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venerdì 31 dicembre 2010

Devastator - "Andatevene Tutti Affanculo!" (2010)

I Devastator A.D. 2010 sono qualcosa di spaventoso, ed ovviamente in termini molto diversi da quelli che si potevano usare quando in formazione c’era ancora quel pazzo di Albe a dare manforte grazie ad un comparto vocale versatile come pochi. Le sonorità hanno infatti conosciuto un ennesimo cambiamento piuttosto importante così da rendere l’ormai terzetto toscano ancora più interessante per quanto riguarda il cammino evolutivo della propria musica, pressoché imprevedibile. Un cammino sempre in crescendo e quindi perennemente colmo di sorprese senza mai perdere un preciso stile di far musica che pretende un monolite d’intensità sterminatore di ogni potenziale prigioniero.

Tale nuova strada la si intende a partire dalle liriche, che ora sono finalmente in un italiano spacca-ossa privo di quella tendenza al surreale caratterizzante il precedente e magnifico album “Underground ‘n’ Roll”. In tal modo, le liriche sono diventate più esplicite e dirette, anche perché in non poche occasioni viene utilizzato sprezzantemente il “tu”, pretesto sicuramente più brutale per prendere di mira l’assurdità della storia che sta dietro alla Madre di Dio (“Vergine”), la standardizzazione della musica e dei testi al volere della grande industria che permette la vittoria di premi alquanto inutili (“La Bella Musica”), l’umiliazione di sborsare fior di euri alle agenzie pur di dar sfogo alla propria suprema passione (“Sfilata di Moda” in cui c’è fra l’altro un riferimento non poi così sottile sulla questione dell’acqua privata), mentre “Sono un Terrorista” è una celebrazione rabbiosa del proprio essere anti-conformisti e pro-verità lanciandosi in anatemi contro i masochisti della società.

Ovviamente, vista la tipologia corrente delle liriche che comunque non mancano di un umorismo seppur bello duro e senza pietà, l’assalto vocale del chitarrista Rob (sopra) non esita a farla sottolineare attraverso dei vocalizzi ringhianti talvolta urlanti che spesso e volentieri sembrano una versione potenziata dell’ignoranza nichilista del punk-Oi! (mi vengono in mente soprattutto i palermitani Senza Tregua), e nel frattempo il batterista Luca (altrimenti detto Luke, sotto) gli dà una preziosa mano facendo quasi da eco oppure ponendo le basi di un coretto dai contorni animaleschi. In pratica non ci sono voci pulite come nel recente passato, a parte quelle spassose stile telefonata di “Sfilata di Moda” e quei sussurrii inquietanti di “Vergine”, ed è stato scarnificato per l’occasione anche il discorso riguardante le linee vocali, probabilmente meno veloci di quelle di Albe e più monotone (ciò è da rapportarsi soltanto alle variazioni tonali), preferendo quindi per un approccio stavolta decisamente più spontaneo e intollerante.

Cosa questa che però si mette forse un po’ in contrasto con il resto della musica. Va bene, la chitarra sforna un’aggressività ed una cupezza (“Sono un Terrorista” ne è il pezzo esemplare) che nella precedente opera erano soltanto passeggere, ed i ritmi sono così indiavolati senza sparare ancora una volta nemmeno un millisecondo di blast-beat assassino ma in generale dell’attacco in sé non è stato sottratto in sostanza niente. Osservazione abbastanza ambigua e da ridimensionare se per esempio si pensa che le drogate e frequenti incursioni nel rock’n’roll sono state praticamente debellate, eppure la riterrei giusta in relazione alla varietà e fantasia esplicate con tutta tranquillità che mantengono gioiosamente in tiro il lato giocoso del gruppo, anche se stavolta si è portati ad esternarlo esclusivamente con le armi del thrashcore (come credo si sia capito fino a questo punto). A tal proposito, “La Bella Musica” si conclude con uno dei motivi più famosi (ovviamente rimaneggiato) di Ludwig Van Beethoven, quello della bellissima (e tremendamente divergente dal punto di vista emozionale con i Devastator) “Per Elisa” (una “piccola” presa di posizione contro tutti quei gruppetti che sciorinano montagne di cover senza combinare un bel niente?);
oppure come non citare la linea blueseggiante di basso del buon Ricca (o Rikka, sotto) che irrompe improvvisamente in “Sono un Terrorista”, accompagnando fra l’altro un bel assolo?

Il loro è un gioco continuo che impone la perenne sorpresa anche attraverso colpi di bacchette (“Sfilata di Moda”) modesti ma efficaci rumorismi assortiti con la chitarra, sovraincisioni isteriche della 6 corde che comunque nella quasi totalità delle volte (eccetto per “Sono un Terrorista”) sono veri e propri assoli schizzati e letteralmente ubriacanti (assenti entrambi nella sola “La Bella Musica”) neanche tanto brevi data la musica velocissima dei nostri. Un gioco ed un’orgia del quale è partecipe fra l’altro la chitarra melodica e festaiola di Silvano dei milanesi thrashettoni Hellstorm, che rende palpabile il proprio marchio più metallico nel finale di “Sfilata di Moda”.

Uno dei miei ultimi motti è: “La musica come gioco”. Ed i Devastator l’hanno rispettato pienamente anche questa volta, rispettando allo stesso tempo la voglia di potenza che il loro massacro esige, soprattutto perché non dimentichiamoci che le canzoni dell’ep pubblicato dalla piccola etichetta Putrido Records (che poi a dir la verità sarebbe semplicemente lo studio di registrazione ma vabbè…) sono di una brevità colossale di chiaro stampo hardcore, cosa che rende decisamente più difficile il compito di qualsiasi artista nel potenziare il proprio assalto. Ma i nostri ci sono riusciti splendidamente riempiendo i timpani dell’ascoltatore con un impatto raro. Un impatto dosato con massicci rallentamenti inediti di metalcore militante mai banali non solo perché aggiungono un tipo di groove che si allontana da quello thrasheggiante tipico del gruppo (“Sfilata di Moda” è lampante a tal proposito) ma anche per via di un inaspettato riffing a volte particolare e contorto in modo da equilibrare il rapporto tecnica (mai fine a sé stessa) – puro istinto selvaggio che forse in “Underground ‘n’ Roll” un po’ mancava. Ed è un impatto dosato perfettamente pure da una struttura-tipo dei pezzi che mi sembra sia stata semplificata, pur contando ancora adesso devastanti ritornelli, e resa ancora più nervosa anche grazie ad una buona ma mai invasiva frequenza degli stacchi e delle pause, giocati in pratica con tutti gli strumenti (da segnalare soprattutto lo stacco in solitario letteralmente inspirato di Rob di “Sono un Terrorista”, che è da leggenda per quanto riguarda momenti simili), da essere paragonati con quelli dei black/deathettoni siciliani Aposthate, abili allo stesso livello di far fremere l’ascoltatore sia di curiosità per i momenti successivi che di panico per l’impatto proposto.

Alla fine l’unico reato da codice penale ravvisabile è proprio la durata misera del disco, visto che i quasi 7 minuti se ne vanno via velocemente così da impedire una vera e propria lettura completa dello stato di salute dei nostri, cosa che li accomuna per esempio al demo leggermente meno “nano” dei calabresi Obskur Dod. Al contempo però il rapporto brevità/potenza costituisce a mio parere IL punto di forza del terzetto, che trova con così tanta facilità moltissimi modi diversi per beccare il climax giusto concludendo ogni pezzo nella maniera più degna possibile in modo da far valere quest’ep dal titolo provocatorio come un ottimo antipasto per la futura produzione e trovando in “Sono un Terrorista” l’episodio indubbiamente migliore di tutto il lotto, non solo per i già citati stacchi e pause ma anche per una cupezza esasperante dura da dimenticare e fra l’altro è pure quello dalla durata maggiore (2:04). Si può dire inoltre (e qua spero di non sparare una cazzata epica) che tale canzone completi il finale dalla melodia un po’ aperta della precedente “Sfilata di Moda” (che poi sarebbe il brano più breve essendo di un minuto e 27 secondi), la quale dona a suo “figlio” una botta più dirompente lasciando l’ascoltatore in una (breve) attesa minacciosa e quindi altamente pericolosa. Ecco dimostrati i meriti tattici-strategici dei Devastator anche nella successione dei pezzi. Ma adesso preferirei un’opera decisamente più sostanziosa così da pesare un’altra volta il loro pazzesco talento sulla lunga distanza.

Voto: 84

Claustrofobia
Scaletta:
1 – Vergine/ 2 – La Bella Musica/ 3 – Sfilata di Moda/ 4 – Sono un Terrorista

MySpace:
http://www.myspace.com/devastatorcrew

Curiosità:
la scaletta dell’ep riportata su Metal-Archives è un po’ sballata, quindi date ragione alla mia saggezza!

venerdì 13 novembre 2009

Intervista ai Devastator


1) Prima di iniziare la vera e propria intervista, vorrei farvi i più sentiti complimenti per aver dato vita ad un album a mio avviso assolutamente magnifico ed anche decisamente originale.

Luca, batteria: Intanto ti ringrazio per l’intervista! E grazie mille anche per i complimenti, sono davvero contento che il nostro album ti sia piaciuto! Vedere apprezzati i propri sforzi è una soddisfazione impagabile!

2) Presentate i Devastator ai lettori di “Timpani Allo Spiedo”.

Luca: I Devastator sono nati nel 2001 sotto il nome di “Violent Overture” per volere mio e di Rob (chitarra e voce). Nel 2002 abbiamo cambiato nome in “Devastator”. Ricca invece è entrato nel gruppo nel 2004. In otto anni di attività abbiamo fatto uscire tre album, un promo e due live demo. Solo adesso abbiamo raggiunto un’ottima stabilità nella formazione, viste le non poche difficoltà negli anni passati. I nostri precedenti cantanti, prima Luchino, poi Albe, hanno perso interesse nel progetto e hanno lasciato la band. Fortunatamente adesso, con Rob alla chitarra e alla voce, siamo finalmente a posto, e spero di continuare così per lungo tempo, visto che attualmente lavoriamo davvero bene.

3) Di cosa trattate nei testi e chi li compone? Da chi siete influenzati per farli (anche dal punto di vista formale – in questo senso, da quali gruppi)?

Rob, chitarra ed attualmente voce: In genere i testi li scrivo io, ma senza ispirarmi a nessun gruppo sinceramente, ho sempre cercato prima di tutto di far risultare musicale il suono delle parole, la retorica poi in secondo piano... Gli argomenti sono abbastanza vari.

4) Perché preferite parlare di tematiche simili, scegliendone di scherzose ed un po’ surreali?

Rob: Penso sia preferibile far passare il concetto senza riferimenti specifici a cose e persone reali quando è possibile. Mi piace che un testo sia interpretabile in più modi.

5) Mi piacerebbe adesso trattare alcuni testi più approfonditamente, che mi hanno particolarmente incuriosito, partendo da “Satan Porno Dog”. Questa è per caso la presa per il culo del satanismo tanto presente in campo metal da ormai circa 30 anni? Avete, casomai, qualche cosa contro il satanismo e, se sì, perché? Lo considerate, inoltre, alla stregua di tutte le altre religioni?

Rob: “Satan Porno Dog” è semplicemente una storpiatura di Dylan Dog. Il testo si riferisce al grande successo con le donne del personaggio e alla possibilità che la vicinanza alle forze oscure ne sia la spiegazione... Il ritornello dice "dai adesso fammi vedere come trombi senza incubi!" Il satanismo è un argomento molto ampio che può essere trattato seriamente come anche no. In ambito metal penso sia molto significativo il pensiero dei Venom, i quali quando gli è stato fatto notare di essere i precursori di migliaia di gruppi di esaltati satanisti hanno detto: "no aspettate, noi stavamo scherzando!". Ecco secondo me il satanismo alla Venom, quindi la semplice provocazione alla mentalità cattolica perbenista ipocrita bigotta tramite l'esaltazione del male, è divertente, dissacrante, spassosa, non fa male a nessuno…Quando invece siamo di fronte a dei satanisti che si prendono sul serio preferiamo rimanere in disparte con le nostre convinzioni personali sul bene e il male ecco.

6) In “No Scout? Yes, Party!”, invece, mi sembra che, nella peggiore delle scontatezze, prendiate di peso la famosa pubblicità della Martini. Ma toglietemi una curiosità: se di “No Scout” fosse “Yes Scout” la festicciola si farebbe lo stesso?

Rob: Sì, il titolo riguarda la pubblicità, l'ironia dl titolo sta a sdrammatizzare l'amara polemica sugli scout che segue nel testo. Io credo che sia tremendamente ipocrita e controproducente predicare l'amore per il prossimo quando lo fai a nome di un'istituzione che si è resa protagonista di cose terribili nella storia e non parlo solo dell'inquisizione parlo anche dei tempi recenti, lo scandalo Ior ecc...E’ terribile, da credente in Dio mi sento offeso sia dall'esistenza della chiesa sia dagli scout. La mentalità secondo la quale la chiesa è fatta di persone che possono sbagliare ecc… andando comunque a messa sapendo tutta la merda che c'è dietro, è proprio quella che permette a quei bastardi di stuprare i bambini tranquillamente per dirne una…

7) “Dead Pride” ha qualche rapporto con la politica? Se sì, in che senso? Quale è quest’orgoglio morto? O sbaglio a fare tutte queste considerazioni?

Rob: Allora da una parte abbiamo a che fare con l'assurdità di un corteo di zombi che urlano per i loro diritti da morti, dall'altra il collegamento che…sì, siamo tutti morti, non c'è più la rabbia necessaria per protestare veramente contro tutta la merda del mondo per colpa di questo cazzo di benessere medio diffuso nel quale sporcarsi le mani e dire di no alla mediocrità è troppo faticoso.

8) In “Rotten Surf” forse prendete per i fondelli i surfisti? Se sì, perché? Se no, praticate casomai il surf?

Rob: “Rotten Surf” semplicemente perché la melodia è vagamente surf ma con dei suoni marci eheh! Il surf mi ha sempre affascinato e ne ho anche fatto un po’ di pratica ma senza mai trovare il tempo e il modo di approfondire...

9) Per quanto riguarda ora “A Very Famous Corpse”, chi sarebbe questo cadavere molto famoso, appunto?

Rob: Nessuno. Confesso che è un personaggio assolutamente fantasioso che mi ispirava per il tipo ti pezzo.

10) “Smash Metal Drink Beer” mi pare sia un pochino provocatoria, anche perché il Metal e la birra vanno a braccetto. Sono giuste le mie osservazioni? Inoltre, fate molto uso della bevanda alcolica poc’anzi citata… E perché vi piace così tanto (sarà strano, ma non mi piace per niente)?

Rob: Il testo è una presa in giro al metallaro che si prende troppo sul serio. Prenditi meno sul serio e pensa a bere che è meglio.

11) “My Sweet Cardinal” di che parla invece? C’entra forse di mezzo anche la chiesa?

Rob: Ho scritto questo testo pensando a quel bastardo del cardinale Ruini, che ora è stato rimpiazzato da Bagnasco credo. Ti giuro che lo sguardo di Ruini mi ha sempre fatto pensare allo sguardo di Satana, il male puro. Penso che si sia capito che io e la chiesa non andiamo molto d’accordo!

12) In “I Hate Cover Bands” la presa per il culo va ai gruppi cover. Perché li odiate così tanto (pure io non scherzo a tal proposito)?

Rob: E' veramente triste presentarsi pretendendo di rendere omaggio al rock mentre in realtà lo stai distruggendo, le tribute band ridicolizzano il rock rendendolo un fenomeno da baraccone in tutto e per tutto.
Dovrebbero essere i gruppi con delle idee a trovare così facilmente delle date, questi stronzi lo sanno, ma dello spirito che c'è dietro la musica che suonano se ne sbattono e sfruttano il lato capitalistico che la rovina. Mi piace pensare che sono come le persone che scopano ma non fanno mai l'amore, hanno perso.

13) Riguardo infine ad “Hypocrisy”, di che cosa trattate questa volta? Sbaglio o è il testo più serioso di tutto il lotto, almeno presumendolo dal titolo?

Rob: Questo testo è opera del nostro ex cantante che lo ha scritto pensando a una conoscenza comune, lasciamo perdere chi, il concetto che non ci riguarda resta l'ipocrisia.

14) Come avviene la composizione dei pezzi e quanto è durata la loro stesura? Chi li compone principalmente e quale è stato il pezzo che più vi ha dato “rogne”?

Rob: In linea di massima io porto il pezzo intero in sala prove dove lo proviamo insieme, poi a seconda dei gusti di tutti possiamo lasciarlo com'è, come possiamo modificarlo e come possiamo tirarlo nel cesso eheh. Ma non è sempre così, ci sono anche dei momenti di cazzeggio, frammenti di pezzi e di idee che vengono fuori in momenti imprecisati che risolvono arrangiamenti incompleti...l'importante è che il risultato finale soddisfi tutti. Il pezzo che è stato modificato più volte è stato senza dubbio “Dead Pride”, del quale ne sono esistite addirittura più versioni.

15) Dove avete registrato le canzoni ed in quanto tempo? In questo caso, quale è il pezzo che vi ha fatto più impegnare?

Luca: Abbiamo registrato “Underground ‘N’ Roll” agli High Distortion Level Studios di Altedo, in provincia di Bologna. Il cd è stato mixato e masterizzato da Luca Gomedi, ingegnere del suono proprietario del suddetto studio. Raccomando a tutti questo studio, perché Luca, oltre che un grande amico, è una persona veramente capace nel suo lavoro, e sa capire subito il sound richiesto da una band. Comunque fortunatamente siamo molto veloci a registrare. Io ho registrato le mie parti in circa 8 ore, suddivise in tre giorni. Il basso è stato registrato il giorno successivo, e la chitarra in due sessioni suddivise in due giorni. Infine voce e cori sono stati registrati l’ultimo giorno. Quindi abbiamo registrato tutto in una settimana. Sul pezzo che ci ha fatto più impegnare non saprei cosa risponderti, visto che siamo andati in studio molto ben preparati e ogni pezzo è filato liscio senza particolari problemi. L’unico problema era il caldo, visto che abbiamo registrato a Luglio eheh!

16) A mio avviso, voi fate una musica non proprio facilmente classificabile, una mescolanza tra il punk, l’hardcore (sia di stampo vecchia scuola che nuova) ed il rock’n’roll con qualche inserimento più metal, non dimenticando ovviamente le vostre radici, quelle thrash insomma. E quindi siete decisamente molto fantasiosi, non avendo confini predefiniti, riversando questa cosa su tutto, voce compresa, e presentando inoltre una tecnica tremendamente notevole, nonostante certo vostro grezzume. Strutturalmente parlando seguite molto la forma-canzone, sfoderando quindi anche bei ritornelli agili, anche se ogni vostra canzone presenta una buona individualità, presentando, tra le altre, anche variazioni praticamente schizzate, che si risolvono nel giro di pochissimi secondi. La produzione invece mi sembra piuttosto pulita, con tutti gli strumenti al proprio posto messi bene in evidenza. Ora, mi sono dimenticato qualcosa di importante? Inoltre, quali sono le vostre influenze e da quali membri del gruppo partono? Quanto esse hanno pesato sulla stesura dell’album?

Luca: Sono molto felice di quello che hai notato ascoltando il nostro cd. E’ segno che l’hai ascoltato con attenzione ed hai capito molto bene quello che vuole comunicare. Confermo quindi quello che hai detto: il nostro obiettivo come autori è sempre stato quello di scrivere musica cattiva, potente, veloce e incazzata: ma allo stesso tempo divertente, varia e frizzante. Abbiamo cercato inoltre di inserire nel disco tutto quello che ci passava per la testa in fatto di influenze, senza porci assolutamente ogni tipo di limite. Ti ringrazio inoltre per i tuoi commenti positivi sulla nostra tecnica strumentale, fortunatamente nel tempo siamo cresciuti come musicisti ma anche come arrangiatori. Ovviamente in questo tutto gioca a favore dell’esperienza. Per la produzione dobbiamo rendere merito soprattutto a Luca Gomedi, che ha capito subito che suoni volevamo proporre e li ha esaltati al massimo. Le nostre influenze sono molteplici. Sia io che Rob che Ricca ascoltiamo ogni cosa, dal black metal al blues, dalla psichedelia al death metal. Ovviamente i generi musicali che più ci accomunano sono quelli che senti nel disco, ovvero il thrash, l’hardcore, il punk più marcio, il rock ‘n’ roll e lo stoner… Il nostro obiettivo è creare un tipo di musica che le racchiude tutte, ovviamente trasformandosi in un nostro genere personale e originale.

17) La canzone che ho più apprezzato di tutte è “Hypocrisy”, in quanto mi sembra come la più intensa, almeno da parte mia certo. Ma anche perché forse è la canzone maggiormente metallica del lotto, e come non scordare tra l’altro del brano fantasma quivi contenuto, dove fate il verso all’oi! (anche dal punto di vista vocale) cantando inoltre finalmente in italiano (testi assurdi come al solito). Adesso, siete d’accordo con le mie affermazioni? Se no, perché e quale pezzo preferite in particolare?

Luca: Non sei il primo che ha preferito “Hypocrisy” alle altre canzoni del disco. E’ una canzone nata volutamente così, anche perché il messaggio nel testo è piuttosto forte e quindi la canzone doveva essere di sicuro bella potente e incazzata. La traccia nascosta è un omaggio a un’associazione cinematografica livornese chiamata “Nido Del Cuculo”, famosissima per i suoi doppiaggi in dialetto livornese su spezzoni di film famosi. E’ stata anche realizzata per omaggiare la nostra toscanità eheh! Io sinceramente non ho pezzi preferiti nel disco, mi piacciono veramente tutti (altrimenti non ce li avrei messi eheheh). Posso solo dirti per me quali sono i pezzi che più mi divertono quando li suono dal vivo: sicuramente “Hypocrisy”, “Here We Go”, “Satan Porno Dog”, “Smash Metal Drink Beer” e “Desert”.

18) Per quanto riguarda invece il vostro principale punto di forza, personalmente ne ho ravvisati addirittura due, ossia la varietà e la fantasia che voi ponete in ogni pezzo, non facendo stancare l’ascoltatore più esigente, ed anche i testi, che fanno scompisciare tremendamente dalle risate e che vi fanno allontanare da moltissime altre formazioni. Siete d’accordo con quanto affermo? Se no, perché e quale è, o quali sono, secondo il vostro parere, i vostri principali punti di forza e perché?

Luca: Beh, mi ripeterò, ma ti ringrazio ancora per le tue belle parole. Di sicuro una qualsiasi persona che ascolta il nostro ultimo album può dire tutto tranne che non sia un album molto vario. E di questo ne vado molto fiero, visto che comporre un album vario e fantasioso era uno dei nostri principali obiettivi. Già con il nostro secondo disco “Alcoholic Invasion” abbiamo cominciato a lavorare su questo nostro pensiero. Finalmente con “Underground ‘N’ Roll” ci stiamo avvicinando parecchio, ma possiamo e dobbiamo fare molto di più! I testi sono volutamente divertenti, anche perché scrivendo in inglese è difficile parlare di cose serie o di argomentazioni profonde. Per cui abbiamo maggiormente puntato alla parte musicale e utilizzato i testi come riempimento, per la maggiore. Non è che siano completamente privi di senso, però sicuramente se li avessimo scritti in italiano il risultato sarebbe stato molto migliore. Fortunatamente posso dire che il problema sarà risolto, visto che abbiamo deciso di cominciare a scrivere ogni nostro testo in italiano. A breve torneremo in studio per registrare quattro pezzi nuovi con testi in italiano. E in quel caso testi e linee vocali avranno la stessa importanza della parte musicale. Un altro nostro punto di forza che ci attribuisco è il nostro totale impegno verso quello che facciamo, la nostra costanza, la nostra passione. E soprattutto la nostra voglia di andare avanti sempre e comunque, nonostante i periodi non proprio belli che abbiamo passato (e ti assicuro che sono stati tanti)!

19) Parliamo adesso del titolo dell’album. Perché avete scelto per “Underground’n’Roll”? Come fa l’Underground ad essere un fatto anche strettamente musicale (per esempio, i Gorgoroth sono mainstream ma suonano ancora adesso piuttosto sporchini)? Volete forse fare il verso al vostro precedente album “Thrash’n’War”? Ci sono state altre proposte per il titolo e perché, casomai, queste sono state scartate? Cosa volete trasmettere, comunque, con il titolo attuale?

Rob: Beh c'è un doppio senso, l'underground come "strato sociale" della band e l'underground come luogo del cadavere visto che ogni tanto il morto vivente torna come argomento trattato.
La scena underground merita di essere analizzata nei suoi flop, nelle sue contraddizioni, ma anche nelle belle cose che nasconde... Quindi let's roll!

20) Chi ha fatto la copertina e quale è il suo significato (se ce l’ha certo)? Perché siete immersi in un mare pieno di radioattività (con quel barile poi)? C’è per caso una denuncia, seppur implicita, contro l’atomica e tutto ciò che le ruota intorno? Non so voi, ma essa mi ricorda tremendamente quella di “And the Worst Is Yet to Come” degli Hyades. Avete subito qualche influenza in proposito o sbaglio? Inoltre, perché, nel titolo dell’album, solo la “E” di “Underground” è rovesciata? Non potevate fare una cosa simile con la “r”, la “n”…?

Luca: La copertina è stata realizzata da Denis Gualtieri (http://squartato.blogspot.com), che ha realizzato tra l’altro anche la copertina del nostro precedente album, “Alcoholic Invasion”. Denis è un’artista veramente eccezionale, che non ha nulla da invidiare a colleghi molto più blasonati del suo settore. Consiglio a tutti di rivolgersi a lui! La copertina non ha nessun tipo di significato, eravamo partiti inizialmente con una copertina che raffigurava noi mentre facevamo surf. Abbiamo quindi presentato l’idea a Denis, ma il genio che c’è in lui si è messo in moto ed ha stravolto completamente l’idea di partenza. Il risultato è quello che vedi. Ci sono però due particolari assolutamente voluti. Il primo è l’alieno a cui Ricca vuole rubare la bottiglia, che rimanda al nostro disco precedente. Secondo particolare è la scelta dei colori della copertina, il bianco del logo, il rosso del cielo e il verde del mare. Un omaggio alla nostra nazionalità. E’ vero che ricorda un po’ la copertina degli Hyades, però Denis non li conosceva per cui è stata una cosa puramente casuale! La “E” rovesciata non ha alcun tipo di significato eheh! Semplicemente il font che ho scelto per scrivere il titolo del cd aveva le “E” rovesciate di default ahahahah!

21) Vorrei parlare adesso di “Rotten Surf”. E’ una strumentale un po’ particolare, ricca di parti soliste da parte di Rob, ed il bello è che riuscite, almeno personalmente, a far immaginare sul serio il mare con relativo surfista. Ma quello che più mi incuriosisce è proprio il fatto che tale brano sia l’unico strumentale di tutto il lotto, fungendo tra l’altro da spartiacque tra le due parti dell’opera, visto e considerato che è stato messo proprio come ottava traccia. Sono giuste le mie osservazioni e secondo voi cosa rappresenta “Rotten Surf” rispetto agli altri pezzi? E come è nata questa strumentale?

Rob: Io mi diverto anche a comporre delle musiche che non necessariamente fanno comodo ai Devastator, e succede che qualche cazzeggio possa in qualche modo dare un tocco in più al disco, hai detto bene del surfista, infatti proprio perché essendo già pronta la copertina il pezzo non è stato difficile da collegare e inserire nel lavoro, abbiamo pensato: perché no?!

22) Parliamo ora di “I Hate Cover Bands”. Mi pare che quest’altro pezzo sia atmosfericamente molto lontano dagli altri, in quanto in esso percepisco tratti come disperati, mostrando forse in musica la condizione penosa concertistica di oggi in Italia, dominata spesso dai gruppi cover, inutili anche da parte mia. Siete d’accordo? Come è nato questo brano e che cosa rappresenta per voi?

Rob: Come ho spiegato prima il fenomeno delle cover è una vera e propria piaga per la musica tutta, un pezzo con questo titolo è per noi un modo di far presente la nostra posizione sperando che tutti i gruppi come noi si uniscano al coro. Magari se tutti i veri amanti della musica si schierassero apertamente quei buffoni ci penserebbero due volte prima di fare un tour europeo con i pezzi scritti da altri eheheh!

23) Questa in teoria è una domanda per Albe ma siccome tra le vostre fila non c’è più, lo chiedo a voi: siccome è un cantante tremendamente versatile, anche a livello di linee vocali, da quali cantanti è influenzato principalmente e quali ne sono i suoi preferiti?

Rob: Sinceramente non ti saprei dire le a quali cantanti si ispira esattamente, a me è sempre piaciuto il fatto che sapesse tirare fuori una voce aggressiva senza sfociare in banali growl o screaming che avrebbero banalizzato i pezzi, infatti il suo abbandono è stato un dispiacere tecnico oltre che umano.

24) Questa è una domanda un po’ provocatoria, ma perché utilizzate l’inglese? Non vi pare che sia un po’ troppo stra-abusato e/o commerciale? Inoltre, perché in “Here We Go” fate uso, seppur in momenti minuscoli, dell’italiano, e che il brano fantasma sia invece completamente cantato nella nostra lingua, anche perché, così facendo, gli stranieri non ci capiscono più un ciufolo?

Rob: "Here We Go" è una raccolta di frasi fatte tipiche del punk e affini, troviamo anche "um dos tres quatros" (non ricordo se si scrive così) perché urlato da Max Cavalera. La traccia fantasma è fantasma proprio perchè oggettivamente non c'entra niente col resto del disco! L'inglese è stato scelto semplicemente perché i gruppi che ci sono sempre piaciuti cantano in inglese ma ecco, proprio perché abbiamo cominciato ad apprezzare anche la musica italiana e soprattutto perché ci siamo rotti le palle di stare attenti alla grammatica e alla pronuncia di una lingua che non ci appartiene...Ecco che stiamo per registrare quattro pezzi in italiano che andranno a fare parte di un disco tutto in italiano!

25) Siete soddisfatti del lavoro raggiunto o dopo poco più di un anno rimpiangete qualcosa? Mi sembra questa una domanda scontata (visto il vostro MySpace riempito di diverse recensioni ed interviste), ma come stanno andando la critica ed il pubblico?

Luca: Sono molto soddisfatto di come siamo cresciuti a livello di popolarità dai nostri inizi a ora. Considerando il fatto che non ci siamo mai appoggiati né a nessuna agenzia promozionale né a nessuna booking, la nostra popolarità attuale, anche se sempre molto bassa rispetto agli standard ottimali, mi riempie di soddisfazione. La promozione l’ho sempre curata io in ogni sua forma, e Giulio mi ha dato una mano enorme in questo, aiutandomi in ogni modo possibile. Giulio è un nostro caro amico che ci aiuta a promuovere la nostra musica, a trovare contatti, a organizzare concerti; è in sostanza il quarto Devastator a tutti gli effetti. Finora le recensioni e le interviste promozionali per “Underground ‘N’ Roll” sono state parecchie, e devo dire tutte positive. Il disco alla gente sta piacendo molto, quindi cosa chiedere di più?

26) Spero di non essere indiscreto, ma come mai Albe se n’è andato dal gruppo, e tra l’altro proprio pochi mesi prima la pubblicazione di “Underground ‘n’ Roll”? Siete, comunque, ancora amici con lui?

Luca: Nessun problema! Albe ha lasciato i Devastator semplicemente perché voleva seguire altri progetti musicali. Infatti poco dopo essere uscito dal gruppo ha tirato su la sua band e infatti ora è pienamente contento del suo progetto. Inutile dire che la separazione è avvenuta nella maniera più amichevole possibile, siamo sempre ottimi amici e ci sentiamo molto spesso.

27) Parlatemi del nome che nel 2002 vi siete scelti. Perché proprio Devastator e da cosa è scaturita questa scelta? Altre proposte si sono state e casomai perché le avete scartate? Tra l’altro, urge osservare che Devastator è un nome piuttosto frequente in campo metal (Metal-Archives lo dimostra ampiamente).

Luca: Devastator è stato scelto perché innanzitutto volevamo creare una band devastante eheheh! Comunque l’origine di questo nome ha diverse fonti. E’ stato scelto per onore del mitico robottone dei Transformers costituito con gli escavatori, è stato scelto in onore dell’astronave ammiraglia di Darth Vader, protagonista di Guerre Stellari, chiamata appunto Devastator.

28) Per quanto riguarda il logo invece? Perché, tra l’altro, l’avete cambiato ultimamente? Quali considerazioni hanno portato a questo cambiamento e come è stato abbandonare il caro vecchio logo?

Luca: Ti comunico che siamo tornati ufficialmente al nostro caro vecchio logo. Prima dell’uscita di “Underground ‘N’ Roll” avevamo deciso di cambiarlo perché era un logo troppo metalloso. Poi con il passare del tempo il nuovo logo ha cominciato sempre di più a farmi schifo, quindi abbiamo deciso di cestinarlo e tornare al vecchio. Io ovviamente sono di parte, perché il vecchio logo lo disegnai io tipo una decina di anni fa, per cui ci sono affezionato eheh!

29) Come siete riusciti ad accasarvi presso la Teorema Edizioni Musicali?

Rob: Nel periodo in cui abitavamo a Bologna siamo diventati compagni di bevute di un collaboratore, quindi una cosa tira l'altra è naoa questo rapporto più per simpatia che per altro credo eheh!

30) Qualche gruppo della vostra etichetta da consigliare?

Rob: La Teorema tratta principalmente pop (bella stranezza! Nda Claustrofobia) italiano, sarà difficile che le sue band possano avere un pubblico comune con i Devastator, ma ti posso dire di aver apprezzato l'ultimo disco degli Esterina, band appunto della Teorema.

31) Considerando che suonate in centri sociali (e certamente non di destra) e che fate spalla, tra gli altri, con gruppi dalle tematiche libertarie come i thrashettoni milanesi Irreverence, politicamente la pensate in maniera simile a questi ultimi (anche perché nella foto da me pervenutami sulla cintura che porta Albe c’è una bella “A” anarchica)?

Luca: I Devastator sono sempre stati una band apolitica al cento per cento. Secondo me politica e musica non vanno mai e poi mai accostate, o almeno questo è il mio modestissimo parere. Abbiamo sempre suonato sempre e ovunque, ogni occasione è quella buona!

32) Per quale motivo nel vostro myspace figura la domanda: “Orgogliosi di essere Underground?”? E’ forse una sottile provocazione e, se sì, da cosa è determinata?

Luca: E’ una frase provocatoria al massimo! Il punto interrogativo sta a significare una cosa ben precisa. Siamo allo stesso tempo orgogliosi di essere underground perché primo ne facciamo parte, secondo perché come ti ho detto prima abbiamo sempre fatto tutto sulle nostre gambe senza aver mai stipendiato nessuna agenzia. Il punto interrogativo però sta a dire che in Italia essere underground è anche un handicap, visto che ogni band italiana underground come noi per emergere deve fare carte false. E le amatissime tribute bands di certo non ci aiutano. Per cui essere underground è certo motivo di orgoglio, ma in egual misura un forte freno per cercare di emergere.

33) Prima di militare nei Devastator (e relativi Violent Overture e Motrok) avete suonato in qualche altro gruppo e com’è andata l’esperienza? Avete pubblicato e/o registrato qualcosa in tal senso?

Luca: Ricca prima di entrare con noi ha inciso un album con una band metal progressive di Lucca, chiamata Speed Of Light. Inoltre io e Ricca abbiamo suonato per diverso tempo nei VXD, band hard rock, con cui abbiamo registrato un album e un promo.

34) Considerando la vostra natura sperimentale, verso quale pubblico preferite esibirvi?

Luca: Il nostro sogno sarebbe quello di diventare una band che mette tutti d’accordo, tipo i cari vecchi Motorhead. Infatti ai concerti dei Motorhead puoi trovare di tutto, dal metallaro più incallito al punkettone più marcio. Fortunatamente siamo soddisfatti ugualmente, visto che piacciamo a chi ascolta metal e a chi ascolta punk-hardcore. Comunque preferiamo esibirci davanti a chi è disposto ad ascoltarci e a fare casino sotto il palco!

35) Com’è un vostro concerto-tipo?

Rob: Pochi fronzoli, noi saliamo sul palco e spariamo tutti i pezzi meglio che possiamo e quando le circostanze ce lo permettono distribuiamo lattine di birra durante l'immancabile ultimo pezzo "Alcoholic Invasion", niente travestimenti o buffonate di alcun genere, semplice e veloce come piace a noi.
36) Parlatemi dei video che avete fatto per "Cemetery Beach" e "No Scout? Yes, Party!". Com'è andata l'esperienza e perché avete scelto proprio queste due canzoni per fare il video? Ma che c'entrano quelle immagini di violenza con il titolo del secondo pezzo? E perchè non figura Albe?

Luca: Il video di “Cemetery Beach” è stato realizzato da un nostro amico di Bologna. E’ un video molto semplice e molto ironico, volevamo realizzare qualcosa che facesse divertire chi lo guardava. E secondo quel che mi dice la gente ci siamo riusciti alla grande! Il video di “No Scout? Yes, Party!” invece è stato girato e montato da Rob. Abbiamo scelto queste due canzoni perché a nostro avviso “Cemetery Beach” resta la canzone più orecchiabile di tutto il disco, mentre “No Scout? Yes, Party!” è secondo noi quella più incazzata, sia musicalmente che come testi, quindi abbiamo scelto due pezzi contrastanti! Proprio perché esprime incazzatura e violenza abbiamo deciso di aggiungere quelle immagini nel video. Albe non figura semplicemente perché al momento della realizzazione del video aveva già lasciato i Devastator…

37) Come vi rapportate con il fenomeno del peer 2 peer e, di conseguenza, con il formato MP3?

Luca: Ci rapportiamo direttamente in prima persona, visto che se cerchi il nostro ultimo disco su Emule lo puoi già trovare, e così pure se cerchi l’album su Google vedrai che ci sono un sacco di portali in giro per il mondo dove è possibile scaricarlo eheh! Ovviamente non siamo stati noi a spacciarlo così in rete, sicuramente qualche fan l’ha preso e messo online. Siamo assolutamente d’accordo, tanto di musica non viviamo di certo, quindi se tutti lo scaricano fa lo stesso, l’importante è che il disco giri. Preferisco mille dowload che 100 dischi venduti, sinceramente! Tutto è ottimo per far girare il nome!

38) Che ne pensate della vostra scena Punk-Hardcore-Metal, ossia quella toscana (anche dal punto di vista extra-musicale – nel senso dei locali, del pubblico e così via)?

Luca: In Toscana ci sono un sacco di gruppi validissimi, in campo metal i migliori sono i Subhuman, a mio parere. A Lucca c’è pure una band chiamata Acid Brains, che esiste da circa quindici anni e che ha già sei album al suo attivo. Anche loro sono molto validi, tra le migliori band alternative rock nell’underground italiano. In Toscana i locali ci sono e pure molto belli, fatto sta che per la maggiore prediligono le tribute bands. Cazzo sto sempre a parlare di loro eh?

39) E di quella italiana più in generale invece?

Luca: La scena italiana è ricca di gruppi con le palle. Mi sento di nominare Hyades, Subhuman, Irreverence, Kernel, Hellstorm, Carlos Dunga, Tarchon Fist, National Suicide, Planar Evil ecc…Tutta gente con le palle che suona da anni la propria musica con dedizione e passione. Se solo ci fosse qualcuno che ci scommettesse sopra cambierebbero molte cose nel nostro caro paese.

40) Quali gruppi o artisti state ascoltando in questi ultimi tempi e quali ne sono i vostri preferiti (non solo Metal)? Ritornando invece al Metal, per chi andate pazzi e quali sono i generi che meglio ascoltate con piacere?

Rob: Parlo per me: per quanto riguarda il metal niente mi esalta come i Sepultura. Adoro poi gli Offspring perchè ci sono cresciuto quindi sarò sempre di parte, non stimerò mai nessuno come stimo i Motorhead, ma il gruppo che mi ha fatto più venire la pelle d'oca restano i Kyuss. Qui mi fermo sennò dovrei elencarne veramente troppi!

41) Cosa bolle attualmente in pentola per voi? A quando un altro vostro disco?

Rob: Nel 2011 speriamo di festeggiare il nostro decennale presentando il nostro quarto disco, il primo in italiano.

Luca: Stiamo finendo di registrare un nuovo Lp di quattro pezzi inediti, tutti in italiano e veramente cattivi e veloci, quindi aspettate nuove notizie!

42) Finalmente siamo al termine ragazzi! Spero che io non vi abbia rotto i cosiddetti? Vi è piaciuta questa intervista? Volete mandare un ultimo messaggio ai lettori di “Timpani Allo Spiedo”?

Grazie mille per questa bellissima intervista! Mi sono molto divertito a rispondere alle domande! Grazie mille a te per averla resa possibile. Invito tutti i lettori a visitare la nostra pagina myspace www.myspace.com/devastatorcrew per ascoltare i pezzi tratti dal nostro ultimo lavoro! Ogni commento è ben accetto! Alla prossima!!!

martedì 10 novembre 2009

Devastator - "Underground 'n' Roll" (2009)


DEVASTATOR
“UNDERGROUND ‘N’ ROLL” (2009)

Anno di grazia 2006, nel numero di Ottobre di Rock Hard è recensito, tra gli altri, nella rubrica dei giovani gruppi italiani, anche il demo “Thrash ‘n’ War” (pubblicato però un anno prima), che viene subito definito come una buona opera inneggiante al thrash metal tedesco anni ’80 più battagliero. E fu proprio in quell’occasione che io sentii per la prima volta parlare dei Devastator. E da lì, questi baldi giovanotti lucchesi ne hanno fatta di strada, come anche una musica decisamente riconoscibile e personale, seppur allontanandosi, e di molto, dalle radici musicali primigenie, sviluppandosi quindi entro binari di certo non facilmente classificabili, sfuggendo così ad ogni definizione comoda e facile. Infatti, inizialmente ero un po’ indeciso se contattare o meno il gruppo, ma da alcune canzoni che avevo sentito sul suo space mi è parso che esso suonasse thrashcore….santa illusione! Quindi, eccovi, mie cari lettrici e miei cari lettori, la prima formazione non propriamente metal che solca le pagine di “Timpani Allo Spiedo”.
“Underground ‘n’ Roll” è il terzo album dei Devastator (nati dalla fusione nel 2002 di due gruppi di estrazione punk-hc – ossia i Violent Overture ed i Motrok – ed attualmente costituiti da Rob, voce e chitarre, Ricca, basso, e Luca, batteria e cori. Importante segnalare che Rob e Luca sono, come dire, i due vecchi del terzetto, nel senso che sono praticamente i fondatori del gruppo stesso), pubblicato presso la Teorema Edizioni Musicali nei primissimi mesi del 2009, anche se era pronto da un bel pezzo, ossia dal Giugno del 2008, insomma quando nella formazione militava ancora Albe e, non a caso, è proprio sua la voce che si sente in quest’album. Quest’ultimo consiste della bellezza di 15 pezzi particolarmente brevi, e tutto si risolve nell’arco di mezz’ora, sfoggiando una musica che è una mescolanza, spesso scanzonata ed allegra, tra il rock’n’roll, il punk, l’hardcore ed una dose, seppur a mio avviso non molto presente, di metal, non disdegnando ovviamente neanche qualche efficace puntatina nel thrash metal. Il tutto viene proposto con una tecnica decisamente notevole su tutti i livelli (voce compresa), non perdendo mai, secondo me, in incisività, trascinando così l’ascoltatore, almeno personalmente, in continuazione e senza pietà, anche tirando fuori addirittura qualche atmosfera diversa dal solito, che per il mio parere non si può proprio definire come goliardica. Strutturalmente parlando, i Devastator sono molto attenti alla forma-canzone, pur non a farsene imprigionare, ed infatti spesso e volentieri loro sono molto imprevedibili, facendo, per esempio, un assolo quando capita, pure prima di ripetere uno dei temi principali di un dato brano (il discorso assoli lo approfondirò approfonditamente più avanti). L’importante è tenere bene in mente che ogni pezzo ha almeno 2-3 soluzioni dominanti rispetto alle altre, presentando comunque una struttura propria, almeno di solito. Per non parlare, invece, della produzione, che per quanto mi riguarda è ottima, non seppellendo quindi nessuno strumento da un altro, conferendo ad ognuno di esso il posto che giustamente gli spetta, e permettendo in tal modo all’ascoltatore più esigente di assaporare qualsiasi passaggio. In questo caso, comunque, si devono avvisare i tradizionalisti perché qui la produzione, nonostante certo grezzume dato dalla musica, si presenta molto pulita.
Ma adesso via, e parliamo dei testi. I Devastator, a proposito, si avvicinano, a mio avviso, a certa provocazione caratteristica del punk, a mio avviso un po’ simile a quella che caratterizza formazioni hc come Big Boys, Dicks oppure i Circle Jerks (in fin dei conti, come si può vedere nella foto da me pervenutami, Albe era del gruppo il più punk di tutti, con indosso tra l’altro la maglietta dei Nabat, non so se rendo l’idea), se si considerano titoli come “Smash Metal Drink Beer”, “Satan Porno Dog” (che sembra la presa per il culo dello pseudo-satanismo tanto presente nel Metal da minimo 20 anni) oppure “No Scout? Yes, Party!” (chissà come si rispondeva se la domanda era “Yes Scout?”?). C’è pure una specie di manifesto, rappresentato dal pezzo che dà il titolo all’opera stessa, come anche canzoni probabilmente dai toni più seriosi come “I Hate Cover Bands” (fuoco ai gruppi cover YAHOOOO!!!!!) od “Hypocrisy”.
Interessante, secondo me, è anche la copertina, che personalmente ricorda molto quella dell’album “And the Worst Is Yet to Come” degli italianissimi Hyades, con quel gusto un po’ surreale, thrashy ed anche leggermente provocatorio che fa scherno addirittura del problema della radioattività, e non si scordi che nella copertina di “Underground ‘n’ Roll” ci sono tutti e 4 i Devastator, che mi fanno scompisciare dal ridere dato che fanno cose tremendamente assurde (soprattutto quello che vuole prendere una bottiglia di birra da una specie di alieno inghiottito da una piovra!).
Ora, nell’analisi dei vari strumenti parto, come al solito, da Albe. Devo dire che è uno dei cantanti più versatili che io abbia mai sentito, dato che lui non si ferma soltanto ad una voce ruvida tendenzialmente di marca thrashcore (che raggiunge, a mio avviso, un’intensità maggiore nei brani più veloci come “Underground ‘n’ Roll”), ma va pure oltre, sciorinando magari un leggero grugnito death metal (come in un momento di “Desert”, e, anche se qui solo accennato, nella stessa “Underground ‘n’ Roll”), vocalizzi addirittura più di stampo oi! (“Hypocrisy”), come urla isteriche (sempre in “Hypocrisy”, dove tra l’altro sono presenti anche delle risate) od ancora voci “frocieggianti (“Cemetery Beach”), e per non dimenticare poi del parlato e delle urla vomitate presenti in “Here We Go”, oppure di quella voce punk melodica che si sente in “My Sweet Cardinal”. Ricordo però che questa lista rappresenta soltanto una sintesi, figuriamoci poi per quanto riguarda le linee vocali, a mio avviso maggiormente fantasiose. E qua il lavoro diventa decisamente più raffinato, meno grezzo insomma, costruendo così linee, da parte mia, intense, incisive come se ne sentono poche in giro. In ogni pezzo, quindi, state pur sicuri che ci sono linee vocali estremamente diverse l’una dall’altra, e, considerando che qualitativamente, per me, esse sono tutte indiscutibili, credo che sia un po’ inutile citare un brano rispetto ad un altro. Argomento chitarre. Come chitarrista c’è solo Rob, ma grazie alla potenza del suono mi sembrerebbe che ce ne siano almeno 2, e scusate se è poco. Pure qui la varietà e la fantasia regnano sovrane. A titolo di esempi, si fa ampio uso di riffs punk-hardcore, che siano un po’ allegri (“Sambafukka Orchestra” è esemplificativa a tal proposito), più incazzati del solito (“Here We Go” oppure “Underground ‘n’ Roll” dove i toni si fanno quasi epici e battaglieri, un po’ come nei padovani ormai sciolti Milizia HC), sapendo essere talvolta anche più cupi del previsto (ed ecco affacciarsi “No Scout? Yes, Party”); un altro tipo di soluzioni frequentemente adottate sono quelle di marca rock’n’roll, e devo dire tra l’altro che esse mi prendono veramente tanto, pure per via di tempi spesso tremendamente groovy (come non citare, in questo caso, la spaventosa “Satan Porno Dog” o “Smash Metal Drink Beer”?), regalando così al tutto maggiore dinamicità; invece, in un brano come “My Sweet Cardinal” le chitarre mi pare intonino, tra gli altri, anche riffs più propriamente punk in senso melodico (un po’ come la voce insomma); altre soluzioni chitarristiche degne di menzione sono alcune della breve (poco più di 50 secondi) “Rotten Surf”, che presenta qualche passaggio leggermente più contorto del solito, che però può essere pure modificato in assoli brevi (di cui parlerò tra poco); in “I Hate Cover Bands”, inoltre, le chitarre si fanno disperate (almeno questa è la mia interpretazione), ed è qui che, dicevo, i Devastator si allontanano decisamente dalle loro classiche atmosfere (oltre ovviamente quelle più incazzate e selvagge, frequenti invero in misura maggiore); di metal vero e proprio, invece, secondo me, c’è veramente poco, ma comunque sono degne di menzione il momento thrash metal su tempi medi, piuttosto minuscolo, di “Desert”, il riff vagamente thrash veloce di “A Very Famous Corpse”, come le schitarrate rocciose di “Underground ’n’ Roll”, oppure ancora il thrashcore di “Hypocrisy”, che è forse il brano più metal di tutto il lotto. Ma tutto questo ai Devastator non basta, visto e considerato che riempiono la maggiorparte dei loro pezzi (eccetto in “Here We Go”, “Desert”, “A Very Famous Corpse” e “Underground ‘n’ Roll”) di qualche ottimo assolo, che denota, se mai che ne fosse stato ancora bisogno, l’ottimo stato di salute in fatto di tecnica di Rob. Gli assoli fantasiosi, pieni di note (ma senza farli pesare, almeno personalmente), a volte possono citare il rock’n’roll (come in “Satan Porno Dog”), ed anche il metal ha la sua parte, seppur piuttosto piccola (“Hypocrisy”). Qualche pezzo può avere anche più di un assolo (come i 3 solismi di “My Sweet Cardinal”), pure abbastanza breve (“Rotten Surf”). Inoltre, un’altra considerazione importante da fare è che gli assoli possono essere praticamente in ogni punto di un pezzo, in maniera non prevedibile quindi, e, tra l’altro, in “I Hate Cover Bands” il solismo viene addirittura doppiato da un’altra chitarra. Oltre agli assoli, ci sono anche riffs sovrapposti alla chitarra ritmica, e bisogna dire che essi occupano uno spazio decisamente importante (ma non proprio frequente) della musica del gruppo, e credo che gli ottimi esempi di “A Very Famous Corpse” e di “My Sweet Cardinal” bastino per far capire che culo si sono fatti i Devastator per tutti gli arrangiamenti di chitarra (ma non solo, come già si è notato). Ora passiamo al basso. Il lavoro di Ricca si dimostra molto abile e capace di dare profondità, soprattutto in canzoni quali “Metal J.Fox”, e tra l’altro lui è artefice di linee a mio avviso superlative come nella favolosa e birraiola “Smash Metal Drink Beer”. Che dire invece della batteria? Prima di tutto, il suono scelto mi piace tantissimo, molto potente, un po’ simile a quello dei Milizia HC del secondo album “L’Inferno dell’Uguaglianza”. Incisivo come una bomba atomica (lascia tracce non proprio facili da rimarginare), Luca presenta uno stile molto fantasioso, spesso lineare certo (ma anche no, come può dimostrare invero “My Sweet Cardinal”), oltre ad essere piuttosto tecnico. Non si raggiungono però mai velocità in blast-beats ma quando c’è da pestare sul serio Luca non si lascia certamente pregare (“Hypocrisy” probabilmente vince su tutti da tal punto di vista) grazie ad una violenza pazzesca e tonante. Qualche volta il nostro fa uso anche della doppia cassa (come in “Smash Metal Drink Beer”) esternando, in questo modo, ulteriori aspetti per conservare la natura metallica con cui la formazione toscana è partita. Insomma, inutile soffermarsi più in là perché io rimango veramente senza parole di fronte a simile gusto artistico.
Dopo tanto aspettare, è finalmente giunto il momento di sapere quale è, per il mio personale parere certo, il pezzo che più mi esalta di tutto l’album. E questo è “Hypocrisy”, che praticamente è il brano più lungo di tutti, anche se un po’….”diviso” (spiegherò tra poco che cosa ciò significhi), oltre ad essere, secondo me, quello maggiormente thrashcore rispetto agli altri, mostrando tra l’altro un riffing cupo (tanto da tirar fuori anche un riff quasi death) e tremendamente incazzato, addirittura, a mio avviso, in misura maggiore che in “Underground’n’Roll”, seppur in un certo momento quest’atmosfera venga ridicolizzata da un “beeeeh” “pecoraro” da presa per i fondelli. Ridicolizzazione che viene portata completamente a compimento grazie al pezzo-fantasma, che dura poco più di un minuto e che parte con un bellissimo “Oi! Oi!” di Albe, dopo circa 20 secondi la fine del brano ufficiale. E qua c’è veramente di che ridere, considerando soprattutto che per un non-anglofono (come me) sia piuttosto facile capire alcune parole del testo, dato che si mettono in ballo il Tonno Rio Mare (“Ma per cosa cazzo mi hai preso? Per una scatoletta di Tonno Rio Mare?”), come l’eroe di mille casalinghe, quel caro vecchio skin (non a caso…) di Mastro Lindo, il tutto accompagnato da un hardcore devastante al fulmicotone….ancora mi scompiscio dalle risate ahahah!!! Sentire per credere!
Ma ci sono altri due brani, a mio avviso, particolarmente interessanti e degnissimi di menzione, e così inizio da “Rotten Surf”. Questo è praticamente uno strumentale che dura poco più di 50 secondi, in cui il gruppo è capace, in certi momenti, di far immaginare sul serio, almeno personalmente, il mare con relativo (e putrido) surfista, e questo grazie allo strabiliante uno-due di Luca ed anche specialmente ad un riff quasi marittimo. Non ho scritto, inoltre, il termine “putrido” soltanto perché il titolo recita in questo modo, ma soprattutto perché nel pezzo sono presenti delle parti un po’ contorte, specialmente da parte del chitarrista, che qui esalta il suo ruolo di fine solista, attraverso degli abili assoletti. Parti contorte che, nonostante la melodia, per niente cupa, di fondo, dona al brano una patina non proprio rassicurante, almeno secondo me certo. Da segnalare, tra l’altro, che praticamente alla fine si fa viva una seconda chitarra che si esprime attraverso un suono che oserei dire essere liquido, contribuendo così ad aumentare il senso marittimo di “Rotten Surf”. Ma una cosa che mi incuriosisce non poco è il fatto che questa strumentale sia stata messa come ottava traccia, come fungendo da spartiacque tra le due parti che dividono l’opera, quasi per dire che la natura in fondo “cattiva” di “Rotten Surf” precedi una parte dell’album maggiormente incazzata e “buia”…ed in effetti ciò mi sembra che si confermi se si prendono in considerazione i brani più “neri” di tutto il lotto, che sono, nell’ordine: “Underground ’n’ Roll”, “I Hate Cover Bands” ed “Hypocrisy”.
Ed è proprio della seconda canzone sopraccitata che ora parliamo. Questo perché, dal punto di vista strettamente atmosferico, è un brano praticamente unico nell’insieme dell’album, visto e considerato che presenta, a mio avviso, tratti decisamente disperati, andando così di pari passo con il titolo, dando così l’impressione che il gruppo sia veramente stanco dell’attuale situazione concertistica italiana dominata soprattutto dai gruppi cover, inutile anche da parte mia, anche se poi tale disperazione si sposa con le classiche sonorità scanzonate dei Devastator, proponendo quindi un matrimonio paradossale ma che, secondo me, funziona alla grande.
Per quanto riguarda il principale punto di forza, invece, devo dire che il gruppo ne ha, per il mio parere, molti ma penso che piuttosto importanti siano la varietà e la fantasia, aspetti che tengono sempre in visibilio l’ascoltatore più esigente oltre a presentare ovviamente una capacità camaleontica che ha dell’ammirevole, qualche volta interpretando in maniera originale un dato stile, e per non dimenticare i testi scherzosi e surreali, altra, a mio avviso, grandiosa forza dei Devastator.
Che dire ora se non le solite cose già scritte in tutto questa rece chilometrica? Difetti non ne ho trovati, anche se forse, secondo me, si poteva fare qualcosa di meglio per canzoni quali “Satan Porno Dog” e “My Sweet Cardinal” in fase conclusiva ma probabilmente chiedo troppo. Ammirevole il senso strategico del gruppo per quanto concerne l’ordine dei pezzi, partendo dalla pazzerella intro “Sambafukka Orchestra”, in cui Albe presenta l’album, allo strumentale-spartiacque “Rotten Surf”, per finire con il brano-fantasma, una sorta di saluto che finisce con un “Buongiorno, benvenuti a…” e le ultime parole non le ho ben capite! A mio avviso, i Devastator possiedono uno stile piuttosto personale e coraggioso, una specie di Plakkaggio HC solo allegri anche in musica, e con il terzo album i nostri hanno dimostrato che si può fare qualcosa di diverso dal solito pure in questi ultimi tempi. Ed intanto la Toscana esulta! 3 gruppi toscani (gli altri sono i pisani Subhuman ed i livornesi Profanal) pubblicizzati su questa rivista, 3 promozioni di alto livello, soprattutto da parte di questi ultimi arrivati.

Voto: 90

Claustrofobia

P.S. Faccio notare, come ultima cosa, che quest'album mi è stato mandato da Luca per posta classica. La bella cosa è che la prima volta che ho visto la confezione promozionale l'ho presa per un vinile! Un'ottima confezione tra l'altro, dove è presente anche una bella e dettagliata biografia del gruppo.

Tracklist:

1 – Sambafukka Orchestra/ 2 – Here We Go/ 3 – Satan Porno Dog/ 4 – Cemetery Beach/ 5 – No Scout? Yes, Party!/ 6 – Desert/ 7 – Dead Pride/ 8 – Rotten Surf/ 9 – A Very Famous Corpse/ 10 – Underground ‘n’ Roll/ 11 – Smash Metal Drink Beer/ 12 – My Sweet Cardinal/ 13 – I Hate Cover Bands/ 14 – Metal J.Fox/ 15 – Hypocrisy

MySpace:

http://www.myspace.com/devastatorcrew

Sito ufficiale: