martedì 3 marzo 2026

Malclango+Ormai+Scoville (21 febbraio 2026 @ Communia)

Questo 21 febbraio c'è stata a Roma e dintorni una mostruosa infornata di concerti uno più interessante dell'altro e ce n'è stato veramente per tutti i gusti. Per dire, al Traffic si sono scatenati i Forgotten Tomb mentre al Defrag hanno suonato, fra gli altri, I Germi (per la prima volta in versione trio grazie finalmente al tanto atteso innesto di un bassista), gli Sleazy Bar e quei pazzoidi totali degli Shankaty, che fra poco compiono il 20esimo anniversario. Nello stesso tempo al Bencivenga c'erano gli Speedrone insieme a* delicatissim* Long Stay Ultra Girls e alle leggendarie Sacrifighe (che ho conosciuto grazie al mio batterista quando un mesetto fa abbiamo pensato di organizzare un concerto poi mai concretizzatosi), e non scordiamo che a Poggio Mirteto, in provincia di Rieti, stavano impazzando i Montelupo. Ma io e la mia ragazza non siamo andati a nessuno di questi concerti, bensì a un altro ancora: a quello dei follissimi Malclango al Communia, fra l'altro consigliatomi da un mio carissimo (e "vecchissimo" fuori ma sempre giovanissimo dentro) amico ossessionato dalle sonorità più bizzarre e sperimentali. E abbiamo fatto bene ad andarci, sia perché ci siamo divertiti un botto, sia perché abbiamo scoperto dei gruppi belli strani in tutto, non soltanto dal punto di vista musicale.

Però abbastanza familiare il primo gruppo in scaletta, gli Scoville, già visti in passato quando erano ancora un quartetto. Con un chitarrista in meno, ora sono diventati un terzetto ma la sostanza non cambia, e qui vi anticipo che sono stati il gruppo indubbiamente più pesante della serata. Arieccoli quindi con il loro ormai proverbiale sludge ricco però così tanto di un buon groove che i nostri amano definire ciò che fanno con un azzeccato "Stoned Sludge Rock'n'Roll" che, fra l'altro, non disdegna ogni tanto sezioni più pacate e atmosferiche, accompagnando il tutto con qualche assolo di chitarra. In tal modo, si riesce a compensare l'assenza pressoché totale di qualsiasi parte vocale, in una sorta di incrocio, anche bello intenso e che ha provocato tanto headbanging, fra gli Eyehategod e i Misantropus devoto, com'è ovvio che sia, al verbo immortale dei Black Sabbath.

Mood completamente diverso per gli Ormai, band nata qualche anno fa dalle ceneri dei Tomydeepestego, gruppo post-hardcore che non ho mai avuto il piacere di vedere in azione. Post o meno, anche gli Ormai sono un po' particolari fin dalla line-up, trattandosi infatti di un duetto voce/chitarra+batteria alle prese con una musica che questi ragazzi definiscono "New Grunge". Ora, non me ne intendo molto di grunge ma, in effetti, echi di Nirvana li ho sentiti qui e là. In ogni caso però, quello degli Ormai è un sound piuttosto melodico, riflessivo e incredibilmente avvolgente, con testi intimisti e introspettivi cantati con un tono sommesso e mai sopra le righe ma non facendo comunque mancare una certa energia mutuata certamente dal punk. E tutto ciò fa ben mostra di sé anche in "Per un secondo ci siamo trovati", il nuovo recentissimo album, il secondo per la precisione dopo quello di debutto del 2021, degli Ormai, che hanno eseguito e presentato proprio in quest'occasione.

Dopo gli Ormai, la serata è diventata un delirio totale. Qualcosa si è subodorato con un gruppo che è stato messo su durante il cambio palco, ossia i francesi Angine de Poitrine, un duo mascheratissimo a metà strada fra Captain Beefheart e i Sabot che ho conosciuto un mesetto fa proprio grazie all'amico di cui sopra. Ma ad un certo punto ecco partire, in qualche modo, il set dei Malclango che, senza presentarsi sul palco, hanno messo su invece, in maniera totalmente inaspettata, il tema principale di "Monkey Island" (ebbene sì, IL VIDEOGIOCO!), e già da qui ho adorato i Malclango. Dopo circa 5 minuti di questa leggendaria musichetta, il gruppo è finalmente salito sul palco e, alla fine del primo pezzo, è partito in modo imprevedibile il pogo formando così un bel circle pit. Ma non stiamo parlando di una band hardcore punk, bensì di un assurdo terzetto con 2 bassisti e un batterista che per tutto il tempo ha suonato di spalle al pubblico, e che insieme ci hanno allietato con una specie di mathcore strumentale bello energico indossando nel frattempo delle maschere da scimmia tenute spesso in piedi con delle mollette. Non sono mancati quindi qui e là dei versi scimmieschi ma nemmeno delle contaminazioni elettroniche alla Kraftwerk, delle sezioni tribali con tubi di metallo suonati e strimpellati da entrambi i bassisti (e dico "strimpellati" perché entrambi si sono persi ogni tanto le bacchette che stavano usando all'uopo), e parti festaiole con la base mentre tutti e 3 si divertivano a ballare sotto palco direttamente con il pubblico. Ma in realtà è stato una festa proprio tutto il concerto dei Malclango, e mi hanno preso così tanto che effettivamente ho pogato pure io. E non poteva essere altrimenti, visto che stiamo parlando di gente che in passato ha militato, per esempio, in band altrettanto pazze ed eccentriche come gli Inferno, amatissimi qui a Roma e di cui mi ricordo concerti superaffollati e superpartecipati anche in piccoli spazi come il compianto Malatempora.

Alla fine, sì, questo concerto è stato veramente stupendo e io e la mia ragazza ringraziamo Loris, il mio amico, per averci edotto su questa serata. Ed è stata anche una bellissima occasione per tornare al Communia, centro sociale che non calcavo da un bel po' e che è ubicato nella zona di San Lorenzo, da me tanto frequentata fino a qualche annetto fa anche grazie alla presenza nel quartiere di posti come il Malatempora e il 360, ora entrambi purtroppo non più esistenti. Ma esistono e (r)esistono a Roma (e non solo) molte altre realtà che bisogna supportare ora più che mai, visti i tempi che corrono.

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