Ci sono sere in cui la musica smette di essere un semplice ascolto e diventa un assalto frontale settato nel Rumore, un'elettrocuzione sonora che ti spettina l'anima e ti ricorda esattamente perché ami questo fottuto underground. Lo scorso 5 giugno al Traffic Live Club è successo proprio questo. Niente chiacchiere da bar sport dell'ovvio, niente pose da spararsi da intellettuali instagrammabili, solo la pura e devastante sostanza sonora ricchissima e variegata, spaziando dal mathcore cerebrale al post-core opprimente e al blackened mathcore compulsivo ed alienante.
Quando le luci tagliano il buio al Traffic, sin dal primo riff dei Liimen (primo gruppo a salire sul palco), è stato chiaro a tutti che non sarebbe stato un semplice concerto, ma una fiera e cazzutissima celebrazione rumoristica, d'attitudine ed essenziale. Realtà di recente formazione, i Liimen (formatisi a cavallo tra il 2025 e il 2026) sono stati un'autentica scoperta: una struttura sonora fortemente radicata e catartica. Il loro set è un drift sonoro sospeso tra shoegaze, post-grunge e post-core sonico; un magma che forgia un blend intricato dove la melodia dello shoegaze incontra il pathos atmosferico di un post-core abrasivo e tensivo, che racchiude il loro riverbero caotico ed emotivo. Accordature basse e nodose, uno screamo che gioca oscillando tra colori emozionali e pungenti, il tutto trascinato da una batteria corrosiva, vero e proprio metronomo a cadenza intrinseca. Il tempo di una birra e salgono sul palco I Maiali. Ogni percorso ha le sue decadenze, ma il primo passo che ti connette verso il tuo estremo sé è un piccolo granello, l'istanza di un atto coraggioso e trasparente che vibra nella ricerca espressiva, punto massimo del concetto del memento mutare. Il set de I Maiali è stato un rito d'iniziazione verso un nuovo orizzonte intrapreso da tempo, forgiato dall'entrata nell'ensemble di Stefano ed Emanuele (rispettivamente basso e chitarra) che ha contribuito a modellare una nuova deriva sonora: un istrionico ammasso sonoro lucido, cupo, robusto. Un set a cuore aperto dove traspare un'oscurità filtrata e impattante; tra vecchi e nuovi brani, c'è spazio sul finale per un tributo di cuore e devozione a Ozzy Osbourne. I riffoni di "War Pigs" [che uscirà presto come singolo - Flavio Er Coppola] chiudono il loro lucidissimo ed endemico set: "War Pigs" non è solo uno dei brani più iconici della formazione di Birmingham, è un calcio nel culo contro il sistema che ci mangia la vita. È stato bello ritrovarsi dopo del tempo, spesso il loro rumore ha accompagnato tanti bei ricordi proprio lì al Traffic. E grazie di cuore a Francesco per avermi donato la loro scaletta. Ne vedremo delle belle a breve.Il set dei Mind/Knot è stato una scheggia che stilla l'essenza in Rumore, sai uno di quei momenti in cui il cervello si azzera e sei nel mezzo del vortice di un suono cerebrale, opprimente, e sei comunque libera nel tuo centro. Una manata sonora caotica e schizzata di puro mathcore asfissiante che si nutre di cellule hardcore e sprint allungati, corrosivi e lancinanti. Il loro set è animalesco e dissonante, nuota dentro un impulso abissale composto da un intreccio tra parti sonore istintive e una voce sanguigna e ferina — un incastro tra l'anima incazzata di Henry Rollins e la lancinante ed eccessiva coscienza di Darby Crash. Le accordature lo-fi alternate a scariche sincopate ed una batteria ferale plasmano una serie di sforbiciate sonore dissennate, settate da campionamenti agitati. Il loro Rumore non è solo Rumore, ma è il simbolo di una trasparente fusione d'intenti e di coesione umana, è uno spasmo sonoro corrosivo e velleità vivide senza filtri. Vederli suonare è un'esperienza al limite della razionalità: è passione, è sangue, è l'essenza del caos.Chiude la serata il mathcore/post-blackened core dei torinesi Noise Trail Immersion. Il loro set incontrovertibile ed opprimente mostra tutta la loro onta sonora coinvolgente, una trasmutazione del dolore attraverso il rumore, dove la dissonanza si bagna del caos e trova il suo centro embrionale. Mastodontici e pesanti come un macigno. Per chi non avesse avuto l'occasione di ascoltarli, eccoli qua con il loro ultimo album, "Tutta la morte in un solo punto": https://noisetrailimmersion.bandcamp.com/album/tutta-la-morte-in-un-solo-punto.
In conclusione: poche storie, niente pose e tantissima sostanza. Chi c'era sa di aver vissuto un rito collettivo di pura catarsi rumoristica; chi ha preferito girare al largo o perdersi nei propri filtri social, beh... peggio per lui. Noi ci teniamo stretti il sangue, la passione e le cicatrici di una notte memorabile.
Live report and photos by Marina






Nessun commento:
Posta un commento