giovedì 15 ottobre 2026

In memoria di Cronos: come i Venom hanno cambiato la musica estrema per sempre!


Cronos è morto. Non si capisce ancora come e nemmeno esattamente quando ma poco importa. Perché l'unica cosa che importa veramente è che non è più fra noi comuni mortali. E per questo dedico quest'articolo alla sua memoria e alla sua creatura prediletta, i Venom, di cui ho deciso di raccontare qui la storia dall'inizio della loro carriera fino al 1984, cioè il periodo migliore della band, quello in cui pubblicarono 3 album a dir poco seminali, ognuno con le sue particolarità: "Welcome to Hell", "Black Metal" e "At War with Satan". Ma ciò che leggerete è stato tratto, con opportuni tagli e aggiornamenti, dal mio libro sul proto-black metal uscito ormai nel 2020 e chiamato, non a caso, "Benvenuti all'Inferno!". E questo è anche un modo per far rivivere un po' questa mia opera prima, di cui sto pensando da tempo di fare una nuova edizione. E chissà che proprio Cronos mi dia la spinta definitiva di realizzare finalmente questa cosa? Chissà ma intanto...

... i Venom sono da considerare sicuramente come uno dei gruppi più originali mai usciti dalla New Wave of British Heavy Metal, altrimenti detta NWOBHM, e vissero il movimento fin da suoi albori essendo nati a Newcastle nel 1979. Fin da subito si posero come obiettivo irrinunciabile quello di diventare la formazione più veloce, rumorosa e satanica del Pianeta, minacciando così di fatto il trono ancora occupato dai loro eroi Motörhead. E i 3 baldi giovanotti - conosciuti all'anagrafe con i nomi di Conrad Lant (voce/basso), Jeffrey Dunn (chitarra) ed Antony Bray (batteria), cambiati però con altri dal suono più oscuro e malvagio, facendosi da lì conoscere rispettivamente come Cronos, Mantas e Abaddon, in un modo poi tipico di tutto il black metal - riuscirono in questa difficile impresa.


Ma prima di spodestare i loro padri putativi, i Venom erano in verità un tipico quartetto perché inizialmente le parti vocali erano affidate a un certo Clive Archer, il quale si era scelto come nome d'arte un improbabile Jesus Christ, che però copriva di esagerata irriverenza e blasfemia anche tramite un'immagine già totalmente black metal. Per dire, nelle foto promozionali lo si vede con una faccia spettrale pittata di bianco e copioso sangue finto colante dalla bocca, armato, fra l'altro, di una mannaia utilizzata persino "contro" il suo stesso compagno Cronos.

Un'immagine quindi molto forte che si rifletteva nelle violente esibizioni dal vivo della band, una delle quali vide il pubblico, composto perlopiù da dei punk inferociti, prendere di mira Clive sputandogli addosso e così lui, per vendetta, rispose all'attacco usando gli estintori contro parecchi degli estasiati spettatori. Fra l'altro, il primo concerto dei Venom, tenutosi presso la Methodist Church di Wallsend il 15 febbraio 1980, si concluse con un completo disastro in quanto, come raccontato dallo stesso Cronos in un'intervista per la monumentale fanzine malesiana Deadhead, fu interrotto dopo 30 minuti dalla polizia (con tanto di vigili al fuoco al seguito) convinta che l'edificio stesse andando in fiamme. Ma poi si scoprì che tutto quel fumo era dovuto agli esagerati giochi pirotecnici che i quattro amavano usare già nei loro primi giorni. Quindi, grazie a questi concerti selvaggi, i Venom si fecero ben presto una reputazione di gruppo incontrollabile e completamente fuori dagli schemi.

Ci si mise poi anche il grande Geoff Barton a renderli un vero e proprio fenomeno perché si innamorò a tal punto di questi 4 pazzi scriteriati da includere nella playlist della settimana del numero di Sounds del 5 luglio 1980 tutti e 3 i brani del loro demo "Demon", una cosa più unica che rara.

Registrato presso gli Impulse Studios e prodotto completamente gratis da Mickey Sweeney in quanto Cronos ci lavorava, era un demo che non lasciava indifferenti. Non solo per merito della copertina della cassetta, che vede un minaccioso pentacolo bianco su sfondo nero, ma soprattutto per una sorta di primitivo heavy metal punkettone in mid-tempo che prende a piene mani dai Motörhead, resi qui ancor più caotici e infernali. Il tutto viene poi caratterizzato dallo stesso Jesus Christ, un cantante veramente particolare e dalla voce maligna, capace di sparare una specie di growl ante litteram condito da qualche urlo invasato sparso qui e là. Ciò mentre in "Angel Dust" il nostro glorifica l'omonima "polvere d'angelo" (una droga fortemente allucinogena) proclamando che "io vivo la mia vita come se non ci fosse nessun domani". In "Raise the Dead" si pone invece come obiettivo quello di far resuscitare i morti per pulire questo mondo terreno attraverso i poteri dell'Inferno. Infine, in "Red Light Fever" abbandona finalmente tutti i propri freni inibitori per sputare un testo palesemente a sfondo sessuale. Tali pezzi sarebbero stati poi ri-registrati, in generale velocizzandoli di parecchio, per "Welcome to Hell", eccetto "Raise the Dead", riproposto nel secondo album "Black Metal".

A questo punto pare incredibile che Jesus Christ, così malvagio e provocatorio in puro stile Venom, a fine 1980 sarebbe stato praticamente cacciato dal gruppo. Forse perché i compagni non vedevano di buon occhio la sua immagine da loro definita glam, anche se anni dopo Cronos avrebbe affermato che "Clive si pitturava la faccia come fanno oggigiorno certe band", riferendosi a tutto il movimento black metal nato negli anni '90. O forse perché Clive un giorno non si presentò a una prova dopo non aver gradito la distruzione del suo giardino di casa, usato come terreno di prova per gli effetti pirotecnici dei Venom. O, ancora, forse perché quando Cronos si mise a cantare delle nuove canzoni da registrare per un demo richiesto dalla Neat Records, emergente etichetta della vicina Wallsend, lui avrebbe impressionato così tanto i compagni da portarli ad allontanare il povero Clive, che da quel momento risulta praticamente scomparso dalla scena metal.

Ormai senza di lui, nell'agosto 1981 i Venom rientrarono negli Impulse Studios perché la Neat chiese loro, per l'appunto, di registrare dei nuovi demo. Appena pronti, l'etichetta si rese però conto di avere fra le mani materiale sufficiente per un intero album. Il risultato di quest'improvvisata operazione fu il seminale "Welcome to Hell", uscito nel dicembre 1981, la cui copertina - sostanzialmente identica a quella del singolo di 2 mesi prima solo con il disegno e il logo color oro - venne disegnata da Cronos ritraendo il Sigillo di Bafometto, il simbolo stesso della Chiesa di Satana di Anton LaVey. Già dall'aspetto da tomo satanico pieno di segni misteriosi si capiva che non si trattava di metal convenzionale.

Così, in quel dicembre 1981 il satanismo, seppur ancora becerissimo in modo quasi infantile e impregnato di sesso a ogni piè sospinto, divenne esplicito, senza alcuna pietà e senza possibilità di ritorno, proprio grazie a "Welcome to Hell" dei Venom, nonostante ci fossero già in circolazione band che stavano esplorando la via dell'occultismo anche all'interno dell'NWOBHM come i Witchfynde, gli Angel Witch o i misconosciuti e grezzissimi Demon Pact.

Appena i metallari dell'epoca misero su il disco (magari dopo averlo ricevuto come regalo di Natale dai loro nonni completamente scioccati da cotanta malignità visiva), vennero scossi da una musica che, rispetto alle raffinatezze intellettualoidi dei vari Iron Maiden, costituiva sul serio una boccata d'aria fresca (nera). Sì perché, prima di tutto, l'album, venne prodotto malissimo, in parte dallo stesso Mickey Sweeney e in parte da Keith Nichol, tanto da dare l'impressione di essere stato registrato dentro una caverna, ed è anche per questo che una canzone come "Witching Hour", piena zeppa di melodie luciferine, suona oggigiorno così black metal. In secundis, tecnicamente mostrava un gruppo piuttosto scarso ma con delle trovate imprevedibili da veri istrioni che solo una band di questo tipo saprebbe tirare fuori (come, per dirne una, l'assolo di basso in "One Thousand Days in Sodom"). Infine, "Welcome to Hell" è un rarissimo concentrato di un'istintiva furia esecutiva mutuata direttamente dall'hardcore punk allora emergente che, di fatto - insieme a "Rock Until You Drop" dei rivali e concittadini Raven, "Heavy Metal Ears" degli olandesi Picture ed "Hecho en Venezuela" dei venezuelani Resistencia (tutti usciti nel 1981) - lo rende uno dei primi album speed metal della Storia.

Sbagliato però ridurre i Venom a un gruppo capace di andare soltanto a tutta birra. Si veda a questo proposito, per esempio, "Mayhem with Mercy", nient'altro che un breve intermezzo acustico. Oppure "In League with Satan", già uscito come singolo qualche mese prima, forte di tom-tom tribali, di un groove spaventoso da far muovere il culo e di un riffing tremendamente zeppeliniano, quasi a inscenare un rituale satanico e apocalittico. Dopodiché, ecco il caos totale della scatenata "Red Light Fever".

Il risultato, sommando le summenzionate caratteristiche a un cantante che sbraita per tutto il tempo, un look cuoioborchiato da guerrieri del Male e un teatralismo kitsch ispirato ai Kiss, fu che i Venom finirono di essere considerati dei paria in madrepatria ma degli eroi all'estero, dove cominciarono a essere osannati a destra e a manca.

Per dire, solo nel 1983 iniziarono finalmente a fare i primi veri tour stranieri, scoprendo di essere amatissimi un po' dappertutto, in primis negli Stati Uniti, dove il 22 e il 24 aprile, supportati nientemeno che da 4 imberbi ragazzi conosciuti con il nome di Metallica, suonarono a New York 2 concerti passati letteralmente alla Storia sia per un'incredibile violenza sonora, sia per gli innumerevoli problemi tecnici avuti in pieno show. Mettiamo inoltre in conto che molti gruppi europei venuti dopo i Venom avrebbero preso il proprio moniker dalle loro canzoni, anche da quelle di "Welcome to Hell", come i norvegesi Mayhem o i tedeschi Angel Dust e Poison. E ci fu persino un promettente trio ultra-brutale, destinato poi a fare grandi cose con la denominazione di Death, che scelse di chiamarsi Mantas per omaggiare l'omonimo chitarrista britannico.

Come se non bastasse, la band rincarò la dose l'anno seguente, preceduto dal singolo "Bloodlust" (lato B il durissimo mid-tempo di "In Nomine Satanas"), con "Black Metal", un album che, introducendo dei testi stavolta anche a sfondo vampiresco (come la stessa "Bloodlust") prima che questo tema diventasse strabusato negli anni '90, fu forse ancor più rivoluzionario del predecessore, se non altro per aver creato un intero genere musicale in un sol colpo. E anche per la famosissima titletrack, posta giustamente in apertura, fra le canzoni più veloci del tempo, ben presto diventata il punto di riferimento da emulare (e quindi da abbattere) per i primi gruppi thrash quali i Metallica e gli Slayer.

Paradossalmente però, il più curato "Black Metal", prodotto da Keith Nichol, che lavorava per conto della Neat Records, è un disco meno furioso e quindi in sostanza più tradizionalmente heavy che speed metal, tanto che solo la titletrack ed "Heaven's on Fire" vanno alla velocità della luce. Di conseguenza, lo trovo un po' inferiore rispetto al primo album, anche perché non possiede, se non raramente, quelle trovate istrioniche che fecero appunto la fortuna del debutto. Ma erano e sono indiscutibili canzoni come "Buried Alive", che parte quasi a mo' di ballata con un Cronos più disperato del solito, e la scanzonatissima "Teacher's Pet", nota per l'esilarante stacco blues alla Hendrix e il cui testo venne scritto ispirandosi a un compagno di scuola di Mantas che usava masturbarsi durante le lezioni di un'insegnante un po' osè.

Ma ricordiamo che nella scaletta figura anche la potente "Countess Bathory", prima fra le tante, infinite canzoni black metal dedicate alla sanguinaria contessa ungherese Erszébet Bathory (1560-1614), accusata di aver ucciso nei modi più atroci almeno cento persone e per questo murata viva. Leggenda vuole poi che lei facesse il bagno con il sangue delle vergini per mantenere disperatamente intatta la propria perversa bellezza. E grazie a queste dicerie e probabilmente all'influenza, sempre negata, dei Venom, nel 1983 si sarebbe formato in Svezia un gruppo chiamato proprio Bathory, responsabile a sua volta di album decisamente influenti nell'ambito del metal estremo.

Interessante notare inoltre che l'album si conclude con un'anteprima di soli 2 minuti della lunghissima "At War with Satan", brano che sarebbe stato pubblicato 2 anni dopo.

A titolo di curiosità, i Venom vollero mettere sulla busta interna del vinile di "Black Metal" l'ironica frase "Le registrazioni casalinghe stanno uccidendo la musica, così sono i Venom", che si ritrova anche sulle magliette o sulle spille dedicate al trio inglese.

Oggigiorno può non dire molto ma allora questa frase aveva un senso. Infatti "Home taping is killing music, and it's illegal" ("le registrazioni casalinghe stanno uccidendo la musica, e sono illegali") è stato uno slogan anti-pirateria degli anni '80 diffuso dalla British Phonographic Industry (un'associazione di rappresentanza delle maggiori etichette discografiche) per combattere l'ormai glorioso formato cassetta. In poche parole, la BPI temeva che la possibilità da parte di privati cittadini di poter usare il mangiacassette per registrare liberamente dalla radio le proprie canzoni preferite avrebbe fatto diminuire la vendita dei dischi. Va da sé che tale slogan, nemico di un formato economico fortunatissimo fra gli anni '80 e '90 e fondamentale per la diffusione della musica estrema e underground, venne parodiato da innumerevoli gruppi e artisti anche in chiave anti-capitalistica. Celebre in questo senso il caso dei Dead Kennedys per il blasfemo EP "In God We Trust, Inc." (Alternative Tentacles, 1981), di cui lasciarono vergine il lato B della cassetta per permettere agli acquirenti di inciderci sopra qualsiasi cosa loro volessero.

Ma l'aspetto più ironico è che lo slogan-parodia dei Venom sarebbe stato a sua volta parodiato da un gruppo di 3 loro accoliti provenienti dalla Svizzera: gli Hellhammer. Si deve a loro infatti la pomposa espressione "I Venom stanno uccidendo la musica... gli Hellhammer stanno uccidendo i Venom", inclusa fra le scarne grafiche del secondo demo degli elvetici, "Triumph of Death", sfornato nel 1983.

A ogni modo, la pietra scagliata da "Black Metal" non si tardò  a raccoglierla, e così la stampa si affrettò a identificare subito come movimento ciò che movimento non era, apponendo tale etichetta anche a normali gruppi heavy che magari parlavano di satanismo in una sola canzone, e pure in maniera giocosa (come i goliardici canadesi Anvil in "666", dove si esalta addirittura Charles Manson). Così facendo, alcuni arrivarono addirittura al colmo di considerare obsoleto il black metal già sul finire degli anni '80, nonostante questo genere non avesse ancora contorni ben definiti.

Ritornando alla musica suonata, nel 1983, grazie anche alle innovazioni apportate dai Venom, cominciò a emergere una volta per tutte un metal velocissimo che prese forma sia nello speed classicheggiante dei canadesi Exciter di "Heavy Metal Maniac" che, soprattutto, nel più violento thrash metal di gruppi statunitensi, entrambi californiani, quali i Metallica del rissoso "Kill 'Em All" e gli Slayer del diabolico "Show No Mercy", cioè 2 album fondamentali che, molto influenzati dall'hardcore punk, portarono in auge la scuola nordamericana che ben presto avrebbe soppiantato quella inglese rappresentata dalla NWOBHM.

Fu proprio in quest'atmosfera altamente competitiva che i Venom, dopo aver pubblicato in quello stesso anno il singolo "Die Hard" (lato B "Acid Queen", veloce ma psichedelica al tempo stesso), partorirono il loro lavoro più ambizioso: "At War with Satan", uscito il 16 aprile 1984 sempre per la Neat Records. Non prima però di aver rilasciato nel gennaio dello stesso anno un altro singolo, "Warhead", pezzo pesante e sulfureo accompagnato sul lato B dalla scatenata "Lady Lust".

Ora, "At War with Satan" lasciò tutti stecchiti dalla sorpresa perché vide i Venom, così rumorosi e volgari, destreggiarsi addirittura con una titletrack da 20 minuti che, ispirata nient'altro che a "2112" dei canadesi Rush, parla dell'eterna lotta fra il Bene e il Male, ovviamente stando dalla parte di quest'ultimo. In pratica, i nostri eroi si atteggiarono a gruppo prog proponendo un pezzo dalla durata senza eguali nella storia dell'heavy metal, dal momento che formazioni molto più dotate tecnicamente come i Mercyful Fate si fermarono ai "soli" 11 minuti di "Satan's Fall" del 1983. Ma bisogna dire che "At War with Satan", pur nella pretenziosità dell'operazione tanto da occupare tutto il lato A, funziona, racchiudendo al suo interno di tutto: scorribande speed metal, vivaci tempi medi, momenti acustici, marce militari, una pioggia di assoli, qualche passaggio bello cupo, nonché un finale atmosferico e parlato prima della ripresa del riff iniziale, destinato a concludersi a poco a poco in dissolvenza. È quindi come se i Venom, insieme a quell'altro monumento anch'esso del 1984 intitolato "The Rime of the Ancient Mariner" degli Iron Maiden, lungo "soltanto" 13 minuti, avessero voluto chiudere con il botto un'era, quella della NWOBHM, in procinto di finire di lì a poco sfruttando delle doti tecniche maggiori (più o meno) e la fama di mostri sacri dell'heavy metal che ormai era veramente alle stelle.

Per il resto, il disco è praticamente un ritorno alle velocità assassine di "Welcome to Hell", con ben 4 pezzi su 7 quasi sempre veloci dall'inizio alla fine nonché un Cronos più incazzato che mai, fra l'altro in tiro con dei testi decisamente misantropici come quello di "Genocide", che propone senza peli sulla lingua lo sterminio dell'umanità.  Ma il suono, pur sempre Venom al 666% anche grazie al solito Keith Nichol alla cabina di regia, risulta ammodernato anche in modo da stare al passo con i giovani leoni statunitensi sopraccitati, che comunque non avrebbero mai avuto in carriera un brano epico della portata di "At War with Satan".

Gruppo quindi influentissimo e decisamente essenziale per la nascita di tutto il metal estremo, i Venom sono rilevanti anche per essere stati uno fra i primi gruppi "totali" della storia dell'heavy metal, visto che riuscirono nel non facile compito di essere ascoltati e amati sia dai metallari che dai punk, tanto che già in tempi non sospetti membri di band perfino fastcore come i Deep Wound indossavano le loro magliette. Questo perché i Venom riuscirono a coniugare perfettamente l'attitudine spaccona e i testi del metal con la velocissima energia e le non irreprensibili doti tecniche del punk. Questo in un periodo in cui, nonostante le tante similitudini e influenze reciproche, queste 2 culture si odiassero in maniera viscerale dato che allora erano sul serio dei mondi molto distinti. Queste 2 musiche, anzi, questi 2 stili di vita si sarebbero incontrati (e non più scontrati) a partire dalla metà degli anni '80, anche grazie al thrash metal, che prendeva tantissimo dalle forme più estreme del punk. E da lì, come si dice, niente sarebbe stato più lo stesso.

Article by Flavio Er Coppola

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