Ora, le ostilità iniziano proprio con gli Uraniavore Goatphago, cioè un gruppo fighissimo già dal nome assurdo e composto da 2 brutti ceffi di Ascoli Piceno che, identificati da nom de guerre chilometrici e improbabili di blasphemiana memoria che mi rifiuto di scrivere (vi dico solo che quello del batterista omaggia palesemente i Bestial Warlust), hanno militato e/o militano in band del calibro di Blasphemophagher (stranamente mai coperti su Timpani allo Spiedo), Baphomet's Blood e Acheronte. Con un pedigree del genere, inevitabile che questi loschi figuri decidessero di fare qualcosa di marcissimo anche sotto la denominazione di Uraniavore Goatphago. E allora aspettatevi 2 pezzi uno più brutale dell'altro fatti di un war metal dal riffing cavernoso molto death, un malatissimo growl così effettato da essere letteralmente inumano, blast beat a pioggia ma proposti con un certo dinamismo e vari cambi di tempo, qualche assoletto caotico come da tradizione e un po' di rumorini assortiti qui e là come caproni che belano allegramente, smitragliate e altro. Peccato solo per la batteria, che si sente molto a fatica in "When Cobalt 60 Becomes 59" mentre le cose migliorano un pochino nel secondo brano, "Baphorarchangel Invokes RDS220". Insomma, dal punto di vista della produzione meglio i pezzi contenuti nel primo split della band uscito nel 2025, "Sadogoat Vomitrinity", devastante per una scaletta comprendente non solo i mantovani Sadomortuary ma anche i milanesi VomitVulva, visti al Defrag 3 annetti fa.
Meglio prodotti e quindi meno malati ma sempre carichi di quel fascino bestial per me irresistibile i fiorentini Necromorbid, ovvero proprio coloro che hanno aperto quel concerto dei Blasphemy accennato poco fa. Ecco che da lì mi sono praticamente innamorato di questo terzetto, tanto da aver comprato qualche anno dopo, dal piccolo ma fornitissimo Ace Records, il loro primissimo album, "El día de la bestia", forte della cover di "Desecration of the Holy Kingdom" dei Black Witchery, riproposta anche in quel live. Ma da quel lontano 2016, anno del debutto, gli album sono diventati 3, fra cui il nuovissimo "Ceremonial Demonslaught", e pure le cover sono aumentate. Nel presente split infatti i Necromorbid hanno pensato di tributare i brasiliani Goatpenis (gruppo che mi è stato sempre sul cazzo per via dei suoi legami con la scena NSBM mondiale ma vabbè) suonando un loro vecchissimo pezzo, "Jesus Coward". L'altro brano offerto dai Necromorbid, inedito, è proprio la titletrack di questo vinile ma, in entrambi i casi, siamo alle prese con un war metal più blackizzato di quello degli Uraniavore Goatphago e che si rifà maggiormente ai Black Witchery, perfino nelle urla, così tremendamente simili a quelle allucinate di Impurath. E urla di questo tipo mi hanno sempre gasato a livelli incredibili!Quindi, una copertina fatta nientepopodimeno che da Chris Moyen, che del war metal è il copertinista per eccellenza, per un disco composto da 2 pezzi per band e lungo 14 minuti circa durante i quali si viene travolti da un massacro indiscriminato ultra-misantropico in salsa bestial proposto in 2 maniere diverse: quella repellente e dalle tematiche attinenti il nucleare degli Uraniavore Goatphago, e quella, se vogliamo, più ragionata e dalle tematiche più sataniche dei Necromorbid (che, fra l'altro, mi fanno impazzire anche a causa del moniker ma, in fin dei conti, lo sapevate che io nutro una certa predilezione per le band che hanno la parola "necro" nel nome?). E così ecco servito un disco con 2 band appartenenti al contingente a mano a mano sempre più folto del war metal italiano, che fino a qualche anno fa offriva poca roba ma che adesso, finalmente, sta diventando sempre più agguerrito anche grazie a nuove leve come i romani Dethroner (già recensiti su Timpani allo Spiedo #3) o i modenesi Ignobleth. Che si stia riprendendo a parlare di gentaglia simile sulla vostra zine preferita (o pseudo tale)? Chi vivrà vedrà... (Flavio Er Coppola)
P.S.: ah, quasi dimenticavo! Ringrazio il buon Francesco Gallina per avermi proposto di parlare di questo split attraverso la sua FGR Press. E per chi non lo conoscesse, sappiate che lui, autore di vari libri sul rock e sul metal (tipo quello femminista intitolato "Donne rocciose"), ha scritto anche la prefazione al mio primissimo, di libro, cioè quello sul proto-black metal chiamato "Benvenuti all'Inferno!". Che, a proposito, mi sono messo ad aggiornare in questi ultimi tempi per un'eventuale riedizione. Perché non si sa mai che lo pubblichi di nuovo per conto mio...


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