venerdì 5 luglio 2013

Morbid Blood Kult - "Promo Tape" (2012)

Self – produced promo tape (August 9th 2012)

Line – up (2012):     A.O.A. – vocals/guitar;
                                  T.V.P. – guitar/vocals;
                                  W.B.B. – drums.

Location:                 Essen/Bochum, North Rhine/Westfalia (Germany).

Better song of the promo:

“Contamination”.

Better feature of the band:

Its grinding intensity.

The promo tape of the Morbid Blood Kult is one of the better debuts of the previous year in the genre of the bestial black/death metal, that is living a very intense period during these last times. This promo is so aggressive and furious that it lasts for almost 5 minutes per 2 tracks, that are very different between them. But I am realizing I’m writing too much in this introduction, so let’s go with calm to review what these young kraut boys have to offer to us.

As regards the bestial fury, they are very close to the Canadians Radioactive Vomit but, despite these ones, the Morbid Blood Kult don’t have crust influences. In addition, the more classical bestial black/death metal meets with a bunch of grind into their 2 songs, so you’ll expect a lot of blast – beats, simple and ultra – fast riffs, short and impact – breaks (like in “Contamination”) and a very elementary songs’ structure complete with (pseudo) – choruses. Besides all this, the solos are completely absent into their tracks, and this is a curious feature for a band of this genre.

The vocal sector is one of the better features of the band, since it is characterized by an infernal chaos made of "ignorant" growls a là Von (the main vocals), diabolic screams a là Black Witchery, and there are even some guttural vocals in killerpig – style. And still, the band uses at times the echo on the vocals, so to makes them in a more terrifying way, especially during the screams.

As I wrote before, the songs presents a good variety. After a one – minute intro (but I don’t still understand the usefulness of the intros ‘cause, if you need to destroy the ears of the listeners, why do you prepare them with… an intro?), “Throw Them Down” starts and ends with an unstoppable assault of one minute and a half of length. Then, there is “Contamination”, that is a bit structured than the first song, having also some remarkable mid – tempos.

In conclusion, the Morbid Blood Kult deserves very much, and it’s a shame that the promo lasts only 5 minutes, hence, a more consistent assault will need for the next time to test in a better way the performance of this promising band. And I must congratulate with it as regards the chaotic and “true” but audible production of the promo.

Vote: 75

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Tracklist:

1 – Throw Them Down/ 2 – Contamination

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mercoledì 3 luglio 2013

The Beyond - "Decaying Death EP" (2013)

EP autoprodotto (17 Aprile 2013)

Formazione (2011):   Michel – voce;
                                   Federico Visintainer – chitarra;
                                   Michele Segata – chitarra;
                                   Moreno Visintainer – basso;
                                   Corrado Menegatti – batteria.

Provenienza:              Trento, Trentino Alto – Adige.

Canzone migliore del disco:

“Mass Lobotomy”.

Punto di forza del gruppo:

la sua incredibile capacità nel riuscire godibile pur essendo di una compattezza spaventosa.


The Beyond è un nome così scontato e semplice per un gruppo death metal da essere dannatamente efficace. Anche perché sintetizza con poco la paura ancestrale per eccellenza dell’uomo. “Che cosa c’è dopo la morte?” è LA domanda eterna, è proprio questo a renderla attraente e importante, ma allo stesso tempo è stata la fonte spirituale di innumerevoli conflitti religiosi, quindi è una domanda anche molto pericolosa. I The Beyond ribadiscono questo concetto parlando di devastazioni di massa, torture e amenità simili, ergo è ovvio che oggi si parli del caro e intramontabile death metal vecchia scuola. E fra l’altro, con questo gruppo, si segna il ritorno nelle scene di un ex – membro (Corrado Menegatti) dei Nimroth, buon gruppo death/thrash scioltosi purtroppo dopo il primo demo del 2009, recensito anni fa proprio su queste pagine (a proposito, i Nimroth, se non sbaglio, si sono scordati bellamente di rispondere alla mia intervista, MANNAJA MANNAGGIA!).

“Decaying Death” è la primissima uscita dei The Beyond (nati dalle ceneri dei Deformed Agony), si compone di 4 pezzi molto ben differenziati fra di loro (come si vedrà) per 14 minuti di massacro sonoro. Il quale è un death metal caratterizzato da un ottimo bilanciamento fra le parti veloci (anche in blast) e quelle lente, un’interazione veramente minimalista fra le due chitarre (per esempio, gli assoli sono qui totalmente banditi) che sono veramente poco inclini alla melodia, e in più la struttura delle canzoni è semi – sequenziale, cioè si ha la tendenza ad aggiungere/togliere qualche passaggio a uno schema in fin dei conti ben definito e lineare, seppur qualche raffinatezza inattesa non manchi. Insomma, i The Beyond propongono un campionario ideale per far scapocciare in totale allegria la testa di ogni deathster che si rispetti senza masturbazioni particolari di nessun tipo.

Una delle caratteristiche migliori del gruppo viene sicuramente dalla voce, che è un grugnito costantemente cupo e di una profondità pazzesca. Ciò è dovuto anche a delle linee vocali intense e ritmate, specie durante la seconda parte del disco.

Il gruppo è riuscito inoltre, come già detto, a differenziare alla grande i vari pezzi. Così, si passa dalle soluzioni molto in Swedish – style di “Crime and Punishment” con tanto di tupa – tupa alla struttura un po’ più libera di “Mass Lobotomy” (che potrebbe essere il brano da cui ripartire per il prossimo disco). E poi c’è “Tortured ‘till Redemption”, un brano ricco di groove e basato completamente su dinamici tempi medi, capace inaspettatamente di dare un po’ di respiro all’ascoltatore.

C’è solo una cosa che non mi convince di tutto il disco: la produzione… o meglio, il suono piuttosto plasticoso della batteria, soprattutto per quanto riguarda il rullante. Ma per il resto, niente paura, la produzione dell’EP è abbastanza grezza ma con tutti gli strumenti al loro posto e in buona evidenza (a parte il basso, s’intende).

Sintetizzando tutto l’ambaradan, abbiamo di fronte una nuova promessa di ancient death metal tricolore dalle caratteristiche interessanti e per certi versi coraggiose (tipo la più totale assenza di qualsivoglia assolo), sperando però che i The Beyond non facciano la stessa fine dei Nimroth, dato che le potenzialità per fare belle cose in un futuro prossimo venturo ci sono tutte. Inoltre, in questo clima generale di ritorno alla vecchia scuola (nel nostro caso, nell’ambito del death metal), fa piacere constatare l’attuale fermento del genere in terra italica, con i The Beyond che si aggiungono ai vari Into Darkness, Zorndyke, Profanal, Carnal Devastation, Voids of Vomit e chi più ne ha più ne metta.

Voto: 80

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Decaying Death/ 2 – Crime and Punishment/ 3 – Tortured ‘till Redemption/ 4 – Mass Lobotomy

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domenica 30 giugno 2013

Eco del Baratro - "Azione" (2013)

Album autoprodotto (Aprile 2013)

Formazione (2004):   Stefano Nicolini – voce/chitarra;
                                   Francesco Armani – basso/voce;
                                   Dennis Valenti – batteria.

Località:                     Pieve di Bovo (Trento), Trentino Alto – Adige.

Canzone migliore dell’album:

“Carcassa Silente”.

Punto di forza del disco:

la sua devastante e fantasiosa follia.


Qualche anno fa comprai in una libreria Feltrinelli uno dei libri musicali più profondi che io abbia mai letto, cioè “Post – Punk: 1978 – 1984” del giornalista inglese Simon Reynolds, un mattone di circa 700 pagine che non dà spazio soltanto alla musica ma anche ai testi e allo stile di vita dei moltissimi gruppi da lui affrontati. E fra di essi figurano i Gang of Four, banda britannica fra le più influenti in circolazione (fra i tanti, ha ispirato addirittura i Red Hot Chili Peppers). Non a caso, sembra che anche gli Eco del Baratro, al secondo album dopo quello di debutto di 2 anni fa, risentano della loro influenza (però nelle loro influenze principali i 4 di Leeds non ci sono affatto), seppur declinata in una maniera parecchio personale e pesante. Fra l’altro, con un gruppo simile, Timpani allo Spiedo allarga notevolmente il proprio raggio d’azione, recensendo per la prima volta un disco post – punk. Che poi io non sia molto d’accordo nell’usare il prefisso “post” (dopo che cosa, se il punk puro non è morto, tanto che si fa la logica distinzione fra quello vecchia scuola e quello moderno implicando così che una sua evoluzione vera ci sia stata?) è tutta un’altra storia.

Passando a cose serie, “Azione” consta di 10 pezzi per circa 35 minuti di delirio sonico. La musica è nervosa e scarna, risulta caratterizzata da una chitarra (nessuna sovraincisione, mentre gli assoli sono totalmente banditi) che più che sputare riffs vomita rasoiate saltellanti e ritmiche visto che spesso è il basso ad assumere in sua vece un ruolo melodico. La batteria invece si diverte a far impazzire l’ascoltatore creando ritmi contorti e particolari, seppur non disdegni partiture più lineari e/o groovy se non persino belle veloci come il punk/HC comanda (come in “Testa di Cane” o “Carcassa Silente”). Poi, c’è l’eccellente comparto vocale, un intreccio di voci e coretti molto espressivo e vario capace di adattarsi perfettamente al tono delle canzoni ma anche di completarlo alla grande, come nei lamenti quasi infantili di “Testa di Cane” o nei vocalizzi visionari di “Carcassa Silente”. Ah, ovviamente ricordo che le voci sono pulite, e i ritornelli sono spesso e volentieri ben cantabili… anche sotto la doccia, se volete.

La struttura delle canzoni si dimostra veramente ma veramente ostica visto che i nostri amano essere ossessivi a 360° gradi, sia mantenendo lo stesso tempo per tutto un pezzo, sia ripetendo fin quasi allo stremo piccoli schemi 1 – 2, e lo si fa pure con un singolo passaggio (quest’ultimo caso avviene solitamente nei momenti finali di un brano). In pratica, la struttura è di tipo sequenziale e paranoica. Inoltre, può capitare che la chitarra proponga delle variazioni, semplici e brevi, della propria melodia principale, quasi come se fossero degli assoli, riuscendo così splendidamente a dare ariosità ai pezzi.

Un’altra ottima caratteristica dell’album proviene dalla differenziazione, anche umorale, fra i vari brani. Si passa così dai toni beffardi e quasi giocosi di “Nuovo Giorno” alle agghiaccianti “Carcassa Silente” e “Il Nemico Sbagliato” e al taglio malinconico/melodico di “Sull’Erba”, pezzo che alla fine diventa bello veloce. Fra l’altro, devo dire di aver colto qualche differenza fra la prima e la seconda parte del disco, dato che l’una è più lineare, “groovy” e veloce, mentre l’altra possiede toni più scuri, ritmi più spezzettati e contorti (quindi più lenti) e una follia più accentuata del solito (sentitevi “Il Nemico Sbagliato” e poi ditemi).

Ecco, l’unico difetto, più formale che sostanziale a dire il vero, dell’album viene proprio dalla distribuzione dei pezzi, che a poco a poco diventano sempre più difficili (e geniali) da seguire. Quindi, credo che un bilanciamento più marcato fra le due parti sarebbe servito per far fiatare meglio l’ascoltatore, magari mettendo la 3° canzone, cioè “Divisione”, che è perlopiù veloce, fra le ultime.

In definitiva, “Azione”, è un signor album, con tanto di produzione limpida e secca, testi ermetici, un coraggio notevole nel sapere osare (e giocare) anche con i suoni (infatti – dimenticavo! – qua e là c’è una specie di effetto elettronico che spesso assomiglia a uno scacciapensieri posseduto… e ho l’impressione che sia il basso… o no?), e una follia malata che potrebbe competere tranquillamente con quella dei migliori Vlad Tepes, Bestial Warlust, Voivod, Meshuggah e compagnia metal varia. E’ veramente difficile volere di più, non credete?

Voto: 90

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Nuovo Giorno/ 2 – Testa di Cane/ 3 – Divisione/ 4 – Sballata/ 5 – Muse d’Acqua/ 6 – Carcassa Silente/ 7 – Il Nemico Sbagliato/ 8 – Sull’Erba/ 9 – Gioia Eterna/ 10 – 10 Secondi di Stupore

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giovedì 27 giugno 2013

Bifrost - "Dance of the Evanescent" (2013)

EP (Salatino Productions, 20 Aprile 2013)

Formazione (2004):  Mario de Vito – chitarra ritmica/voce;
                                  Alessandro Nespoli – chitarra solista/voce;
                                  Francesco Dragoni – basso/voce;
                                  Francesco De Meo – batteria/voce.

Località:                    Foggia, Puglia.

Canzone migliore del disco:

“Ashes of an Endless Embrace”.

Punto di forza dell’opera:

Il comparto chitarre.
Copertina: Valerio Salatino

  Dopo i russo/svedesi Wall of the Eyeless (che vi raccomando di ascoltare), oggi vi parlo di un altro gruppo di metal estremo progressivo, cioè  Bifröst (attenti a quella “o”!), che con questo “Dance of the Evanescent” sono arrivati al terzo EP della loro carriera (stranamente, l’album di debutto deve ancora arrivare nonostante esistano da ben 9 anni). Ogni volta che mi tocca ascoltare/recensire una banda del genere la mia faccia si contorce in sorrisi veramente ebeti, visto che il metal estremo progressivo, così avvolgente e istrionico, è uno dei miei generi preferiti, insieme, paradossalmente, al black/death metal bestiale, che è al contrario così istintivo e furioso. Ma stavolta ho un po’ di dubbi da sollevare, come si vedrà fra poco.

“Dance of the Evanescent” è composto di 5 pezzi (ma l’eccellente “Song of the Ancient’s Fate” è “semplicemente” un intermezzo acustico) per quasi 23 minuti di musica. In questo arco di tempo, i Bifröst interpretano il loro genere in maniera un po’ particolare, seppur seguendo le sue caratteristiche principali come l’alternanza fra voci pulite e grugniti, melodia a profusione, frequenti assoli di chitarra e prevalenza dei tempi medi, che qui si fa invece praticamente totale, a parte qualche (rarissimo) passaggio più veloce del solito.

Per prima cosa, bisogna dire che il comparto vocale risulta curiosamente sbilanciato sulle voci pulite, che talvolta assumono toni malinconici e un po’ psichedelici come nei più oscuri Wall of the Eyeless (in tal caso, “Drops” è un perfetto esempio di ciò). I grugniti invece sono veri protagonisti nella sola “Ashes of an Endless Embrace”, mentre nella finale “Ambivalence” dividono il ruolo con i vocalizzi puliti. E questo è un peccato, perché i grugniti sono molto profondi e sanno anche essere belli cattivi. Come se non bastasse, “Dance of the Evanescent” è un pesce fuor d’acqua, anche perché qui si usa una voce sì aggressiva ma più vicina agli stilemi del new metal. Però, l’ho trovata fuori contesto, per niente malata e folle come il resto della canzone, ed è pure abbastanza ripetitiva e martellante.

Come seconda cosa, c’è da osservare il carattere stranamente poco estremo dei Bifröst. Per esempio, il death metal è praticamente assente, seppur loro si autodefiniscano come death psichedelico, mentre soltanto la già citata titletrack (che è da considerarsi un esperimento voivodiano) potrebbe essere definita estrema (a parte per la voce, com’è ovvio) avendo un riffing contorto e malato e un lungo finale doom. Poi, ci sarebbe anche “Ambivalence”, che ha una prima parte (intitolata "The Last to Be Destroyed") veramente incazzata e dai richiami addirittura black. Il problema è che, come dire?, la canzone si tranquillizza alla grande durante tutta la seconda parte, che invece si intitola "... Future, All of a Sudden". Per il resto, nell’album si fa frequente uso delle chitarre acustiche disegnando così paesaggi dark, mentre c’è perfino un po’ di blues hendrixiano (“Ashes of an Endless Embrace”), un assolo arabeggiante (“Drops”) e certe volte le chitarre hanno un suono molto da rock britannico.

Come terza e ultima cosa, c’è da parlare della struttura delle canzoni, che risulta essere abbastanza varia, pur essendo decisamente più essenziale rispetto a quella degli Ammonal o dei miei conterranei Disease. Si passa così dalla sequenziale ma non troppo titletrack ai perenni pieni – vuoti di “Ashes of an Endless Embrace” e alle dissociate “Drops” e “Ambivalence”. Ora, perché questi due ultimi pezzi dovrebbero essere “dissociati”? Perché entrambe hanno uno schema simile basato su una prima parte semplice e classica, mentre nella seconda parte prendono il largo sfogandosi del tutto secondo un graduale e alle volte ossessivo accumulo di tensione che funziona benissimo, anche emotivamente parlando. L’unico problema è che queste due parti sono sistematicamente slegate fra di loro da ogni punto di vista, specie da quello melodico/atmosferico. Quindi, sembra quasi di sentire due canzoni in una, solo che la prima non viene sviluppata bene, ma l’altra sì.


Insomma, i Bifröst hanno buone e interessanti idee, ma purtroppo hanno la tendenza a disperderle e a curare addirittura solo certi punti di una determinata canzone, e questo è un difetto veramente poco comune. Per la prossima volta, consiglio di sviluppare meglio il lato emotivo e ossessivo della propria proposta, ben esplicato nelle seconde parti dei brani sopradescritti, e al contempo di estremizzarla ancora di più, come succede in “Ambivalence”. Sessanta fiducioso.

Voto: 60

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Dance of the Evanescent/ 2 – Drops/ 3 – Ashes of an Endless Embrace/ 4 – Song of the Ancient’s Fate/ 5 – Ambivalence

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lunedì 24 giugno 2013

Goatfuck - "Worth Only Buried" (2013)

EP autoprodotto (12 Aprile 2013)

Formazione (2012):          Goatfucker II – voce;
                                          Goatfucker I – chitarre/basso.
                                  
Località:                            Cagliari, Sardegna.

Miglior pezzo del disco:

“Beyond”.

Punto di forza del gruppo:

il comparto vocale.
 Gøatfuck - Worth Only Buried
Cover artwork: D.M.

Allora, vediamo un po’: che cosa hanno in comune VIII, Solitvdo, Crowned in Thorns, Goatfuck e Infamous? Forse il fatto di essere più o meno tutti gruppi black metal provenienti dalla Sardegna? Beh sì, ma c’è dell’altro: i primi 4 hanno come protagonista il cosiddetto Herr 413, mentre nell’ultimo EP degli Infamous (che prossimamente verrà recensito proprio da queste parti) lui ha prestato “semplicemente” la propria voce (pulita). Tutto ciò mi sta portando a farmi credere che la scena estrema sarda sia composta più che altro dal solo Herr 413 (che nei Goatfuck si fa chiamare invece Goatfucker 1), perché è incredibile la sua iperattività e la sua fantasia nel creare sistematicamente suoni sempre interessanti e anche di buona qualità. Ma anche il suo collega, Goatfucker II (meglio conosciuto come WLKN), ha un curriculum di tutto rispetto visto che, oltre ad aver suonato anche lui nei Crowned in Thorns, attualmente è nei ranghi sia dei Cold Empire (raccomandatissimi!) che dei Simulacro. Ecco perché i Goatfuck meritano così tanto!

“Worth Only Buried” rappresenta la loro prima uscita, dura 17 minuti circa per 4 pezzi, e la musica è sostanzialmente un death metal cupo ma allo stesso tempo contaminato da altri generi diversi,, come il black metal (specialmente in “Beyond”), il thrash (almeno per quanto riguarda il riffing) e il brutal (“Goat Raped Corpse”), più un pacco di doom. Quest’ultimo lo si avverte soprattutto nei momenti finali (o quasi) di ogni pezzo.

La cupezza dei Goatfuck viene accentuata alla grande dal comparto vocale, che è di base un grugnito molto basso e cavernoso, e che quando viene doppiato assume toni più spettrali, mentre non si disdegna qualche (rarissimo) urlo bello torturato, come nella pausa di “Goat Raped Corpse”, e neanche una voce pulita semi – parlata in “Beyond”. Ma pure la chitarra solista concorre a rendere più tenebroso il tutto, grazie ai suoi assoli, uno per canzone, specialmente nelle prime due del disco.

L’atmosfera viene però alleggerita non soltanto attraverso la commistione di generi e i buoni cambi di tempo, ma anche grazie a un sacco di groove che permea tutta opera. In questo senso, primeggiano soprattutto le ultime due canzoni, che praticamente sono basate più sui tempi medi, pur non disprezzando lo stesso certi blast – beats e tupa – tupa di una violenza incredibilmente esagitata, nonostante l’uso di una drum – machine.

Ma devo dire che la batteria elettronica rappresenta un vero punto debole della produzione. Ciò è dovuto a 2 motivi principali:

-          il primo è che essa sembra avere più una funzione da sottofondo, avendo un suono veramente poco incisivo e palesemente “finto”, e per inciso, mi ricorda quello di “Dunkel Hexenkunst”, album di debutto del solo – progetto black spagnolo Cursed Scrolls;

-          il secondo è che certi passaggi non vengono sufficientemente enfatizzati dalla batteria, come in “Beyond”, dove si rivela troppo statica, seppur la qualità del riffing e il groove spesso compensino questa sua mancanza.

Invece, la struttura delle canzoni è semplice, pur non seguendo esattamente uno schema a strofa – ritornello. Semmai, ci sono volentieri delle mini – sequenze 1 – 2 o 1 – 2- 3 che vengono rigorosamente rispettate e ripetute per le classiche 2 volte. Spesso, queste sequenze sono dominate in maniera ossessiva da uno stesso riff, solo variato un poco e dinamicizzato da qualche consistente cambio di tempo. Inoltre, curiosamente le ultime due canzoni, oltre a differenziarsi dalle prime due per l’assenza della chitarra solista e la prevalenza dei tempi medi, hanno un finale praticamente aperto. Si menzioni in particolare quello di “Goat Raped Corpse”, che, dopo una pausa, si “conclude” attraverso un tempo doom in dissolvenza.

Peccato però che l’ultimo pezzo, “Pissing Into the Useless Brain of a Dead Whore”, deluda non poco, anche perché finisce praticamente all’improvviso, in un modo non molto strategico. Il finale aperto della precedente “Goat Raped Corpse” è sensato, così da introdurre il bagno di sangue della successiva canzone, ma questo bagno di sangue non succede, se non per circa un minuto pieno di blast – beats incarogniti. In sostanza, avrei messo come pezzo finale il secondo, “Beyond”, che nel finale conta addirittura una breve marcia militare.

Per il resto, il gruppo talvolta fa uso di piccoli passaggi atmosferici, e anche di sequenze parlate pre – registrate. Infine, la produzione è veramente buona, con tanto di basso in evidenza.

Però, per la prossima volta consiglio ai ragazzi di concentrarsi di più sui tempi ultra – veloci perché è proprio in questi momenti che viene dato il meglio di sé. E poi, un batterista in carne e ossa e più assoli non sarebbero affatto male, non trovate?

Voto: 71

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Not Enough… Zyklon B/ 2 – Beyond/ 3 – Goat Raped Corpse/ 4 – Pissing Into the Useless Brain of a Dead Whore

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sabato 22 giugno 2013

Azure Emote - "The Gravity of Impermanence" (2013)

Full – length album (Selfmadegod Records, April 3rd 2013)

Line – up (2003):       Mike Hrubovcak – vocals/keyboards/electronics/samples/harmonica/programming;
                                   Ryan Moll – guitars;
                                   Kelly Conlon – bass (session);
                                   Mike Heller – drums.

Guests:                       

Melissa Ferlaak Koch – vocals (tracks 3, 8, 10)
Sandra Laureano – vocals;
J.J. Hrubovcak – second guitar solo (track 5)
Jonah Weingarten – keyboard solos (tracks 1, 7, 12)
Jason Ian – Vaughn Eckert – additional electronic programming (tracks 10, 13, 14)
Pete Johansen – violin, electric violin
Bruce Lamont – saxophone (tracks 8, 9)

Location:                    Philadelphia, Pennsylvania (USA).

Better song of the album:

“Annunaki Illuminati”.

Better feature of the band:

Its capacity to surprise the listener in very different ways.
 Azure Emote - The Gravity of Impermanence
Cover artwork: Mike Hrubovcak

Lovers of the strange stuff, unite! After their debut album of 6 years ago, the second one of the Azure Emote has arrived! What they have created is really something ambitious, not only for their music but also because this CD has the incredible length of one hour circa per 14 tracks (two of them are non – metal instrumentals, that are the animalist “Sunrise Slaughter” and the industrial “Patholysis”). So, you must prepare very well before listening it because every song hide at least a remarkable surprise.

But what’s the music of the Azure Emote? Do you have in your mind the Cynic? Well done, you’ve got it right, the Azure Emote plays avant-garde death metal, also if the death metal is shelved in some songs, like in “Carpe Diem”, a 7 – minutes’ tour de force with a gothic and dreamful atmosphere. Besides this, the band prefers the mid – tempos, also if they propose at times some blast – beats, while in other cases there are more doom passages, as in the first part of “The Living Spiral”. In brief, the only and constantly death metal element of the music is the vocals of Hrubovcak, a classical and dynamic enough growl complete with (rare) devastating screams.

Curiously, the solos have a good importance in the music but they are the prerogative of instruments unusual for the extreme metal like the violin (protagonist of very long soloist eruptions; in this way, its noisy and closing performance in “Puppet Deities” is memorable) or the keyboards (their arabesques in “Annunaki Illuminati” are their expressive climax). Hence, the solos of electric guitar are very few, and there are also the sax solos!

The nice thing of this album is its incredible variety throughout. So, it ranges from the electronic metal with opera vocals and violins of “Veils of Looming Despair” to the black metal passages of “Dissent”, from the contagious groove of “Destroyer of Suffering” to the very cold and complex “The Colour of Blood”, and still from the soft “Carpe Diem” to the strange melodic death metal of “Conduit of Atrophy”. I must say to prefer the more metal songs, or simply the songs with a more “human” length. By the way, I realized that the first part of the album contains more experimental and very long songs, while the second one has the better songs due also to their more aggressive way than the first tracks.

Another bizarre aspect of the album comes from the songs’ structure, that is often sequencial and not so difficult to memorize, despite the complexity of the music. For example, the band tend to repeat again the same musical solution after few seconds playing it the first time, as in “The Living Spiral”, but so the music appears in a very mechanical way. In other cases, some songs are really prolix, like “Carpe Diem”, that repeats the same things all over the place, and it hasn’t a sufficient wickedness. Instead, songs like “Dissent” (that is a real call to arms at a certain point) and “Epoch of De – Evolution” (an industrial death metal track) have a remarkable wickedness. Besides all this, the band tend to insert here and there in the album some speaking sequences, that can be also pre-recorded.
 Azure Emote - Photo
All in all, “The Gravity of Impermanence” is one of those eccentric album that need to be listened again and again to be really appreciate. In the beginning, I’ve found the Azure Emote as a boring and pretentious band, also because the album’s production is very clean and clear. Then, I’ve understood their logic and their ability to show a good homogeneity, except some sui generis songs like “Carpe Diem”. So, this album is a reasonable experiment, showing also the courage of some artists like Mike Hrubovcak, better known for his militancy in old – school death metal acts like Monstrosity or Vile.

Vote: 76

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Tracklist:

1 – Epoch of De – Evolution/ 2 – Carpe Diem/ 3 – Marching Forth/ 4 – Sunrise Slaughter/ 5 – Conduit of Atrophy/ 6 – Veils of Looming Despair/ 7 – Dissent/ 8 - The Living Spiral/ 9 – Obsessive Time Directive/ 10 – Patholysis/ 11 – Destroyer of Suffering/ 12 – Annunaki Illuminati/ 13 – The Colour of Blood/ 14 – Puppet Deities

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