giovedì 4 aprile 2013

Vandals - "Peace Thru Vandalism" (1983)

EP (Epitaph, 1983)

Line – up (1980):      Stevo – vocals;
                                  Jan Nils Ackerman – guitars;
                                  Steve Pfauter – bass;
                                  Joseph P. Escalante – drums.

Location:                  Huntington Beach, California (USA)

Better song of the feature:

Mmmh… maybe “Urban Struggle” but here there are at least 3 memorable songs, hence the choice is very very hard…

Better feature of the production:

The great band inventiveness.       
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Today we talk about an historic band of the first American punk/HC scene, that is the Vandals, that still plays nowadays, also if their only original member remained is Joe Escalante. “Peace Thru Vandalism” was their first production, where they showed a raw but unbelievably inventive form of punk/HC. There are only 12 minutes circa of music but it is so intense and various that they are really enough, also because some songs almost reach even the 4 minutes of length, like the surprising “Urban Struggle”.

But before I would address to the structure of the tracks, because maybe it’ll not like to some of you. In fact, every song is based on 2 or 3 passages repeated for all the time, in a similar way to the British HC bands like Disorder or Chaos UK. Fortunately, the band is able to surprise the listeners through simple but clever intuitions, like weird solos (“Legend of Pat Brown”), unforeseeable tempo shifts etc… etc…. So, every song has a very good personality.

For example, listen to “Urban Struggle”. Its introduction is awesome, starting even with the main theme of “The Good, the Bad and the Ugly”. Then, it becomes a very fast HC ride. Or listen to “Pirate’s Life”, that has, in a certain point, a reggae passage with a brilliant melodic performance by the bassist. But we don’t absolutely forget to mention the two furious classics of the EP, that are “HB Hotel”, all based on the gradual aggressivity of the vocals and that has a rock introduction, and the anthem “par excellence” titled “Anarchy Burger (Hold the Government)”, characterised instead by a more groovy approach.

But now it’s time to talk about Stevo, that is one of the better HC singers that I’ve ever heard. His approach is very histrionic and versatile, ranging from the cowboy verses and shrills of “Urban Struggle” to the uncontrollable performances of the last two songs, included the clashed melodic lines during the introduction of “HB Hotel”. Intensity is the right word to describe his vocal work, not forgetting the sense of humour that covers the entire production. In this way, the infamous raspberry at the end of “Legend of Pat Brown” is a perfect example, stuff for delicate connoisseurs.

Another interesting thing of the music comes from the drumwork, above all for the frequent one – two beats shooting both in the fast songs and during the slower ones. Thanks to this feature, the songs have a really unbridled pace, and all this means that there is a great collaboration between the musicians.

All in all, “Peace Thru Vandalism” – 4th release for the Epitaph, the label of Brett Gurewitz of Bad Religion – is a small classic in its genre and an excellent demonstration about the creative and ingenious skills of the first punk/HC, despite its fame of musical poverty. Vandals were also a novelty, refreshing the scene with a great sense of humour after an impressive succession of political and serious bands. So, if you want to spend some time in very mad cheerfulness, this band is perfect to listen, also because the production of the EP is very good and clear.

Rating: 83

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Tracklist:

1 – Wanna Be Manor/ 2 – Urban Struggle/ 3 – Legend of Pat Brown/ 4 – Pirate’s Life/ 5 – HB Hotel/ 6 – Anarchy Burger (Hold the Government)

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lunedì 1 aprile 2013

Neka - "Nekiya" (2012)

EP autoprodotto (Agosto 2012)

Formazione (2010):   Antonio de Rosa – voce;
                                    Alessandro Manco - voce ("Amaterasu's");
                                   Alex Beneventi – chitarra;
                                   Francesco Rinaldi – basso;
                                   Paolo Damato – batteria.

Località:                    Foggia, Puglia.

Migliore canzone del disco:

“Mudras Gesture”.

Punto di forza dell’opera:

il riffing.
 Neka - Nekyia
Vi ricordate dei Bestial Carnage? Sì, di quel promettente gruppo che sparava un ignorante death metal svedese di cui doveva uscire, tipo nel 2010 o giù di lì, l’album di debutto intitolato “The Room of Horrors”, che aveva una copertina fantastica. Solo che poi i nostri eroi si sciolsero per la seconda e ultima volta, e così le loro strade si divisero senza dar luce al suddetto album. Ma dopo qualche anno il loro cantante, Antonio, si è unito a 2/4 dei brutallari Necrotorture per formare i Neka, altra formazione di buone speranze. Questo “Nekiya” (parola greca che rimanda a un rito attraverso il quale i morti vengono richiamati sulla terra per essere interrogati sul futuro – fonte Wikipedia) rappresenta il primissimo parto del gruppo, circa 20 minuti di follia, nei quali trova posto un brutal bello semplice e oserei dire robotico. Cosa? Sì, avete letto bene. Adesso dovete soltanto rovinarvi un po’ di più gli occhi per sapere perché diavolo ho usato una parola così bizzarra (come sono sadico!).

Prima di tutto, non pensiate che i Neka siano sperimentali o chissà cos’altro. L’assalto è infatti un puro brutal con qualche accenno death e talvolta si fanno vive certe svisate thrasheggianti (come in "Amaterasu's") che donano dinamicità al tutto. Il bello è che i nostri danno particolare importanza sia ai tempi veloci che a quelli più lenti, di conseguenza vi è un buon equilibrio fra di essi, seppur il risultato finale sia lo stesso qualcosa di estremamente soffocante, e questo è sia un pregio che un difetto.

A questo proposito, si mostra particolarmente interessante il comparto vocale. Okay, c’è la classica alternanza del brutal fra un grugnito cupo ma ancora piuttosto… umano se confrontato a un Chris Barnes dei bei tempi andati e un urlo gracchiante e freddo. Però, la faccenda diventa meno standard se si prendono in esame le linee vocali, che sono veramente qualcosa di robotico, quasi matematico. Sono rigidissime, spesso ipnotiche, anche perché molte volte si ripetono le stesse parole durante un singolo passaggio, quindi l’effetto prodotto è a dir poco alienante. Per di più, la voce è praticamente onnipresente.

Un’altra caratteristica di questo tipo proviene dalla struttura dei vari pezzi. E’ incredibile ma i Neka rifiutano quasi totalmente le pause e i classici stacchi di chitarra (ce n’è uno solo nella cover dei Necrotorture), utili per rendere ancora più efficace la musica. Ma lo sapete che a me una simile caratteristica piace, proprio perché uno schema del genere risulta molto più difficile da gestire, e per di più è bandito ogni intervento di chitarra solista. Per non parlare di certi (pochi) passaggi belli ossessivi, e della rigidissima sequenzialità di un brano come "Azeem Aman", e così tanti saluti alla sanità mentale dell’ascoltatore.

Per il resto, sono molto interessanti alcuni riffs vorticosi, di una cattiveria palpabile, come certe invenzioni della batteria, mentre la produzione, per essere quella di un disco brutal, è stranamente abbastanza cupa, anche se la batteria ha un suono troppo plasticoso e martellante, come da tradizione del genere, purtroppo.

Ma prima ho accennato alla cover dei Necrotorture, cioè “Anal Torture”. E’ bello che si sia coverizzata una loro canzone, più che altro perché si tratta di un gruppo relativamente poco conosciuto e non di un gruppo un po’ più noto, come si usa di solito. La canzone è stata coverizzata fedelmente, nonostante lo stile dei Necrotorture (che l’anno scorso hanno pubblicato finalmente il proprio album di debutto, “Gore Solution”) sia diversissimo da quello dei Neka, essendo un brutal/grind puzzolente (anche perché la produzione è più sporca rispetto ai brani originali), isterico e chirurgico. E’ pure l’unico pezzo a contare uno spezzone horror (e pure in italiano), come in origine, in fin dei conti. Fra l’altro, il loro cantante ha offerto i propri servigi per “Amaterasu’s”, dando così più spessore all’assalto grazie ai suoi maialismi assortiti, roba da palati fini.

Neka - Photo
Sommando il tutto, i Neka meritano un sacco anche perchè possiedono alcune caratteristiche non proprio comuni. La cosa assurda è che è poco comune anche il difetto principale del disco: cioè i Neka sono così compatti da essere ultra – soffocanti, ma purtroppo non ci sono sufficienti fattori che possano equilibrare questa sensazione, tipo uno stacco qui e là oppure almeno un breve assolo, forse basterebbe un po’ più di… sentimento nelle urla o… vabbè, ci siamo capiti. Le soluzioni sono tante, e spero che nel prossimo lavoro si farà qualcosa in proposito. Per ora, gustiamoci questo parto assassino che raccomando di sicuro ai masochisti, che adesso gioiranno nel sapere che, a quanto mi ha riferito Antonio, è in lavorazione una nuova ed entusiasmante tortura. Aiuto aiuto, SI SALVI CHI PUO’!

Voto: 70

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Astonishment/ 2 – Mudras Gesture/ 3 – Azeem Aman/ 4 – The Diamond/ 5 – Amaterasu’s/ 6 – Anal Torture (Necrotorture cover)

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giovedì 28 marzo 2013

Secretpath - "Wanderer" (2011)

2° Demo autoprodotto (Dicembre 2011)

Formazione (2008):     Paolo Ferrante – voce;
                                      Lisa Bilotti - alcune liriche;
                                      Pierluigi “Aries” Ammirata – chitarre;
                                      Giovanni de Luca – basso;
                                      Francesco “Storm” Borrelli – batteria.

Località:                       Cosenza, Calabria.

Miglior canzone del disco:

“I’m Your Guide” senza nessun’ombra di dubbio.

Punto di forza del demo:

la sua “ignorante” raffinatezza.

Copertina: Fabrizio "Metaphobia" Pavia

Secretpath… ecco quando un nome non viene scelto a cazzo, riflettendo così perfettamente non solo le liriche trattate ma anche, cosa ancor più importante, la musica stessa. E questa musica mi ha così entusiasmato che “Wanderer” è diventato a poco a poco parte della mia top ten di quest’anno (sì, vabbè, il demo è del 2011 ma sinceramente ‘sti gran ciufoli), nonostante il primo approccio con il gruppo non sia stato dei più favorevoli, perché quando ho saputo su Metal – Archives il genere da loro suonato (cioè il black/death melodico) mi aspettavo tutto tranne che un capolavoro. Per non parlare dell’aspetto da bravi ragazzi che inganna totalmente. Perché i Secretpath hanno due caratteristiche a loro favore: 1) sono originali; 2) sono folli. Per questo fa piacere sapere che i Secretpath hanno da poco firmato per la Art Gates Records, giovane etichetta spagnola di cui ho recensito già parecchi dischi. Ma questi, cazzo, già sono da considerare come i migliori della label. Però basta con gli elogi gratuiti e andiamo ad analizzare in lungo e in largo questo strano parto di metallazzo estremo.

Prima di tutto, devo avvisarvi di una cosa: il disco dura quasi mezz’ora, quindi le canzoni sono spesso belle lunghe, raggiungendo volentieri i 6 minuti di durata. E questo è già un pregio, perché non è mai facile gestire dei pezzi con un minutaggio simile.

Adesso che vi sento più sicuri (anche se sicuramente qualcuno di voi se ne sarà scappato a mouse levato), posso dire che sì, effettivamente i nostri suonano black/death metal melodico ma il riffing non è poi così standard. Infatti, le melodie sono enigmatiche e contorte, spesso terribilmente imponenti. Raffinatezza è la parola giusta, tanto che la musica classica sembra aver influenzato pesantemente questi ragazzacci. Il bello è che non viene mai proposto un assolo, se non in modi poco convenzionali (quello della fuga di “I’m Your Guide” potrebbe essere considerato un assolo, seppur sia completamente malato e non appoggiato da una chitarra ritmica). Il lavoro di chitarra è in un certo senso essenziale, visto che quasi mai c’è una seconda chitarra che completa, magari rinforzandola, la melodia principale, cosa che comunque non servirebbe data la complessità di quest’ultima. Insomma, è un’eleganza che non è mai pesante o noiosa, anche perché spesso e volentieri sa essere di una cattiveria veramente notevole.

Fra l’altro, il gruppo dà una bella importanza ai momenti acustici, specialmente dopo “In Praecipiti Esse”, il brano centrale, che è da considerarsi a parte essendo appunto totalmente acustico. E trasmette pure un’inquietudine spaventosa, anche grazie all’uso accorto delle percussioni e soprattutto della voce pulita.

Sì, avete letto proprio bene. Già vi vedo inorridire ma niente paura, come in tutte le cose, i Secrepath sorprendono anche nell’uso della voce pulita, che va dall’imponente al parlato, oppure dall’ammaliante (beh, più o meno) al tenebroso (e qui la suddetta “In Praecipiti Esse” è un esempio come nessun altro). Ma ovviamente i vocalizzi di stampo estremo danno il loro fondamentale apporto. In questo caso, ci si alterna fra un grugnito incredibilmente cupo (che in “I’m Your Guide” diventerà addirittura gutturale come nemmanco in un gruppo brutal) e un urlo spesso bello sofferente che in “The Dark Forest of My Insanity” si fa, come dire?, strozzato. Quindi, è assodato che i nostri non si fossilizzano neanche riguardo l’impianto vocale, meglio così.

Si mostra molto interessante anche la struttura dei pezzi. Inizialmente, questi sono fondati di solito su uno schema sequenziale ripetuto pedissequamente per 2 volte, come in una classica struttura a strofa – ritornello. Poi, si prende il largo, magari proponendo delle pregevoli fughe strumentali, che costituiscono spesso e volentieri il climax del brano, o almeno la base del climax stesso. Inoltre, nella metodologia strutturale dei Secretpath è molto importante il batterista, che dona dinamicità alle canzoni grazie alle differenti variazioni ritmiche anche su un singolo passaggio.

Altra caratteristica decisiva proviene dalla varietà dei pezzi, ognuno dei quali ha una forte personalità. Per esempio, “The Dark Forest of My Insanity” ha una lunga incursione in un doom malato; “… and So I Return to the River” presenta una melodia disperata (e quindi più standard del solito), oltre che un’alternanza continua fra i momenti estremi e quelli puramente acustici, segnando una predominanza della voce pulita (completamente assente in “Essence of Chaos”); infine, in “I’m Your Guide” vi è praticamente di tutto, fra cui alcuni dei vocalizzi più disturbanti dell’ep, momenti groovy dal forte accento epico, una prestazione solista del batterista quasi alla fine del pezzo che risolve sostanzialmente tutto… e un finale dominato da un semplice arpeggio acustico da brividi come pochi. Insomma, l’ultimo è un brano immenso, porca puttana!
   Secretpath - Photo
Ho detto così tante cose sui Secretpath che sto sudando alla grande (a parte che adesso ho pure un leggero mal di testa… ieri a forza di giocare a tennis inglese – il cosiddetto badminton - sotto un fottuto cielo nuvoloso con un’amica ho rischiato l’autodistruzione… fortuna che ho vinto io). Anzi no, mi sono scordato della buona prova del basso (sentite i suoi inventivi giri in “Essence of Chaos”), e della pulitissima produzione , l’unica cosa che non mi piace del tutto essendo un po’ troppo moderna, e per certi versi plasticosa, per i miei gusti. Ma questo, come avrete già intuito, è un’inezia, quindi oh, comprate ‘sto disco e basta! Anzi no, aspettate che esca l’album di debutto del gruppo, in lavorazione in questi giorni, e compratelo senza riserve. E adesso basta sul serio, e che tubo!

Voto: 85

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Essence of Chaos/ 2 – The Dark Forest of My Insanity/ 3 – In Praecipiti Esse/ 4 - … and So I Return to the River/ 5 – I’m Your Guide

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martedì 26 marzo 2013

Galera - "Roma Isterica" (2012)

EP autoprodotto (2012)

Formazione (2012):         Teg – voce;
                                          Roberto – chitarre;
                                          Francesco – basso;
                                          Demian – batteria.

Località:                           Roma, Lazio.

Migliore canzone del disco:

“Notturno Mannaro”.

Punto di forza dell’EP:

la sua follia. E ho già detto tutto.
 

Ecco arrivare dalla cosiddetta Città Eterna un gruppo veramente inusuale e con un sacco di personalità da sputare in faccia senza nessuna pietà, nato nientepopodimeno che dalle ceneri degli Ebola, mentre Teg si è fatto le ossa nei Payback… e scusate se è poco. “Roma Isterica” rappresenta il primo lavoro in assoluto dei Galera ma, nonostante ciò, questi ragazzi hanno già le idee molto chiare, anche perché se ne sono usciti con il bel video semplice semplice di “Serena La Fan”, una delle canzoni che compongono questo disco di circa 12 minuti.

Ma perché i Galera suonano roba inusuale, Flaviè?, mi chiederete voi. Eh, quanta curiosità! Perché stavolta abbiamo a che fare con una specie di punk/hc metallico non dico sperimentale, ma totalmente folle sì, rispettando di conseguenza il titolo dell’ep. La loro è una musicalità cupa e schizofrenica, che si nutre spesso e volentieri del black metal (specialmente in “Notturno Mannaro”) e in misura minore del mathcore, producendo così suoni sferzanti. Altre volte si danno a momenti più intimisti e per così dire rilassati, vomitando arpeggi fatalisti che non promettono nulla di rassicurante. Insomma, oltre a essere cupi, i Galera sanno essere anche belli dinamici, pur essendo un po’ particolari pure nell’impianto strutturale dei pezzi.

Oddio, a dir la verità, la loro è una struttura senza tante pretese, quindi è abbastanza facile da seguire. Il fatto è che non poche volte i Galera si incantano su un determinato passaggio, diventando così paranoici e malati, completamente in linea con il resto della musica. Un esempio di questo è sicuramente il “finale” in dissolvenza di “Notturno Mannaro”, che fra l’altro è la canzone non solo più lunga del disco ma anche quella dai passaggi più veloci.

Però attenzione, i Galera saranno belli estremi, ma non vanno mai e poi mai in blast – beats, preferendo più che altro un tipico tupa – tupa hardcore, e soltanto nel pezzo summenzionato ci si scatena alla velocità della luce. Però hanno una buona importanza i tempi medio – lenti, ergo i Galera sanno come dosare i momenti più violenti con quelli di maggior respiro, anche perché i pezzi sono spesso abbastanza lunghi, almeno per un gruppo del genere, andando così dai quasi 2 minuti di “Serena La Fan” ai 4 di “Notturno Mannaro” (una curiosità: ho notato che a mano a mano i brani si allungano sempre di più, pur essendoci un’interruzione in “Roma Isterica”, con cui si ritorna a un minutaggio simile a “Serena La Fan”).

Ma in tutto l’arco di tempo del disco non c’è mai nemmeno un assolino, ragion per cui le ringhianti urla beffarde del cantante sono quasi onnipresenti (e grazie al cazzo, aggiungerei io, visto il genere trattato), ripetendo spesso in maniera compulsiva/ossessiva le stesse parole, come nella titletrack.

Per il resto, sono buone certe notazioni del basso (più facili da beccare se si ascolta il disco in cuffia) e la produzione è eccellente, con un suono della batteria bello naturale come piace a me. La cosa “triste” (triste… se non becco almeno una cosa che non va non mi diverto, sono veramente un sadico!) è che non ho nulla di negativo da segnalare, quello che posso dire è che “Notturno Mannaro” potrebbe essere un buon punto di partenza per le future produzioni.

Voto: 80

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Serena La Fan/ 2 – Ronette Pulaski/ 3 – Sanguine/ 4 – Roma Isterica/ 5 – Notturno Mannaro

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Video di “Serena La Fan”:

sabato 23 marzo 2013

Intervista ai Krashing!

Ragazzuoli, ecco a voi la semplice intervista a Diego Bolis, voce/basso dei Krashing, orgoglio tricolore del nostro primo metal estremo.

BUONA FOTTUTA LETTURA!
                                             
1)      Ciao Diego, come va? Parto subito con una domanda cruciale: perché vi siete sciolti? E fra l’altro è successo proprio poco dopo il vostro secondo grandioso demo!

Ci siamo sciolti per incomprensioni musicali all'interno del gruppo, non tutti volevano proseguire con il death metal estremo.

2)      Spero però che siate ancora in contatto fra di voi. Cosa siete diventati nel frattempo?

Sì, siamo ancora in contatto e ci troviamo spesso per qualche birra insieme, io ho proseguito a suonare in altri progetti metal mentre il chitarrista continua ancora a suonare ma non in una band.

3)      Adesso andiamo indietro nel tempo. Che cosa vi ha indotto a formare i Krashing?

Eravamo tre amici appassionati di musica metal, fin da ragazzini sognavamo di formare un band e con i primi soldi guadagnati abbiamo acquistato gli strumenti, così è iniziato tutto.

4)      Se non erro, potete essere considerati come uno dei primi gruppi estremi della Penisola. Quindi, agli inizi com’eravate accolti? Riuscivate a trovare con relativa facilità date in cui suonare?

Abbiamo sempre suonato in Lombardia dove avevamo un discreto seguito, essendo appunto una delle poche band estreme qualche richiesta di live anche in altre zone (Roma, Firenze, Torino) c'è stata ma per impegni di lavoro non ci siamo mai andati. 

5)      In generale, com’era l’ambiente a quel tempo? Immagino tremendamente diverso da quello attuale. E la gente cosiddetta comune come si comportava con voi?

Rispetto ad ora c'erano meno persone che ascoltavano il genere ma erano più "convinte" ed affiatate tra di loro, durante i concerti c'era grande partecipazione.

6)      Perché il vostro primo demo è uscito soltanto 4 anni dopo la nascita del gruppo?

I nostri primi passi li abbiamo mossi facendo cover di bands come Sodom, Kreator, Slayer e dopo alcuni live di abbiamo deciso che sarebbe stato una buona cosa provare a far pezzi nostri.

7)      Una curiosità particolare: nei primi due pezzi di “Cycle of Decomposition” si sente un altro oltre al cantante. Chi è e perché sembra non cantare affatto?

Non è un altro cantante ma è un effetto che abbiamo provato a mettere in sottofondo, vent'anni fa non c'era la tecnologia che c'è adesso.

8)      Passati due anni vi siete dati a un purissimo e brutale ma abbastanza complesso death metal. A cosa è dovuto questo cambio di rotta così radicale? Esso si riflette anche nelle liriche, ora molto lovecraftiane.

Il secondo demo è più brutale perchè  ascoltavamo death metal americano e questo ci ha influenzato molto anche nella nostra musica.

9)      Che riscontri hanno ottenuto i due demo?

Grazie alle recensioni positive di magazine tipo HM e altri siamo riusciti a distribuire diverse copie in tutta Italia.

10)  Sandro Besana era una sorta di 4° membro dei Krashing? Fa ancora il produttore?

Dire 4° membro è esagerato, però ci conosceva e quando andavamo a registrare sapeva che tipo di suoni volevamo. Ma che io sappia non produce più, si diverte a suonare la chitarra.

11)  Siete riusciti a suonare anche all’estero? E com’è stata l’esperienza?

Purtroppo non abbiamo mai suonato all'estero, sarebbe stata una bella esperienza.

12)  Eravate anche voi dei tape trader? Chissà che pezzi da collezione possedete!

No, non avevamo questa passione, ci divertivamo solo a suonare.

13)  Qualcuno di voi portava avanti anche una fanza?

No.

14)  C’è una qualche possibilità di veder riuniti i Krashing, anche solo per un concerto?

Non credo perchè ognuno di noi si è dedicato a musiche diverse.

15)  Che ricordi hai di quel periodo?

Bellissimi ricordi perchè la gente aveva veramente la passione per la musica e questo lo riscontravi ad ogni concerto.
                                           Krashing - Photo

venerdì 22 marzo 2013

Interview to Wulfshon!

Hi guys! Soon after the review of their debut album, here you are the interview to Wulfshon!

ENJOY THE FUCKIN' READ!
                                 
1)      Hi guys! Is it all okay? Let’s start the interview with this curiosity: the band exists since 2004 but the debut album has been published only after 7 years, that is a long lapse of time. Are there particular reasons behind this fact?

     Since 2004 until 2008, Wulfshon was a solo project. In this period Matias was devoted to finding a personal sound, which was manifested in the first and only solo EP titled "Awaiting the Ragnarök". After this stage of the search, in 2009, Wulfshon is formed as a band and released a second EP "UUulfsson".

2)      As you said, Wulfshon was originally a solo – project of Matias Taubas Oyola. Hence, what were the original intentions? And how was the Wulfshon’s music in its early days?

The original intention was to create a unique project, where you can capture sounds and ideas yet unexplored in Latin America.
The “old” sound of  Wulfshon was deeply rooted to symphonic black metal and death metal from Gothenburg, thematically inspired by the Scandinavian viking metal.

3)      Your music is a melodic black/death metal with acoustic parts and some clean vocals. The solos are few and there is a good balance between the fast and slower tempos. Are you agreed? What are your influences? For you, what are the better features of your sound?

What Wulfshon is looking for is to lead music into the fields where the lyric proposal moves. In this case we believe that we give to our songs what they need to be a realization of our creativity. The music flows, no matter if there is one guitar solo, many or none.

4)      “Son ov Wolves” is an unique song, considering its combination between epic melodies and very wicked riffs. Besides, it is both the faster and shorter song of the album. So, do you want to talk about this track?

In “Son ov Wolves”  we try to capture an idea particularly, and it is precisely why the song is short and straight. That’s all it takes to be what it is.

5)      I observed that the album has been divided in two parts. As I said in the review, the differences between them are few, included for example the songs’ length. Why is it so?

In “Prinnit Mittilagart” songs are happening according to the stories as they come. There is a musical and lyrical relationship between a song and another, this is what makes the album flow from beginning to end like a single story.

6)      What are your lyrical themes? I would like to know the meaning of the album title… is it in German?

Our lyrics are our  holistic view on the social and cultural aspects of mankind. Here we use the symbols of  Nordic/German mythology to capture certain concepts. “Prinnit Mittilagart” is written in Old High German and means “Midgard Burns”, which alludes to Ragnarök in a symbolic way. For us this means basically the eternal cycle of the spirit.

7)      It’s strange that a South – American band uses Nordic/German symbolism for its lyrics. Do you want to explain this particular choice? Aren’t you interested to the American culture?

We are very interested in world culture in general, but in this case we used the Nordic/Germanic symbols because we were drawn to its origin, which are the source of much of the European civilization. Without neglecting the great influence on musical issues of part of their culture.

8)      The cover artwork is very curious, don’t you think? What is the connection between that… alien face and the lyrics?

The album cover represents the transcendence of the spirit, the awakening of consciousness of being. The culmination of a long journey, the end of an era and the beginning of another.
The eternal transformation of everything. The junction between the inner consciousness and the cosmic consciousness.

9)      Do you want to tell me about the recordings of your second album? Is it at a good point? How will be it?

We are designing this new work. It promises to be something unique in style. Will give much to talk about.

10)  I don’t know very much the Argentinian metal scene, except few bands like Sublevels or Infernal Curse. How is it? Is it well – supported by the media, the critics etc…? Do you want to spread some names of good local bands?

The scene in Argentina began in the early 80's, from that time until today, always remained  underground. Today we highlight the extreme metal scene with bands like Mortuorial Eclipse, Amoklauf, Prion, Bloodfiend and  Eternal Grave, among others.
With respect to the local media, they have always supported us since our inception.

11)  Okay, the review is finishing. Now you’re free to say anything you want.

 We thank you for  the interview. We’d like to invite all your readers to follow us on our official Facebook site:
 https://www.facebook.com/Wulfshon.
They can also buy our album at the official store of Art Gates Records: http://www.artgatesrecords.com

Cheers!
                          Wulfshon - Photo