che un delirio di tal fatta è incredibilmente l’episodio più lungo di tutto il lotto (sapete sorbirvi ben 3 minuti e 36 secondi di questa cosa senza imprecare?);

4) il tipo di produzione, mega – sporca e disturbata, molto vicina a quella del grandioso demo “Necromancy” dei Mortuary Drape, con l’unica sostanziale differenza che con gli Slaughtergrave ogni strumento è al suo posto, ossia nessuno seppellisce l’altro. Bisogna avere dei bei timpani allenati per ascoltare ‘sto gruppo, ma ben venga così, visto che così facendo si riesce bene a trasmettere la corruzione e la malattia della società moderna.

TUCO.
Per certi versi questi sardi (che prendono il nome da quel Tuco Ramirez impersonato dal grande Eli Wallach ne "Il Buono, il Brutto e il Cattivo". EVVIVA! IO CI SGUAZZO NEGLI SPAGHETTI WESTERN!) sono quelli che mi hanno impressionato di più, se solo lasciassero da parte quelle schegge impazzite da 5 secondi tutte uguali a sé stesse, influsso del grindcore più puro.

In sostanza i Tuco suonano un punk – hardcore spesso bello grooveggiante ma schizzato con influssi provenienti dal grindcore e in misura decisamente minore dal metal. Oltre a tutto questo offrono una caratteristica del tutto gradita che purtroppo viene sfruttata soltanto in “Tucollapse” (pezzo per la maggiore incredibilmente lento e tutto costruito attraverso un rallentamento progressivo) e “From the South I Cum Your Mouth”: la bizzarrìa del riffing, a volte così spaventosamente dissonante e malato da sembrare completamente alieno.

Quest’alienazione viene enfatizzata fra l’altro dal comparto vocale, nel quale trovano posto 2 tipi di voce: la prima, quella più frequente, è una voce sgraziatissima tipicamente hardcore, mentre l’altra mi ha ricordato nientepopodimeno che Serj Tankian dei primissimi System of a Down (avete presente quella specie di inquietante “soffio gutturale” che si sente particolarmente nell’album omonimo del 1998?), utilizzato in maniera sì limitata ma in perfetta simbiosi con tutto il resto.

Di tutti i gruppi però quelli che mi sono garbati di più sono i Rejekts, vuoi perché presentano una completezza ed una voglia di osare rare nel grindecore, vuoi perché dal punto di vista strettamente qualitativo non presentano veri e propri punti da limare.

I quali, escludendo quelli già espressi dei Tuco, riguardano specialmente gli Slaughtergrave perché, oltre al fatto di essere ripetitivi (ma è anche vero che è impossibile giudicare un gruppo attraverso soli 3 pezzi per altrettanti minuti), sono un po’ meccanici nella costruzione dei brani, soprattutto perché, passati almeno 20 secondi, uno stacco di chitarra è praticamente inevitabile in ogni loro canzone.

Claustrofobia

Voto Rejekts: 76

Voto Slaughtergrave: 65

Voto Tuco: 70

Scaletta:

Rejekts: 1 – L’Odio Che Hai Dentro/ 2 – Sguardo a Ponente/ 3 – Fango/ 4 – Nihilius

Slaughtergrave: 5 – Mouvottava/ 6 - ? (titolo in greco)/ 7 – Bastardi, Assassini, Criminali/ 8 – 46 Shits For Your White Pride

Tuco: 9 – Politiclash Blowjob + Politicrass Blowjob/ 10 – Annal Cunt/ 11 – Broken Feet/ 12 – 4A/ 13 – Dany Speppard Crew/ 14 – Extremismo Alcolico/ 15 – Tucollapse/ 16 – From the South I Cum Your Mouth

MySpace:

Rejekts: http://www.myspace.com/rejektshc

Slaughtergrave : http://www.myspace.com/slaughtergrave

Tuco: http://www.myspace.com/tucogrindcore

lunedì 1 agosto 2011

Intervista ai Rejekts!

Altra intervista in tempo reale! Risponde Black, voce dei Rejekts.

La prima domanda è d'obbligo:
considerando che non suonate per niente un grindcore di lega purissima, da quali membri del gruppo provengono tutte le influenze che sono in bella mostra nel vostro disco?

Black: Allora cominciamo a dire che siamo un gruppo composto da persone estremamente diverse tra loro sia per attitudine musicale sia per carattere. Per quanto riguarda i gusti musicali:

il chitarrista Dave è appassionato di hardcore old school, grunge e death metal new school;

il chitarrista Joe è appassionato di progressive e death metal sullo svedese andante;

il bassista Pacho sul thrash;

io e il batterista Pio stiamo sul grind e sul black metal.

Siccome il processo di scrittura dei pezzi coinvolge tutti, cosa alla quale tengo particolarmente a scapito del tempo richiesto, il risultato è un mosaico di molteplici influenze.

Quindi è di Joe l'assolo dell'ultima canzone?
Esattamente.

In futuro credete di sviluppare maggiormente quest'interessante tendenza personale a mischiare furia cieca con un po' di tecnica che non guasta mai?
In generale sì, i tecnicismi non andranno diminuendo senza però prevaricare gli altri elementi.
Il prodotto finale è sempre dato dall'unione dei nostri gusti personali e la tendenza verso la tecnica piuttosto che verso la furia non è deciso a priori ma emerge durante la composizione di ogni canzone e ogni canzone può essere considerata un episodio a sè stante che nell'insieme va a comporre il nostro stile.

Infatti il vostro disco mostra notevole fantasia nel differenziare i vari pezzi. In genere quale è il brano che dal vivo piace di più?
Un evergreen è l'odio che hai dentro, e quindi forse "Odio" piace di più perchè è uno dei pezzi più antichi (ai tempi ero un giovane 14enne) e facili da ricordare. Ma "Asettico", pezzo più recente non presente nel demo, fa sempre la sua porca figura. In particolare di "Odio" si possono dire tante cose ad esempio che è stata scritta da me per un mio vecchio gruppo, che è stata riarrangiata mille volte e che rappresenza la rabbia in maniera molto pura e limpida come quella di un ragazzino arrabbiato, e quindi probabilmente piace e prende proprio per questa ragione. A mio parere il bello di quel pezzo è la sua onestà.

Un altro pezzo che prende molto e che ci divertiamo sempre a suonare è "Nessuno".

Divertire... strana parola se riferita alla vostra musica. O meglio, da un lato riuscite a sperimentare come se la musica fosse un vero e proprio gioco, dall'altro trasmettete un bel monolite d'odio. I testi sono lì per confermarlo...
Beh, intanto grazie, visto che tutti i nostri testi sono opera mia e sono contento che riescano ad evocare qualcosa. Sul discorso gioco devo ammettere che ovviamente il lato ludico della faccenda esiste ed è una delle cose più belle che abbiamo, essendo noi tutti amici e facendo una cosa che ci diverte moltissimo e ci fa sentire davvero felici. In tutto questo cerchiamo di buttare dentro al progetto tutta la bile che riusciamo ad accumulare liberandocene ed esprimendo noi stessi come persone.

L'aspetto tragicomico è comunque evidente anche dal demo a tratti penso

Verissimo. Per quanto riguarda la copertina perchè il disegnatore ha "trattato" male quelle specie di figure umane?

Cominciamo a dire che il disegnatore della copertina del nostro demo è Pio, il nostro batterista, questo ti fa capire anche quanto sia home made tutta la realizzazione del lavoro. Le figure rappresentano uomini e donne senza volto, senza caratteri sessuali evidenti, in bianco e nero che però si erigono come se non fossero consce della loro condizione di essere nulla. Cosa meglio di questo poteva descrivere meglio il concetto di nessuno?

Quindi ciò si ricollega benissimo alla tragicomicità da te menzionata....
Sicuramente sì.

Il carattere in bianco e nero della copertina in effetti da cosa è stato determinato?
Volevamo creare in chi la vedesse un senso di stasi e di immobilità e pensavo che usare per la maggior parte il bianco esaltasse questo senso di vuoto e su questo eravamo tutti daccordo.

E poi una copertina di un disco grindcore bianca forse l'avevano usata solo i Deprogrammazione con il loro "Non Esiste" (album che fra l'altro recensii io stesso nel 5° numero di Timpani allo Spiedo... Nda Claustrofobia) prima di noi.

(mi ricordo, c'ero anch'io)
E' sempre bello tradire le aspettative di chi si ritrova in mano un tuo lavoro ahahahaha! Anche se però abbiamo notato a posteriori questo particolare.

Ritornando a bomba al fattore gioco, perchè utilizzate con particolare frequenza gli spezzoni dei film? Cioè, che dovrebbero donare all'intera musica e di conseguenza all'ascoltatore?
Beh intanto c'è da dire che siamo quasi tutti dei divoratori di pellicole di ogni sorta non indifferenti. Il citazionismo è una cosa che ci ha sempre stuzzicato, il tutto è nato rileggendo i testi che avevo scritto ed il fatto che mi rievocassero immagini di film era molto divertente. Quindi abbiamo pensato "perchè non supportare il nostro pensiero con la musica e anche con il cinema" ed è nato tutto questo gioco all'ultima citazione per dare più forza al tutto e forse anche per divertire noi e l'ascoltatore.

…fra cui con l'esilarante citazione di tropic thunder! E' possibile però trovare fra il personaggio di Tom Cruise ed i vostri testi un legame da rintracciare specialmente nella misantropia più spinta (beh, più o meno...)?
In realtà il pezzo è stato preso per la sua volgarità.

Vado a spiegare il testo di "Soliloquio" che recita:

"come vomitare parole sull'ombra di ciò che eravate sapendo di non ottenere risposta".

Il tono del testo era venuto fuori decisamente aulico e la volgarità è stata scelta diciamo per ricordare che si tratta di un discorso sostituibile tranquillamente con un sano e diretto vaffanculo.

Insomma, per la serie "mai parlare a vanvera"?
Nel senso che spesso parlare con gli altri è equivalente al parlare con sè stessi perchè in ogni caso l'unico che ti ascolta sei tu.

Quasi un testo sull'incomunicabilità allora?
Assolutamente.

Dai vostri testi però traspare anche molta misantropia. E' un sentimento che nel gruppo riguarda solo te o anche gli altri, magari in maniera diversa dalla tua?

Sicuramente la misantropia è un sentimento che esiste all'interno di tutti noi in un modo o nell'altro.... e sicuramente ognuno la vive a modo suo quindi ognuno di noi risponderebbe in modo diverso a questa domanda. Io ti dirò che non mi compiaccio di questo sentimento come la gran parte dei gruppi in questo genere tende a fare, anzi è una cosa che mi riempie di tristezza e mi mette a disagio. Il fatto di vivere l'incomunicabilità, il vedere tanta gente che rifiuta di essere se stessa nel nome del niente e il fatto che io non mi sono mai sentito parte di un tutto sotto molteplici punti di vista.

Quindi il tuo non è esattamente un odio vero e proprio?
Direi più un risentimento che affinatosi nel tempo è diventato odio danneggiando anche me.

Beh, almeno la musica tempera questo danno...
La musica è fantastica proprio per questo visto che trasforma cose oscure e dannose in qualciosa di bello che per quanto tetro sia è possibile comunque goderne. E' affascinante proprio questo trasformare qualcosa di negativo in qualcosa che in fin dei conti mi sembra positivo.

Giustissimo!
Felice che possa essere un discorso condivisibile.


Una curiosità: perchè avete un nome in inglese nonostante cantiate in italiano?
Il nome è venuto in mente a me e al batterista quando avevamo 16 anni: è una cosa abbastanza infantile.... penso sia rimasto per sottolineare un concetto di naturalezza e spontaneità, un po' come fanno i bambini. E poi vabbè il concetto di reietti pone un bel punto interrogativo su chi siano realmente i reietti.

Nel caso specifico siete voi 5 o sono gli "altri" (bella 'sta parola!)?
Eh boh questo non lo abbiamo ancora capito.

Wow!
Sicuramente c'è una voglia di staccarsi da quello che è il "resto" ma non saprei dirti esattamente il marcio dove stia.

E' probabile anche che il marcio sia in sè stessi. Rimando a tal proposito alla tua sofferta e "involontaria" misantropia per esempio, che è quasi un condizionamento di chi ti circonda per strada.
Direi che è un collegamento che calza a pennello. La stessa ispirazione per i testi spesso mi viene semplicemente affacciandomi al balcone e questo la dice lunga.

Direi che basta respirare lo smog per portare avanti riflessioni simili alle tue...
Basta respirare e basta direi.

La spontaneità da te citata si riflette anche nella, chiamiamola così, innocenza della madrelingua?
Credo di si, visto che i testi non sono affatto pensati o premeditati ma un flusso di coscienza libero, e questa è una cosa che in inglese non potrei fare. Poi l'italiano si presta a mille giochi di parole e a mille paragoni che con l'inglese puoi solo sognarti. Inoltre secondo me l'italiano è una lingua più incazzosa (ahahaha!), basta pensare a tutte le volgarità che si possono sfornare nella nostra bella lingua

D'accordissimo. Ma allora come spieghi il fatto che nella cultura punk-hc l'italiano venga così preso in considerazione mentre nel metal, con cui simpatizzate, ce n'è veramente poca traccia?
Probabilmente per un fattore di internazionalità. Invece mi fa abbastanza piacere che un ascoltatore straniero per capire quello che dico debba tradursi i testi dall'italiano.

Onestamente però non ho mai capito perchè nel metal si canta prevalentemente in inglese.... forse perchè spesso e volentieri i messaggi passano in secondo piano e si opta per una lingua semplicemente più assimilabile.

...e guardacaso spesso negli articoli ci si inventa una presunta difficoltà nel legare le metriche metalliche alla nostra lingua. Una difficoltà che di fatto non esiste per niente...
Io non ho mai trovato questa difficoltà neanche scrivendo liberamente quello che mi viene in mente senza badare alla metrica. Spesso e volentieri neanche modifico il testo per renderlo in metrica anche perché così perderebbe di spontaneità... no?

Ultima domandona: cosa avete in programma?
Eh bella domanda..... cosa abbiamo in programma.... direi di continuare su questa strada perchè ci sta dando davvero moltissimo e quindi va bene così. Poi speriamo di uscire con un album il prima possibile e di continuare con le date dal vivo. Per il resto mi auguro solo di continuare a fare ciò che mi piace e penso se lo augurino pure gli altri miei compagni di viaggio anche perchè di pezzi inediti ne abbiamo già 7 quindi tra non molto arriverà qualcosa.

Penso che ci sarà un'orgia quando uscirà il vostro album, dopo tutti 'sti dischi "improbabili". Dato che siamo in tema, in che senso è inascoltabile il vostro primo lavoro (fortuna che doveva essere l'ultima domanda)?
Tranquillo... è inascoltabile proprio nel vero senso della parola:
venne registrato in una sala prove con un registratore portatile da dei sedicenni che non sapevano suonare e avevano voglia di far casino. Anche se in fin dei conti quel demo è lentissimo in confronto a quello che facciamo ora.

Grind solo per attitudine?
Ma nemmeno ahahahaha!

Ah comunque io una copia di quell'aborto ce l'ho ancora!

Mitico! E quanto costerebbe per gli incalliti collezionisti dell'assurdo?
Ma te lo regalo, anzi, potrei pagarti io per sorbirtelo.

Ci sono le vecchie versioni di due pezzi che trovi anche su "Nessuno" più due cover.

Di quali gruppi?

Cripple Bastards e Pioggia Nera (degli inquietanti Nerorgasmo. Nda Claustrofobia).

Eviterò commenti su questa pagina tragica della nostra storia.

Beh, i Nerorgasmo di tragedia ne capivano molto!
Infatti ultimamente dal vivo stiamo facendo una loro cover.

(Qua Black ha cominciato a fare tutto lui senza avergli chiesto di mandare un messaggio finale! E pensare che volevo finire l'intervista con la sua ultima frase sui Nerorgasmo, molto d'effetto ed implicitamente buia. Nda Claustrofobia)

...e in più un grande saluto ai Male Misandria che oltre a essere nostri amici sono anche uno dei nostri gruppi preferiti xD

Ai Male lo dovevo xD

Dopo quel famoso concerto annullato mi pare un dovere.
Esatto.

lunedì 27 giugno 2011

Rejekts - "Nessuno" (2010)

Recensione pubblicata il 15 Maggio 2011 sulla mia pagina FaceBook.

Demo autoprodotto
Formazione 2007): Black, voce;
Dave, chitarra e voce;
Joe, chitarra;
Pacho, basso;
Pio, batteria

Provenienza: Saronno/Garbagnate, Lombardia

Discografia: “Negative Existence” (Demo, 2007)
“Old School Fun” (Split con i Vomit Hate Noise, 2010)
“Nessuno” (Demo, 2010)
“Humanity Makes Us Mediocre Mediocrity Makes Us Human” (Split -
cassetta con A Murder of Crows, Ebola e La Mort, 2011)

Canzone migliore del demo:
senza possibilità d’appello l’inaspettata “Nessuno”, costruita in maniera magistrale.

Punto di forza del demo:
sicuramente le varie chicche che lo riempiono e che non solo mostrano un’ottima varietà e fantasia non molto facili da beccare in territorio grind ma anche dei margini di miglioramento notevoli.

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Chiamatemi nazionalista (lo sono). Chiamatemi reazionario (non lo sono). Chiamatemi rompiballe (minkia se lo sono!). Chiamatemi come cazzo vi pare (sbaglio od ho appena citato i Milizia HC?). Solo che quando ho a che fare con gruppi che cantano in madrelingua non posso far altro che applaudire tale scelta. Una punta d’orgoglio inizia così a cadere sulla carta perché finalmente viene dimostrata la bellezza e l’intensità di una lingua curiosamente tanto bistrattata dal metal nostrano quanto elevata dalla nostra scena punk – hc, magari adducendo a difesa di questa autarchia la lotta alla globalizzazione. Ma perché bisogna per forza tirare in ballo le Idee e non pensare che in fondo l’italiano è la nostra lingua, quella che ci viene più naturale usare, anche quella – perché no? - dalle origini più vicine alla nostra sensibilità e meridionalità e che richiama il latino ed il greco, due idiomi figli di altrettanti nobili culture? Sarà che storicamente l’italiano non è sentito come l’inglese in quanto è una lingua che ha cominciato ad avere una sua precisa identità relativamente da poco, ossia da quando Manzoni si mise a scrivere e a revisionare fino alla sua morte i “Promessi Sposi”, ragion per cui ci manca quell’unità che invece sembrano avere i popoli anglosassoni? Eppure, c’è qualcosa che non quadra perfettamente: perché ‘sti 5 pazzi non si sono fatti chiamare “Rifiutati” in luogo del corrente “Rejekts”? I misteri della vita.

Questo non è nemmeno l’unico contrasto presente. Infatti, “Nessuno” non è soltanto musica. E’ anche spettacolo in una sua accezione più ampia visto che vi si trovano diversi spezzoni tratti da film come il magnifico e anarcoide “Fight Club” (l’intro dove si sente Brad Pitt con i suoi anatemi da misantropo consumato) o come la parodia delirante di “Tropic Thunder”, una pellicola che per quante volte l’ho guardata ormai me la ricordo a memoria (ascoltatevi “Soliloquio” che vi farà ridere a crepapelle, almeno quando entrerà nel discorso Tom Cruise che in questo film è veramente ma veramente volgare), mentre “Profondo Rosso” (titolo molto fantasioso!) prende di petto la famosa minaccia di morta dell’assassino argentiano rivolta a Marc che intanto se la sta abbondantemente cagando sotto. L’unico problema è che non mi sovviene per nulla la pellicola da cui è stato tratto lo spezzone omicida della canzone omonima (che poi da Black ho saputo che è stato preso, come la citazione dotta che citerò fra pochissimo, da “Elephant” di Gus Van Sant, regista di culto che fra gli altri ha diretto il bellissimo e disturbante “Da Morire” avvalendosi di una malata Nicole Kidman), ma d’altro canto è proprio qui che emerge un’altra caratteristica del disco, ovverosia la pratica di appiccicare, soprattutto come introduzione o conclusione per un determinato episodio, campioni di pezzi non propri, e nel brano sopraccitato viene addirittura scomodato l’immortale Beethoven e la sua storica composizione “Per Elisa”.

I Rejekts non si dimostrano comunque soltanto degli ottimi cinefili ma anche dei musicisti incredibilmente fantasiosi capaci di trovate irresistibili nonostante la materia di base storicamente limitata (ma non limitante). Infatti, i nostri sono sì dei validissimi trafficanti di un grind bello compatto ma sanno dosare sufficientemente il duro impatto di questo genere anche attraverso una differenziazione saggia ed accorta dei vari brani, tutti ben distinguibili fra di loro. Più nel dettaglio:

- “L’Odio Che Hai Dentro” è un grind dalle tinte nerissime e dai tratti talvolta nettamente metallici. Si basa fondamentalmente su una semplice sequenza di soluzioni nella quale si alternano, non trascurando interessanti variazioni ritmiche, velocità al fulmicotone ed abissali e tonanti tempi medio – lenti. Si fa inoltre la conoscenza della voce urlata allo stremo e resa quasi criptica e poco intelligibile da una produzione bella sporca che spesso l’attutisce così tanto da creare un’atmosfera spaventosa, quasi come se si stesse cantando da un’altra dimensione;

- “Soliloquio” possiede invece un riffing ipnotico e riconducibile più alle forme del black e death metal che al grindcore in senso stretto. Ma ovviamente non potevano mancare come ormai tradizione del grind dei grugniti rozzi e puzzolenti che regalano al tutto una dose immane di inquietante cavernosità, e per questo è una cosa curiosa la loro più totale assenza nel brano precedente. Il fatto più sorprendente di questo pezzo non è nient’altro che un lungo assolo di batteria (durata approssimativa: una decina di secondi) che praticamente introduce allo spezzone di “Tropic Thunder”. Non sentivo un assolo del genere da quando i miei timpani vennero accolti dal grezzume dei varesini Inlansis nel demo non – ufficiale “Three Scary Tales” (sto parlando di un disco recensito nel 2° numero di Timpani allo Spiedo…);

- Con “Profondo Rosso” si ritorna ad un grind spacca – ossa e tetro con tanto di lavoro di cassa un pochino più articolato del solito e che alla fine fa partire uno stacco di chitarra dal riffing per niente severo e ineluttabile su cui poi si stagliano inaspettati blast – beats inferociti. A quanto pare, i Rejekts sanno cosa significhi il termine “imprevedibilità”… L’unica cosa che non mi convince del tutto è l’uso forse un po’ troppo sproporzionato dello spezzone preso dal film omonimo perché, oltre alla scena “Marc cagasotto”, la conclusione è affidata alla musica infantile che l’assassino usa per uccidere le sue vittime. Di conseguenza, tutto ciò praticamente seppellisce la durata stessa della musica vera e propria (che è ciò che conta veramente), ma d’altro canto tale sproporzione avviene soltanto in quest’episodio;

- In “Fango” si rivela il lato più epico dei Rejekts che qui si danno da fare con un punk – hc più melodico e da inno vero e proprio paragonabile da vicino a quanto fatto da gruppi come i pugliesi Hazard. Certo, le solite velocità indiavolate ci sono ma stavolta sono i tempi medi a dominare su tutto. Inoltre, tanto per ribadire la natura profondamente metallica del giovane quintetto nordista, dal riffing ad un certo punto sembrano affiorare influenze thrash neanche troppo velate;

- “Laccio Emostatico” è un brano strambissimo (oddio, chiamarlo così è quasi un complimento!) essendo com’è basato su pause d’effetto di chitarra e terremotante caos puro per poi finire il discorso addirittura con insospettabili intrecci di chitarre, nude e crude minacce subliminali che danno la sensazione che il casino blasteggiante subito precedente sia solo apparentemente finito;

- Ora viene la cover degli immarcescibili Cripple Bastards, ossia “1974”. Una cover che risulta piuttosto semplificata dal punto di vista ritmico favorendo però al contempo una maggiore e pesante accentazione del riffing da parte di una batteria perfetta. I Rejekts intrattengono l’ascoltatore con il brano strutturalmente più semplice e immediato (essendo infatti un 1 – 2 – 1 – 2 senza variazioni, e punto e basta) del lotto, nonché uno dei meno “caciaroni” e veloci (sono infatti del tutto assenti i blast – beats) ma non per questo è da ritenere come il meno “cattivo”, anzi. Sentite il riffing per esempio: di una “cazzutaggine” beffarda e groovy dal piglio tremendamente contagioso. L’unico rammarico è che rispetto al pezzo originale la cover dura un minuto in meno, ed in effetto avrei desiderato una rifinitura migliore, fosse anche questa rappresentata da una semplice pausa come quanto offerto dai Cripple Bastards per poi ripartire con l’assalto. Sì perché tale riproposizione sembra avere una conclusione sbrigativa nonostante la struttura già scheletrica del brano originale. Ma in fin dei conti essa riesce a tenere bene sulle spine l’ascoltatore che così facendo è costretto ad aspettare un qualcosa di molto più incisivo con il gran finale del demo, ergo i nostri forse non hanno avuto tutti i torti nel rendere monco e non particolarmente potente un episodio memorabile del gruppo genovese;

- Gran finale che è giustamente rappresentato dalla canzone autointitolata. E’ proprio qui che i nostri mostrano con assoluta perizia un’ottima capacità nel costruire in rapidità un climax emotivo a dir poco superlativo. Prima, blast – beats a oltranza con un riffing quasi urlante, poi il ritmo rallenta con la batteria che dà prova di un discorso più vario e ragionato che riesce a rafforzare notevolmente le chitarre che ora si sono fatte epiche. E da una di esse, adesso che il tempo è diventato medio – lento, viene partorito addirittura un assolo propriamente detto. Un’altra volta il termine “imprevedibilità” è stato onorato… alla massima potenza!

Voto: 78

Claustrofobia
Scaletta:
1 – Intro/ 2 – L’Odio Che Hai Dentro/ 3 – Soliloquio/ 4 – Profondo Rosso/ 5 – Fango/ 6 – Laccio Emostatico/ 7 – 1974/ 8 – Nessuno

MySpace:
http://www.myspace.com/rejektshc

Face Book (che è meglio):
https://www.facebook.com/pages/Rejekts/178618772182368