venerdì 13 novembre 2009

Intervista ai Devastator


1) Prima di iniziare la vera e propria intervista, vorrei farvi i più sentiti complimenti per aver dato vita ad un album a mio avviso assolutamente magnifico ed anche decisamente originale.

Luca, batteria: Intanto ti ringrazio per l’intervista! E grazie mille anche per i complimenti, sono davvero contento che il nostro album ti sia piaciuto! Vedere apprezzati i propri sforzi è una soddisfazione impagabile!

2) Presentate i Devastator ai lettori di “Timpani Allo Spiedo”.

Luca: I Devastator sono nati nel 2001 sotto il nome di “Violent Overture” per volere mio e di Rob (chitarra e voce). Nel 2002 abbiamo cambiato nome in “Devastator”. Ricca invece è entrato nel gruppo nel 2004. In otto anni di attività abbiamo fatto uscire tre album, un promo e due live demo. Solo adesso abbiamo raggiunto un’ottima stabilità nella formazione, viste le non poche difficoltà negli anni passati. I nostri precedenti cantanti, prima Luchino, poi Albe, hanno perso interesse nel progetto e hanno lasciato la band. Fortunatamente adesso, con Rob alla chitarra e alla voce, siamo finalmente a posto, e spero di continuare così per lungo tempo, visto che attualmente lavoriamo davvero bene.

3) Di cosa trattate nei testi e chi li compone? Da chi siete influenzati per farli (anche dal punto di vista formale – in questo senso, da quali gruppi)?

Rob, chitarra ed attualmente voce: In genere i testi li scrivo io, ma senza ispirarmi a nessun gruppo sinceramente, ho sempre cercato prima di tutto di far risultare musicale il suono delle parole, la retorica poi in secondo piano... Gli argomenti sono abbastanza vari.

4) Perché preferite parlare di tematiche simili, scegliendone di scherzose ed un po’ surreali?

Rob: Penso sia preferibile far passare il concetto senza riferimenti specifici a cose e persone reali quando è possibile. Mi piace che un testo sia interpretabile in più modi.

5) Mi piacerebbe adesso trattare alcuni testi più approfonditamente, che mi hanno particolarmente incuriosito, partendo da “Satan Porno Dog”. Questa è per caso la presa per il culo del satanismo tanto presente in campo metal da ormai circa 30 anni? Avete, casomai, qualche cosa contro il satanismo e, se sì, perché? Lo considerate, inoltre, alla stregua di tutte le altre religioni?

Rob: “Satan Porno Dog” è semplicemente una storpiatura di Dylan Dog. Il testo si riferisce al grande successo con le donne del personaggio e alla possibilità che la vicinanza alle forze oscure ne sia la spiegazione... Il ritornello dice "dai adesso fammi vedere come trombi senza incubi!" Il satanismo è un argomento molto ampio che può essere trattato seriamente come anche no. In ambito metal penso sia molto significativo il pensiero dei Venom, i quali quando gli è stato fatto notare di essere i precursori di migliaia di gruppi di esaltati satanisti hanno detto: "no aspettate, noi stavamo scherzando!". Ecco secondo me il satanismo alla Venom, quindi la semplice provocazione alla mentalità cattolica perbenista ipocrita bigotta tramite l'esaltazione del male, è divertente, dissacrante, spassosa, non fa male a nessuno…Quando invece siamo di fronte a dei satanisti che si prendono sul serio preferiamo rimanere in disparte con le nostre convinzioni personali sul bene e il male ecco.

6) In “No Scout? Yes, Party!”, invece, mi sembra che, nella peggiore delle scontatezze, prendiate di peso la famosa pubblicità della Martini. Ma toglietemi una curiosità: se di “No Scout” fosse “Yes Scout” la festicciola si farebbe lo stesso?

Rob: Sì, il titolo riguarda la pubblicità, l'ironia dl titolo sta a sdrammatizzare l'amara polemica sugli scout che segue nel testo. Io credo che sia tremendamente ipocrita e controproducente predicare l'amore per il prossimo quando lo fai a nome di un'istituzione che si è resa protagonista di cose terribili nella storia e non parlo solo dell'inquisizione parlo anche dei tempi recenti, lo scandalo Ior ecc...E’ terribile, da credente in Dio mi sento offeso sia dall'esistenza della chiesa sia dagli scout. La mentalità secondo la quale la chiesa è fatta di persone che possono sbagliare ecc… andando comunque a messa sapendo tutta la merda che c'è dietro, è proprio quella che permette a quei bastardi di stuprare i bambini tranquillamente per dirne una…

7) “Dead Pride” ha qualche rapporto con la politica? Se sì, in che senso? Quale è quest’orgoglio morto? O sbaglio a fare tutte queste considerazioni?

Rob: Allora da una parte abbiamo a che fare con l'assurdità di un corteo di zombi che urlano per i loro diritti da morti, dall'altra il collegamento che…sì, siamo tutti morti, non c'è più la rabbia necessaria per protestare veramente contro tutta la merda del mondo per colpa di questo cazzo di benessere medio diffuso nel quale sporcarsi le mani e dire di no alla mediocrità è troppo faticoso.

8) In “Rotten Surf” forse prendete per i fondelli i surfisti? Se sì, perché? Se no, praticate casomai il surf?

Rob: “Rotten Surf” semplicemente perché la melodia è vagamente surf ma con dei suoni marci eheh! Il surf mi ha sempre affascinato e ne ho anche fatto un po’ di pratica ma senza mai trovare il tempo e il modo di approfondire...

9) Per quanto riguarda ora “A Very Famous Corpse”, chi sarebbe questo cadavere molto famoso, appunto?

Rob: Nessuno. Confesso che è un personaggio assolutamente fantasioso che mi ispirava per il tipo ti pezzo.

10) “Smash Metal Drink Beer” mi pare sia un pochino provocatoria, anche perché il Metal e la birra vanno a braccetto. Sono giuste le mie osservazioni? Inoltre, fate molto uso della bevanda alcolica poc’anzi citata… E perché vi piace così tanto (sarà strano, ma non mi piace per niente)?

Rob: Il testo è una presa in giro al metallaro che si prende troppo sul serio. Prenditi meno sul serio e pensa a bere che è meglio.

11) “My Sweet Cardinal” di che parla invece? C’entra forse di mezzo anche la chiesa?

Rob: Ho scritto questo testo pensando a quel bastardo del cardinale Ruini, che ora è stato rimpiazzato da Bagnasco credo. Ti giuro che lo sguardo di Ruini mi ha sempre fatto pensare allo sguardo di Satana, il male puro. Penso che si sia capito che io e la chiesa non andiamo molto d’accordo!

12) In “I Hate Cover Bands” la presa per il culo va ai gruppi cover. Perché li odiate così tanto (pure io non scherzo a tal proposito)?

Rob: E' veramente triste presentarsi pretendendo di rendere omaggio al rock mentre in realtà lo stai distruggendo, le tribute band ridicolizzano il rock rendendolo un fenomeno da baraccone in tutto e per tutto.
Dovrebbero essere i gruppi con delle idee a trovare così facilmente delle date, questi stronzi lo sanno, ma dello spirito che c'è dietro la musica che suonano se ne sbattono e sfruttano il lato capitalistico che la rovina. Mi piace pensare che sono come le persone che scopano ma non fanno mai l'amore, hanno perso.

13) Riguardo infine ad “Hypocrisy”, di che cosa trattate questa volta? Sbaglio o è il testo più serioso di tutto il lotto, almeno presumendolo dal titolo?

Rob: Questo testo è opera del nostro ex cantante che lo ha scritto pensando a una conoscenza comune, lasciamo perdere chi, il concetto che non ci riguarda resta l'ipocrisia.

14) Come avviene la composizione dei pezzi e quanto è durata la loro stesura? Chi li compone principalmente e quale è stato il pezzo che più vi ha dato “rogne”?

Rob: In linea di massima io porto il pezzo intero in sala prove dove lo proviamo insieme, poi a seconda dei gusti di tutti possiamo lasciarlo com'è, come possiamo modificarlo e come possiamo tirarlo nel cesso eheh. Ma non è sempre così, ci sono anche dei momenti di cazzeggio, frammenti di pezzi e di idee che vengono fuori in momenti imprecisati che risolvono arrangiamenti incompleti...l'importante è che il risultato finale soddisfi tutti. Il pezzo che è stato modificato più volte è stato senza dubbio “Dead Pride”, del quale ne sono esistite addirittura più versioni.

15) Dove avete registrato le canzoni ed in quanto tempo? In questo caso, quale è il pezzo che vi ha fatto più impegnare?

Luca: Abbiamo registrato “Underground ‘N’ Roll” agli High Distortion Level Studios di Altedo, in provincia di Bologna. Il cd è stato mixato e masterizzato da Luca Gomedi, ingegnere del suono proprietario del suddetto studio. Raccomando a tutti questo studio, perché Luca, oltre che un grande amico, è una persona veramente capace nel suo lavoro, e sa capire subito il sound richiesto da una band. Comunque fortunatamente siamo molto veloci a registrare. Io ho registrato le mie parti in circa 8 ore, suddivise in tre giorni. Il basso è stato registrato il giorno successivo, e la chitarra in due sessioni suddivise in due giorni. Infine voce e cori sono stati registrati l’ultimo giorno. Quindi abbiamo registrato tutto in una settimana. Sul pezzo che ci ha fatto più impegnare non saprei cosa risponderti, visto che siamo andati in studio molto ben preparati e ogni pezzo è filato liscio senza particolari problemi. L’unico problema era il caldo, visto che abbiamo registrato a Luglio eheh!

16) A mio avviso, voi fate una musica non proprio facilmente classificabile, una mescolanza tra il punk, l’hardcore (sia di stampo vecchia scuola che nuova) ed il rock’n’roll con qualche inserimento più metal, non dimenticando ovviamente le vostre radici, quelle thrash insomma. E quindi siete decisamente molto fantasiosi, non avendo confini predefiniti, riversando questa cosa su tutto, voce compresa, e presentando inoltre una tecnica tremendamente notevole, nonostante certo vostro grezzume. Strutturalmente parlando seguite molto la forma-canzone, sfoderando quindi anche bei ritornelli agili, anche se ogni vostra canzone presenta una buona individualità, presentando, tra le altre, anche variazioni praticamente schizzate, che si risolvono nel giro di pochissimi secondi. La produzione invece mi sembra piuttosto pulita, con tutti gli strumenti al proprio posto messi bene in evidenza. Ora, mi sono dimenticato qualcosa di importante? Inoltre, quali sono le vostre influenze e da quali membri del gruppo partono? Quanto esse hanno pesato sulla stesura dell’album?

Luca: Sono molto felice di quello che hai notato ascoltando il nostro cd. E’ segno che l’hai ascoltato con attenzione ed hai capito molto bene quello che vuole comunicare. Confermo quindi quello che hai detto: il nostro obiettivo come autori è sempre stato quello di scrivere musica cattiva, potente, veloce e incazzata: ma allo stesso tempo divertente, varia e frizzante. Abbiamo cercato inoltre di inserire nel disco tutto quello che ci passava per la testa in fatto di influenze, senza porci assolutamente ogni tipo di limite. Ti ringrazio inoltre per i tuoi commenti positivi sulla nostra tecnica strumentale, fortunatamente nel tempo siamo cresciuti come musicisti ma anche come arrangiatori. Ovviamente in questo tutto gioca a favore dell’esperienza. Per la produzione dobbiamo rendere merito soprattutto a Luca Gomedi, che ha capito subito che suoni volevamo proporre e li ha esaltati al massimo. Le nostre influenze sono molteplici. Sia io che Rob che Ricca ascoltiamo ogni cosa, dal black metal al blues, dalla psichedelia al death metal. Ovviamente i generi musicali che più ci accomunano sono quelli che senti nel disco, ovvero il thrash, l’hardcore, il punk più marcio, il rock ‘n’ roll e lo stoner… Il nostro obiettivo è creare un tipo di musica che le racchiude tutte, ovviamente trasformandosi in un nostro genere personale e originale.

17) La canzone che ho più apprezzato di tutte è “Hypocrisy”, in quanto mi sembra come la più intensa, almeno da parte mia certo. Ma anche perché forse è la canzone maggiormente metallica del lotto, e come non scordare tra l’altro del brano fantasma quivi contenuto, dove fate il verso all’oi! (anche dal punto di vista vocale) cantando inoltre finalmente in italiano (testi assurdi come al solito). Adesso, siete d’accordo con le mie affermazioni? Se no, perché e quale pezzo preferite in particolare?

Luca: Non sei il primo che ha preferito “Hypocrisy” alle altre canzoni del disco. E’ una canzone nata volutamente così, anche perché il messaggio nel testo è piuttosto forte e quindi la canzone doveva essere di sicuro bella potente e incazzata. La traccia nascosta è un omaggio a un’associazione cinematografica livornese chiamata “Nido Del Cuculo”, famosissima per i suoi doppiaggi in dialetto livornese su spezzoni di film famosi. E’ stata anche realizzata per omaggiare la nostra toscanità eheh! Io sinceramente non ho pezzi preferiti nel disco, mi piacciono veramente tutti (altrimenti non ce li avrei messi eheheh). Posso solo dirti per me quali sono i pezzi che più mi divertono quando li suono dal vivo: sicuramente “Hypocrisy”, “Here We Go”, “Satan Porno Dog”, “Smash Metal Drink Beer” e “Desert”.

18) Per quanto riguarda invece il vostro principale punto di forza, personalmente ne ho ravvisati addirittura due, ossia la varietà e la fantasia che voi ponete in ogni pezzo, non facendo stancare l’ascoltatore più esigente, ed anche i testi, che fanno scompisciare tremendamente dalle risate e che vi fanno allontanare da moltissime altre formazioni. Siete d’accordo con quanto affermo? Se no, perché e quale è, o quali sono, secondo il vostro parere, i vostri principali punti di forza e perché?

Luca: Beh, mi ripeterò, ma ti ringrazio ancora per le tue belle parole. Di sicuro una qualsiasi persona che ascolta il nostro ultimo album può dire tutto tranne che non sia un album molto vario. E di questo ne vado molto fiero, visto che comporre un album vario e fantasioso era uno dei nostri principali obiettivi. Già con il nostro secondo disco “Alcoholic Invasion” abbiamo cominciato a lavorare su questo nostro pensiero. Finalmente con “Underground ‘N’ Roll” ci stiamo avvicinando parecchio, ma possiamo e dobbiamo fare molto di più! I testi sono volutamente divertenti, anche perché scrivendo in inglese è difficile parlare di cose serie o di argomentazioni profonde. Per cui abbiamo maggiormente puntato alla parte musicale e utilizzato i testi come riempimento, per la maggiore. Non è che siano completamente privi di senso, però sicuramente se li avessimo scritti in italiano il risultato sarebbe stato molto migliore. Fortunatamente posso dire che il problema sarà risolto, visto che abbiamo deciso di cominciare a scrivere ogni nostro testo in italiano. A breve torneremo in studio per registrare quattro pezzi nuovi con testi in italiano. E in quel caso testi e linee vocali avranno la stessa importanza della parte musicale. Un altro nostro punto di forza che ci attribuisco è il nostro totale impegno verso quello che facciamo, la nostra costanza, la nostra passione. E soprattutto la nostra voglia di andare avanti sempre e comunque, nonostante i periodi non proprio belli che abbiamo passato (e ti assicuro che sono stati tanti)!

19) Parliamo adesso del titolo dell’album. Perché avete scelto per “Underground’n’Roll”? Come fa l’Underground ad essere un fatto anche strettamente musicale (per esempio, i Gorgoroth sono mainstream ma suonano ancora adesso piuttosto sporchini)? Volete forse fare il verso al vostro precedente album “Thrash’n’War”? Ci sono state altre proposte per il titolo e perché, casomai, queste sono state scartate? Cosa volete trasmettere, comunque, con il titolo attuale?

Rob: Beh c'è un doppio senso, l'underground come "strato sociale" della band e l'underground come luogo del cadavere visto che ogni tanto il morto vivente torna come argomento trattato.
La scena underground merita di essere analizzata nei suoi flop, nelle sue contraddizioni, ma anche nelle belle cose che nasconde... Quindi let's roll!

20) Chi ha fatto la copertina e quale è il suo significato (se ce l’ha certo)? Perché siete immersi in un mare pieno di radioattività (con quel barile poi)? C’è per caso una denuncia, seppur implicita, contro l’atomica e tutto ciò che le ruota intorno? Non so voi, ma essa mi ricorda tremendamente quella di “And the Worst Is Yet to Come” degli Hyades. Avete subito qualche influenza in proposito o sbaglio? Inoltre, perché, nel titolo dell’album, solo la “E” di “Underground” è rovesciata? Non potevate fare una cosa simile con la “r”, la “n”…?

Luca: La copertina è stata realizzata da Denis Gualtieri (http://squartato.blogspot.com), che ha realizzato tra l’altro anche la copertina del nostro precedente album, “Alcoholic Invasion”. Denis è un’artista veramente eccezionale, che non ha nulla da invidiare a colleghi molto più blasonati del suo settore. Consiglio a tutti di rivolgersi a lui! La copertina non ha nessun tipo di significato, eravamo partiti inizialmente con una copertina che raffigurava noi mentre facevamo surf. Abbiamo quindi presentato l’idea a Denis, ma il genio che c’è in lui si è messo in moto ed ha stravolto completamente l’idea di partenza. Il risultato è quello che vedi. Ci sono però due particolari assolutamente voluti. Il primo è l’alieno a cui Ricca vuole rubare la bottiglia, che rimanda al nostro disco precedente. Secondo particolare è la scelta dei colori della copertina, il bianco del logo, il rosso del cielo e il verde del mare. Un omaggio alla nostra nazionalità. E’ vero che ricorda un po’ la copertina degli Hyades, però Denis non li conosceva per cui è stata una cosa puramente casuale! La “E” rovesciata non ha alcun tipo di significato eheh! Semplicemente il font che ho scelto per scrivere il titolo del cd aveva le “E” rovesciate di default ahahahah!

21) Vorrei parlare adesso di “Rotten Surf”. E’ una strumentale un po’ particolare, ricca di parti soliste da parte di Rob, ed il bello è che riuscite, almeno personalmente, a far immaginare sul serio il mare con relativo surfista. Ma quello che più mi incuriosisce è proprio il fatto che tale brano sia l’unico strumentale di tutto il lotto, fungendo tra l’altro da spartiacque tra le due parti dell’opera, visto e considerato che è stato messo proprio come ottava traccia. Sono giuste le mie osservazioni e secondo voi cosa rappresenta “Rotten Surf” rispetto agli altri pezzi? E come è nata questa strumentale?

Rob: Io mi diverto anche a comporre delle musiche che non necessariamente fanno comodo ai Devastator, e succede che qualche cazzeggio possa in qualche modo dare un tocco in più al disco, hai detto bene del surfista, infatti proprio perché essendo già pronta la copertina il pezzo non è stato difficile da collegare e inserire nel lavoro, abbiamo pensato: perché no?!

22) Parliamo ora di “I Hate Cover Bands”. Mi pare che quest’altro pezzo sia atmosfericamente molto lontano dagli altri, in quanto in esso percepisco tratti come disperati, mostrando forse in musica la condizione penosa concertistica di oggi in Italia, dominata spesso dai gruppi cover, inutili anche da parte mia. Siete d’accordo? Come è nato questo brano e che cosa rappresenta per voi?

Rob: Come ho spiegato prima il fenomeno delle cover è una vera e propria piaga per la musica tutta, un pezzo con questo titolo è per noi un modo di far presente la nostra posizione sperando che tutti i gruppi come noi si uniscano al coro. Magari se tutti i veri amanti della musica si schierassero apertamente quei buffoni ci penserebbero due volte prima di fare un tour europeo con i pezzi scritti da altri eheheh!

23) Questa in teoria è una domanda per Albe ma siccome tra le vostre fila non c’è più, lo chiedo a voi: siccome è un cantante tremendamente versatile, anche a livello di linee vocali, da quali cantanti è influenzato principalmente e quali ne sono i suoi preferiti?

Rob: Sinceramente non ti saprei dire le a quali cantanti si ispira esattamente, a me è sempre piaciuto il fatto che sapesse tirare fuori una voce aggressiva senza sfociare in banali growl o screaming che avrebbero banalizzato i pezzi, infatti il suo abbandono è stato un dispiacere tecnico oltre che umano.

24) Questa è una domanda un po’ provocatoria, ma perché utilizzate l’inglese? Non vi pare che sia un po’ troppo stra-abusato e/o commerciale? Inoltre, perché in “Here We Go” fate uso, seppur in momenti minuscoli, dell’italiano, e che il brano fantasma sia invece completamente cantato nella nostra lingua, anche perché, così facendo, gli stranieri non ci capiscono più un ciufolo?

Rob: "Here We Go" è una raccolta di frasi fatte tipiche del punk e affini, troviamo anche "um dos tres quatros" (non ricordo se si scrive così) perché urlato da Max Cavalera. La traccia fantasma è fantasma proprio perchè oggettivamente non c'entra niente col resto del disco! L'inglese è stato scelto semplicemente perché i gruppi che ci sono sempre piaciuti cantano in inglese ma ecco, proprio perché abbiamo cominciato ad apprezzare anche la musica italiana e soprattutto perché ci siamo rotti le palle di stare attenti alla grammatica e alla pronuncia di una lingua che non ci appartiene...Ecco che stiamo per registrare quattro pezzi in italiano che andranno a fare parte di un disco tutto in italiano!

25) Siete soddisfatti del lavoro raggiunto o dopo poco più di un anno rimpiangete qualcosa? Mi sembra questa una domanda scontata (visto il vostro MySpace riempito di diverse recensioni ed interviste), ma come stanno andando la critica ed il pubblico?

Luca: Sono molto soddisfatto di come siamo cresciuti a livello di popolarità dai nostri inizi a ora. Considerando il fatto che non ci siamo mai appoggiati né a nessuna agenzia promozionale né a nessuna booking, la nostra popolarità attuale, anche se sempre molto bassa rispetto agli standard ottimali, mi riempie di soddisfazione. La promozione l’ho sempre curata io in ogni sua forma, e Giulio mi ha dato una mano enorme in questo, aiutandomi in ogni modo possibile. Giulio è un nostro caro amico che ci aiuta a promuovere la nostra musica, a trovare contatti, a organizzare concerti; è in sostanza il quarto Devastator a tutti gli effetti. Finora le recensioni e le interviste promozionali per “Underground ‘N’ Roll” sono state parecchie, e devo dire tutte positive. Il disco alla gente sta piacendo molto, quindi cosa chiedere di più?

26) Spero di non essere indiscreto, ma come mai Albe se n’è andato dal gruppo, e tra l’altro proprio pochi mesi prima la pubblicazione di “Underground ‘n’ Roll”? Siete, comunque, ancora amici con lui?

Luca: Nessun problema! Albe ha lasciato i Devastator semplicemente perché voleva seguire altri progetti musicali. Infatti poco dopo essere uscito dal gruppo ha tirato su la sua band e infatti ora è pienamente contento del suo progetto. Inutile dire che la separazione è avvenuta nella maniera più amichevole possibile, siamo sempre ottimi amici e ci sentiamo molto spesso.

27) Parlatemi del nome che nel 2002 vi siete scelti. Perché proprio Devastator e da cosa è scaturita questa scelta? Altre proposte si sono state e casomai perché le avete scartate? Tra l’altro, urge osservare che Devastator è un nome piuttosto frequente in campo metal (Metal-Archives lo dimostra ampiamente).

Luca: Devastator è stato scelto perché innanzitutto volevamo creare una band devastante eheheh! Comunque l’origine di questo nome ha diverse fonti. E’ stato scelto per onore del mitico robottone dei Transformers costituito con gli escavatori, è stato scelto in onore dell’astronave ammiraglia di Darth Vader, protagonista di Guerre Stellari, chiamata appunto Devastator.

28) Per quanto riguarda il logo invece? Perché, tra l’altro, l’avete cambiato ultimamente? Quali considerazioni hanno portato a questo cambiamento e come è stato abbandonare il caro vecchio logo?

Luca: Ti comunico che siamo tornati ufficialmente al nostro caro vecchio logo. Prima dell’uscita di “Underground ‘N’ Roll” avevamo deciso di cambiarlo perché era un logo troppo metalloso. Poi con il passare del tempo il nuovo logo ha cominciato sempre di più a farmi schifo, quindi abbiamo deciso di cestinarlo e tornare al vecchio. Io ovviamente sono di parte, perché il vecchio logo lo disegnai io tipo una decina di anni fa, per cui ci sono affezionato eheh!

29) Come siete riusciti ad accasarvi presso la Teorema Edizioni Musicali?

Rob: Nel periodo in cui abitavamo a Bologna siamo diventati compagni di bevute di un collaboratore, quindi una cosa tira l'altra è naoa questo rapporto più per simpatia che per altro credo eheh!

30) Qualche gruppo della vostra etichetta da consigliare?

Rob: La Teorema tratta principalmente pop (bella stranezza! Nda Claustrofobia) italiano, sarà difficile che le sue band possano avere un pubblico comune con i Devastator, ma ti posso dire di aver apprezzato l'ultimo disco degli Esterina, band appunto della Teorema.

31) Considerando che suonate in centri sociali (e certamente non di destra) e che fate spalla, tra gli altri, con gruppi dalle tematiche libertarie come i thrashettoni milanesi Irreverence, politicamente la pensate in maniera simile a questi ultimi (anche perché nella foto da me pervenutami sulla cintura che porta Albe c’è una bella “A” anarchica)?

Luca: I Devastator sono sempre stati una band apolitica al cento per cento. Secondo me politica e musica non vanno mai e poi mai accostate, o almeno questo è il mio modestissimo parere. Abbiamo sempre suonato sempre e ovunque, ogni occasione è quella buona!

32) Per quale motivo nel vostro myspace figura la domanda: “Orgogliosi di essere Underground?”? E’ forse una sottile provocazione e, se sì, da cosa è determinata?

Luca: E’ una frase provocatoria al massimo! Il punto interrogativo sta a significare una cosa ben precisa. Siamo allo stesso tempo orgogliosi di essere underground perché primo ne facciamo parte, secondo perché come ti ho detto prima abbiamo sempre fatto tutto sulle nostre gambe senza aver mai stipendiato nessuna agenzia. Il punto interrogativo però sta a dire che in Italia essere underground è anche un handicap, visto che ogni band italiana underground come noi per emergere deve fare carte false. E le amatissime tribute bands di certo non ci aiutano. Per cui essere underground è certo motivo di orgoglio, ma in egual misura un forte freno per cercare di emergere.

33) Prima di militare nei Devastator (e relativi Violent Overture e Motrok) avete suonato in qualche altro gruppo e com’è andata l’esperienza? Avete pubblicato e/o registrato qualcosa in tal senso?

Luca: Ricca prima di entrare con noi ha inciso un album con una band metal progressive di Lucca, chiamata Speed Of Light. Inoltre io e Ricca abbiamo suonato per diverso tempo nei VXD, band hard rock, con cui abbiamo registrato un album e un promo.

34) Considerando la vostra natura sperimentale, verso quale pubblico preferite esibirvi?

Luca: Il nostro sogno sarebbe quello di diventare una band che mette tutti d’accordo, tipo i cari vecchi Motorhead. Infatti ai concerti dei Motorhead puoi trovare di tutto, dal metallaro più incallito al punkettone più marcio. Fortunatamente siamo soddisfatti ugualmente, visto che piacciamo a chi ascolta metal e a chi ascolta punk-hardcore. Comunque preferiamo esibirci davanti a chi è disposto ad ascoltarci e a fare casino sotto il palco!

35) Com’è un vostro concerto-tipo?

Rob: Pochi fronzoli, noi saliamo sul palco e spariamo tutti i pezzi meglio che possiamo e quando le circostanze ce lo permettono distribuiamo lattine di birra durante l'immancabile ultimo pezzo "Alcoholic Invasion", niente travestimenti o buffonate di alcun genere, semplice e veloce come piace a noi.
36) Parlatemi dei video che avete fatto per "Cemetery Beach" e "No Scout? Yes, Party!". Com'è andata l'esperienza e perché avete scelto proprio queste due canzoni per fare il video? Ma che c'entrano quelle immagini di violenza con il titolo del secondo pezzo? E perchè non figura Albe?

Luca: Il video di “Cemetery Beach” è stato realizzato da un nostro amico di Bologna. E’ un video molto semplice e molto ironico, volevamo realizzare qualcosa che facesse divertire chi lo guardava. E secondo quel che mi dice la gente ci siamo riusciti alla grande! Il video di “No Scout? Yes, Party!” invece è stato girato e montato da Rob. Abbiamo scelto queste due canzoni perché a nostro avviso “Cemetery Beach” resta la canzone più orecchiabile di tutto il disco, mentre “No Scout? Yes, Party!” è secondo noi quella più incazzata, sia musicalmente che come testi, quindi abbiamo scelto due pezzi contrastanti! Proprio perché esprime incazzatura e violenza abbiamo deciso di aggiungere quelle immagini nel video. Albe non figura semplicemente perché al momento della realizzazione del video aveva già lasciato i Devastator…

37) Come vi rapportate con il fenomeno del peer 2 peer e, di conseguenza, con il formato MP3?

Luca: Ci rapportiamo direttamente in prima persona, visto che se cerchi il nostro ultimo disco su Emule lo puoi già trovare, e così pure se cerchi l’album su Google vedrai che ci sono un sacco di portali in giro per il mondo dove è possibile scaricarlo eheh! Ovviamente non siamo stati noi a spacciarlo così in rete, sicuramente qualche fan l’ha preso e messo online. Siamo assolutamente d’accordo, tanto di musica non viviamo di certo, quindi se tutti lo scaricano fa lo stesso, l’importante è che il disco giri. Preferisco mille dowload che 100 dischi venduti, sinceramente! Tutto è ottimo per far girare il nome!

38) Che ne pensate della vostra scena Punk-Hardcore-Metal, ossia quella toscana (anche dal punto di vista extra-musicale – nel senso dei locali, del pubblico e così via)?

Luca: In Toscana ci sono un sacco di gruppi validissimi, in campo metal i migliori sono i Subhuman, a mio parere. A Lucca c’è pure una band chiamata Acid Brains, che esiste da circa quindici anni e che ha già sei album al suo attivo. Anche loro sono molto validi, tra le migliori band alternative rock nell’underground italiano. In Toscana i locali ci sono e pure molto belli, fatto sta che per la maggiore prediligono le tribute bands. Cazzo sto sempre a parlare di loro eh?

39) E di quella italiana più in generale invece?

Luca: La scena italiana è ricca di gruppi con le palle. Mi sento di nominare Hyades, Subhuman, Irreverence, Kernel, Hellstorm, Carlos Dunga, Tarchon Fist, National Suicide, Planar Evil ecc…Tutta gente con le palle che suona da anni la propria musica con dedizione e passione. Se solo ci fosse qualcuno che ci scommettesse sopra cambierebbero molte cose nel nostro caro paese.

40) Quali gruppi o artisti state ascoltando in questi ultimi tempi e quali ne sono i vostri preferiti (non solo Metal)? Ritornando invece al Metal, per chi andate pazzi e quali sono i generi che meglio ascoltate con piacere?

Rob: Parlo per me: per quanto riguarda il metal niente mi esalta come i Sepultura. Adoro poi gli Offspring perchè ci sono cresciuto quindi sarò sempre di parte, non stimerò mai nessuno come stimo i Motorhead, ma il gruppo che mi ha fatto più venire la pelle d'oca restano i Kyuss. Qui mi fermo sennò dovrei elencarne veramente troppi!

41) Cosa bolle attualmente in pentola per voi? A quando un altro vostro disco?

Rob: Nel 2011 speriamo di festeggiare il nostro decennale presentando il nostro quarto disco, il primo in italiano.

Luca: Stiamo finendo di registrare un nuovo Lp di quattro pezzi inediti, tutti in italiano e veramente cattivi e veloci, quindi aspettate nuove notizie!

42) Finalmente siamo al termine ragazzi! Spero che io non vi abbia rotto i cosiddetti? Vi è piaciuta questa intervista? Volete mandare un ultimo messaggio ai lettori di “Timpani Allo Spiedo”?

Grazie mille per questa bellissima intervista! Mi sono molto divertito a rispondere alle domande! Grazie mille a te per averla resa possibile. Invito tutti i lettori a visitare la nostra pagina myspace www.myspace.com/devastatorcrew per ascoltare i pezzi tratti dal nostro ultimo lavoro! Ogni commento è ben accetto! Alla prossima!!!

martedì 10 novembre 2009

Devastator - "Underground 'n' Roll" (2009)


DEVASTATOR
“UNDERGROUND ‘N’ ROLL” (2009)

Anno di grazia 2006, nel numero di Ottobre di Rock Hard è recensito, tra gli altri, nella rubrica dei giovani gruppi italiani, anche il demo “Thrash ‘n’ War” (pubblicato però un anno prima), che viene subito definito come una buona opera inneggiante al thrash metal tedesco anni ’80 più battagliero. E fu proprio in quell’occasione che io sentii per la prima volta parlare dei Devastator. E da lì, questi baldi giovanotti lucchesi ne hanno fatta di strada, come anche una musica decisamente riconoscibile e personale, seppur allontanandosi, e di molto, dalle radici musicali primigenie, sviluppandosi quindi entro binari di certo non facilmente classificabili, sfuggendo così ad ogni definizione comoda e facile. Infatti, inizialmente ero un po’ indeciso se contattare o meno il gruppo, ma da alcune canzoni che avevo sentito sul suo space mi è parso che esso suonasse thrashcore….santa illusione! Quindi, eccovi, mie cari lettrici e miei cari lettori, la prima formazione non propriamente metal che solca le pagine di “Timpani Allo Spiedo”.
“Underground ‘n’ Roll” è il terzo album dei Devastator (nati dalla fusione nel 2002 di due gruppi di estrazione punk-hc – ossia i Violent Overture ed i Motrok – ed attualmente costituiti da Rob, voce e chitarre, Ricca, basso, e Luca, batteria e cori. Importante segnalare che Rob e Luca sono, come dire, i due vecchi del terzetto, nel senso che sono praticamente i fondatori del gruppo stesso), pubblicato presso la Teorema Edizioni Musicali nei primissimi mesi del 2009, anche se era pronto da un bel pezzo, ossia dal Giugno del 2008, insomma quando nella formazione militava ancora Albe e, non a caso, è proprio sua la voce che si sente in quest’album. Quest’ultimo consiste della bellezza di 15 pezzi particolarmente brevi, e tutto si risolve nell’arco di mezz’ora, sfoggiando una musica che è una mescolanza, spesso scanzonata ed allegra, tra il rock’n’roll, il punk, l’hardcore ed una dose, seppur a mio avviso non molto presente, di metal, non disdegnando ovviamente neanche qualche efficace puntatina nel thrash metal. Il tutto viene proposto con una tecnica decisamente notevole su tutti i livelli (voce compresa), non perdendo mai, secondo me, in incisività, trascinando così l’ascoltatore, almeno personalmente, in continuazione e senza pietà, anche tirando fuori addirittura qualche atmosfera diversa dal solito, che per il mio parere non si può proprio definire come goliardica. Strutturalmente parlando, i Devastator sono molto attenti alla forma-canzone, pur non a farsene imprigionare, ed infatti spesso e volentieri loro sono molto imprevedibili, facendo, per esempio, un assolo quando capita, pure prima di ripetere uno dei temi principali di un dato brano (il discorso assoli lo approfondirò approfonditamente più avanti). L’importante è tenere bene in mente che ogni pezzo ha almeno 2-3 soluzioni dominanti rispetto alle altre, presentando comunque una struttura propria, almeno di solito. Per non parlare, invece, della produzione, che per quanto mi riguarda è ottima, non seppellendo quindi nessuno strumento da un altro, conferendo ad ognuno di esso il posto che giustamente gli spetta, e permettendo in tal modo all’ascoltatore più esigente di assaporare qualsiasi passaggio. In questo caso, comunque, si devono avvisare i tradizionalisti perché qui la produzione, nonostante certo grezzume dato dalla musica, si presenta molto pulita.
Ma adesso via, e parliamo dei testi. I Devastator, a proposito, si avvicinano, a mio avviso, a certa provocazione caratteristica del punk, a mio avviso un po’ simile a quella che caratterizza formazioni hc come Big Boys, Dicks oppure i Circle Jerks (in fin dei conti, come si può vedere nella foto da me pervenutami, Albe era del gruppo il più punk di tutti, con indosso tra l’altro la maglietta dei Nabat, non so se rendo l’idea), se si considerano titoli come “Smash Metal Drink Beer”, “Satan Porno Dog” (che sembra la presa per il culo dello pseudo-satanismo tanto presente nel Metal da minimo 20 anni) oppure “No Scout? Yes, Party!” (chissà come si rispondeva se la domanda era “Yes Scout?”?). C’è pure una specie di manifesto, rappresentato dal pezzo che dà il titolo all’opera stessa, come anche canzoni probabilmente dai toni più seriosi come “I Hate Cover Bands” (fuoco ai gruppi cover YAHOOOO!!!!!) od “Hypocrisy”.
Interessante, secondo me, è anche la copertina, che personalmente ricorda molto quella dell’album “And the Worst Is Yet to Come” degli italianissimi Hyades, con quel gusto un po’ surreale, thrashy ed anche leggermente provocatorio che fa scherno addirittura del problema della radioattività, e non si scordi che nella copertina di “Underground ‘n’ Roll” ci sono tutti e 4 i Devastator, che mi fanno scompisciare dal ridere dato che fanno cose tremendamente assurde (soprattutto quello che vuole prendere una bottiglia di birra da una specie di alieno inghiottito da una piovra!).
Ora, nell’analisi dei vari strumenti parto, come al solito, da Albe. Devo dire che è uno dei cantanti più versatili che io abbia mai sentito, dato che lui non si ferma soltanto ad una voce ruvida tendenzialmente di marca thrashcore (che raggiunge, a mio avviso, un’intensità maggiore nei brani più veloci come “Underground ‘n’ Roll”), ma va pure oltre, sciorinando magari un leggero grugnito death metal (come in un momento di “Desert”, e, anche se qui solo accennato, nella stessa “Underground ‘n’ Roll”), vocalizzi addirittura più di stampo oi! (“Hypocrisy”), come urla isteriche (sempre in “Hypocrisy”, dove tra l’altro sono presenti anche delle risate) od ancora voci “frocieggianti (“Cemetery Beach”), e per non dimenticare poi del parlato e delle urla vomitate presenti in “Here We Go”, oppure di quella voce punk melodica che si sente in “My Sweet Cardinal”. Ricordo però che questa lista rappresenta soltanto una sintesi, figuriamoci poi per quanto riguarda le linee vocali, a mio avviso maggiormente fantasiose. E qua il lavoro diventa decisamente più raffinato, meno grezzo insomma, costruendo così linee, da parte mia, intense, incisive come se ne sentono poche in giro. In ogni pezzo, quindi, state pur sicuri che ci sono linee vocali estremamente diverse l’una dall’altra, e, considerando che qualitativamente, per me, esse sono tutte indiscutibili, credo che sia un po’ inutile citare un brano rispetto ad un altro. Argomento chitarre. Come chitarrista c’è solo Rob, ma grazie alla potenza del suono mi sembrerebbe che ce ne siano almeno 2, e scusate se è poco. Pure qui la varietà e la fantasia regnano sovrane. A titolo di esempi, si fa ampio uso di riffs punk-hardcore, che siano un po’ allegri (“Sambafukka Orchestra” è esemplificativa a tal proposito), più incazzati del solito (“Here We Go” oppure “Underground ‘n’ Roll” dove i toni si fanno quasi epici e battaglieri, un po’ come nei padovani ormai sciolti Milizia HC), sapendo essere talvolta anche più cupi del previsto (ed ecco affacciarsi “No Scout? Yes, Party”); un altro tipo di soluzioni frequentemente adottate sono quelle di marca rock’n’roll, e devo dire tra l’altro che esse mi prendono veramente tanto, pure per via di tempi spesso tremendamente groovy (come non citare, in questo caso, la spaventosa “Satan Porno Dog” o “Smash Metal Drink Beer”?), regalando così al tutto maggiore dinamicità; invece, in un brano come “My Sweet Cardinal” le chitarre mi pare intonino, tra gli altri, anche riffs più propriamente punk in senso melodico (un po’ come la voce insomma); altre soluzioni chitarristiche degne di menzione sono alcune della breve (poco più di 50 secondi) “Rotten Surf”, che presenta qualche passaggio leggermente più contorto del solito, che però può essere pure modificato in assoli brevi (di cui parlerò tra poco); in “I Hate Cover Bands”, inoltre, le chitarre si fanno disperate (almeno questa è la mia interpretazione), ed è qui che, dicevo, i Devastator si allontanano decisamente dalle loro classiche atmosfere (oltre ovviamente quelle più incazzate e selvagge, frequenti invero in misura maggiore); di metal vero e proprio, invece, secondo me, c’è veramente poco, ma comunque sono degne di menzione il momento thrash metal su tempi medi, piuttosto minuscolo, di “Desert”, il riff vagamente thrash veloce di “A Very Famous Corpse”, come le schitarrate rocciose di “Underground ’n’ Roll”, oppure ancora il thrashcore di “Hypocrisy”, che è forse il brano più metal di tutto il lotto. Ma tutto questo ai Devastator non basta, visto e considerato che riempiono la maggiorparte dei loro pezzi (eccetto in “Here We Go”, “Desert”, “A Very Famous Corpse” e “Underground ‘n’ Roll”) di qualche ottimo assolo, che denota, se mai che ne fosse stato ancora bisogno, l’ottimo stato di salute in fatto di tecnica di Rob. Gli assoli fantasiosi, pieni di note (ma senza farli pesare, almeno personalmente), a volte possono citare il rock’n’roll (come in “Satan Porno Dog”), ed anche il metal ha la sua parte, seppur piuttosto piccola (“Hypocrisy”). Qualche pezzo può avere anche più di un assolo (come i 3 solismi di “My Sweet Cardinal”), pure abbastanza breve (“Rotten Surf”). Inoltre, un’altra considerazione importante da fare è che gli assoli possono essere praticamente in ogni punto di un pezzo, in maniera non prevedibile quindi, e, tra l’altro, in “I Hate Cover Bands” il solismo viene addirittura doppiato da un’altra chitarra. Oltre agli assoli, ci sono anche riffs sovrapposti alla chitarra ritmica, e bisogna dire che essi occupano uno spazio decisamente importante (ma non proprio frequente) della musica del gruppo, e credo che gli ottimi esempi di “A Very Famous Corpse” e di “My Sweet Cardinal” bastino per far capire che culo si sono fatti i Devastator per tutti gli arrangiamenti di chitarra (ma non solo, come già si è notato). Ora passiamo al basso. Il lavoro di Ricca si dimostra molto abile e capace di dare profondità, soprattutto in canzoni quali “Metal J.Fox”, e tra l’altro lui è artefice di linee a mio avviso superlative come nella favolosa e birraiola “Smash Metal Drink Beer”. Che dire invece della batteria? Prima di tutto, il suono scelto mi piace tantissimo, molto potente, un po’ simile a quello dei Milizia HC del secondo album “L’Inferno dell’Uguaglianza”. Incisivo come una bomba atomica (lascia tracce non proprio facili da rimarginare), Luca presenta uno stile molto fantasioso, spesso lineare certo (ma anche no, come può dimostrare invero “My Sweet Cardinal”), oltre ad essere piuttosto tecnico. Non si raggiungono però mai velocità in blast-beats ma quando c’è da pestare sul serio Luca non si lascia certamente pregare (“Hypocrisy” probabilmente vince su tutti da tal punto di vista) grazie ad una violenza pazzesca e tonante. Qualche volta il nostro fa uso anche della doppia cassa (come in “Smash Metal Drink Beer”) esternando, in questo modo, ulteriori aspetti per conservare la natura metallica con cui la formazione toscana è partita. Insomma, inutile soffermarsi più in là perché io rimango veramente senza parole di fronte a simile gusto artistico.
Dopo tanto aspettare, è finalmente giunto il momento di sapere quale è, per il mio personale parere certo, il pezzo che più mi esalta di tutto l’album. E questo è “Hypocrisy”, che praticamente è il brano più lungo di tutti, anche se un po’….”diviso” (spiegherò tra poco che cosa ciò significhi), oltre ad essere, secondo me, quello maggiormente thrashcore rispetto agli altri, mostrando tra l’altro un riffing cupo (tanto da tirar fuori anche un riff quasi death) e tremendamente incazzato, addirittura, a mio avviso, in misura maggiore che in “Underground’n’Roll”, seppur in un certo momento quest’atmosfera venga ridicolizzata da un “beeeeh” “pecoraro” da presa per i fondelli. Ridicolizzazione che viene portata completamente a compimento grazie al pezzo-fantasma, che dura poco più di un minuto e che parte con un bellissimo “Oi! Oi!” di Albe, dopo circa 20 secondi la fine del brano ufficiale. E qua c’è veramente di che ridere, considerando soprattutto che per un non-anglofono (come me) sia piuttosto facile capire alcune parole del testo, dato che si mettono in ballo il Tonno Rio Mare (“Ma per cosa cazzo mi hai preso? Per una scatoletta di Tonno Rio Mare?”), come l’eroe di mille casalinghe, quel caro vecchio skin (non a caso…) di Mastro Lindo, il tutto accompagnato da un hardcore devastante al fulmicotone….ancora mi scompiscio dalle risate ahahah!!! Sentire per credere!
Ma ci sono altri due brani, a mio avviso, particolarmente interessanti e degnissimi di menzione, e così inizio da “Rotten Surf”. Questo è praticamente uno strumentale che dura poco più di 50 secondi, in cui il gruppo è capace, in certi momenti, di far immaginare sul serio, almeno personalmente, il mare con relativo (e putrido) surfista, e questo grazie allo strabiliante uno-due di Luca ed anche specialmente ad un riff quasi marittimo. Non ho scritto, inoltre, il termine “putrido” soltanto perché il titolo recita in questo modo, ma soprattutto perché nel pezzo sono presenti delle parti un po’ contorte, specialmente da parte del chitarrista, che qui esalta il suo ruolo di fine solista, attraverso degli abili assoletti. Parti contorte che, nonostante la melodia, per niente cupa, di fondo, dona al brano una patina non proprio rassicurante, almeno secondo me certo. Da segnalare, tra l’altro, che praticamente alla fine si fa viva una seconda chitarra che si esprime attraverso un suono che oserei dire essere liquido, contribuendo così ad aumentare il senso marittimo di “Rotten Surf”. Ma una cosa che mi incuriosisce non poco è il fatto che questa strumentale sia stata messa come ottava traccia, come fungendo da spartiacque tra le due parti che dividono l’opera, quasi per dire che la natura in fondo “cattiva” di “Rotten Surf” precedi una parte dell’album maggiormente incazzata e “buia”…ed in effetti ciò mi sembra che si confermi se si prendono in considerazione i brani più “neri” di tutto il lotto, che sono, nell’ordine: “Underground ’n’ Roll”, “I Hate Cover Bands” ed “Hypocrisy”.
Ed è proprio della seconda canzone sopraccitata che ora parliamo. Questo perché, dal punto di vista strettamente atmosferico, è un brano praticamente unico nell’insieme dell’album, visto e considerato che presenta, a mio avviso, tratti decisamente disperati, andando così di pari passo con il titolo, dando così l’impressione che il gruppo sia veramente stanco dell’attuale situazione concertistica italiana dominata soprattutto dai gruppi cover, inutile anche da parte mia, anche se poi tale disperazione si sposa con le classiche sonorità scanzonate dei Devastator, proponendo quindi un matrimonio paradossale ma che, secondo me, funziona alla grande.
Per quanto riguarda il principale punto di forza, invece, devo dire che il gruppo ne ha, per il mio parere, molti ma penso che piuttosto importanti siano la varietà e la fantasia, aspetti che tengono sempre in visibilio l’ascoltatore più esigente oltre a presentare ovviamente una capacità camaleontica che ha dell’ammirevole, qualche volta interpretando in maniera originale un dato stile, e per non dimenticare i testi scherzosi e surreali, altra, a mio avviso, grandiosa forza dei Devastator.
Che dire ora se non le solite cose già scritte in tutto questa rece chilometrica? Difetti non ne ho trovati, anche se forse, secondo me, si poteva fare qualcosa di meglio per canzoni quali “Satan Porno Dog” e “My Sweet Cardinal” in fase conclusiva ma probabilmente chiedo troppo. Ammirevole il senso strategico del gruppo per quanto concerne l’ordine dei pezzi, partendo dalla pazzerella intro “Sambafukka Orchestra”, in cui Albe presenta l’album, allo strumentale-spartiacque “Rotten Surf”, per finire con il brano-fantasma, una sorta di saluto che finisce con un “Buongiorno, benvenuti a…” e le ultime parole non le ho ben capite! A mio avviso, i Devastator possiedono uno stile piuttosto personale e coraggioso, una specie di Plakkaggio HC solo allegri anche in musica, e con il terzo album i nostri hanno dimostrato che si può fare qualcosa di diverso dal solito pure in questi ultimi tempi. Ed intanto la Toscana esulta! 3 gruppi toscani (gli altri sono i pisani Subhuman ed i livornesi Profanal) pubblicizzati su questa rivista, 3 promozioni di alto livello, soprattutto da parte di questi ultimi arrivati.

Voto: 90

Claustrofobia

P.S. Faccio notare, come ultima cosa, che quest'album mi è stato mandato da Luca per posta classica. La bella cosa è che la prima volta che ho visto la confezione promozionale l'ho presa per un vinile! Un'ottima confezione tra l'altro, dove è presente anche una bella e dettagliata biografia del gruppo.

Tracklist:

1 – Sambafukka Orchestra/ 2 – Here We Go/ 3 – Satan Porno Dog/ 4 – Cemetery Beach/ 5 – No Scout? Yes, Party!/ 6 – Desert/ 7 – Dead Pride/ 8 – Rotten Surf/ 9 – A Very Famous Corpse/ 10 – Underground ‘n’ Roll/ 11 – Smash Metal Drink Beer/ 12 – My Sweet Cardinal/ 13 – I Hate Cover Bands/ 14 – Metal J.Fox/ 15 – Hypocrisy

MySpace:

http://www.myspace.com/devastatorcrew

Sito ufficiale:

venerdì 6 novembre 2009

Intervista ai Male Misandria


(Avreste mai immaginato che
i Male Misandria fossero così
...."normali"? Comunque, da
sinistra verso destra: S.P.,
Dario e M.M.)

Una curiosità: la seguente intervista è stata la primissima della storia della rivista in cui addirittura poco più di 10 punti non hanno conosciuto risposta. In teoria infatti doveva essere la più lunga che io avessi mai fatto (54 punti) ma poi essi sono diventati 13 in meno. E' comunque difficile superare il record dell'intervista dei Veil, che furono così (e giustamente) logorroici che le pagine da leggere sono addirittura 16....il tutto con "soli" 36 punti!

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1) Prima di cominciare, vorrei farvi i miei più enormi complimentoni per aver dato ai posteri un demo che è un autentica bomba provocatoria, rumorista e coraggiosa nel proporre delle sonorità così originali.

Dario, voce e chitarra - Grazie mille per i complimenti e a te per l'intervista e il tempo dedicatoci!
2) Presentate, con una breve biografia, i Male Misandria ai lettori di “Timpani Allo Spiedo”.

Allora l'idea di formare i Male Misandria mi venne verso il 2007 quando avevamo tutti circa 16-17 anni e suonavo con un gruppo thrash/black (Esequie). Inizialmente volevo fosse una one-man band, ma poi, dopo aver realizzato "Übermensch", ho preferito chiamare Magris alla batteria, anche lui già impegnato in un progetto thrash metal (Athwart) e Puja al basso nell'estate 2008. Con questa formazione incidemmo "Volizione" nel Novembre 2008.

3) Di cosa parlate nei testi? Chi è, o chi sono i loro principali artefici? E da chi siete influenzati, anche dal punto di vista puramente formale, per farli?

Ci viene difficile spiegare gli argomenti trattati, essendo molto vari. Comunque i testi sono scritti un po' da tutti e tre (“Volizione” però ha praticamente solo testi miei eccetto uno di Magris). Non ci riteniamo influenzati da nessuno nel comporli anche perchè come puoi vedere sono tutti molto differenti.

4) C’è qualche motivo per il quale preferite parlare di tematiche simili invece di trattare i classici temi ormai tanto famosi sia del grind (il gore per esempio) o del black metal (anticristianesimo…)?

Il motivo è che noi scriveremmo di questi argomenti anche se facessimo un altro genere musicale, perchè è ciò che ci interessa esprimere, il nostro obbiettivo non è suonare grindcore o black metal, ma di comporre quello che istintivamente ci rappresenta. Se fossi intonato ci avreste già visti a TRL.

5) Sbaglio a dire che non solo dai versi ma anche dallo stesso linguaggio, bizzarro, tremendamente oscuro e, secondo me, efficace, che utilizzate si nasconde in voi un indole decisamente e spietatamente misantropa? Se sì, cos’è per voi la misantropia? E’ la vera ed autentica filantropia, considerando che, almeno in taluni casi, si odia l’umanità in modo costruttivo in quanto si pensa ad un futuro migliore per lei? Comunque, perché avete scelto di utilizzare un così difficile linguaggio?

I testi contenuti in "Volizione" sono stati scritti in diversi momenti in cui sentivamo di esprimere concetti differenti. Le liriche composte e utilizzate per comporre le tracce non vogliono essere incentrate nella misantropia. Personalmente, e penso di poter parlare anche per gli altri membri del gruppo, non ci riteniamo misantropi (come non detto. Nda Claustrofobia).Il linguaggio, come hai detto te "difficile", non è stata una scelta "a tavolino" ma è stata una via naturale per incentrare al meglio il soggetto dei nostri versi.

6) Adesso vorrei parlare dei testi più da vicino, partendo da “Enkel”. Sinceramente, io non riesco ad associare il titolo della traccia con ciò che dice la voce. Non è, comunque, che la parola enkel l’avete presa dall’afrikaans? Se sì, che c’entra la caviglia (appunto, enkel in afrikaans) con il testo?

Enkel significa singolo in olandese... il nostro bassista ha origini olandesi quindi ci ha tradotto in un termine più figo di singolo lo stesso concetto.

7) Come avviene la composizione dei vostri pezzi e quanto è durata la loro stesura? Chi li ha composti principalmente? Quale è il pezzo con cui più avete, come dire, “litigato”? Ci sono state un po’ di “scazzottate” in fase di composizione?

Solitamente la base della canzone la compongo io a casa, poi ci si ritrova tutti assieme per decidere se modificare, aggiungere o toglierci qualcosa. Dirti precisamente quanto è durata la stesura dei brani è complicato, anche perchè alcuni non sono stati inseriti in "Volizione", ma faranno parte di future uscite..magari split. Alcuni brani sono stati completati in 2, 3 giorni (es. “Siamesic Stirner”), altri fatti in 10 minuti d'orologio (“Sole”, “Comunicazione”). Comunque i miei periodi di alta creatività sono seguiti da periodi di scazzo totale, quindi usualmente ci troviamo ad editare 3 brani alla volta.
Non abbiamo mai litigato per nessun pezzo, fortunatamente ci piace lo stesso stile di cose e a parte qualche episodio di contrasti in finezze, non abbiamo mai avuto da ridire.

8) Dove avete registrato i pezzi ed in quanto tempo? L’esperienza come è stata? In questo caso, invece, quale è stato il brano più “palloso”?

Abbiamo registrato e missato i pezzi in circa una settimana e mezza, registrati nella sala prove di un nostro caro amico, Kast (Muy temible) che voglio ringraziare per la professionalità e per il prezzo irrisorio che abbiamo pagato per registrare l'e.p. (soli 80 €). Nessun brano è stato realmente palloso.. nessuno dura più di 2 minuti e mezzo quindi si può dire che non ci siamo neanche resi conto di registrarli.

9) A mio avviso, la vostra musica è decisamente interessante dato che non solo tirate fuori una combinazione selvaggia e schizzata tra il black metal ed il grindcore (caratteristica già piuttosto rara), ma stuprate letteralmente i timpani dell’ascoltatore attraverso dei rumorismi che dire devastanti è un crudelissimo eufemismo. Inoltre, personalmente ho ravvisato sonorità mathcore (“Comunicazione”), influenze provenienti dal death metal melodico (“Dio”), come pure incursioni in un thrash metal violentissimo (l’inizio di “Dio”) ed anche nel doom (ancora “Dio” ma anche l’inizio di “Siamesic Stirner”) e forse c’è anche qualcosa di metalcore, o qualcosa di simile, nella canzone appena citata. I brani più grind (per riff ed impatto sonico), comunque, mi sembrano “Comunicazione”, “Noosphere” e la monolitica “Natural Death”. Strutturalmente parlando siete anche qui pazzescamente vari, passando così dalla più completa libertà di “Comunicazione” in cui le differenti e brevissime soluzioni (veramente tante) si concentrano in 28 secondi, alla più classica, ed a mio avviso, “metallica” “Siamesic Stirner”…ma non solo. I vostri brani di solito si concentrano in tempi ultra-sparati e, nonostante questo, dimostrate una tecnica sbalorditiva, senza errori e sbavature (almeno a quanto sento io) coniugando perfettamente tecnicismo, rumorismo e potenza, un po’ come nelle formazioni di estrazione mathcore. Insomma, per me fate del rumorismo un’arte. Mi sono comunque dimenticato di qualcosa? Quali sono le vostre influenze (credo che siano piuttosto innumerevoli) e da quali membri del gruppo partono? Come definite la vostra difficile musica? Siete stati influenzati, tra gli altri, dai Black Witchery?

Grazie mille per le parole usate! L' E.P. è stato registrato quasi interamente in presa diretta quindi sono contento che non ci siano sbavature o erroracci. Non saprei come definire lo stile dei Male Misandria se non singolare e priva di limitazioni. Di influenze sul serio ce ne sono tante e disparate.. ascoltiamo tutta la musica senza nessuna sorta di pregiudizio e cerchiamo di compattarla, preferirei evitare di fare la lista dei gruppi che più ci hanno colpiti. Sinceramente i Black Witchery non sono uno dei miei gruppi prediletti, anche se mi piace ascoltare gruppi simili come Revenge e Archgoat.

10) Per quanto mi riguarda, il pezzo che più ho apprezzato è “Dio”. Intensissima è dire poco, assurda, schizzata e malata come poche, è caos, ma controllato, sembra che, soprattutto con tale brano, vogliate allontanare i potenziali ascoltatori, un po’ come faceva Nietzsche con i suoi scritti, brevi e sfuggenti. Il bello è che “Dio” è composto da tante soluzioni concentrate in un minutaggio così esiguo. Spaventoso! Ora, siete d’accordo con le mie affermazioni? Se no, quale è per voi il pezzo che più apprezzate di “Volizione” e perché? Come è nato, comunque, il brano e come riuscite (domanda forse idiota) a non perdere la testa con così tante variazioni folli? Ed esso cosa rappresenta per voi?

In realtà la canzone del disco che ci piace di più è "Sole". E' nata in 10 minuti e ha in qualche modo il testo più generico ed esaltante.

11) Vabbè, mi sembra scontato dirlo, ma per me il vostro principale punto di forza è proprio l’intensità, il rumorismo che sputate fuori con una rabbia ed un odio non comuni. Veramente pauroso e coinvolgente. Siete d’accordo? Se no, quale è secondo voi il vostro principale punto di forza (che, comunque, a mio avviso, ne avete tantissimi) e perché?

Secondo me il nostro principale punto di forza è appunto l'assolutezza, il non fare quello che facciamo secondo uno schema predefinito o seguendo un nostro schema, ma facendo cioè che ci piace nel modo più naturale possibile, così da essere caratterizzato dalla nostra natura senza sforzi. Comunque condivido anche ciò che dici tu, sostituirei solo "Odio" con "Amore" (bella stranezza! Nda Claustrofobia).

12) Ora vorrei parlare di un po’ di brani, partendo da “Enkel”. Mi sembra piuttosto scontato osservare che essa sia veramente disturbante, con quel rumore principale che pare ferraglia ultra-distorta. Insieme a questo, è presente un suono, e poi se ne fanno vivi altri due, tutti elettronici (o sbaglio?) che, attraverso le loro note non sincronizzate, generano una sensazione di autentico caos. Alla fine, inoltre si erge una voce che dice per 4 volte sempre le stesse provocatorie parole, e quando proclama per l’ultima e definitiva volta “io sono l’Illuminato” tutti i rumori, di botto, finiscono. Questo è, per me, il climax, che risalta anche il massacro subito successivo di “Dio”. Quindi, come è nata “Enkel” e quale significato le date? Cos’è esattamente il rumore principale? Inoltre, quella voce l’avete presa da qualche film? Se sì, quale? Ma avete fatto caso che “Enkel” è il secondo pezzo più lungo di tutto il lotto? Curioso, mi sto chiedendo il perché da un po’ di tempo, anche perché non ha niente degli strumenti classici che usate nel resto del demo. E perché, considerando che praticamente è un intro, non l’avete chiamata piuttosto in quest’ultimo modo?

Allora innanzitutto la voce che senti è tratta da "Fight Club" (è ora che io me lo veda allora. Nda Claustrofobia) e la canzone è stata fatta interamente con un programma per musica elettronica, distorcendo ed effettando suoni sintetizzati.Ottima domanda a proposito del nome: si chiama “Enkel” e non “Intro” proprio perchè non è un'introduzione al cd, ma bensì una canzone a sè stante, fatta con strumenti diversi rispetto alle altre canzoni del E.P.

13) “Dio” io penso che sia una delle canzoni più varie dal punto di vista delle influenze proposte, dato che, a mio avviso, parte un po’ thrash, per poi divenire black. Successivamente sembra facciate il verso al death melodico, ma poco dopo il massacro si fa più intensamente e decisamente grind, per finire in bellezza con un incubo doom! Strutturalmente parlando, “Dio” è simile a “Comunicazione”, pur essendo la prima un po’ un po’ più meditata ed anche maggiormente lunga. Ma quale è stata la genesi di questa canzone? Un po’ di birre di troppo forse eheh? Cosa significa per voi tale canzone?

”Dio” è una delle canzoni che ho scritto "a prima suonata", cioè non componendola pezzo per pezzo. Improvvisando riff a caso è venuta fuori…poi ovviamente ci ho messo qualche aggiustamento.

14) E’ arrivata l’ora di parlare di “Life”. In soli 3 secondi, secondo me, dite tutto, considerando che forse è la traccia che più identifica la vostra attitudine provocatoria, nichilista e misantropa. La considero un po’ come tutto il flusso della vita nella società occidentale, un flusso che per la verità è un soffio minuscolo che è il momento in cui si entra nel mondo, appena neonati. Siete d’accordo? Da chi siete stati influenzati per farla? Da “You Suffer” per caso (paragone scontatissimo ma tant’è…)?

Haha ci hai imbroccato giusto.. paragone scontatissimo ma azzeccato. Il testo di "Life" è stato composto circa nel 2007, nel pieno periodo "nero"... ci tengo a dire che da quando abbiamo scritto pezzi nichilisti come questo, è passato molto tempo... nelle canzoni future non troverai più questo retrogusto di cartongesso.

15) Perché un titolo come “Volizione” e da cosa è stata determinata la scelta? Ci sono altre proposte prima di decidere definitivamente per questo?

"Volizione" vuol essere l'uscita di un tunnel, il primo abbaglio di luce. Penso sia l'unico titolo che identificasse il nostro lavoro..ci sono state altre proposte come "Volizione Peculiare", ma abbiamo preferito lasciare il contrasto con la copertina.

16) Parliamo adesso della copertina. Sbaglio a dire che essa si ricolleghi in un certo modo al titolo del demo, nel senso che quello scheletro, impotente e solo ossa, possa essere considerato come l’opposto di “Volizione”? E’ un po’ insomma come una critica contro quelli che vogliono agire ma che alla fin fine non fanno un fico secco? Se sì, contro chi è diretto esattamente il messaggio (spero che questa domanda sia comprensibile)? Comunque, ci state, prima dell’attuale, altre copertine proposte? E chi l’ha fatta?

Si può dire che il messaggio sia proprio quello, uno scheletro solo ossa numerato incarna al meglio la limitatezza umana. Facendola pensavo proprio alla gente che mi circonda, che pensa con la mentalità del gruppo, che si sente sé stessa solo con la compagnia di amici uguali a sé.

17) Adesso vi tocca sorbirvi anche qualche mia critica, anche se in fin dei conti praticamente (quasi) irrilevante. La produzione è sì ottima ma la batteria mi sembra sia stata abbastanza trascurata, in special modo per quanto riguarda il rullante, un pochino debole ma paradossalmente la batteria dà una sterzata di violenza assurda. Come rispondete a tutto ciò?

Hai ragione, questo perchè abbiamo registrato chitarra, basso e batteria in presa diretta e il rullante è soffocato dalla cassa e dal basso. Il merito della "sterzata" è solo di Magris, che suona con un'intensità unica tralasciando tecnicismi omosessuali.

18) Un’altra piccola critica (questa molto irrilevante) che vi si può fare è che la produzione non è sempre omogenea per tutti i pezzi, considerando che “Ancora” ha un volume più basso rispetto agli altri pezzi. Perché, quindi, risulta così?

Sì è vero..purtroppo non so ancora spiegarmi la ragione ma quando ho fatto il mastering è stata l'unica canzone ad abbassarsi così tanto di volume. Non so proprio il motivo..sarà stato il cambio di stagione.

19) Vorrei fare adesso una domanda a Dario. Da chi sei stato influenzato per la voce, a mio avviso molto black metal? Quali sono, inoltre, i tuoi cantanti preferiti (se ce ne sono certo)?

Sinceramente non sono stato influenzato da nessun cantante in particolare. Come hai ben detto tu, mi piace molto la voce black metal e ciò si riscontra nella mia voce. Ti citerò alcuni cantanti che mi piacciono, black metal e non: Nattramn (Silencer) Mitch Harris (chitarrista/ seconda voce Napalm death), Stoffel (Yacopsae) (non a caso si può vedere su YouTube la cover di “Apokalypsae” rifatta dagli stessi Male Misandria. Eccovi il link: http://www.youtube.com/watch?v=8-U1zNx6_sk

20) C’è una ragione per il quale alcuni brani sono in italiano ed altri in inglese? Che trovate di affascinante in queste due lingue? E non credete, poi, che l’inglese sia un po’ troppo stra-abusato e commerciale, e per un gruppo non anglosassone, anche un po’ impersonale?

Sì l'inglese è molto impersonale, ma alcuni testi in italiano facevano cagare quindi li abbiamo messi in inglese... nel prossimo full saranno tutti in italiano.

21) Toglietemi una curiosità (come se fosse la prima o l’ultima): perché “Volizione” è stato pubblicato esattamente 2 giorni prima di Natale? Un regalino ai sensibili di orecchie (ed anche d’occhi, visti i testi e la copertina)?

In realtà abbiamo iniziato a distribuire il disco alla mezzanotte del 24 dicembre, quindi proprio il giorno di Natale, appena scesi dal palco dopo un concerto. Volevamo che "Volizione" fosse la chiusura dell'avvento.

22) Vi sentite soddisfatti del lavoro raggiunto? Come stanno andando la critica ed il pubblico nei vostri confronti?

Siamo veramente soddisfatti.. per ora abbiamo ricevuto tantissimi feedback positivi e questo ci onora.. spero che sia lo stesso per i prossimi nostri lavori.

23) Girano voci che dicono che siate praticamente odiati da ogni parte. Me lo confermate? Se sì, Ve lo sapete spiegare?

Anche Gesù era odiato in ogni parte!

24) Per caso, dato il vostro nichilismo, siete stati influenzati anche dai leggendari Nerorgasmo. Se sì, quanto vi ha pesato quest’influenza e perché ne siete così affascinati? Li considerate, poi, come i più punk di tutti? Quest’influenza, comunque, è valida per tutti voi?

Sì i Nerorgasmo ci piacciono tutt'ora anche se alcuni testi non li condivido più come un tempo.. Beh più punk di tutti no.. i più negativi dell’H.C. made in Italy sicuro.

25) Non avendo il vostro primissimo demo, “Übermensch”, che differenze (di musica, testi, produzione ecc…ecc…) ravvisate tra quest’ultimo e “Volizione”?

Guarda, mi fa cagare appieno. Le canzoni erano più lunghe e meno compatte, la registrazione è pessima visto che ho fatto tutto a casa mia con una scheda audio esterna. Comunque "Multiverse", "Life", "Noosphere" che erano stati registrati per il primo E.P. sono stati poi riproposti in "Volizione". Per chi volesse comprare “Übermensch”: è una figata (prima fa cagare e poi è una figata! Booooh…Nda Claustrofobia).

26) Chi ha scelto l’enigmatico nome del gruppo e da cosa è stata determinata la scelta? Prima di esso, sono stati proposti altri nomi?

L'ho scelto io e per noi significa sentirci sempre fuori posto, avevo in mente altri nomi che non voglio dire perchè mi fanno fin ridere.

27) Per quanto riguarda il logo invece? Chi l’ha fatto e perché è stato scelto (+ l’ultima domanda della 26, senza ripetermi un’altra volta)?

Il logo l'ha fatto una ragazza di Varese, Elisa (http://www.myspace.com/devihateart). Inizialmente ne avevamo uno molto più grezzo, fatto in brutta copia. Per me il significato del nervosismo nello sfondo e del font classico e leggibile è stato "Wolf In the Sheep's Clothing".

28) Considerando il riferimento all’anarchico individualista (che apprezzo tantissimo) Max Stirner ed anche certo vostro legame (Punk4Free, concerti con gli Antitest…) con la scena punk-hardcore, voi potete essere considerati come anarchici, almeno allargando il concetto (vita fuori dagli schemi e da regole di ogni tipo, odio verso chi segue come una capra e via dicendo…)? Se sì, da quanto lo siete ed avete organizzato anche qualcosa in tal senso (iniziative in centri sociali per esempio)?

La risposta è: absolutely no. Non facciamo parte di nessuna fazione politica. Abbiamo fatto il concerto con gli Antitest non sapendo fossero anarchici, e anche se lo avessi saputo prima non mi avrebbe fatto né caldo né freddo... Potrei suonare con loro, con gli Hate For Breakfast, o con i CCCP che non mi cambierebbe niente (so già che questa risposta mi causerà degli scazzi incredibili..).

29) Cosa sono la libertà e la vita per voi?

La libertà: sapienza (e non conoscenza). La vita: sapienza (e non conoscenza).

30) Una domanda cazzona: perché chi di voi aveva i capelli lunghi se li è tagliati (come si vede nella sezione “immagini” del MySpace del gruppo)?

Puja non li voleva tagliare, il barbiere ha fatto una cappella. Quando Brad Pitt dopo “Troy” si è tagliato i capelli, per Magris è stato un brutto colpo, seguito dall'ossigenata di Beckham, è un esteta ed il suo è stato un gesto estetico. Io invece non ero più a mio agio con i capelli lunghi e ho deciso di tagliarli. Da quei giorni il sex appeal è cresciuto per tutti.....forse non proprio per tutti(Puja è la verità).

31) Con quale pubblico preferite esibirvi, considerando che siete un misto fra il black ed il grindcore, pure se sperimentale?

Con un pubblico che non stia a contare i tempi dispari delle nostre canzoni, o che ci compri il cd perchè "oh vecchio, la batteria spacca un casinooo, tatatatatatata hehe" ma che ascolti ciò che vogliamo esprimere e lo capisca.

32) Volete raccontare di un vostro concerto-tipo?

Gente che si pesta sotto il palco, troie nel parcheggio, pushers in mezzo alla folla, gente che si spara fucilate nel pogo, suonare con Metal Carter e i Bloody Beetroots (nota per i lettori ignoranti – compreso me -: i The Bloody Beetroots sono un duo di musica elettronica – od in qualsiasi modo la si voglia chiamare - di Bassano del Grappa. Pensate che alcune loro canzoni sono comparse addirittura nei videogiochi di FIFA 09 ed Nba Live 09. Nda Claustrofobia) , a fine concerti tutti in centro città a spaccare i monumenti e le statue.

33) Prima di militare nei Male Misandria, avete fatto anche qualche altra esperienza in campo musicale e questa com’è andata? Avete pubblicato (o semplicemente registrato) qualche cosa?

Allora io ho suonato per 2 anni negli Esequie (2005- 2007).. abbiamo inciso un demo che si chiama "Funeral Devastation". Magris ha da poco lasciato gli Athwart con i quali ha registrato un demo (“Blowback”) e un full-lenght a breve disponibile, Puja cantava in un gruppo folk/ viking con altre 300 persone circa.

34) Considerando la vostra indiscutibile tecnica, da quanto tempo suonate i vostri rispettivi strumenti?

Puja non aveva mai preso un basso in mano in tutta la sua vita.. ha imparato a suonarlo ad Agosto.. è un chitarrista. Magris è un polistrumentista e suona la batteria da 4, 5 anni..io suono da quando ho 13 anni, sempre alla cazzo senza mai mettermi a studiare o a imparare scale su scale davanti al pc...ho sempre preferito le ragazze. Nessuno di noi ha preso lezioni, suoniamo tranne Puja un anno o 2 di chitarra e canto..che comunque non son serviti ad un cazzo per il nostro cd. Suoniamo mediamente 2 o 3 ore alla settimana i nostri strumenti e basta.
(mi fanno paura anche per questo ragazzuoli! Nda Claustrofobia)

35) Visti i vostri testi, presumo che voi siate appassionati di filosofia. Se sì, quali filosofi maggiormente apprezzate e perché e cosa vi affascina della filosofia?

La nostra filosofia non c’entra assolutamente con i libri: incidenti mortali in macchina durante gare stile “Fast and Furious”, incontri di lotta libera in periferia, invasioni di party, ballare sul cubo con due fighe tutta la notte sulle note di l'”Amour Tojours” (si sta parlando di Sagi Rei o del caro vecio Gigetto D’Agostino? Nda Claustrofobia), vandalismo urbano, e shopping con le morose. E queste cose ancora nessun filosofo le ha scritte.

36) Come vi rapportate con il fenomeno del peer 2 peer e, di conseguenza, con il formato MP3?

Ne facciamo uso anche noi, chi più chi meno. Personalmente quando mi piace un cd lo compro originale e questo sistema di condivisione mi permette di non buttare soldi nel cesso comprando dischi "a scatola chiusa".

37) Che ne pensate della vostra scena Metal estrema, ossia quella del Friuli Venezia-Giulia (anche dal punto di vista extra-musicale – nel senso dei locali, del pubblico e così via)?

Pubblico ce ne sarebbe anche, purtroppo in molti hanno il culo pesante. Mi piacerebbe poter diminuirne la quantità per incrementarne la qualità. Locali tabula rasa..un cazzo. Ci sono 2, 3 posti sparpagliati per le montagne e basta. Nei dintorni suonano sempre quei 4, 5 gruppi amici fra loro tipo 20 volte al mese.

38) Che ne pensate invece della scena Metal estrema italiana più in generale( idem)?

In modo non diverso da quella friulana.

39) Ascoltate altra musica oltre al Metal? Se sì, quale? Nuove leve da consigliare? Ritornando al Metal, quali gruppi preferite? C'è qualche sorpresa che volete segnalare?

Sì ascoltiamo vari tipi di musica. In questo periodo personalmente ascolto molto rap, elettronica e screamo. Vorrei segnalare 2, 3 gruppi italiani che ho realmente apprezzato da poco: Al Freddo (http://www.myspace.com/alfredddo . Nda Claustrofobia) (RIP), Gli Eroi (http://www.myspace.com/glieroi . Veramente interessanti. Nda Claustrofobia), 1/4 Morto (hardecore! http://www.myspace.com/unquartomorto . Nda Claustrofobia), Laghetto (http://www.myspace.com/laghetto . Nda Claustrofobia) e ce ne sono altri che non sono "sorprese" che quindi eviterò di citare.

40) Cosa bolle attualmente in pentola per voi? So che state registrando un album? Come sta andando e ci saranno 25 pezzi, come dettomi da Dario? Inoltre, come sarà? Ci sarà qualche novità interessante?

Sì verso inizio 2010 inizieremo a registrare il primo full, che si intitolerà "E.DIN". Forse però pubblicheremo un altro e.p. Prima, ma è tutto da vedere.

41) Fiuuu, siamo al termine ragazzi!! Spero che io non vi abbia annoiato! Volete mandare un ultimo messaggio, magari il più nichilista possibile, per chiudere in bellezza quest’intervista?

Figurati! Grazie mille di tutto!

lunedì 2 novembre 2009

Recensione Male Misandria - "Volizione" (2008)


MALE MISANDRIA
“VOLIZIONE” (2008)
Vi ricordate dei Deprogrammazione, che fecero bella mostra nel 4° numero della nostra cara rivista? Bene, dimenticateli. Allo stesso tempo, però, prendeteli in considerazione, un po’ come metro di paragone, perché in fin dei conti sempre di black/grind si tratta, ma il problema è che i Male Misandria stuprano letteralmente i timpani degli ascoltatori proponendo una musica ancor più selvaggia, meno sperimentale, e quindi dall’impostazione più “classica” (ma sempre originale), spesso ai limiti del rumorismo puro sfruttando di solito momenti brevissimi per scardinare tutto d’un fiato la nostra esistenza, e se si confronta tutto questo con i Deprogrammazione allora avrete di fronte uno stile totalmente diverso. Inoltre, ciò che mi salta in mente adesso sono altre 3 coincidenze particolarmente curiose tra i due gruppi: la prima è che entrambi provengono dal Nord (i Deprogrammazione da Biella, in Piemonte, mentre i Male Misandria un po’ più su, da Naon, in provincia di Pordenone, provincia Friuli-Venezia Giulia); il secondo punto interessante è dato dal fatto che le due formazioni si trovano belle belle su Punk4Free (peccato che i Deprogrammazione siano stati promossi, i Male Misandria invece no); infine, entrambe presentano testi ai confini della realtà, anzi, e forse i Male Misandria mostrano maggiore capacità di imbambolare il cervello tramite un linguaggio tanto bizzarro quanto efficace, esternando quindi, sempre probabilmente, inclinazioni misantrope.
Dopo questa lunga introduzione, vi presento finalmente “Volizione” degli spaventosi Male Misandria. Esso, pubblicato in maniera totalmente indipendente curiosamente il 23 Dicembre del 2008, è un ep di 11 pezzi per un totale di poco più di 11 minuti e 40 secondi (il brano più lungo è “Siamesic Stirner” – utile informazione: Max Stirner, al secolo Johann Caspar Schmidt, era un anarchico individualista autore della saettante e provocatoria opera “L’Unico e la Sua Proprietà”. Morì, per ragioni non note, nel 1856 all’età di 50 anni –, lunga quasi 3 minuti; traccia più breve, la minuscola “Fuck” di…3 secondi!). Ciò che il terzetto (composto attualmente da Dario - oppure D.D. - , nel ruolo di voce e chitarra, S.P. - o Puja - , basso e voce, ed M.M. – acronimo che non sta anche per Male Misandria? Comunque conosciuto anche come Magris, batterista) friulano propone in questa scheggia di autentica follia è una commistione piuttosto ardita, rumorista, ma con un occhio notevole verso la tecnica decisamente di indubbio valore, violentissima e quindi basata soprattutto su tempi sparati a velocità supersonica, tra il black metal ed il grindcore, seppur io noti qualche influenza proveniente dal death metal ed anche rarissime incursioni in territori thrash e doom (questi, comunque, tremendamente risicati…ma non solo sono presenti tali influenze a mio avviso). Bisogna comunque osservare che, nonostante i tempi ultra-sparati ed il quasi-perenne rumorismo, il gruppo ha un’ottima fantasia nel differenziare i vari pezzi l’uno dall’altro, così da passare dalla schizzata e con tentazioni in stile mathcore “Comunicazione” alla più, se vogliamo, “tradizionale” e meglio bilanciata tra tempi veloci e più lenti “Siamesic Stirner”, oppure dalla pazzesca e visionaria parentesi di “Life” alla disturbante sovrapposizione di voci urlate di “Natural Death”, alla più grindcore (almeno in fatto di riffs) “Noosphere”. Dal punto di vista strettamente strutturale, anche qui i Male Misandria non scherzano per quanto riguarda la varietà e la fantasia, e se infatti si confronta la più completa libertà d’azione di “Comunicazione” con la struttura più classica e, come dire, “metallica” di “Siamesic Stirner” , allora si noterà subito quanta cura i 3 friulani abbiano riposto su ogni aspetto del proprio suono. Altri esempi interessanti sono dati dal primitivismo di “Sucks” (soli 2 riffs che si ripetono in sequenza altrettante volte), al peso monolitico di “Natural Death”, brano che si regge praticamente su un riff, proposto in modi e patterns di batteria differenti. Va un po’ peggio comunque con la produzione, ma non riguardo la totalità degli strumenti, semmai per la batteria che presenta altresì un suono più basso rispetto a quello degli altri strumenti, ovattato quindi, seppur, paradossalmente, non mostrandosi debole. Secondo me, è il rullante che soffre maggiormente di tutti gli aspetti della batteria. Per quanto concerne invece la registrazione, qua niente da dire, dato che, secondo me, tutto è al suo posto e, come già osservato, la tecnica presentata dalla formazione è piuttosto ottima.
Prima però di analizzare pazientemente l'ep, vorrei parlare dei testi. I Male Misandria ne fanno di un tipo veramente assurdo, esprimendosi, come già osservato, attraverso un linguaggio praticamente incomprensibile (almeno per molti), ermetico come non potete mai immaginare (ancora peggio dei Deprogrammazione in cui qualcosa si capisce), criptico. Per non parlare poi di certi testi che, a mio avviso, hanno connotati un po’ paradossali, contraddittori, come per quanto riguarda “Sucks” in cui si afferma: “Io non voglio che non si pensi come me/Io non voglio che si pensi come me/Ciò che a me non piace, fa schifo.”. Già insomma vedete che i Male Misandria preferiscano rotolarsi nel fango più che su acque sicure ed almeno un minimo rassicuranti. Comunque, vi butto fuori qualche mia interpretazione, prendendo in esame per esempio “Comunicazione”, che risulta dominata dalle seguenti parole: “Solo suoni vuoti di un corpo in oscillazione/è la soggettiva interpretazione che caratterizza le parole”, in cui mi pare si denunci l’incomunicabilità tra le persone, una tesi che tra l’altro mi è data anche dalla “soggettiva interpretazione”, oltre che dai “suoni vuoti”. Oppure “Life”, con quel semplice e inquietante “Fog” (bel paradosso), non esprime forse l’odio per una società che permette la vera e propria vita soltanto quando una piccola e bellissima creatura esce per vedere la luce? “Multiverse”, tra l’altro, mi incuriosisce molto, dato che si parla praticamente dell’infinito, di “ogni secondo” “moltiplicato senza fine”, come per denunciare il desiderio di immortalità tipico degli ultimi tempi, ed anche di “vite che non hanno mai fine” (e pensare che prima parlavo di un testo anti-omologazione ma adesso non ne sono più per niente sicuro), di “tutte le possibilità in stanze riprodotte”. Ora come ora, queste parole mi sembrano rimandare all’ansia di infinito tipicamente di stampo romantico, per poi finire il tutto con un “niente è giusto o sbagliato nel (multi verso)”. In “Ancora” (che sta per “àncora”), fino a qualche tempo addietro, ipotizzavo che il gruppo fosse stato influenzato da certo esistenzialismo (Jaspers e le situazioni-limite in primis) ma andando più a fondo non mi pare più ci sia qualche legame con esso. Insomma, le domande da porsi sono tante di fronte a testi così curati, preparati…e da parte mia indecifrabili.
Lo sprezzante e provocatorio ep parte con un’”Intro” dai tratti malati e psicotici. Infatti, appena esso parte si sente un rumore assordante, come qualcosa di meccanico, a cui fa compagnia un suono dissonante e poco rassicurante, e comunque di stampo elettronico. Come elettronici sono i due successivi elementi che si fanno vivi poco dopo contemporaneamente (o quasi), che possono tra l’altro andare benissimo per qualche gruppo e/o progetto di derivazione electro-industrial. Assolutamente e psicologicamente distruttivo! Ultima ma non meno importante, si erge, dopo poco più di un minuto, maledetta ma sicura di sé stessa una voce sentenziosa (nel frattempo uno dei suoni elettronici smette la melodia – melodia? – con cui era partito, non facendosi più sentire), che afferma: “Affrontavo lo sguardo ostile di tutti. Sì, la cosa mi va benissimo: io sono l’Illuminato”. Inquietante è dire poco, anche perché questo parlato ripete ben 4 volte le stesse frasi, con tutti quei suoni e rumori che lo accompagnano, ma quando si sentono per l’ultima volta le 3 parole finali della sentenza, tutto diventa silenzio. C’è solo la voce, solitaria e misantropa, crudele ma giusta, umana ma saggia. E’, a mio avviso, il climax della traccia, climax che risalta ancora di più la violenza del primo vero e proprio brano del demo, ossia “Dio”. E le danze hanno inizio. Una musica assurda, ultra-intensa, violenta e senza pietà come poche, e questo a tutti i livelli.
Così parte “Dio”, esprimendosi con un putiferio di distruzione inarrestabile, e presentando poi non solo una struttura libera (5 riffs, nessuno dei quali viene ripreso durante il pezzo, per un totale di un minuto e circa 10 secondi complessivi) ma anche un pacco di influenze spaventose (se lo si confronta con il minutaggio sopraccitato mi sorprende ancora di più!): una specie di thrash metal violentissimo, deutsch direi, nell’inizio per poi farsi successivamente più black, trasformandosi poco dopo in un death melodico abbastanza disperato…ed ancora grind rumorista, finendo il tutto con un finale doom da capogiro! Qualcosa da far impazzire il cervello insomma! Unite tutto questo, inoltre, con una voce molto black che altro non è che un urlo veramente tirato allo spasimo (ed in questo quasi grind) a cui fanno il verso, anche se qui leggermente (nel senso che non sono molto presenti come in altri pezzi), grugniti, opera, penso, di S.P., di natura grind, che personalmente ricordano molto i peruviani Narkan, e che si fanno vivi insieme alle urla. L’urlo di Dario, tra l’altro, qualche volta dà il posto a vocalizzi più puliti (ma sempre belli incazzati), esperimento che successivamente si ripete anche in “Multiverse”, seppur stavolta in maniera minore ma sempre efficacemente. La seguente traccia, “Comunicazione”, è una delle più assurde e nervose di tutto il lotto, è il momento in cui i Male Misandria esprimono tutto il proprio odio verso una falsa umanità resa cieca dal lusso e per questo incapace di comunicare qualcosa di vero ed autentico ai suoi simili (beninteso che questa è la mia interpretazione!). E’ il caos della cosiddetta (in)civiltà occidentale. Il brano parte con un assalto al limite del rumorismo che mi richiama alla mente, ma schiacciati di tutta la propria ferocia, i canadesi Black Witchery, che pure di grind se ne intendono. La batteria abbandona poi i tempi sparati in blast-beats (ma sempre bella rullata) con chitarre assordanti ed acute, per poi far sì che le chitarre impazziscano ancora proponendo rumorismi bestiali, ed intanto il batterista spacca tutto con tempi ultra-sparati. E’ l’ora adesso di un riffing black, ed il tempo diminuisce di poco. Ma è solo un momento perché fa capolino una chitarra impazzita ed ultra-tecnica di impostazione mathcore, accompagnata dai folli colpi di una batteria non più tale, per poi finire il tutto come è iniziato, con l’aggiunta di una voce acutissima, doppiata subito dopo la sua apparizione, aumentando l’intensità, la potenza, il nichilismo del pezzo. Un climax per me favoloso! Sembra, questa, la rappresentazione dell’urlo di Munch, è un urlo di terrore ma allo stesso tempo di voglia di liberarsi dalla follia enorme dell’Occidente. Una piccola osservazione: questa traccia sembra presentare un andamento ondeggiante, dato che qui si fa uso di blast-beats e tempi meno folli praticamente a trasmittenza, tranne però per le ultime due soluzioni separate comunque da un millisecondo di silenzio. Per me, “Comunicazione” ha la palma d’oro di miglior brano del demo, dato che in quasi 30 secondi durata, mette a nudo un’intensità, un nervosismo, una catastrofe difficilmente raggiungibili in campo musicale, a mio avviso. Tra l'altro è una traccia che secondo me rappresenta al meglio la natura nietzschiana del gruppo, considerando che il filosofo tedesco, con i suoi scritti, cercava di allontanare il più possibile i suoi non-affini, e così succede un po' la stessa cosa ai Male Misandria. Sempre spaventosamente notevole la voce, anche perché l’insieme urla-grugniti si fa più insistente ed impietoso, più forte e selvaggio. La seguente traccia, l’anglofona “Sucks” (ricordo infatti che il gruppo, oltre ad usare l’italiano, utilizza anche l’inglese, almeno in pezzi come, oltre a quest’ultimo già citato, “Multiverse”, “Life”, “Noosphere” e “Natural Death”), riconferma il livello di ciclopica intensità che la formazione si porta appresso. Essa si apre con un suono che si fa più alto per poi lasciare tutto alla musica, ossia un black/grind in blast-beats a dir poco impressionante. La prima soluzione, dominata da un riffing molto black metal, viene ripetuta per 2 volte, dando dopo il posto ad una musicalità maggiormente grind, con il riff che è sì simile al primo ma più sporco, e con il batterista che va sempre in tempi veloci ma non blasteggianti (come, al contrario, succede con la prima soluzione citata). Durante questa soluzione pazzeschi grugniti dominano anche grazie a delle ottime linee vocali (come quelle di tutte le altre canzoni ma qui in modo particolare). Il 2° riff viene un po’ mozzato alla fine (quindi viene ripetuto per 3 volte e…mezzo!) dato che in un momento tutti gli strumenti smettono di suonare, permettendo a Dario di urlare a più non posso insieme a S.P., sputando un “Sucks” di proporzioni cosmiche. Poi si ripete tutto questo come prima, con un urlo di rabbia ed odio. Il successivo brano è invece, a parer mio, uno dei più black del lotto, almeno per quanto riguarda il riffing e le urla certo. Il primo riff, un po’ melodico e lunghetto per i parametri del gruppo, strutturalmente parlando, è interessante in quanto, dopo esser stato ripetuto per 2 volte, subisce una brevissima divagazione nella soluzione subito seguente, per ripetersi, a sorpresa, un’altra volta. L’ultimo riff, il 3°, presenta invece un andamento un po’ più dinamico, almeno dal punto di vista squisitamente ritmico, dato anche che, in certi momenti, il batterista si inerpica in fulminanti stop’n’go. I tempi sono quasi sempre in blast-beats, tranne forse (purtroppo non riesco a capire molto bene) nei primi secondi del brano. Vabbè, “Life” è altresì, come già scritto la più breve (ma probabilmente anche la più distruttiva) dell’intero ep. 4 (o sono 5?) colpi di hi-hat. Subito dopo tutti svalvolano, l’insieme urla-grugniti vomita se stesso, il proprio disgusto. Tutto qui è un po’ a là “You Suffer”. Successivamente, ecco un altro colpo di piatti, per far sì che i soli grugniti spazzino via l’aria e tutto ciò che la circonda. Personalmente, penso che “Life”, per quanto modesta possa sembrare, esemplifichi in tutto e per tutto lo spirito dei Male Misandria, il loro essere provocatori e folli (ma con senso). Mi pare sentire i Nerorgasmo in versione black/grind! Altro che black metal ragazzi! La successiva traccia, “Sole”, parte con un’introduzione piuttosto dinamica, quasi death direi, con il batterista che esegue un lavoro particolarmente tecnico. Poi, il brano prosegue attentando alla vita dell’ascoltatore con un interessante, a mio avviso, riff di derivazione black che dopo esser stato ripetuto per 4 volte diventa più contorto (ma non troppo) facendo fare i salti di gioia ad M.M. che abbandona così i blast-beats per intrecciarsi un po’ sulla falsariga dell’introduzione. In questo modo, si fa vivo un altro riff, stavolta più semplice ma sempre black che, almeno per le prime 2 volte, viene accompagnato dai potenti stop’n’go del comparto ritmico e dell’altra chitarra, per poi riversare, per altrettante volte, blast-beats a manetta. Questo riff viene un po’ ripreso nel seguente passaggio, che non è altro che uno dei pochi veri e propri rallentamenti dell'ep, ed infatti il tempo, qui, risulta piuttosto lento senza però essere doom. Ma è solo un illusorio attimo di “riposo” in quanto dopo distrugge tutto ciò che le capita davanti la soluzione precedente al rallentamento. Mi sembra piuttosto inutile osservare che il lavoro sulla voce e le linee vocali sia anche qui decisamente ottimo, specialmente nel finale. Ed adesso passiamo a “Siamesic Stirner”, che personalmente ritengo quale pezzo maggiormente particolare del lotto, se non altro per la struttura stessa e la sua lunghezza. Infatti, il brano parte con un’introduzione doom con una chitarra che butta fuori un riff quasi tormentato (e sottolineo “quasi”), accompagnato dagli altri strumenti (l’altra chitarra compresa) nell’inizio di esso. Così incomincia la lenta velocizzazione del tempo (adesso entrambe le chitarre suonano le stesse note in contemporanea), con la batteria che si mette in mostra con tanto di ride ed un buon lavoro sulla cassa. Dopo, M.M. abbandona il ride per concentrarsi sul charleston e tra l’altro su un tempo leggermente più veloce, mentre lo stesso riff di prima viene riproposto per l’ultima volta in modo più sporco, incazzoso e continuo. La canzone si velocizza ancora, attraverso un riff piuttosto tecnico, a mio avviso anche epicheggiante, ed inoltre bello vario. Silenzio. I blast-beats partono con inusitata violenza, e la voce, dopo quasi un minuto, si fa sentire. Notare che dopo aver eseguito tale soluzione (che dal punto di vista del riffing è chiaramente di impostazione black) per la prima volta, c'è un brevissimo ed efficace silenzio, per poi ripartire e ripetere per la seconda volta l'invenzione sopraccitata. Successivamente, questo passaggio regala la scena, introdotto da esso stesso, ad un rallentamento un poco groovy, e qui i Male Misandria mi pare siano stati influenzati dal metalcore moderno. Questa soluzione (breve e semplice) viene ripetuta addirittura per 16 volte! Finito anche questo passaggio, il tutto si ripete un’altra volta, partendo però dalla parte più sporca del 1° riff proposto, con una variazione che interessa il rallentamento, che invece di essere ripetuto in 16 tempi, finisce la canzone in 5 volte, con tra l’altro un bel climax, condito da blast-beats negli ultimi momenti. Insomma, questo è forse il brano più lineare dell’intero lotto, almeno in senso metal, con, tra gli altri aspetti, quell’introduzione crescente in velocità ed il cantante che ci mette un po’ più di tempo per distruggere i timpani dell’ascoltatore, facendolo ottimamente come al solito, secondo me. La seguente “Noosphere” è invece una delle canzoni più distruttive e grind dell’opera, ed il bello è che si regge principalmente su un solo dissacrante riff, previa breve e saettante introduzione, ed anche qualche variazione rapida e dolorosa per colorire e rendere maggiormente folle il tutto. Sangue e sudore fino a farsi scoppiare! “Ancora”, però, è ancora più assurda di “Noosphere” in quanto dal punto di vista strutturale è, secondo me, assolutamente magnifica e geniale dato che poggia sì anch’essa su un solo riff (che sarebbe quello con cui parte il brano), solo che questo viene riproposto attraverso variazioni minime rendendo così, a mio avviso, maggiormente interessante l’ascolto…ma non solo per questo. Infatti, dopo la prima soluzione, riempita soprattutto dai blast-beats, se ne fa viva un’altra, tremendamente rumorista ed iper-veloce, che poi regala il posto al precedente riff (variato come già scritto poc’anzi), ripetendosi per 2 volte, ma l’ennesima bella cosa è che nella prima botta la batteria esegue un contagioso tempo medio, mentre nella seconda battuta sferra blast-beats a più non posso. Attenzione che non è ancora finita qui, dato che dopo viene ripresa ancora la prima soluzione, ma variata una seconda (ed ultima) volta, e sempre in 2 tempi, e sempre attraverso prima il tempo medio e poi il massacro ritmico citato poco sopra. Non so che dire sul serio della genialità di tale gruppo. Devo segnalare comunque una curiosità: “Ancora” è l’unica traccia con una produzione diversa, decisamente più bassa ma non per questo meno efficace, anzi, rispetto alle altre. Veniamo adesso all’epitaffio, ottimo per quanto mi riguarda, del disco, rappresentato da “Natural Death”. Circa un minuto e 25 di musica dominata praticamente da un solo riff proposto però in modi (e non in variazioni come succede nel brano precedente) diversi, e quindi in certi punti mi pare più black, in altri maggiormente grind. Ad ogni cambiamento del modo di suonare il riff la batteria o va in blast-beats od in tempi veloci meno sparati. Dopo aver ripetuto per ben 8 volte tale riff, c’è un rallentamento tra il medio ed il lento, dato che talvolta si sviluppa anche in senso groovy, con tra l’altro, a mio avviso, un buonissimo lavoro sui piatti. La soluzione chitarristica proposta è piuttosto varia ed oserei dire anche quasi epica e comunque un pochino radicata nel black metal. Ma dopo 3 volte il “riposino” finisce, per far sì che il batterista, a sprazzi, vada in solitario in doppia cassa, e facendo poi in modo che le chitarre riprendino, in un climax di portata gigantesca, il riff principale….e per gli ascoltatori dalle orecchie sensibili il massacro può dirsi concluso, a meno che un qualche terrorista del suono non entri in casa loro per sfasciargli, stavolta definitivamente, i timpani con i Male Misandria – che nome strano, non trovate? -. Tra l’altro, devo osservare che in questo brano è stato fatto un lavoro superlativo anche per quanto riguarda la voce, dato che qui mille e mille urla vengono sovrapposte, creando un’atmosfera assolutamente raccapricciante, tra la follia, l’odio ed un tormento senza nome.
Carissime e carissimi, siamo alla conclusione. Non so più cosa dire di fronte a cotanta arte e genialità, se non che i Male Misandria sono praticamente unici, presentando anche, a mio avviso, un’originalità tutta loro, distruggendo poi ogni cosa con un’intensità, una potenza, una follia che per me è il vero punto di forza del gruppo, senza ombra di dubbio, seppur loro, secondo il mio parere, debbano migliorare in fatto di omogeneità dei pezzi per quanto concerne la produzione, oltre a fare un lavoro migliore circa il volume della batteria, sì basso ma, come già scritto in precedenza, paradossalmente devastante e senza pietà. I Male Misandria sono riusciti a fare del rumore un’autentica, inquietante, monumentale, magniloquente e tecnica opera d’arte, parole del vostro Claustrofobia, mischiando, almeno per me, la tensione spirituale (e forse anche certa follia) del black metal, soprattutto quello di impronta moderna, con l’intensità e la rabbia palpabile del grindcore. E con questo non ho detto niente perché le mie parole non valgono neanche un’acca di quello che questi friulani dicono ed hanno da dire con la loro terribile (in senso positivo) musica, insieme ai testi ovviamente.

Voto: 94

Claustrofobia

P.S. Vi siete accorti che questa recensione è strutturalmente un po’ diverso dalle altre che finora ho fatto? Anche questo per rendere onore all’originalità dei 3 pazzerelli.

Tracklist:

1 – Enkel/ 2 – Dio/ 3 – Comunicazione/ 4 – Sucks/ 5 – Multiverse/ 6 – Fuck/ 7 – Sole/ 8 – Siamesic Stirner/ 9 – Noosphere/ 10 – Ancora/ 11 – Natural Death

MySpace:

http://www.myspace.com/malemisandria