Band: Black Faith
Title: Nightscapes
Genre: Black Metal
Year: 21st January 2017
Time: 67 min
Rating: 87/100
After 4 years since their excellent debut album "Jubilate Diabolo", the Italians Black Faith are back with their second effort "Nightscapes", preceded by the curious single "La Preda" (2014), containing the cover of a song with the same title of the historic Italian rock band Litfiba, surely a strange way to celebrate the 10th anniversary of a black metal band! But don't worry because Black Faith remains "black" by name and by music also because with "Nightscapes", released by the Mexican label Throats Productions, they have a lot of hardship inviting numerous and even distinguished guests coming from the Italian black metal scene. The result of all these efforts is an album so traditionalist in the sound to be very ambitious also because "Nightscapes" is a journey that lasts 67 minutes per 11 various songs.
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lunedì 22 maggio 2017
giovedì 18 luglio 2013
Black Faith - "Jubilate Diabolo" (2013)
Album (Mother Death Productions, 6 Aprile 2013)
Formazione (2004): Snarl – voce/chitarra solista;
Vinterblot – chitarra ritmica;
Acheron – basso/voce;
Hyakrisht – batteria.
Località: Pescara, Abruzzo.
Canzone migliore del disco:
“Seduced by the Evil One”.
Punto di forza del gruppo:
la sua incredibile intensità.
Cover artwork: Ereshkigal Black Art
Toh, guarda chi ritornano da queste parti, i Black Faith! Sono passati ben 3 anni dall’uscita e dalla mia recensione del promo di “Jubilate Diabolo”, ottimo esempio di ancient black metal nostrano che difettava di una produzione deboluccia e un certo deja – vù nelle linee vocali. Finalmente, i nostri ce l’hanno fatta a pubblicare il loro primissimo album, che è composto prevalentemente da pezzi già noti del gruppo, compresi “Padre Mithra” e “Black Nocturnal Liturgy”, provenienti addirittura dall’unico demo “Proclaim My Victory” dell’A.D. 2006. In pratica, il solo brano inedito è “Burnt Flesh Sculptures” ma ne avrei desiderati un po’ di più. L’importante è che le vecchie canzoni siano state debitamente ri – registrate e in certi casi anche ri – arrangiate almeno un minimo secondo il differente periodo storico.
Il comparto vocale è un valido esempio di ciò. Infatti, le urla inquietanti di Snarl, capace di variarle abbastanza in modo da adattarsi meglio all’atmosfera dei vari pezzi, sono ora accompagnate (ma al lumicino) da veri e propri grugniti, che spesso le doppiano. Poi, si utilizza di più la produzione, pulita e compatta come mai prima d’ora, giocando talvolta con gli effetti sulla voce (e non solo).
La musica dei Black Faith rimane ovviamente un black metal abbastanza dinamico, ben equilibrato fra le parti medio – lente (compresi passaggi dal groove incredibilmente contagioso) e quelle più veloci (che vanno dai blast – beats incarogniti a un parecchio frequente tupa – tupa non molto veloce) e abile a differenziare brillantemente fra di loro i pezzi, magari con un pizzico di punk (come si vedrà). Le melodie sono presenti ma non prevalgono come negli Arcanum Inferi, preferendo in non poche occasioni un approccio più spietato e spesso quasi ai limiti della scuola svedese (non a caso, i Black Faith sono nati come gruppo cover dei Marduk). Inoltre, la chitarra solista, pur non sparando mai assoli (se non uno breve e bello devastante in “Seduced by the Evil One”), dà un importante contributo in modo da completare/integrare il riff di base.
Come ho scritto prima, i vari pezzi si distinguono molto bene l’uno dall’altro. Per fare qualche esempio:
- “Seduced by the Evil One” è sicuramente la più punkeggiante e dinamica canzone di tutto il lotto fino a essere, nei suoi “soli” 4 minuti, praticamente isterica in certi momenti. Per inciso, recentemente l’ho postata su FaceBook definendola come una delle canzoni migliori del black italiano (avrò forse un po’ esagerato?);
- “Padre Mithra” è l’altra hit dell’album, pur essendo completamente all’opposto di “Seduced…”, dato che è un pezzo bello ossessivo e dall’introduzione lunghissima di quasi un minuto e mezzo (cosa che condivide con la precedente “Thy Vital Breath” visto che anche qui il cantante ci mette una vita a sparare i primi versi);
- “Black Nocturnal Liturgy”, invece, parte doom per poi avere una parte centrale ultra – blasteggiata come gli svedesi comandano, riprendendo alla fine quella cupezza un po’ funerea dei primi minuti, con tanto di sovraincisioni vocali di sicuro effetto;
- la titletrack, infine, è il tour de force dell’album considerati i suoi 7 minuti di delirio (ma ricordo che è stata un po’ accorciata) nei quali sono ben presenti delle melodie disperate e tempestose, e fra l’altro i nostri hanno aggiunto delle tastiere minimaliste che mancavano nella versione originale (però chi le ha suonate?);
Mi sono accorto che ci sono delle differenze fra la prima e la seconda parte del disco. Infatti, la prima patte consta di canzoni che badano più al sodo (leggasi, più brevi, sui 4 minuti e mezzo circa di media) e sono più ricche dal punto di vista ritmico. Di contro, le restanti 4 sono più lunghe (6 minuti di media) e risultano essere più che altro un’alternanza fra blast – beats e tempi medio – lenti, con i tupa – tupa e l’elemento punk che hanno un peso notevolmente minore. Di conseguenza, ho una leggera preferenza per la prima parte, che è un po’ più intensa e per certi versi un po’ meno tradizionale.
Eppure, è proprio questa ad avere l’unico brano non proprio riuscito dell’album, cioè “Beyond the Night”. Tale canzone è fondata perlopiù sui tempi medi, che dominano negli ultimi 4 minuti, pur partendo ultra – veloce. Solo che negli ultimi 2 minuti la voce scompare letteralmente, dimenticandosi così di dar manforte ai propri compagni, anche perché non è che ci siano tutti ‘sti virtuosismi o passaggi a effetto che potrebbero giustificare la loro assenza. Alla fine, forse era proprio meglio la versione originale di “Beyond the Night”, non credete?
In definitiva, a parte quest’appunto e il fatto che si dovessero proporre più pezzi nuovi, “Jubilate Diabolo” è un album che consiglio alla grande senza pensarci neanche una volta e mezzo. E’ vario, è cattivo, ha anche qualche lirica in italiano (però mischiato inspiegabilmente con un po’ di inglese – “Padre Mithra” e la titletrack), il basso certe volte offre dei buoni spunti melodici (come negli ultimi due pezzi)… e il black italiano ha un altro gruppo di cui essere orgogliosi. Fra l’altro, faccio notare che poco dopo l’album è uscito uno split, intitolato “The Last Prayer”, dei Black Faith insieme ai distruttivi Acheronte (altra conoscenza di Timpani allo Spiedo) e i veterani Khephra sotto la mitica SBRT Records. Sì, e i pezzi sono? Tutti inediti…
MANNAGGIA!
Voto: 86
Flavio “Claustrofobia” Adducci
Scaletta:
1 – My Walk in the Dark/ 2 – Beyond the Night/ 3 – Seduced by the Evil One/ 4 – Thy Vital Breath/ 5 – Padre Mithra/ 6 – Burnt Flesh Sculptures/ 7 – Black Nocturnal Liturgy/ 8 – Jubilate Diabolo
FaceBook:
SoundCloud:
sabato 14 marzo 2020
Black Faith: Hyàkrisht left the band!
Hey brutal bangers,
bad news about the Italian black metal band Black Faith! In fact, Hyàkrisht, their drummer since 2009, recently left the band.
bad news about the Italian black metal band Black Faith! In fact, Hyàkrisht, their drummer since 2009, recently left the band.
domenica 11 giugno 2017
INTERVIEW TO BLACK FAITH!!! (SNARL)
Hey guys,
this is the second interview to Black Faith on these pages! But this time I wanted to do something different because I preferred to do a phone interview to them through the words of Snarl, their singer/guitarist that I heard finally after many reviews on these pages about the productions of his band. It came up a very funny and interesting interview, also because, after it, I talked so very much with Snarl about the recent conditions of the Italian (black) metal scene that the conversation lasted even the beauty of 79 minutes!
But this interview, conducted one week ago and exactly 4th June, gave to me also my very first opportunity to translate an entire interview from Italian to English, so I hope that I well translated it with my a bit Broken English.
A last consideration: some comments between round brackets during the answers of Snarl are mine but you can simply recognize them because they aren't in bold.
venerdì 10 maggio 2019
INTERVIEW TO WITCHGÖAT!!!
Hey brutalbangers,
some days ago I published a brief article about the El Salvadorean extreme metal scene featuring bands such as Witchgöat, Invocation of Death and Apes of God. If you remember, I promised in that article that I had the intentions to interview one of those bands and, so, that promise is today reality. In fact, the following is the interview that I did to Witchgöat, an amazing black/thrash band consisting of veterans of the El Salvadorean scene. P. Scyther (founder and guitarist) and M. Miasma (singer) answered to my questions with the result to tell us a lot of interesting things about their band and the hard metal situation in El Salvador.
ENJOY IT!!!
martedì 27 agosto 2013
Intervista ai Black Faith!
Weilà ragazzi! Sono appena tornato dalle vacanze, quindi, per celebrare la ripresa dell’attività di Timpani allo Spiedo, vi propongo questa bella intervista ai Black Faith, a mio avviso uno dei migliori gruppi black italiani attualmente in circolazione. Risponde Snarl, cantante/chitarrista della formazione abruzzese. L’intervista, che me l’ha passata completa Zeyros della Mother Death Productions, è veramente molto interessante e appassionata, come dovrebbe essere sempre.
BUONA LETTURA!
1) Ehi ciao, bentornati su queste pagine! Sono passati ben 3 anni dal promo di “Jubilate Diabolo”, come mai ci avete messo così tanto per far uscire il vostro primissimo album?
Ciao a tutto lo staff e ai lettori di Timpani allo Spiedo Webzine! Beh, poco dopo aver dato alla luce la versione promo di “Jubilate Diabolo” abbiamo lavorato per ricompletare la formazione e tornare sul palco, poi abbiamo deciso che il suono del “Promo 2010” era troppo digitale e siamo stati costretti a ri-registrarlo. Tra questo e la ri-registrazione negli Underroom Studios aggiungici pure alcuni impegni live, una laurea magistrale, un po’ di tempo di Hyakrisht e di Acheron per registrare con le loro rispettive bands, il tempo di trovare una label per il cd, e pure un mio periodo in cui sono stato in difficoltà, e hai ottenuto più o meno l’arco di tempo di 3 anni. Attualmente stiamo già componendo nuovi pezzi, e un paio sono già stati portati da live.
2) Perché lo avete riempito quasi esclusivamente di vostri vecchi pezzi? Quelli nuovi del recente split da quanto erano pronti?
In realtà i brani di “Jubilate Diabolo” prima dell’uscita del full length sono stati sentiti da ben poche persone, quindi non sono vecchi, perché la versione “Promo 2010” era una cosa temporanea solo per trovare una label e per avere qualche recensione in vista del full length, oltre che per dare qualche segno di vita visto che era un po’ che non si registrava qualcosa. Avendolo tu e qualche altro recensore sentito, a differenza di moltissima altra gente, posso capire che i pezzi siano vecchi per te, ma non è così per il pubblico. In totale di quel promo ne avremo date via sì e no 50 copie, moltissime delle quali sono state date a webzines e a case discografiche. Per il resto, non è mai stato messo in vendita e neanche è stato messo su YouTube, tranne un brano o due.
I brani dello split recente, ovvero con Khephra e Acheronte, sono stati composti da me e terminati nella prima metà del 2010, quindi dopo che avevamo registrato il Promo e parecchio dopo che la tracklist di “Jubilate Diabolo” fosse stata decisa. I brani di “The Last Prayer” rappresentano inoltre un distacco netto da “Jubilate Diabolo” perché sono 3 brani massicciamente influenzati dal thrash old school, dal metal più classico e dal rock. Stonavano nettamente con i brani del primo full length e davvero non si potevano mettere nello stesso cd.
3) Voi avete iniziato come gruppo cover dei Marduk, e quindi quanto vi è servita quest’esperienza e quanto è durata?
Fu breve e poco o per nulla rilevante. Durò circa 4-5 mesi, al tempo suonavo con tutta un’altra line up, non facemmo mai concerti come cover band, facevamo solo brani dei primi Marduk, tipo “Wolves”, “On Darkened Wings”, e non eravamo interessati a fare brani più famosi tipo “Panzer Division Marduk”.
Già sarebbe uscita una cover band strana, ma soprattutto ormai sentivo che ero pronto per cominciare a scrivere pezzi miei. Il primo riff mai composto dei Black Faith è il primo di “Sanctity in Darkness”, scritto da me e da Lord Asmod a Dicembre 2004 e non è assolutamente in stile Marduk. Quindi credo sia stato solo un periodo di avviamento normale, che non mi ha neanche particolarmente influenzato come composizione, anche se sono sempre stato, e lo sono tuttora, un grande fan dei Marduk.
4) Comunque, nel vostro black metal si sente qualche forte influenza dalla variante svedese del genere, anche se il vostro stile risulta decisamente più dinamico e “razionale” di quello dei vecchi Marduk. In più, a tratti sembrate parecchio influenzati dal punk (specialmente in “Seduced by the Evil One”). Ci ho visto giusto?
Le influenze dei Marduk non ce le sento e, con rispetto, è da tempo che ogni nostro disco bene o male finisce per essere accomunato a sproposito ai Marduk. Tranne il “Promo 2010”: lì c’era una cover dei Darkthrone e ci dissero che somigliavamo ai Darkthrone (e hai ragione, pure io feci ‘sto paragone! Nda Claustrofobia). Ora che è uscito il cd, la gente è tornata a paragonarci ai Marduk, peccato però che il promo era un’anteprima del disco e 5 pezzi sono gli stessi ri - registrati!
Penso che la gente categorizza troppo la band X in base alla cover che porta o in base alle tematiche mostrate nella cover o nel logo, e questo non va per niente bene, anche perché non succede di rado in Italia, e a volte ti fa veramente porre dei punti interrogativi. Ricordo quando ad esempio i romani Vidharr pubblicarono un demo che aveva anche una cover dei Carpathian Forest: tutti ad accomunarli ai C. Forest e qualcuno a bocciarli perché non erano abbastanza nello stile di quella band (?!?). Ma se ascolti i brani di quel demo, e conosci i C. Forest, sai bene che paragonarli è una sciocchezza. Se Ligabue facesse un album con una cover dei Carpathian Forest o dei Marduk, vuol dire che quell’album va paragonato a tali bands? Non credo proprio. Eppure con noi e altre bands succede.
Tornando alla tua domanda: abbiamo delle parti molto veloci di batteria e non suoniamo solo coi tempi stile Darkthrone, quindi sì effettivamente abbiamo uno stile più dinamico, è mutuato dalla nostra passione per il metal old school e per lo speed/thrash in particolare, e questo penso si è riversato sulla nostra musica tramite uno stile veloce ma che punta molto anche all’aggressione. Abbiamo lavorato per far diventare questo stile il nostro trademark, almeno su “Jubilate Diabolo”. Per lo stile razionale, se ti riferisci ai primissimi Marduk ancora un po’ immaturi fino a “Dark Endless” compreso, hai ragione: noi usiamo più armonizzazioni, siamo più tipicamente metal e usiamo più atmosfera nei brani, ma se ci paragoni a “Nightwing” od “Opus Nocturne”, le cose cambiano.
Per quel che riguarda “Seduced by the Evil One”, non sei il primo a sentire influenze punk, ma in realtà il punk c’interessa poco o per niente: quello è uno dei brani dove le influenze old school metal nei Black Faith si sentono meglio. Consideralo come il brano che costituisce lo Speed Metal Attack all’interno del nostro disco, o se preferisci un mix tra Motorhead e Black Metal, shakerato dai Black Faith.
5) Mi sono accorto che l’album è stato diviso in 2 parti: la prima è più diretta e meno tradizionale, mentre l’altra, composta più che altro dai pezzi del vostro primo demo, è più black metal e presenta pezzi più lunghi. Come mai? C’è un brano che preferite più di ogni altro?
Non ci avevo fatto caso, complimenti per l’osservazione, ben scovata! Ma non è stata pianificata. Brani come “My Walk in the Dark” e “Seduced by the Evil One” sono effettivamente più votati alla violenza e “Beyond the Night” alla velocità, mentre effettivamente canzoni come “Burnt Flesh Sculptures” e la title track sono più tipicamente atmosferiche. Questa seconda metà presenta però solo 2 brani su 4 ripescati dal demo, di cui uno, “Padre Mithra”, in realtà è stata inserita nel cd solo a registrazione ultimata, perché per il resto ne era pianificato all’inizio un uso diverso.
Questa suddivisione involontaria del cd in due parti rispecchia bene l’evoluzione sonora dei Black Faith dal demo: da un Norwegian style a uno stile ancora di stampo prevalentemente norvegese ma meno atmosferico e più metal, che ricerca l’aggressività, la potenza sonora e l’impatto live. Essendo questi brani più violenti e veloci, è stato normale (ma evidentemente non fatto apposta) per noi pensare di raggrupparli e metterli in apertura.
6) Parliamo adesso delle tematiche. Di cosa trattano più esattamente i vari brani? Chi è questo “Padre Mithra”?
Il concept dell’album
tratta del bisogno intrinseco dell'uomo di fare il male, del fatto che il male esiste sempre e comunque, di fare tutta una serie di cose che portano l'uomo dritto nel fuoco dell'inferno. E questo è stato diviso in diversi capitoli riguardanti la contraddizione di diversi aspetti dell'uomo e della cristianità. “My Walk In The Dark” attacca la castità spirituale dell’Uomo, simboleggiata dal calice nero, col quale l’uomo si avvicina al Male non appena si apre alla vita. "Beyond The Night" è simboleggiata da un lume di candela rovesciato, questa canzone attacca il dogma e descrive la voglia dell’Uomo di distaccarsi da esso. "Seduced By The Evil One" attacca alcune concezioni mentali della fede cristiana, particolarmente riguardanti esperienze oniriche e inconscie, ed è simboleggiata dal Serpente che avvelena la fede. "Thy Vital Breath" ridicolizza la creazione dell’Uomo, che oggi più che mai morde la mano che l’ha creato. Il simbolo di questa canzone è quello alchemico del Piombo, metallo tossico. "Burnt Flesh Sculptures" descrive la corruzione della carne e il disgusto per l’Uomo. È rappresentata dal simbolo alchemico del Mercurio. "Black Nocturnal Lithurgy" attacca la purezza dell’anima, ben lontana dall’essere quella cosa pura e misericordiosa. Il simbolo è un incappucciato e il testo è tratto da un rituale. Descrive come l’uomo sia soggiogato al Male e agli atti malevoli insiti nella sua natura. La conclusione è scritta nel testo di "Jubilate Diabolo": alla luce di tutto questo, non è difficile notare come il Bene sia solo un principio etico e giusto, ma per il quale nella vita non ci sia posto. La verità è nel Male, l’Uomo ce l’ha dentro e ne è attratto e quindi dovrebbe riconoscerlo una volta per tutte, ed è incredibile notare come questa tipologia di Male corrisponda per moltissimi aspetti (se non tutti) a quella del Diavolo. Ecco di cosa parla "Jubilate Diabolo".
Volontariamente non ho nominato “Padre Mithra” perché come dicevo è stata inserita nell’album solo all’ultimo momento, quando il concept dell’album era già scritto da anni, per cui liricamente si distacca dal resto dell’album. Non a caso questa canzone non compare nel retro cover del “Promo 2010”, malgrado esso fosse un’anteprima del nostro full length. Il testo è un’esaltazione del dio Mithra, e abbiamo scelto proprio lui poiché chiunque abbia seguito qualcosa di Aleister Crowley sa già di cosa si parla: Nel 20 Gennaio 1918 Crowley, studiando la figura del Baphomet e indagando sulla genesi di questo nome misterioso, interpretò la parola come “Baphomethr”, dove la “r” finale è muta, che significa “Padre Mithra”. Mithra o Mitra è un dio italico il cui culto era largamente diffuso tra il 300 e 400 d.C. e fu messo a tacere dall’editto dell’Imperatore Teodosio, che bandì la libertà di religione. Anche i Death SS trattarono anni fa questo argomento nella loro “Baphomet”.
Il testo di questa canzone, inoltre, nel 2005 lo scrissi anche come provocazione alla superficialità spirituale che già allora serpeggiava nel Black Metal nei confronti di temi a mio avviso necessari in questo ambito quali misticismo, occultismo, satanismo e paganesimo. Come spero di aver dimostrato in questa mia brevissima descrizione, c’è francamente molto di più da sapere e di cui parlare piuttosto che scopiazzare due massime di Burzum e poi buonanotte.
7) Alcuni pezzi sono cantati sia in italiano che in inglese. A cosa è dovuta una tale scelta? A quando un brano cantato completamente in madrelingua?
Quando metto parti in italiano nella musica lo faccio perché avrebbe poco senso farlo in inglese. La parte in italiano di “Padre Mithra” è una preghiera al dio Mithra, ed essendo come detto prima un dio italico, cantare quella parte in inglese non avrebbe avuto senso. Riguardo alla title track, cantata in italiano per metà, quelle parole sono l’apice del concept dell’album, perciò volevo che fossero esposte chiaramente delle parole che suonano esecrande, crude e ingiuriose. L’ho fatto sia per rendere chiaro il concetto dell’album, sia perché penso che a volte il Black Metal manchi di un messaggio da dare che sia blasfemo ma anche concreto e inquadrabile, e che venga rimpiazzato da frasi (meglio se in italiano) magari auliche ma con un messaggio mica tanto chiaro e a volte con un lessico non sbagliato ma improbabile. La nostra risposta è un’opposizione a questo, manifestata con questa scelta stilistica.
Per quel che riguarda un brano in italiano, ti dirò: per me un testo in madrelingua o in inglese è nient’altro che un marginale particolare, un dettaglio. Se capiterà che faremo una canzone in italiano, ci sarà il suo motivo artistico, ma non so se e quando questo avverrà. Personalmente ho sempre pensato che l’italiano è una lingua troppo eufonica e ha troppe parole lunghe, difficili da mettere in metrica; può servire per sottolineare alcuni momenti salienti della canzone, ma niente di più. Ho sempre preferito l’incredibile “Io Thoth Amon, Io sono Shaytan” strillato da Cadaveria negli Opera IX alla fine di “The first seal”, che sottolineava il climax conclusivo della canzone, oppure la parte finale declamata di “Roma Divina Urbs” degli Aborym, piuttosto che dei testi completamente in italiano di tante altre bands.
Infine, magari è solo una mia impressione, ma ho notato come i testi Black Metal in italiano tendono spesso a essere troppo poetici o comunque ad abusare di parole o espressioni auliche, e per questo li ho sempre trovati in molti casi stucchevoli, ridondanti, e pure un po’ pacchiani. Questo è un altro dei motivi per cui al momento non mi va proprio di scrivere una canzone tutta in italiano.
8) Raccontatemi del vostro split che, fra l’altro, avete diviso con un gruppo storico della Penisola, cioè i Khephra. E’ strano che, di punto in bianco, siate diventati così attivi rilasciando 2 dischi nell’arco di un mese…
I 3 brani da noi proposti dovevano in realtà uscire per un altro split con altre bands e label, ma non se ne fece più niente, così dopo un po’ di contatti, seppi da Phobos degli Acheronte che loro stavano per fare uno split coi Khephra a cassetta tramite la SBRT Records. Chiedemmo se potevamo unirci a loro e tutti accettarono. Siamo davvero contenti di aver fatto uno split con queste due bands: gli Acheronte già li conoscevo, avevo visto dei loro concerti e insieme siamo pure andati a vederne qualcuno a Roma. I Khephra li conosco sin da che ho recensito anni fa il loro “Resurrection”, e li trovai eccezionali. Conobbi Draughar tramite Facebook e scoprii che musicalmente c’era stima reciproca, oltre al fatto che è un amante del metal old school come me. Abbiamo anche suonato tutti e tre insieme una sera a Tortoreto nel 2012 e ci fu un’ottima sintonia anche come persone. È stata una serata fantastica!
Per il resto, ci trovi attivi? Pensa allora che abbiamo ancora un’altra release in cantiere, ovvero uno split in vinile 7” coi Silberbach e stiamo anche componendo i brani nuovi! Il fatto è che in passato, fino direi a metà 2009, l’attività è stata rallentata da problemi di formazione e anche da gente o eventi che mi hanno fatto perdere tempo, ma in realtà la composizione non è mai stata ferma. Non so ancora dirti quando saremo pronti per fare il secondo cd, ma di certo non ci metteremo così tanto tempo.
9) Mi sembra che la scena black metal abruzzese si stia dando una bella mossa negli ultimi anni. E’ solo una mia impressione? Che aria gira dalle vostre parti?
Ultimi anni? Solo parlando dei centri abitati di Pescara e Chieti, si fa Black Metal dal 1997 grazie ai My Dark Sin e agli Essenza, poi sono venuti Obscura Nox Hibernis, Draugr, noi, Sturmkaiser, poi altri, e abbiamo raggiunto il top nel 2007, dove tra queste due città esistevano ben 7 bands black metal, e tutte tranne una hanno fatto almeno un demo, quindi oggettivamente esistono. Al di fuori del Black Metal, poi, sicuramente è merito del buon successo commerciale nazionale raggiunto ormai da anni da bands quali Zippo, Draugr e Sawthis. Anche Rabid Dogs, Mud e Ignition Code suonano parecchio in giro.
L’aria che tira dalle nostre parti è quella di un mucchio di bands che vogliono fare musica, dischi, concerti e di suonare in giro, dove per “in giro” non si intendono i due locali in zona e poi chissà. Noi si pensa a suonare, c’interessa chi fa buona musica e chi si fa una birra doppio malto con noi, non chi si ghettizza, chi si atteggia da true, da capo del metal o da persona che ne sa più degli altri perché sente metal da un giorno prima di te. Io non ho suonato moltissimo fuori regione, ma mi basta seguire avvenimenti, forums e dicerie per vedere che là fuori c’è una rivalità insulsa e incredibile, bands che odiano altre bands solo perché sono della stessa provincia come se fossero una minaccia, gente veterana che non accetta che i giovani suonino lo stesso genere loro per paura che gli tolgano pubblico, gente giovane che patisce il confronto con veterani affermati, musicisti che criticano altri musicisti perché troppo tecnici o troppo poco tecnici o che hanno un’altra mentalità, rosiconi di vario tipo, nessuna collaborazione, niente dialogo, solo auto segregazione, ghettizzazioni, e in fin dei conti niente vero supporto all’underground, visto che queste menate avvengono solo tra persone con mentalità limitata alla loro provincia e al fatto che devono continuare a fare gli idoli locali del cazzo. Noi suoniamo, facciamo releases e non comunelle su Facebook, cerchiamo di far pogare il pubblico da live, ci divertiamo e tutto il resto non ci interessa. Se ci fosse qualche nuova leva black metal locale noi penseremmo a incoraggiarla e dargli consigli per camminare da sola, piuttosto che reprimerla per paura che ci tolga spazio. Una scena nasce unendo le forze e supportando i concerti, anche quelli di un genere diverso da quello che fai tu, non ghettizzando tutto. Da noi è così, da voi non so.
10) Okay, l’intervista è ormai finita. Sono stato palloso? Congedatevi come volete…
Per niente palloso! Grazie dell’opportunità concessaci e se siete interessati, vi consiglio un ascolto del nostro full length “Jubilate Diabolo”, ordinabile tramite Mother Death Productions. Support Mother Death Productions, Magma Label e SBRT records. A.M.S.G.
lunedì 15 aprile 2019
Honorable Mentions from the Abyss #2: Invocation of Death/Witchgöat/Apes of God
El Salvador...FUCK, I knew nothing about the extreme metal scene of El Salvador before I received so many requests just from this country! So, I thought well to dedicate entirely this second appointment with "Honorable Mentions from the Abyss" to El Salvador by introducing you three notable bands. I am sure that, considering the primitive style played by this kind of bands, the classic readers of Timpani allo Spiedo 'zine will not be disappointed.
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Satanath Records,
Witchgöat
mercoledì 6 settembre 2017
Infernal Angels/Catechon/Ad Noctem Funeriis - "Italian Black Metal Assault" (Adimere Records, 2017)
Bands: Infernal Angels/Catechon/Ad Noctem Funeriis
Title: Italian Black Metal Assault
Genre: Black Metal
Year: 6th June 2017
Time: 39 min
Rating: 70/100
Proudly titled "Italian Black Metal Assault", this split album, released on CD in 100 copies by the young Italian (obviously!) label Adimere Records, presents even 3 bands more or less well known coming from our Peninsula. Each of them is devoted to the purest black metal through different ways and results for a various tracklist with 3 tracks per band.
Title: Italian Black Metal Assault
Genre: Black Metal
Year: 6th June 2017
Time: 39 min
Rating: 70/100
Proudly titled "Italian Black Metal Assault", this split album, released on CD in 100 copies by the young Italian (obviously!) label Adimere Records, presents even 3 bands more or less well known coming from our Peninsula. Each of them is devoted to the purest black metal through different ways and results for a various tracklist with 3 tracks per band.
martedì 15 febbraio 2011
Black Faith - "Jubilate Diabolo" (2010)
Provenienza:
Pescara, Abruzzo
Formazione:
Snarl, voce/chitarra/basso (dal vivo se ne occupava Acheron del basso, che da poco è diventato il bassista ufficiale), Funestum chitarra, Hyakhrist batteria
Anno di formazione:
2004
E’ la primissima volta che mi capita di recensire un disco praticamente monco, visto che la versione dell’ep “Jubilate Diabolo” mandatami da Snarl, membro fondatore dei pescaresi Black Faith, è quella atta a promuovere l’originale, ed ecco perché vi sono solo 5 pezzi inediti + la cover di “Under a Funeral Moon” degli immarcescibili Darkthrone, ma per quanto riguarda soprattutto la durata del disco non c’è niente da lamentarsi dato che c’è poco più di mezz’ora abbondante di musica. Che del resto fa veramente una bella figura, cosa un po’ ovvia considerati i ben 4 anni di “riposo” discografico dopo il primissimo demo “Proclaim my Victory”.
L’omaggio ai Darkthrone non è nemmeno uno scherzo proprio perché, oltre a dimostrare un’ottima fedeltà nel riproporre il pezzo originale (che fra l’altro presenta una produzione più sporca ma compatta rispetto agli altri episodi), ‘sti 3 ragazzi risultano anche belli influenzati dal duo norvegese. E’ pericoloso però ridurli ad un mero clone dato che vanno ben al di là dell’ignoranza e della semplicità che contrassegna pressoché da sempre questi pionieri del black norvegese pur snocciolando una malvagità che non ha niente da invidiare a loro e resa ancora più forte dalle urla tenebrosamente rauche di Snarl, che riesce a non essere monotono per quanto concerne le tonalità proposte e non concedendosi nemmeno il lusso di utilizzare qualsiasi tipo di effettistica, neanche per un momento, aspetto che ammiro profondamente visto che così facendo ci si confida delle proprie capacità umane. Sono capacità totalmente devote a celebrare la grandezza blasfema di Satana fino a sparare fuori (molto probabilmente in maniera involontaria) una voce a mezza strada tra un soffocamento ed un violento sospiro, ma ciò soltanto per un misero ma efficacissimo millisecondo di terrore in “Thy Vital Breath”.
Ma per chi vuole un assalto sonico colmo di velocità assassine dovrà presto ricredersi, non solo perché Hyakhrist ama spiattellare i classici tempi medi ricchi del tonante groove di stampo black metal, ma anche perché non sono pochi i momenti in cui si viene bombardati da un tupa-tupa non molto estremo e di matrice quasi thrasheggiante. I blast-beats invece sono soprattutto il regno del tour de force di “Jubilate Diabolo”, quasi 8 minuti di melodie glaciali eppur epicheggianti come ce ne sono poche in circolazione, una vera e propria tempesta di ghiaccio che conta anche uno stacco di batteria eccezionale, capace di intensificare a meraviglia tutto l’insieme.
Nonostante ciò, essa è forse proprio il punto debole del demo, ed è incredibile come sia presente un buon equilibrio fra lati positivi (dei quali non ultimo per importanza uno stile percussivo quasi immobile che dona una spaventosa e fredda meccanicità anche se comunque siamo lontanucci dalle conseguenze estreme di gente come i primissimi Masturbacion Cristiana) e lati negativi. Ed è qui che la produzione fa sentire il suo peso. Infatti, si poteva meglio rifinire il suono del rullante che, oltre ad essere stato bilanciato un po’ malamente soprattutto nei confronti delle chitarre (che quasi lo seppelliscono) suona “plastico”, poco incisivo e quindi non molto credibile, non molto in sintonia con tutta la sporcizia, anche se non tanto accentuata, che permea l’opera. Cosa che si sente in particolar modo nel finale doom solo batteria/basso (che invece è stato messo in buona evidenza) di “Thy Vital Breath”. E ciò a dispetto di una cassa che si sente, dolce paradosso, brillantemente.
Per giunta, lasciando da parte la produzione, il lavoro di Hyakhrist soffre di una certa ripetizione ritmica che si manifesta nei tupa-tupa. Se si confrontano ad esempio “My Walk in the Dark” (che pure ha delle variazioni sulla cassa tanto – quasi – impercettibili quanto notevoli) e la stessa “Thy Vital Breath” non si potrà non chiedersi: “questo ritmo sbaglio o già l’ho sentito?”. D’altronde è anche vero che si rischia di ricevere una tale impressione con la voce che ha la tendenza a concludere un brano sempre nella stessa maniera, ossia con linee vocali basso-alto che percuotono l’ascoltatore più per la precisione in “Beyond the Night”, “Seduced by the Evil One” e “Jubilate Diabolo”. E non sarebbero neanche male, solo che l’abuso dopo un po’ diventa controproducente.
Sul resto non si discute. A cominciare dal carattere fluido e quasi privo di stacchi e ripartenze del discorso musicale quivi contenuto che “costringe” il gruppo a potenziarlo ogni qualvolta in maniera collettiva dimostrando così un gran bel coraggio, considerato soprattutto il minutaggio medio dei pezzi, non proprio facile da gestire. Ed è fenomenale il lavoro che è stato fatto sulla chitarra solista, molto presente nel discorso (a parte nella sola “Beyond the Night” dove invece essa è totalmente assente) rendendola così dannatamente piena (ma non aspettatevi comunque qualcosa di neanche avvicinabile agli ultimi Vultur che la usano in maniera molto fantasiosa) fino a osare con un breve assolo di una cattiveria darkthroniana in “Seduced by the Evil One”, un solismo così “nero” che è veramente un peccato che non ce ne siano altri.
Non si discute nemmeno sulla varietà del riffing e sulle emozioni che è capace di sputare, facendo notare così una buona capacità di differenziare i vari pezzi. Come non citare a questo proposito le alte melodie evocative e quasi sognanti di “Thy Vital Breath”? Come non citare le inquietanti dissonanze di “Jubilate Diabolo”? Come non citare le note beffarde di “Beyond the Night”? E quelle più rozze e minimaliste di “My Walk in the Dark”? Ed è proprio tutto ciò che fa del settore chitarre il punto di forza dei Black Faith, che ormai, dopo 7 anni dalla loro formazione, sono veramente pronti di fare il grande salto dell’album.
Voto: 75
Claustrofobia
Scaletta:
1 – My Walk in the Dark/ 2 – Beyond the Night/ 3 – Seduced by the Evil One/ 4 – Thy Vital Breath/ 5 – Jubilate Diabolo/ 6 – Under a Funeral Moon (Darkthrone cover)
Note:
Effettivamente, a quanto si legge a Metal-Archives, le 5 canzoni inedite sono state registrate per finire in un vero e proprio album mentre la cover per finire nel tributo italiano ai Darkthrone pubblicato dalla Novecento Produzioni il 4 Aprile dell’anno scorso.
MySpace:
http://www.myspace.com/blackfaithband
Sito ufficiale (che non esiste…):
http://www.blackfaith.tk/
Pescara, Abruzzo
Formazione:
Snarl, voce/chitarra/basso (dal vivo se ne occupava Acheron del basso, che da poco è diventato il bassista ufficiale), Funestum chitarra, Hyakhrist batteria
Anno di formazione:
2004
L’omaggio ai Darkthrone non è nemmeno uno scherzo proprio perché, oltre a dimostrare un’ottima fedeltà nel riproporre il pezzo originale (che fra l’altro presenta una produzione più sporca ma compatta rispetto agli altri episodi), ‘sti 3 ragazzi risultano anche belli influenzati dal duo norvegese. E’ pericoloso però ridurli ad un mero clone dato che vanno ben al di là dell’ignoranza e della semplicità che contrassegna pressoché da sempre questi pionieri del black norvegese pur snocciolando una malvagità che non ha niente da invidiare a loro e resa ancora più forte dalle urla tenebrosamente rauche di Snarl, che riesce a non essere monotono per quanto concerne le tonalità proposte e non concedendosi nemmeno il lusso di utilizzare qualsiasi tipo di effettistica, neanche per un momento, aspetto che ammiro profondamente visto che così facendo ci si confida delle proprie capacità umane. Sono capacità totalmente devote a celebrare la grandezza blasfema di Satana fino a sparare fuori (molto probabilmente in maniera involontaria) una voce a mezza strada tra un soffocamento ed un violento sospiro, ma ciò soltanto per un misero ma efficacissimo millisecondo di terrore in “Thy Vital Breath”.
Ma per chi vuole un assalto sonico colmo di velocità assassine dovrà presto ricredersi, non solo perché Hyakhrist ama spiattellare i classici tempi medi ricchi del tonante groove di stampo black metal, ma anche perché non sono pochi i momenti in cui si viene bombardati da un tupa-tupa non molto estremo e di matrice quasi thrasheggiante. I blast-beats invece sono soprattutto il regno del tour de force di “Jubilate Diabolo”, quasi 8 minuti di melodie glaciali eppur epicheggianti come ce ne sono poche in circolazione, una vera e propria tempesta di ghiaccio che conta anche uno stacco di batteria eccezionale, capace di intensificare a meraviglia tutto l’insieme.
Nonostante ciò, essa è forse proprio il punto debole del demo, ed è incredibile come sia presente un buon equilibrio fra lati positivi (dei quali non ultimo per importanza uno stile percussivo quasi immobile che dona una spaventosa e fredda meccanicità anche se comunque siamo lontanucci dalle conseguenze estreme di gente come i primissimi Masturbacion Cristiana) e lati negativi. Ed è qui che la produzione fa sentire il suo peso. Infatti, si poteva meglio rifinire il suono del rullante che, oltre ad essere stato bilanciato un po’ malamente soprattutto nei confronti delle chitarre (che quasi lo seppelliscono) suona “plastico”, poco incisivo e quindi non molto credibile, non molto in sintonia con tutta la sporcizia, anche se non tanto accentuata, che permea l’opera. Cosa che si sente in particolar modo nel finale doom solo batteria/basso (che invece è stato messo in buona evidenza) di “Thy Vital Breath”. E ciò a dispetto di una cassa che si sente, dolce paradosso, brillantemente.
Per giunta, lasciando da parte la produzione, il lavoro di Hyakhrist soffre di una certa ripetizione ritmica che si manifesta nei tupa-tupa. Se si confrontano ad esempio “My Walk in the Dark” (che pure ha delle variazioni sulla cassa tanto – quasi – impercettibili quanto notevoli) e la stessa “Thy Vital Breath” non si potrà non chiedersi: “questo ritmo sbaglio o già l’ho sentito?”. D’altronde è anche vero che si rischia di ricevere una tale impressione con la voce che ha la tendenza a concludere un brano sempre nella stessa maniera, ossia con linee vocali basso-alto che percuotono l’ascoltatore più per la precisione in “Beyond the Night”, “Seduced by the Evil One” e “Jubilate Diabolo”. E non sarebbero neanche male, solo che l’abuso dopo un po’ diventa controproducente.
Non si discute nemmeno sulla varietà del riffing e sulle emozioni che è capace di sputare, facendo notare così una buona capacità di differenziare i vari pezzi. Come non citare a questo proposito le alte melodie evocative e quasi sognanti di “Thy Vital Breath”? Come non citare le inquietanti dissonanze di “Jubilate Diabolo”? Come non citare le note beffarde di “Beyond the Night”? E quelle più rozze e minimaliste di “My Walk in the Dark”? Ed è proprio tutto ciò che fa del settore chitarre il punto di forza dei Black Faith, che ormai, dopo 7 anni dalla loro formazione, sono veramente pronti di fare il grande salto dell’album.
Voto: 75
Claustrofobia
Scaletta:
1 – My Walk in the Dark/ 2 – Beyond the Night/ 3 – Seduced by the Evil One/ 4 – Thy Vital Breath/ 5 – Jubilate Diabolo/ 6 – Under a Funeral Moon (Darkthrone cover)
Note:
Effettivamente, a quanto si legge a Metal-Archives, le 5 canzoni inedite sono state registrate per finire in un vero e proprio album mentre la cover per finire nel tributo italiano ai Darkthrone pubblicato dalla Novecento Produzioni il 4 Aprile dell’anno scorso.
MySpace:
http://www.myspace.com/blackfaithband
Sito ufficiale (che non esiste…):
http://www.blackfaith.tk/
giovedì 24 ottobre 2013
Malignant Asceticism - "Ascensum Serpens" (2013)
The following article is the English translation of my third review written for heavymetalwebzine.it. You can read the original review (in Italian) through this link:
EP (Blood Harvest, September 13th 2013)
Line – up (2011): P.T. – vocals/guitars;
V.G. – guitars;
D.S. – bass;
Location: Arica (Chile ).
Better song of the EP:
“The Black Dance”.
Better feature of the band:
Its ability to create an occult atmosphere.
Wow! Malignant Asceticism is the third band of 3 that I review on these pages, now I think I did a record! As the another ones (“Profane Cult” of Praise the Flame and “MMXII” of Istengoat), the “Ascensum Serpens” is a production of Blood Harvest too, also if this time it isn’t a reissue (finally!).
As the Istengoat, also the Malignant Asceticism plays black metal but in a way very different. In fact, this time music is a pure and freezing black metal, neither there are melodies and guitar solos here, also if you can listen the lead guitar here and there to emphasize the whole assault, especially during the doom breakdowns. These ones have a fundamental role, above all into “Black Dance”, so to inject to the music a stronger occult aura that embraces you in all the ten minutes circa of the platter.
“The Black Dance” is my favourite track because it is more structured and various than “Seventh Breath”, arriving to include even some groovy tupa – tupa passages, more or less like in my compatriots Black Faith (their first and now only album “Jubilate Diabolo”, released few months ago, is a real masterpiece!). Instead, “Seventh Breath” is a decisively direct and violent song, full of unbridled blast – beats, keeping a truly obscure atmosphere anyway, also because the song opens with a sort of two – minutes intro that is a bit played and a bit black mass (ultimately, the black/death metal bands have zero creativity as regards the intros!).
To create more atmosphere there is also the songs’ structure, especially because, at a certain point, there is a kind of demonic break that introduces systematically the doom moments during the half part of every song. These passages are very good, also thanking to a lead guitar sometimes really disturbed (listen to “The Black Dance”, that is even some amazing but simple bass “melodies”).
Regarding the vocals, these ones are based prevalently on diabolic screams that in “Seventh Breath” are so intense and furious to be helped (rarely) by some bestial growls, a thing that neither Bestial Warlust (that were very good as concern the pure mass destruction) shouldn’t able to do! Besides all this, I must notice that some lyrics are in Spanish.
In brief, this first EP of Malignant Asceticism, released after two demos, is an awesome preview for the future holocaust that will to come. But I must mention that I like also its production because it is powerful and compressed but dirty and malign at the same time. At this point, it’s a shame that the EP is so short, but if these Chilean madmen are so destructive with only two song, I can’t imagine the quality of the debut album!
Vote: 73
Flavio “Claustrofobia” Adducci
Tracklist:
1 – Seventh Breath/ 2 – The Black Dance
domenica 13 agosto 2017
Acedia Mundi - "Speculum Humanae Salvationis" (Throats Productions, 2017)
Band: Acedia Mundi
Title: Speculum Humanae Salvationis
Genre: Black Metal
Year: 2nd May 2017
Time: 38 min
Rating: 57/100
As you know, the French black/death metal is well supported by this 'zine. In fact, I follow with great interest the French extreme metal scene starting from the infamous LLN (Vlad Tepes, Belketre etc...) to young monsters like Skelethal, Ritualization, Venefixion and others. So, this time it's the turn of a Parisian quartet called Acedia Mundi that have released its debut album "Speculum Humanae Salvationis" (also if this was recorded even in 2015) through the Mexican label Throats Productions, yet known on these brutal pages in occasion of my review about the excellent "Nightscapes" by the Italians Black Faith. But, unfortunately...er...my enthusiasm about the aforementioned young French bands isn't the same for the debut album of Acedia Mundi. Now let us see why...
Title: Speculum Humanae Salvationis
Genre: Black Metal
Year: 2nd May 2017
Time: 38 min
Rating: 57/100
As you know, the French black/death metal is well supported by this 'zine. In fact, I follow with great interest the French extreme metal scene starting from the infamous LLN (Vlad Tepes, Belketre etc...) to young monsters like Skelethal, Ritualization, Venefixion and others. So, this time it's the turn of a Parisian quartet called Acedia Mundi that have released its debut album "Speculum Humanae Salvationis" (also if this was recorded even in 2015) through the Mexican label Throats Productions, yet known on these brutal pages in occasion of my review about the excellent "Nightscapes" by the Italians Black Faith. But, unfortunately...er...my enthusiasm about the aforementioned young French bands isn't the same for the debut album of Acedia Mundi. Now let us see why...
sabato 3 febbraio 2018
Lilyum - "Altar of Fear" (Vacula Productions, 2017)
Band: Lilyum
Title: Altar of Fear
Genre: Black Metal
Year: 29th August 2017
Time: 47 min
Rating: 81/100
Wow, this "Altar of Fear" is the fifth release by Lilyum reviewed on these pages! For who that know nothing about them, Lilyum is a prolific black metal band from Turin (one of the most beautiful cities of my country also because it's very artistic and full of gigantic squares, the mighty Piazza Castello in primis!) able, in the past, to release amazing albums as "Crawling in the Past" (rating: 94/100) but also some wrong steps like the disappointing "Nothing is Mine" (62/100), always offering a sound with creative ideas. Founded in the now far 2002 even as a groove metal band (!), Lilyum, since 2009, are mainly composed of the mastermind Kosmos Reversum and Lord J.H. Psycho, also if some albums were recorded without the contribution of the latter. Throughout the years, these two maniacs have been helped by other two people very known into the Italian black metal scene: the singer Xes (Infernal Angels, and active in Lilyum between 2011 and 2015) and the hyper-active Sicilian session drummer Frozen, now became a full-time member of this band (and it was finally time, I say!). You have to consider that the previous album, "October's Call", was recorded with a line-up reduced only to Kosmos Reversum and Xes, so this 7th full-lenght called "Altar of Fear", released by the Ukrainian label Vacula Productions, see the the welcome return of both Lord J.H. Psycho and Frozen (without him, Lilyum use a drum-machine in every case) and, in addition, since Xes is out, the vocals of the same Lord J.H. Psycho are finally back to torment your dreams! So, let's go to discover this new effort, that Kosmos Reversum sent to me 5 months ago circa in physical CD (said frankly, the physical copies are and will be always better than the digital ones, now a classic for the reviews).
Title: Altar of Fear
Genre: Black Metal
Year: 29th August 2017
Time: 47 min
Rating: 81/100
Wow, this "Altar of Fear" is the fifth release by Lilyum reviewed on these pages! For who that know nothing about them, Lilyum is a prolific black metal band from Turin (one of the most beautiful cities of my country also because it's very artistic and full of gigantic squares, the mighty Piazza Castello in primis!) able, in the past, to release amazing albums as "Crawling in the Past" (rating: 94/100) but also some wrong steps like the disappointing "Nothing is Mine" (62/100), always offering a sound with creative ideas. Founded in the now far 2002 even as a groove metal band (!), Lilyum, since 2009, are mainly composed of the mastermind Kosmos Reversum and Lord J.H. Psycho, also if some albums were recorded without the contribution of the latter. Throughout the years, these two maniacs have been helped by other two people very known into the Italian black metal scene: the singer Xes (Infernal Angels, and active in Lilyum between 2011 and 2015) and the hyper-active Sicilian session drummer Frozen, now became a full-time member of this band (and it was finally time, I say!). You have to consider that the previous album, "October's Call", was recorded with a line-up reduced only to Kosmos Reversum and Xes, so this 7th full-lenght called "Altar of Fear", released by the Ukrainian label Vacula Productions, see the the welcome return of both Lord J.H. Psycho and Frozen (without him, Lilyum use a drum-machine in every case) and, in addition, since Xes is out, the vocals of the same Lord J.H. Psycho are finally back to torment your dreams! So, let's go to discover this new effort, that Kosmos Reversum sent to me 5 months ago circa in physical CD (said frankly, the physical copies are and will be always better than the digital ones, now a classic for the reviews).
venerdì 1 settembre 2017
Nebrus - "Exta Malorvm" (Razed Soul Productions, 2016)
Band: Nebrus
Title: Exta Malorvm
Genre: Black Metal
Year: 4th November 2017
Time: 45 min circa
Rating: 88/100
The month of August, due to the Summer and other involvements, has been a period very relaxed and lack of activities for this 'zine, ergo I hope to update constantly it for the next months to come. But I think that an album such as "Exta Malorvm" of Nebrus, a Tuscanian duo guided since 2008 by the female vocalist Noctuaria and by the multi-instrumentalist Mortifero (also creator of the logo of this band), is completely perfect to celebrate the revival of the activities of this 'zine. Originally conceived like a black/doom metal band, Nebrus have contacted me 3 months ago circa to review, indeed, their second album "Exta Malorvm", released now one year ago through the US label Razed Soul Productions. And I'm telling you right that these two Italians demons have impressed me a lot with it!
Title: Exta Malorvm
Genre: Black Metal
Year: 4th November 2017
Time: 45 min circa
Rating: 88/100
The month of August, due to the Summer and other involvements, has been a period very relaxed and lack of activities for this 'zine, ergo I hope to update constantly it for the next months to come. But I think that an album such as "Exta Malorvm" of Nebrus, a Tuscanian duo guided since 2008 by the female vocalist Noctuaria and by the multi-instrumentalist Mortifero (also creator of the logo of this band), is completely perfect to celebrate the revival of the activities of this 'zine. Originally conceived like a black/doom metal band, Nebrus have contacted me 3 months ago circa to review, indeed, their second album "Exta Malorvm", released now one year ago through the US label Razed Soul Productions. And I'm telling you right that these two Italians demons have impressed me a lot with it!
giovedì 5 settembre 2013
Fosch - "Ghèra Ona Oltà" (2013)
Album (Natura Morta Edizioni, Aprile 2013)
Formazione (2004): Buri – voce;
Pagà – chitarra;
Gott – chitarra;
Mustus – basso;
Piccinel – batteria.
Località: Bergamo, Lombardia.
Pezzo migliore dell’album:
“Stöf”.
Punto di forza del gruppo:
la sua semplice varietà.
C’era una volta un redattore che recensì una bella ristampa black metal, cioè “Darkness My Eternal Bride” dei Mortifier, pur essendo questa uscita immediatamente dopo il secondo album dei Fosch, confermando così ancora una volta il caos inenarrabile che si aggirava minaccioso nella sua mente. Quindi, il nostro cercò di giustificare un tale casino dicendo che la ristampa ce l’aveva originale, mentre l’album no, un modo per dire che gli originali avevano (solitamente ma anche no) la precedenza. Ma nella sua mente aleggiava ora un altro pensiero, o meglio, stava osservando che in quel periodo – Estate 2013 – la sua ‘zine fu letteralmente invasa dai gruppi black metal, l’uno meglio dell’altro, nonostante la stagione tutt’altro che invernale. Tra Black Faith, Macabre Enslaver, Infamous e gli stessi Mortifier c’era di che scegliere. E ora, toh, c’era da scrivere qualcosa su “Ghèra Öna Öltà” dei Fosch, che aggiungevano ancor più eccentricità a questa serie di gruppi… e al black metal in generale.
Infatti, i Fosch (che erano formati da 3/5 dei Veratrum, già recensiti dal redattore di cui sopra parecchi mesi addietro) cantavano nientepopodimeno che in bergamasco (un dialetto italiano dell’epoca), ispirando di conseguenza il loro stesso nome (o moniker che dir si voglia), che significava all’incirca “oscuro”. Eppure, musicalmente erano tutto fuorchè eccentrici essendo molto radicati nella tradizione, come andava in voga negli anni ’10 del 21° secolo. In pratica, vomitavano un black metal semplice semplice, con nessun assolo di chitarra (anzi, la chitarra “solista” veniva sì utilizzata - e raramente - ma suonava quasi sempre le stesse cose della ritmica solo su tonalità più alte) ma con una buona alternanza fra i tempi veloci (fra cui tupa – tupa inferociti) e quelli medio – lenti, offrendo così una buona varietà ritmica. In più, il gruppo sapeva come rendere più cattiva e “ignorante” la propria musica sconfinando a tratti in certe soluzioni più tipiche persino del black/death bestiale (come in “Ol Rossàl” o in un tempo medio molto a là Blasphemy presente nell’introduzione di “Ol Serpent dèla Còrna Rósa”).
Ma le influenze death si facevano vive più che altro nel comparto vocale. Questo risultava caratterizzato da un ottimo bilanciamento fra grugniti cupi e urla folli a là Belketre, ed entrambi i vocalizzi si presentavano un po’ “affossati” a causa della produzione, sporca ma comunque chiara e “vera”. Inoltre, in “I Sàcoi del Diàol” compariva addirittura una bella voce pulita e melodica.
Ma l’assalto dei Fosch era spesso così semplice da essere un filino difficile da digerire, almeno per quanto riguardava la struttura dei pezzi. I quali erano basati di solito su classici (almeno al tempo…) botta e risposta 1 – 2 che potevano essere ripetuti anche per 3 volte di fila (come nelle primissime due canzoni). Come se non bastasse, il gruppo era solito dilatare una stessa soluzione anche per 2 minuti, pur sapendo bene come variarla, sia attraverso cambi di tempo che quasi a livello subliminale (come nel finale di “Al Parlàa Cói Mórcc”, risolta splendidamente dalla sola batteria, con i suoi inizialmente elaborati e poi sempre più minimalisti uno – due). Per fortuna, a offrire un po’ più di dinamicità ci pensavano gli stacchi, che erano particolarmente importanti per il gruppo, anche perché alcuni di essi erano belli “ignoranti” e violenti. Però certo, non sempre i Fosch riuscivano a concludere bene una canzone, magari sviluppando poco bene la parte centrale (come in “L’Òm di Sèt Capèi”, da menzionare anche per una sua pausa con tanto di sintetizzatori imitanti il flauto) e/o proponendo cambi di tempo e di atmosfera troppo forzati che finivano sempre nel ritorno alle due soluzioni principali (come in “Ol Serpent dèla Còrna Rósa”).
Ritornando ai pregi, i Fosch sapevano dare sufficiente personalità alle varie canzoni, destreggiandosi così dalle parti doom di “La Cà Spérecc” a quelle acustiche di “I Sàcoi del Diàol”, per finire con la finale “Stöf”, sicuramente il pezzo più violento, vario e convincente del lotto, e che il redattore vide come brano di riferimento per le produzione future di questi bergamaschi.
C’era una volta (che, detto per inciso, è la traduzione letterale del titolo dell'album) un misterioso gruppo chiamato Fosch che, evocando le leggende della propria terra, fece una buona figura su una webzine brutta e pestilenziale conosciuta come Timpani allo Spiedo, anche perché “Ghèra Öna Öltà” era un disco che durava poco più di mezz’ora per soli 7 pezzi, facendosi quindi ascoltare con buona fluidità. E così, il redattore che si trovò a recensirlo concluse l’articolo con le seguenti lusinghiere parole:
“Adesso, cari miei, non rompetemi più le palle chiedendomi altre delucidazioni circa la musica dei Fosch che ora passo il processo di martellamento genitale a loro e alla Natura Morta Edizioni, che saranno ben lieti di ricompensarvi con la giusta moneta”.
Morale della favola:
un fottìo di squilibrati metallari dispersi nel lontano pianeta Terra, ormai caduto in rovina, comprarono con fervido entusiasmo mistico “Ghèra Öna Öltà”…
Voto: 79
Flavio “Claustrofobia” Adducci (da un reperto archeologico di millenni fa miracolosamente trovato da esperti musicologi appassionati di quella musica strana chiamata “heavy metal”)
Scaletta:
1 – Ol Rossàl/ 2 – La Cà di Spérecc/ 3 – Al Parlàa Cói Mórcc/ 4 – I Sàcoi del Diàaol/ 5 – L’Òm di Set Capèi/ 6 – Ol Serpènt Dèla Còrna Rósa”/ 7 – Stöf
FaceBook:
MySpace:
giovedì 24 febbraio 2011
Cold Empire . "From the Ashes of the Empire" (2010)
Formazione: Misanthrone, voce;
Valker, chitarra e basso;
Leendert Kersbergen, batteria (olandese, figura soltanto come studio session)
Produzione: Naturmacht Productions, Germania
Punto di forza dell’album:
la batteria, spesso raffinata, difficile da digerire, nasconde sempre qualche sorpresa dietro l’angolo.
Canzone migliore:
“Forest of Hate”, una colata di ghiaccio che con la sua struttura libera ed incontrollata che fa esplodere i timpani con un odio che solo alla fine si dimostra perfettamente indomabile.
I Cold Empire lasciarono ben sperare per il futuro con l’ottimo demo datato 2007 “…and Then Cold Arrived” (voto 8, 1° numero di Timpani Allo Spiedo uscito durante l’Agosto del 2008) ma sinceramente non m’aspettavo un volo così grande. Avrà influito forse il fatto che nel frattempo da quartetto sono diventati un duo? Fra l’altro quest’album da 6 pezzi per quasi 40 minuti di musica è stato recentemente ristampato dalla francese Thor’s Hammer, e ciò significa che effettivamente ha lasciato un bel segno indelebile sulla scena black italiana e non.
Il loro black metal melodico si è fatto di una fantasia, di una complessità e anche di una cattiveria che stordiscono. Hanno aggiunto persino nel loro suono delle influenze di stampo depressivo a dir poco struggenti e desolanti (“Of Woods and Trees”), come pure certi momenti attribuibili più che altro al death metal (“Towards the Eternal Silence”), solo che il massimo della malvagità si raggiunge nella cruda solennità di “Storms Will Rise”, uno dei 3 brani, che è uno dei più epici, ri-registrati per l’occasione (gli altri sono “Nocturnal Sea” e “Forest of Hate”). Una cosa che fa impressione di quest’opera è il contrasto che intercorre fra la chitarra, che qui ha sempre e solo una valenza ritmica dato che ogni tipo di intervento solista è stato completamente debellato, e la batteria che, oltre a sparare un’infinità di blast-beats che per violenza farebbero paura persino ai Black Witchery, offre spesso un discorso non molto convenzionale, e quindi non poco contorto e nervoso. Ma le facce della batteria sono così tante che è impossibile non meravigliarsene. Come restare impassibili con il lento groove di “Of Woods and Trees” imbastito di un lavoro sui tom-tom quasi impercettibile, o con i brevi intermezzi da funeral doom di “Nocturnal Sea”? E’ uno stile tempestoso che può ricordare, in maniera meno essenziale, quello di Lord of Fog dei genovesi Sacradis, pur questi diversissimi dai Cold Empire, che sono ultimamente diventati più melodici e forse è proprio per questo che quando si sfogano in modo più bestiale risultano così immensamente cattivi. Ed io che appena saputo del nuovo batterista ho rimpianto fin da subito il devastante Dark Shadow!
Sulla voce, registrata, missata e masterizzata negli Arcana Studio da Daniele "Dagon" Falqui (gli altri strumenti invece praticamente in casa) invece non è cambiato proprio niente. Misanthrone, che canta anche nei brutallari Mutilated Soul, è sempre su livelli più che buoni urlando e “gracchiando” in pretto stile norvegese (come Snarl dei pescaresi Black Faith per intenderci con un altro gruppo partecipante alla rivista, solo che in quest’ultimo caso i vocalizzi si esprimono in maniera più rauca) pur non disdegnando una voce gutturale non particolarmente profonda ma dal taglio molto narrativo (e qua mi ripeto!), e come esempio vale soprattutto l’inizio di “Forest of Hate”.
La produzione è meravigliosa nonostante le parole di Valker che appena m’ha mandato da fare l’album s’è scusato per il basso budget della produzione. Eppure il black metal è pieno di dischi memorabili anche per queste caratteristiche che le rendono pregni di mistero ed oscurità. Qui le sonorità sono sì sporche, ruvide e cupe ma sono perfettamente comprensibili, quindi ogni scusante non serve a nulla, al massimo è servita per soddisfare la mia curiosità nel constatare l’effettiva qualità della produzione. Va bene, la cassa della batteria non è che si senta poi sempre bene ed il basso è stato messo in secondo piano ma non troppo. Più che altro è su quest’ultimo strumento che grava un peccato che mi ha deluso non poco, dato che in “…and Then Cold Arrived” era stato sfruttato per bene anche come mezzo per completare la melodia della chitarra, cosa che al contrario nell’album accade soltanto in “Forest of Hate”. Ergo, consiglio di riprendere a sfruttare le ottime potenzialità espresse nel demo. D’altro canto, dovreste stare attenti ai timpani, considerando che le frequenze dell’opera sono piuttosto alte ed assordanti manco si stesse trattando di un disco brutal, quindi cercate di regolare nella giusta misura il volume per non sentirli implorare aiuto aiuto!
Un’altra bella cosa interessante è rappresentata dalla struttura-tipo dei pezzi, che dimostra quanto i Cold Empire siano capaci di reggere in piedi le varie canzoni senza eccessivi sotterfugi. Infatti, i nostri propongono un numero pressoché misero di stacchi e ripartenze, e ciò nonostante il minutaggio piuttosto alto dei brani, così che effettivamente la musica scorra fluida scoprendo inoltre una tecnica molto apprezzabile nel cambiare ritmo senza dare tregua all’ascoltatore;
la tendenza misurata di dare in pasto delle soluzioni musicali che talvolta vengono ripetute per più e più volte, a dispetto della buona dinamicità delle canzoni, e se ciò si unisce allo stile sghembo e bizzarro di Leendert allora ne viene qualcosa di molto asfissiante;
la capacità dei nostri di interpretare a seconda dei casi lo schema strutturale da seguire per una determinata canzone. Ad esempio, se “Woods and Trees” segue uno schema che ricorda più quello a strofa-ritornello, ossia con sequenze di soluzioni molto ben precise (almeno inizialmente), il massacro finale di “Forest of Hate”, l’unico che abbia una vera introduzione, un lento narrativo nel quale Misanthrone con il suo grugnito proferisce che il silenzio lo ascolta facendo altrettanto, è una scia quasi ininterrotta di soluzioni sempre diverse, una tempesta pura e cruda a dispetto dell’1 – 2 di un’epicità disarmante che si ripete per 4 volte consecutive e che ad un certo punto si fa vivo in “Nocturnal Sea”.
In sintesi, è un disco da avere.
Voto: 90
Scaletta:
1 – Wasteland/ 2 – Nocturnal Sea/ 3 – Towards the Eternal Silence/ 4 – Of Woods and Trees/ 5 – Storms Will Rise/ 6 – Forest of Hate
MySpace:
http://www.myspace.com/coldempire
FaceBook:
http://www.facebook.com/pages/Cold-Empire/243816802820?ref=ts
Sito Ufficiale:
http://www.freewebs.com/coldempireband/
Canzone migliore:
“Forest of Hate”, una colata di ghiaccio che con la sua struttura libera ed incontrollata che fa esplodere i timpani con un odio che solo alla fine si dimostra perfettamente indomabile.
I Cold Empire lasciarono ben sperare per il futuro con l’ottimo demo datato 2007 “…and Then Cold Arrived” (voto 8, 1° numero di Timpani Allo Spiedo uscito durante l’Agosto del 2008) ma sinceramente non m’aspettavo un volo così grande. Avrà influito forse il fatto che nel frattempo da quartetto sono diventati un duo? Fra l’altro quest’album da 6 pezzi per quasi 40 minuti di musica è stato recentemente ristampato dalla francese Thor’s Hammer, e ciò significa che effettivamente ha lasciato un bel segno indelebile sulla scena black italiana e non.
Il loro black metal melodico si è fatto di una fantasia, di una complessità e anche di una cattiveria che stordiscono. Hanno aggiunto persino nel loro suono delle influenze di stampo depressivo a dir poco struggenti e desolanti (“Of Woods and Trees”), come pure certi momenti attribuibili più che altro al death metal (“Towards the Eternal Silence”), solo che il massimo della malvagità si raggiunge nella cruda solennità di “Storms Will Rise”, uno dei 3 brani, che è uno dei più epici, ri-registrati per l’occasione (gli altri sono “Nocturnal Sea” e “Forest of Hate”). Una cosa che fa impressione di quest’opera è il contrasto che intercorre fra la chitarra, che qui ha sempre e solo una valenza ritmica dato che ogni tipo di intervento solista è stato completamente debellato, e la batteria che, oltre a sparare un’infinità di blast-beats che per violenza farebbero paura persino ai Black Witchery, offre spesso un discorso non molto convenzionale, e quindi non poco contorto e nervoso. Ma le facce della batteria sono così tante che è impossibile non meravigliarsene. Come restare impassibili con il lento groove di “Of Woods and Trees” imbastito di un lavoro sui tom-tom quasi impercettibile, o con i brevi intermezzi da funeral doom di “Nocturnal Sea”? E’ uno stile tempestoso che può ricordare, in maniera meno essenziale, quello di Lord of Fog dei genovesi Sacradis, pur questi diversissimi dai Cold Empire, che sono ultimamente diventati più melodici e forse è proprio per questo che quando si sfogano in modo più bestiale risultano così immensamente cattivi. Ed io che appena saputo del nuovo batterista ho rimpianto fin da subito il devastante Dark Shadow!
Sulla voce, registrata, missata e masterizzata negli Arcana Studio da Daniele "Dagon" Falqui (gli altri strumenti invece praticamente in casa) invece non è cambiato proprio niente. Misanthrone, che canta anche nei brutallari Mutilated Soul, è sempre su livelli più che buoni urlando e “gracchiando” in pretto stile norvegese (come Snarl dei pescaresi Black Faith per intenderci con un altro gruppo partecipante alla rivista, solo che in quest’ultimo caso i vocalizzi si esprimono in maniera più rauca) pur non disdegnando una voce gutturale non particolarmente profonda ma dal taglio molto narrativo (e qua mi ripeto!), e come esempio vale soprattutto l’inizio di “Forest of Hate”.
Un’altra bella cosa interessante è rappresentata dalla struttura-tipo dei pezzi, che dimostra quanto i Cold Empire siano capaci di reggere in piedi le varie canzoni senza eccessivi sotterfugi. Infatti, i nostri propongono un numero pressoché misero di stacchi e ripartenze, e ciò nonostante il minutaggio piuttosto alto dei brani, così che effettivamente la musica scorra fluida scoprendo inoltre una tecnica molto apprezzabile nel cambiare ritmo senza dare tregua all’ascoltatore;
la tendenza misurata di dare in pasto delle soluzioni musicali che talvolta vengono ripetute per più e più volte, a dispetto della buona dinamicità delle canzoni, e se ciò si unisce allo stile sghembo e bizzarro di Leendert allora ne viene qualcosa di molto asfissiante;
la capacità dei nostri di interpretare a seconda dei casi lo schema strutturale da seguire per una determinata canzone. Ad esempio, se “Woods and Trees” segue uno schema che ricorda più quello a strofa-ritornello, ossia con sequenze di soluzioni molto ben precise (almeno inizialmente), il massacro finale di “Forest of Hate”, l’unico che abbia una vera introduzione, un lento narrativo nel quale Misanthrone con il suo grugnito proferisce che il silenzio lo ascolta facendo altrettanto, è una scia quasi ininterrotta di soluzioni sempre diverse, una tempesta pura e cruda a dispetto dell’1 – 2 di un’epicità disarmante che si ripete per 4 volte consecutive e che ad un certo punto si fa vivo in “Nocturnal Sea”.
In sintesi, è un disco da avere.
Voto: 90
Scaletta:
1 – Wasteland/ 2 – Nocturnal Sea/ 3 – Towards the Eternal Silence/ 4 – Of Woods and Trees/ 5 – Storms Will Rise/ 6 – Forest of Hate
MySpace:
http://www.myspace.com/coldempire
FaceBook:
http://www.facebook.com/pages/Cold-Empire/243816802820?ref=ts
Sito Ufficiale:
http://www.freewebs.com/coldempireband/
martedì 20 dicembre 2016
Master of Cruelty - "Archaic Visions of the Underworld" (Blood Harvest, 2016)
Band: Master of Cruelty
Title: Archaic Visions of the Underworld
Genre: Black/Death metal with Thrash metal elements
Time: 33 min
Year: 2016
Rating: 90/100
Believe it or not, “Archaic Visions of the Underworld” is the very first release from a Paraguayan metal band that I ever listened in my entire life. It looks that Paraguay has some great bands but we mustn’t forget that it is a South American country, and everyone of us knows that the South America offers systematically high quality bestial metal since the Brazilians Stress released their homonym proto-thrash metal debut album in 1982. Master of Cruelty, a quartet founded in 2009 in the Paraguayan capitol Asuncion, aren’t an exception considering that with “Archaic Visions of the Underworld”, released on 25th November 2016 by the Swedish label Blood Harvest, have created a true masterpiece of pure South American fury!
Title: Archaic Visions of the Underworld
Genre: Black/Death metal with Thrash metal elements
Time: 33 min
Year: 2016
Rating: 90/100
Believe it or not, “Archaic Visions of the Underworld” is the very first release from a Paraguayan metal band that I ever listened in my entire life. It looks that Paraguay has some great bands but we mustn’t forget that it is a South American country, and everyone of us knows that the South America offers systematically high quality bestial metal since the Brazilians Stress released their homonym proto-thrash metal debut album in 1982. Master of Cruelty, a quartet founded in 2009 in the Paraguayan capitol Asuncion, aren’t an exception considering that with “Archaic Visions of the Underworld”, released on 25th November 2016 by the Swedish label Blood Harvest, have created a true masterpiece of pure South American fury!
sabato 16 febbraio 2019
Antropofagus/Nihilo/Gravestone/Thecodontion (Dragona, 8th February 2019)
Bands: Antropofagus/Nihilo/Gravestone/Thecodontion
Location: Fucksia, Dragona (Rome)
Date: 8th February 2019
Price: 10 €
If I say correctly, Fucksia was opened one year ago but it has already acquired a very good reputation especially within the metalheads. This because it is a cultural association in which there isn't only a music school named Full Metal Academy but also a sort of pub fit for the live gigs, giving space not only to the emerging bands of the Roman area but also to International bands. For example, nothing else than Fleshcrawl played at Fucksia on 9th February 2019 while Vicious Rumors will be there on 10th April. In addition, Fucksia has been moved very recently to a new (and better) site, close to its old one. In all this, there is a big con: this place is located in Dragona, a suburb of Rome close to Acilia, so it is a bit far from what is stricly considered as the city of Rome. This means that Fucksia is difficult to be reached if you haven't a car. In fact, thanks to a friend of mine (thank you very much, Luca!), on 8th February I reached the place by car because I wanted to destroy my ears with a death metal night in which there was a huge line-up including, in chronological order, Thecodontion, Gravestone, Nihilo from Switzerland, and Antropofagus from Genoa, Italy. Let me say already that this has been a night for the ages!
Location: Fucksia, Dragona (Rome)
Date: 8th February 2019
Price: 10 €
If I say correctly, Fucksia was opened one year ago but it has already acquired a very good reputation especially within the metalheads. This because it is a cultural association in which there isn't only a music school named Full Metal Academy but also a sort of pub fit for the live gigs, giving space not only to the emerging bands of the Roman area but also to International bands. For example, nothing else than Fleshcrawl played at Fucksia on 9th February 2019 while Vicious Rumors will be there on 10th April. In addition, Fucksia has been moved very recently to a new (and better) site, close to its old one. In all this, there is a big con: this place is located in Dragona, a suburb of Rome close to Acilia, so it is a bit far from what is stricly considered as the city of Rome. This means that Fucksia is difficult to be reached if you haven't a car. In fact, thanks to a friend of mine (thank you very much, Luca!), on 8th February I reached the place by car because I wanted to destroy my ears with a death metal night in which there was a huge line-up including, in chronological order, Thecodontion, Gravestone, Nihilo from Switzerland, and Antropofagus from Genoa, Italy. Let me say already that this has been a night for the ages!
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