Ora, non so che cosa significhi l'enigmatico titolo e neanche provo a ipotizzare, anche perché questo caldo asfissiante mi fa letteralmente sragionare (ma quando cazzo finisce 'st'estate demmerda?), ma sicuro è che con i Last Goat siamo alle prese con un metalpunk oscuro che sa essere veloce e cadenzato a seconda del momento, dimostrando quindi anche una buona dinamicità nelle 6 canzoni del disco, alcune delle quali possono durare addirittura la bellezza di 4 minuti, cosa inusuale per qualsiasi gruppo hardcore punk. Ma i Last Goat SONO un gruppo inusuale, anche per il cantato seriamente spaventoso e agghiacciante, adattissimo perfino per il black metal, di Giuzu, qui in tirissimo pure con testi che mischiano occultismo con tematiche socio-politiche, come nella spietata stoccata anticapitalista e antiborghese in chiave pro-natura di "Black Plague", canzone di cui è fra l'altro uscito un feroce video promozionale (fatto un po' con l'IA? Boooh ma spero di no!). Eh sì, da queste parti ci si nutre di pane e occultismo, come si può notare dall'iconografia satanica utilizzata dal gruppo fatta di croci rovesciate e sigilli di Bafometto. E quindi ecco che ci si ritrova in un incrocio fantasioso fra il NYHC massiccio e rallentato dei Cromags, il dark punk dei Rudimentary Peni e la più selvaggia bestialità hardcore collusa con il black metal dei Disintegración Violenta. E scusate se è poco.
E scusate se sembrano pochi anche i 6 pezzi di questo disco ma, come già detto, questi sono così lunghi da farlo durare comunque 21 minuti, durata sufficiente per qualsiasi album hardcore degno di questo nome. Ma non scordiamo che fra tutte queste canzoni c'è una buonissima varietà, e per questo se ne citino soprattutto le ultime 3. Per dire, "Cancer God" si conclude con un pesantissimo beatdown con assolo di chitarra al seguito, per giunta l'unico di tutto il lotto, dalla melodia pericolosamente ammaliante. Invece, l'autocelebrativa "Last Goat" vede Giuzu destreggiarsi addirittura con un cantato pulito anche se in sostanza parlato. Infine, "White Deer are Extinct" alterna un riffing più melodico con un po' di dissonanze noisy. E così ecco servito un album variegato capace sempre di attirare l'ascoltatore con un sound peculiare e piuttosto personale dalle differenti trovate. Anche se per farlo già basterebbe la voce assurdamente straziata di Giuzu!
Insomma, lei e Hari, il batterista, insieme ai loro 2 compari, hanno fatto benissimo a tirar su questo progettino che promette tante belle cose all'insegna del più odioso e, per certi versi, disturbante metalpunk in circolazione. Curiosissimo quindi di vederli finalmente in azione. Magari proprio al Casilino Sky Park? Boooh, chi lo sa... (Flavio Er Coppola)

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