Allora, come prima cosa c'è da dire che questa finezza è stata pubblicata in differenti formati, cioè in CD prima dalla britannica Grindfather Productions e poi dalla statunitense Headsplit Records, che si è occupata anche della versione in cassetta mentre quella vinilica è stata affidata alle sapienti cure sia dell'ungherese Blastbeat Worship Records, di proprietà proprio di Mark, che della californiana Rotten to the Core Records. Qualunque sia il formato (io ho preso la prima versione in CD griffata Grindfather, comprata qualche mesetto fa dalla ZAS Autoproduzioni), "Rosszabb, mint a halál..." è un album imperdibile come pochi per qualsiasi appassionato allo stadio terminale del grindcore più vecchia scuola e primitivo possibile, in questo caso votato, letteralmente in ogni senso, al verbo dei Repulsion. Per dire, questi sono stati praticamente omaggiati perfino nel moniker scelto dai Retorsion, che ha 9 lettere esattamente come quello dei loro maestri. E per non parlare dello zombie presente sulla copertina di "Rosszabb, mint a halál...", in sostanza basato su quello di "Horrified". Eppure, i Retorsion dimostrano di avere comunque personalità da vendere, anche perché i pezzi non solo sono belli violenti ma li sanno pure scrivere, nonostante un massacro indiscriminato seriamente senza compromessi.
Ma infatti credetemi: non c'è praticamente un attimo di respiro nei 26 minuti, spalmati in ben 20 pezzi, di questo disco, con i tempi medio-lenti che da queste parti sono talmente merce rara che si contano letteralmente sulle dita di una mano... monca! Aspettatevi allora un grind blastato come se non ci fosse nessun domani, caotico anche per via degli assoli nervosi e squartanti presenti qui e là, e ricchissimo di riff ficcanti divisi fra il death, il thrash e il crust punk, con un po' di parti in tupa-tupa che rendono più intenso e rissoso questo bombardamento a tappeto perpetrato dai Retorsion. Condito, fra l'altro, dal marcissimo growl in cagnesco, comunque molto diverso da quello di Scott Carlson, di Bence, che parla di roba splatter & gore in pezzi dai titoli impronunciabili perché tutti cantati in ungherese, lingua comunque dura adattissima per questo tipo di rumore e che caratterizza per bene questo quartetto di malitenzionati.
Rumore che, del resto, ammette pochissime variazioni al discorso, e quindi la varietà è minima ma chissenefrega visto che i nostri sprigionano un'intensità sempre incredibilmente mostruosa. Che spesso si esprime in pezzi con la batteria costantemente a mitraglia come "Ragály", quasi mono-riff, o "Dögégető", che ha invece un riff maestoso vagamente black metal. Poi ci sono brani più dinamici come "Leprajárváni", il quinto in scaletta, forte non soltanto del primo mid-tempo ma anche del primo assolo del disco. Però, a proposito di mid-tempo, ecco "Kannibalizmus", in sostanza il tour de force dell'album visti i suoi 2 minuti e 20 pieni di un groove punkissimo così irresistibile da essere perfetto per lo skank più spensierato. E, parlando di "tour de force", non si possono non segnalare i quasi 2 minuti di "Egy megszállás borzalmai, sőt még rosszabb", imperniata per la maggior parte su dei tupa-tupa thrashoni da headbanging assicurato prima di esplodere in una folle mattanza in blast beat. Ma in mezzo a tutto ciò si può anche ravvisare un'intro con batteria tribale sui tom-tom, come in "Mániákus sorozatgyilkos + ivo toneberry", segno di una band che sa variare il proprio assalto pure in maniere un po' inaspettate. Ironico però il fatto che l'unica sezione veramente lenta si trovi durante il finale in dissolvenza dell'ultimo pezzo, "Dögkút" ma è solo un brevissimo, minuscolo momento. Perché ai Retorsion interessa solo una cosa: azzannarvi alla gola, senza nessuna pietà.
Quindi, sì, qui c'è tanto Repulsion worship, c'è tanto death/grind alla vecchia maniera ma, come avrete notato, i Retorsion riescono a differenziare abbastanza la propria proposta da quella dei loro numi tutelari. Però ciò che importa di più è che riescono a essere, sempre e comunque, coinvolgenti ed estremamente d'impatto. E anche per questo non vedo l'ora di vederli dal vivo, come già scritto, fra un mese allo Spartaco. Scenderanno infatti da noi, a Roma, il 24 ottobre, in una serata che più grindviolence non si può grazie anche a una line-up comprendente yButteroy, Maxcarnage, e i Plague Bomb di Pompeo, che accompagneranno i Retorsion, in quel periodo in giro per un mini-tour italiano di 2 date, pure il giorno prima in quel di Pescara, allo Scumm. Già pronti quindi a pogare come dannati? Io sì! (Flavio Er Coppola)


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