sabato 17 ottobre 2026

Forest of Legends (3 ottobre 2026 @ El Paso Occupato, Torino)

Yacøpsæ: un nome e una band che hanno convinto me e la mia dolce metà a fare una bella trasferta torinese per il Forest of Legends, festivalino tutto grindviolence che si è tenuto il 3 ottobre allo storico El Paso. Finalmente quindi avremmo avuto la possibilità di vedere una band leggendaria che abbiamo entrambi perso quando vennero a Roma per l'ultimo Go! Fest, io perché lavoravo ed Elisa perché, pur essendo lì allo Strike e pur volendoli vedere, si dimenticò ignominiosamente di loro per chiacchierare con un amico (eh già!). Solo che, appena siamo arrivati a Torino di mattina presto dopo un viaggio sfiancante di 10 ore con Flixbus, abbiamo saputo tramite Instagram una orribile notizia: per cause personali, gli Yacøpsæ non avrebbero suonato più! E vabbè, siamo tipo condannati a non vederli mai dal vivo ma ovviamente al Forest of Legends ci siamo andati lo stesso. E lasciatemi dire una cosa: è stato bellissimo!

Ora, non sapevamo chi ci sarebbe stato di gente di nostra conoscenza ma, appena abbiamo varcato la soglia dell'El Paso, siamo stati accolti sorprendentemente da un buon contingente romano. Perché, per esempio, c'erano Nervo dei yButteroy, Elia dei Paperinx e pure un mio vecchio amico che non vedevo da una vita come Iacopo, quello, per intenderci, che fece qualche simpatico loghetto per Timpani allo Spiedo, partecipando anche al mio progetto noisegrind xSenselessxPositivityx con il pezzo "Covidaloca". E, inoltre, c'era Luca dei Klava e di Refuse/Resist. Così, eccoci là, tutti ossessionati fino all'acufene dal culto delle 2 note barrate.

E intanto il primo gruppo in scaletta aveva già iniziato a scartavetrarci i timpani: gli alessandrini Suicideforce. A dir la verità siamo arrivati un po' tardi per loro, e infatti dei Suicideforce avremo visto sì e no gli ultimi 5 minuti, ma sappiate che sono un quartetto alle prese con un sound bello frenetico a metà fra il fastcore e il power violence che a livello vocale mi ricorda terribilmente i romani xKatexMoshx del buon Pompeo. Composti da gente proveniente, fra gli altri, da vecchie conoscenze della zine come i Cranked! (recensiti su Timpani allo Spiedo #2) e i miei amatissimi Overcharge, sono in giro dal 2015 e hanno finora realizzato più che altro degli split, l'ultimo dei quali nel maggio 2026 con gli statunitensi Violent Abuse. Prima o poi, spero di rivedere i Suicideforce per intero. Più prima che poi, eh!

Cambio palco piuttosto veloce ed ecco gli One Day in Fukushima. Da Eboli, Campania, con amore furioso, anche loro non li vedevo da una vita, cioè da ben 8 anni, ovverosia da quella volta che aprirono per gli immarcescibili Cripple Bastards al Traffic. Da lì parecchie cose sono cambiate perché, per prima cosa, da quartetto sono diventati un terzetto. Poi Fabrizio, allora solo cantante, si è messo anche al basso mentre dietro alla batteria c'è dal 2020 un siciliano indemoniato di nome Francesco, per tutti Ciccio, che mi ha impressionato parecchio grazie a una velocità, a una brutalità e a una precisione chirurgica a dir poco incredibili. Ma mi ha impressionato per tutto il tempo anche Vincenzo, più che altro perché, per l'intero concerto, ha sempre sfoggiato un sorriso contagioso come se fosse il bambino più felice del mondo, nonostante stesse suonando una musica violentissima. Ossia un grind super-mitragliato con molte influenze death metal che, dopo un periodo di riscaldamento, ha scatenato sotto al palco un buon pogo a cui ho preso parte pure io, facendo anche una delle mie solite surfate. Insomma, che bell'inizio di festival, e quanto sono diventati bestiali gli One Day in Fukushima che, fra l'altro, l'anno scorso sono usciti con il loro secondo album, il devastante "The Shameful Eighteen". Recuperatelo!

A seguire un altro gruppo dalla Terronia: i palermitani Always Never Fun. Già visti mesi fa al Play Fast 2, ci hanno dato in pasto il loro power violence alla Spazz ma devo dire che con loro ho avuto qualche allucinazione. Per dire, al basso mi sembrava che ci fosse un amico sia mio che di Elisa, Mark, mentre alla batteria addirittura Frank Matano. Vi giuro, sembrano dei loro sosia! A parte 'ste minkiatelle, mi ricordo che il pogo più costante sia iniziato proprio con gli Always Never Fun ma il bello è che, nonostante ci fossero un po' di giovani, non c'è stato nessun episodio di crowdkilling, al contrario di ciò che succede ai concerti grind romani, e quindi in tutta la serata si è pogato sì con violenza, con mazzate notevoli, ma correttamente, senza cloni de noantri di Bruce Lee in mezzo. Così si fa, cazzo!

E ora il primo gruppo dall'estero: i lituani Kaukolė. Questi sono stati di un'ignoranza assurda, a partire dal rullante stile bidone ai 2 microfoni utilizzati dal cantante, uno per tirare fuori, di base, le sue urla isteriche e l'altro per dei growl disumani ultra-cavernosi e un po' effettati. Bellissime poi le parti crust d-beat da rissa nel pit proposte dai Kaukolė, quartetto grind comprendente membri dei Faršas, già visti al Go! Fest del 2018, dove ci massacrarono per bene, e dopo il quale avrebbero fatto uno split con gli scozzesi Endless Swarm. E, come i Faršas, sono stati belli massacranti anche i Kaukolė. Ma, in fin dei conti, le band dell'Europa dell'Est sono sempre una garanzia da questo punto di vista, e ultimamente su queste paginette ne sono comparse parecchie, primi fra tutti gli ungheresi Retorsion (a proposito, vi ricordo che il 24 ottobre scenderanno a Roma per una serata griffata Play Fast. Vietato mancare!).

Dopo i Kaukolė, proprio gli Endless Swarm ma prima del loro concerto c'è stato un discorso da parte di un ragazzo del collettivo dell'El Paso. Tema del discorso i fatti avvenuti al Plan B di Malmö durante l'esibizione dei Totalitär, al termine della quale un ragazzo è stato picchiato brutalmente e senza motivo dai gorilla del locale, e per questo è stato difeso da un po' di punk, poi anch'essi arrestati dalla polizia chiamata dalla "security". Per aiutare i punk nelle spese mediche e legali, è stata attivata subito una raccolta fondi (purtroppo il link per le donazioni è spirato proprio poco fa) mentre in questi giorni è uscita su BandCamp una compilation-benefit internazionale sempre con lo stesso scopo, cioè "Back to Plan A - Punk is Action", piena di band soprattutto italiane come Motron, Overcharge, Plague Bomb, Apoptosi, Cranial Putrefaction e altri ancora.

Finito il discorso, gli Endless Swarm, scozzesi di Edinburgo, hanno potuto scatenarsi a livelli pirotecnici, diventando all'istante il gruppo più caotico e divertente della serata. Merito anche del tatuatissimo e spericolato cantante, un ragazzone piuttosto piazzato sempre in movimento che ha fatto di tutto, fra cui una verticale, un bel salto dal palco e un po' di pogo. Ma grintoso è stato l'intero gruppo, con tutti loro che hanno invitato fin dall'inizio i presenti ad avvicinarsi il più possibile al palco. E non sono mancate neanche false partenze, con il batterista dalla lunga e bionda chioma a ridersela di gusto. Insomma, me li ricordavo bene con il loro caos e con la loro imprevedibile power viulenza che ho potuto toccare con mano già 7 anni fa, quando scesero a Roma per suonare al compianto 360 in occasione di una folle serata grindviolence targata Go! Fest, durante la quale fecero una delirante accoppiata con i britannici Nothing Clean. Insomma, è stato figo rivederli in azione, fra l'altro con pezzi nuovi tratti anche da "The Body Hammer", il loro ultimo album uscito l'anno scorso.

Last but not least, i simpatici Ape Unit dalla ridente Cuneo, nel Piemonte. Ecco quindi il gruppo più folle e strano dell'intera serata, capace di inanellare una serie di pezzi brevissimi ma che cambiano sempre ogni 2 secondi, seguendo così un approccio particolarmente spastico al grindviolence, includendo anche roba insolita come divertenti voci acute. Esilaranti poi anche i titoli dei loro pezzi, che giocano letteralmente su tutto e tutti, tanto sui Carcass ("Rick of Putrefaction") quanto sui Queen ("Bohemian Rasputin"). In breve, decisamente eccentrici, come sono stati definiti dai ragazzi del Forest of Legends, questi Ape Unit, 4 pazzi che non si prendono per niente sul serio che, fra l'altro, quest'anno, in aprile, hanno sfornato un nuovo disco, "Sticks", comprensivo di 7 pezzi, fra cui quei 2 poc'anzi citati. E, a grande richiesta, gli Ape Unit sono riusciti pure a fare qualche bis, anche se i pezzi "durano poco", per dirla con il cantante. Ma la brevità è un pregio nel grindviolence, e lo diventa ancor di più in gruppi ultra-schizzati e assurdamente fantasiosi come gli Ape Unit, che prima del concerto avevo sentito solo di nome. E di cui si è perdutamente innamorata la mia ragazza.

Cosa dire per finire? Che l'organizzazione del fest è stata a dir poco perfetta, visto che c'è stata una puntualità negli orari incredibile e che tutti i gruppi hanno avuto più o meno un set di 20 minuti, al massimo mezzora per quelli stranieri. Fra l'altro, c'è stata anche tantissima gente, molta di più di quella che ha assistito ai 2 Play Fast, e in sostanza c'è stato un bel pienone. E quindi questa nostra prima volta all'El Paso è stata fantastica, anche per le persone che abbiamo conosciuto (tipo Mattia, che mi aveva scambiato per uno dei Neid!), per tutte quelle che mi hanno riconosciuto per quello che ha scritto "Più Veloce!" (in effetti, alcune volte mi sembrava di essere un vip ahah!) e anche per la partita a biliardino che abbiamo fatto. Ma diciamo anche per tutta l'esperienza vissuta all'El Paso. Un'esperienza da ripetere, un giorno o l'altro.

Live report and photos by Flavio Er Coppola

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