E i Mascharat fanno proprio parte del secondo filone, dato che suonano un black metal di chiarissima ispirazione norvegese in un misto fra i Darkthrone e i Mayhem. Aspettatevi quindi un riffing minimalista, ipnotico e imperioso con un buon lavoro fra le 2 chitarre, cascate incessanti di blast beat intervallate di quando in quando da parti più lente e atmosferiche (solitamente localizzate lungo la parte centrale dei pezzi), fra cui qualche inserto acustico, e classiche urla corvine che sparano liriche ermetiche in italiano. E tutto questo lo trovate dispensato in un disco di 42 minuti formato da 8 tracce, comprese una "Intro" e un'"Outro" pianistiche, severe e magniloquenti, con in mezzo "Albedo", l'episodio, lungo 7 minuti, meno sostenuto dell'intero lotto forte non solo di paranoiche parti arpeggiate ma anche di un climax decisamente ben congegnato e devastante, forse il picco massimo dei Mascharat raggiunto in questo disco. Notevolissima anche la seguente "Citrinitas" che, al contrario, colpisce per la sua tempestosa violenza, sempre però pregna di quell'alone solforoso e occulto che caratterizza tutta l'opera.
A proposito di occultismo, è giunta finalmente l'ora di parlare del concept del disco. Questo infatti, usando le stesse parole dei Mascharat, è "interamente incentrato sul tema della trasformazione della materia secondo i principi dell'alchimia e dell'esoterismo occidentale". Quindi sì, dopo gli ucraini Tria Prima, recensiti pochi mesetti fa, ritornano su queste paginette tematiche alchemiche, trattate però in modo più serio e approfondito e per nulla fumettistico, con tanto di rimandi letterari, filosofici e, per l'appunto, occultistici, dati certi accenni della goezia, cioè la pratica tutta europea di invocare/evocare demoni. E tutto ciò avviene attraverso un dialogo fra un iniziato e la Maschera ma una cosa molto affascinante è che alcuni versi sono stati registrati indossando la Baùta, una famosa maschera del carnevale veneziano nota anche come "larva", ovvero "fantasma" o "spettro". In più, ogni canzone corrisponde a una fase del processo alchemico e, per fare qualche esempio, le poc'anzi citate "Albedo" e "Citrinitas" corrispondono rispettivamente alla distillazione e alla combustione, che sono anche fasi del processo chimico. Ma qui mi fermo che se no 'sta recensione diventa un trattato di alchimia!
Però insomma, nulla è lasciato al caso dai Mascharat, e ciò viene confermato da tante altre cose: dal booklet con i testi tradotti in inglese alla produzione presso gli ADSR Decibel Studio di Busto Arsizio curata da Carlo Meroni aka Incubus Succubus, già passato da queste parti con il suo folle progetto di black avanguardistico e sperimentale Hanormale, e alla stupenda copertina, opera dello statunitense Gozer Visions, che ha già lavorato in passato con gruppi del calibro di Cripple Bastards e perfino Cryptic Slaughter. Peccato solo per una cosa: i Mascharat, come già detto, non suonano dal vivo, in perfetta tradizione black metal darkthroniana. Ma, leggendo una recente intervista a loro realizzata dai ragazzi dell'Insubrian Black Metal, pare che in realtà abbiano fatto un concerto ma "i pezzi sono studiati per essere suonati live e ci piacerebbe poterlo rifare un giorno". A quando quindi una nuova esibizione dei Mascharat? (Flavio Er Coppola)

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