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mercoledì 21 settembre 2011

Mass Obliteration - "Auschwitz EP" (2011)

Ep autoprodotto (2011)
Formazione (2006): Andrea Lisi, voce, chitarra, basso, batteria, drum – machine, tastiera, campionamenti.

Provenienza: Roma, Lazio

Canzone migliore del disco:
probabilmente “Scrivere”. Angosciante e con certi elementi che contrastano magnificamente con l’atmosfera generale. Ed inoltre e di conseguenza, è totalmente azzeccato lo “sviluppo” dell’intero episodio.

Punto di forza dell’ep:
il fatto che faccia pensare.

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Nota:

faccio presente che nel frattempo il nostro ha postato su YouTube un nuovo pezzo: “Subumani”, nel quale prende di mira fra le altre cose la frase “Il lusso è un diritto” di Vincent Cassel per lanciare la… Lancia (scusate il gioco di parole) Ypsilon. Per ascoltarla, cliccate sul seguente link:

http://www.youtube.com/watch?v=6ztqezqWhWs

Lo ammetto, il seguente è un parallelo un po’ scomodo, ma se la Shoah nazista è stato il definitivo seme della discordia del Terzo Reich, l’ep che mi appresto a recensire lo è per i Mass Obliteration, ormai un vero e proprio solo – progetto nel quale Andrea Lisi regna finalmente indisturbato. Questo disco è infatti il definitivo allontanamento dell’interessato dalle sonorità del metal estremo. Un allontanamento che in sé è sia primitivo sia elegante, ragion per cui più che parlare di un’esperienza musicale è molto meglio definire l’opera come un viaggio nella natura umana. Un viaggio controverso che, rappresentando un po’ la soluzione estrema tanto desiderata da Andrea verso lo sperimentalismo più puro, è l’equivalente civile e razionale della soluzione finale propinata dai nazisti verso l’annientamento più completo degli Ebrei. E’ controverso anche perché tale ep lo si può interpretare attraverso le più disparate chiavi di lettura, che così impediscono di recensirlo in maniera più tradizionale. Ma prima di elencarle e spiegarle una per una, mi pare doveroso illuminare sulla dicotomia citata poco fa, partendo dal primitivismo, ovverosia:

1) il minimalismo delle forme. Questo sia perché a volte tutto si regge su una chitarra (che magari gioca con il feedback) ed una voce quasi sussurrante (“Sul Fondo”), sia perché non vi è un vero e proprio sviluppo dei vari brani, i quali dal punto di vista melodico sono pressoché ridotti ad un ossicino;

2) di conseguenza si “gioca” tutto sul rumore, che si può trasformare in puro caos (“Larve”), con alcuni strumenti che ne seppelliscono altri;

3) la consapevolezza dell’istinto (auto) – distruttivo della natura umana (e quindi punto collegato con gli altri), che viene mostrata nei suoi caratteri ciechi ed anche universali (come si evince facilmente dal testo di “Schiavi e Padroni”).

L’eleganza invece si esplica attraverso:

1) la derivazione letteraria dei testi, trasposti sottoforma di poesia. Infatti, l’ep non è altro che l’interpretazione rumoristica ma poetica del romanzo “Se Questo E’ un Uomo” di Primo Levi;

2) la profonda aritmicità di tutti e 4 i pezzi che anche da questo punto di vista si rivelano particolarmente suggestivi. Infatti, l’assenza DEL ritmo (ergo del tempo) si può facilmente collegare con il popolo ebreo, che prima della Creazione venne prescelto da Dio, un’entità posta assolutamente fuori della Storia (e quindi del tempo). Quando invece un ritmo viene (solo) accennato, pur non essendo ben definito, è come se si ponesse l’accento sul dualismo umano/divino che caratterizza gli Ebrei;

3) l’intuizione del carattere profondamente scientifico e profondamente studiato e preparato dello sterminio nazista, cosa che “compensa” la primordialità rozza dell’istinto omicida citato qualche riga fa.

Analizzata la dicotomia, è ora di fare la stessa cosa prendendo in considerazione le varie e possibili chiavi lettura dell’ep, dalla più superficiale alla più seria.

L’INTERPRETAZIONE DEL FAN:
per me i veri Mass Obliteration erano, sono e rimangono quel gruppo di death metal tecnico con tocchi black che da “Abrahamitic Curse” a “Fratricide” (disco a dire il vero più tradizionale ed omogeneo) furoreggiò nella periferia romana. Ma fra il 2009 ed il 2011, il gruppo cominciò regolarmente a esistere e scomparire fino all’annuncio della lavorazione del primo album, che Andrea definiva come una botta per il cosiddetto “fashion – death metal” (definizione discutibilissima perché è come un dire ma non dire allo stesso tempo). Ma rimanevano soltanto lui e Luca Zambelli, batterista eccezionale. Solo che poi qualcosa non filò liscio, così da far rimanere al suo posto Andrea, uno dei fondamentali ingranaggi che componeva un gruppo il cui album era atteso con un certo interesse ma la cui stesura fallì miseramente.

Ecco perché sarebbe stato meglio scegliere un altro nome per questa nuova esperienza.

LA FREDDA INTERPRETAZIONE MUSICALE:
se dovessimo guardare “Auschwitz” solo come un prodotto musicale, ne verrebbe praticamente fuori un quadro desolante e quasi senza stimoli.

La cosa incredibile è che nei 4 pezzi si trovano quasi esclusivamente gli strumenti tradizionali della musica rock, dando però particolare importanza alla chitarra, visto che per esempio la batteria è completamente assente in “Sul Fondo” (di cui si è già scritto) e in “Scrivere”. In pratica ne è venuto fuori un ribaltamento concettuale delle caratteristiche metal, che fra le altre cose conta l’utilizzo di una voce pulita quasi parlata, anche se in “Larve” e molto leggermente in “Schiavi e Padroni” vi sono concessioni al caro vecchio death metal per il tramite di grugniti dannatamente efficaci.

Nel dettaglio:

- “Larve” è l’unico pezzo che abbia una qualche forma di ritmo (merito di una drum – machine inquietante) e melodia, solo che entrambi vengono poi “distrutti” da una cacofonia inenarrabile di rumori nei quali fa capolino anche un assolo rumorista di chitarra, altra concessione al passato.

Per impostazione e capacità di trasmettere follia, questa canzone può rimandare ai Rotorvator più distruttivi, anche se concettualmente è un brano un po’ troppo permissivo nei confronti della musica propriamente detta dato che si allontana di parecchio dagli altri episodi dell’ep, certamente più suggestivi e provocatori;

- “Scrivere” ‘è sostanzialmente un monologo fra Primo Levi ed un giornalista intento a intervistarlo durante un viaggio in treno verso Auschwitz fatto nella prima metà degli anni ’80 (http://www.youtube.com/watch?v=72ElOxRd228&feature=related). Sullo sfondo una chitarra ossessiva e disturbante (il cui discorso viene sottoposto, producendo un effetto interessante, ad una dissolvenza graduale lungo la parte centrale), ed occasionalmente un campionamento dalla natura quasi ritmica e più raramente qualche tocco di tastiera.

Inoltre, dà veramente i brividi il fatto che in certi momenti i due uomini scherzino (parlando ovviamente non di cose inerenti l’Olocausto), nonostante l’atmosfera generale piena di tensione totalmente statica;

- In “Schiavi e Padroni” invece si fa per la prima volta sentire una batteria vera e propria, spaventosa nel suo incedere. E’ il brano nel quale l’apporto vocale è più pressante (ci sono infatti varie sovraincisioni fra cui dei sussurrii da incubo) ma è anche quello forse meno riuscito. Sì, perché, a parte delle variazioni quasi impercettibili, da un certo momento in poi si ripetono sempre le stesse cose, anche dal punto di vista lirico. E fate conto che il pezzo dura la bellezza di 9 minuti e 10 secondi (notare il legame con il minutaggio del video linkato), che poi curiosamente è la stessa durata dell’episodio precedente.



LA “CONSOLANTE” INTERPRETAZIONE EMPATICA:
i nazisti, attraverso i lager, non volevano soltanto annientare del tutto gli Ebrei, ma il loro “compito” consisteva anche nel separarli fra di loro così da renderli l’uno ostile all’altro. Si spiegano in questo modo i Kapò, gli aguzzini ebrei al soldo di Hitler, sui quali il regista Gillo Pontecorvo ne fece nel 1960 un film illuminante.

Avviene un po’ la stessa cosa con il disco, con gli ascoltatori che si ritrovano quasi ad auto – distruggersi fino a odiare il creatore di questo male “musicale”, pur ben sapendo che lui è come loro (da cui la massima dell’ultimo brano: “Schiavi e Padroni tutti uguali”). Eppure a questi viene eliminata ogni certezza, così che ci si scontri inevitabilmente con il dilemma nietzscheano del “Dio è morto”, rendendosi di conseguenza consapevoli del modo assolutamente brutale con cui vengono utilizzati gli strumenti, dei quali solo la chitarra (di fatto l’unico reale appiglio per l’appassionato di musica rock) non è “usa e getta”.

Ma ricordiamoci che l’empatia, per quanto faccia soffrire con la sola immaginazione, è un valore più che positivo.

L’INTEPRETAZIONE DEL DOLORE:
c’è un passaggio dell’intervista a Levi che è un po’ il succo di tutta l’operazione, ossia l’impossibilità da parte del detenuto di “toccare il fondo” attraverso un percorso graduale. In parole povere, ogni violenza non era assolutamente peggio delle altre, anche perché il futuro in ogni caso si prospettava come inesistente, ragion per cui niente era meglio della morte, unica possibilità per risalire dal “fondo eterno” di una prigionia senza limiti. E’ forse per questo che molti sopravvissuti, fra cui lo stesso Primo Levi, si suicidarono dopo aver sopportato per tanti anni un peso del genere nella coscienza.

Questa perenne ed assoluta condizione di non – vita veniva fra l’altro enfatizzata dagli stessi Kapò e dai detenuti che magari si uccidevano a vicenda per una misera fetta di pane sporco.

Questo è un punto che collega “Scrivere” con “Schiavi e Padroni”, la cui massima forse spiega anche la condivisione dello stesso minutaggio fra i due brani, artificio sicuramente premeditato. Un po’ meno giustificabile è l’implicita vitalità dell’ultimo pezzo, forse un po’ troppo imbottito di strumenti e sovraincisioni , cosa che non riesce a concretizzare totalmente il vuoto che si vorrebbe tanto trasmettere.

Insomma, dopo questa rece sui generis anche per me, un consiglio che vi dò è quello di riflettere bene prima di ascoltare e quindi acquistare questo disco, che nulla basa sul divertimento che invece è una componente fondamentale della musica tutta. Anche perché quasi 30 minuti di un tale delirio passano veramente molto lenti. E’ un opera controversa appunto anche per questo, di conseguenza è difficile trarne un giudizio preciso e sicuro. Ma il fatto che mi abbia fatto riflettere così tanto significa che mi ha tremendamente colpito. Solo così si spiega il senza voto, pur non dimenticando che la nuova avventura di Andrea non è stata comunque retta da un discorso sempre infallibile, anche perché è la prima volta che si districa in simili territori. In ogni caso, vale la pena dare una possibilità ad un artista orgoglioso di essere finalmente e dichiaramente… improduttivo (in fin dei conti, bisogna essere sadomasochisti per fare una roba del genere!).

Voto: s.v.

Claustrofobia
Scaletta:
1 – Sul Fondo/ 2 – Larve/ 3 – Scrivere/ 4 – Schiavi e Padroni

Sito ufficiale:
http://massobliteration.wordpress.com/

lunedì 4 gennaio 2010

Seconda intervista ai Mass Obliteration


1) Ehi carissimi, come la va? Spero non vi dispiaccia di fare un’altra intervista. Lo faccio per approfondire meglio separatamente i vostri due demo.

(Andrea) Ciao! Rispondiamo con piacere..

2) Di cosa trattate stavolta esattamente nei testi? Sbaglio a considerarli più di impronta death metal, anche perché vedo maggiore rabbia ed odio in essi quasi fino alla voglia di un’olocausto (come ipotizzo in “Supremacy”, che mi pare un attacco verso il conformismo di massa, ed in “Balls Torture for Preachers”, che invece è esplicitamente contro i fedeli)? Potete descriverli uno ad uno ed in questo caso chi li ha composti?

I testi di “Abrahamithic Curse” li ho scritti tutti io.
“Supremacy” ha qualcosa di un po’ misantropico, risale ai primi tempi che vivevo a Roma. “From beyond” è un personale adattamento dell’omonimo racconto di H.P. Lovecraft (e non ha niente a che fare con la versione dei Massacre, che all’epoca neanche conoscevo). “Balls Torture” è diretta in generale ai predicatori, non solo religiosi. Rimane ancora il nostro inno, perché racchiude bene la natura iconoclasta di questo gruppo.
“Eudaimonion” è una riflessione sulla spiritualità più profonda dell’uomo, sulla forza dell’individualità e il disprezzo per il conformismo di massa. Il riferimento precisamente è al demone “buono” di socratica memoria, una specie di voce interiore per sintetizzare..

3) Come è avvenuta la composizione del primo demo e quanto è durata la sua stesura? Chi li ha composti principalmente e quale è stato il pezzo che vi ha dato più, come dire, “rogne”?

Quando cominciammo a provare assieme, a metà del 2006, iniziammo direttamente a lavorare sulle mie idee, senza il classico periodo iniziale che ogni gruppo passa a fare cover per conoscersi meglio. In meno di un anno abbiamo registrato, e diciamo che se fosse dipeso da me, l’avremmo fatto anche prima. Come ti dicevo nell’altra intervista c’era un riff di “Balls Torture” che io stesso non sapevo contare e non sapevamo bene come arrangiare definitivamente con Luca. In generale il fatto è che abbiamo iniziato fin da subito a non porci limiti e a fare cose difficili, mischiando riff alla Suffocation con altri tipo Celtic Frost, e soprattutto lasciando carta bianca a mio cugino sulla parte ritmica.

4) Dove avete registrato i pezzi ed in quanto tempo? In tale fase invece, c’è stato un pezzo più difficile da registrare rispetto agli altri e come è stata l’esperienza?

Registrammo ad Anzio in uno studio improvvisato all’interno di una villa semi-abbandonata . Facemmo tutto con calma e le riprese portarono via meno di una settimana, e in generale è stata una bella esperienza con tanti aneddoti da raccontare (alcuni dei quali contenuti nel video presente nelle prime 50 copie del cd). Dal punto di vista professionale non fu proprio il massimo invece, ma pur sempre un’esperienza, che ci ha permesso di fare le cose molto più seriamente con “Fratricide”.

5) Secondo me, la vostra musica in “Abrahamitic Curse” era decisamente molto diversa, sì sempre death metal ma vi appoggiavate molto di più sulla melodia con meno stacchi black ma usando di più il doom, e soprattutto vi concentravate in misura maggiore nei tempi medi. Altre cose a mio avviso da segnalare sono l’uso molto meno preponderante della chitarra solista e degli assoli, ogni pezzo presentava una struttura ancor più personale da un altro, e cosa piuttosto importante c’era una voglia di sperimentare, di essere bizzarri secondo il mio parere incredibilmente migliore rispetto invece all’ultima vostra opera. Un’altra notevole diversità è il fatto che Andrea al tempo cantava da solo, ma comunque qui e là ci sono molte sovra-incisioni, seppur non usate propriamente come oggigiorno con Giordano come seconda voce. La produzione, inoltre, era molto diversa e decisamente sporca, e mi sembra con certi sbalzi di volume da un pezzo all’altro, ma comunque con gli strumenti spesso ben equilibrati. Mi sono dimenticato forse qualcosa? Siete d’accordo con le mie affermazioni soprattutto? Come ritenete si possa definire la vostra musica in quel periodo e quali erano le vostre influenze?

Si, ci fu qualcuno che disse pure che il death metal non era la strada per noi da seguire..
Le differenze che tu hai evidenziato riguardano soprattutto il reparto chitarre, che all’epoca reggeva solo su Mariano. In realtà col tempo anche il mio modo di comporre si è evoluto. Diciamo che miglioriamo molto velocemente e continueremo a farlo..chi non lo fa, come Mariano, rimane fuori. Tra le mie influenze principali c’erano Autopsy, Cancer i Dark Tranquillity di “The Gallery”, i My Dying Bride dei demo e il primo album, Suffocation, Morbid Angel, Incantation, Celtic Frost, Pestilence, gli At the Gates fino a “The red in the sky is ours”, ma anche i Red Hot Chili Peppers funky degli anni 80 e i Faith No More e altre cose che non ricordo.

6) La canzone che più apprezzo è decisamente “Balls Torture for Preachers”, in quanto mi fa assaporare un alone epico e battagliero, quasi delle persone che fanno vedere i cosiddetti “sorci verdi” ai potenti di turno, facendomi ricordare in tal caso un po’ pezzi come “State of Control” o “Decontrol” dei Discharge. Tra l’altro, questo brano ha secondo me il climax migliore del demo, magari variando un minimo una data soluzione. Voi siete d’accordo con quanto affermo? Se no, quale considerate sia l’episodio più riuscito dell’opera? Come è nata comunque questa canzone?

E’stata la prima canzone arrangiata dai Mass Obliteration, e anche la prima cosa death metal che ho mai composto. Il video rozzissimo che puoi trovare su Internet dice tutto..

7) Invece, per quanto riguarda il principale punto di forza vostro in “Abrahamitic Curse”, ne ho trovati addirittura 2, ossia la batteria, sempre molto anti-convenzionale ma forse più “normale” e meno coraggiosa che in futuro, e la ricchezza emotiva del demo, visto e considerato che ogni pezzo mi trasmette incredibilmente sempre delle differenti emozioni, magari diversissime fra loro. Tale cosa mi fa ricordare piacevolmente il glorioso movimento dell’NWOBHM, i cui gruppi sapevano magari cambiare stile canzone a canzone. Ora, siete d’accordo? Se no, quale credete siano i vostri principali punti di forza e per quale motivo?

Fin dall’inizio abbiamo cercato una via personale al death metal, lasciando come secondo obiettivo quello di affinare il lato puramente violento della nostra musica. All’epoca tra l’altro rifiutavo quasi qualunque cosa “moderna” nel death metal, cosa un po’ particolare per un diciannovenne, quindi in realtà, dal mio punto di vista, le parti lente sul disco sono pure poche.

8) Parliamo adesso del titolo del vostro primo demo. Perché lo avete scelto e che significato possiede? Ci sono state altre proposte prima di decidere per quello attuale e casomai perché sono state scartate?

Anche quella è stata una mia idea. Quello della religione era il primo step lirico da affrontare per me, soprattutto a causa dei suoi risvolti politici, perciò il riferimento era al cancro delle religioni organizzate di derivazione abramitica, per l’appunto Giudaismo, Cristianesimo e Islam.

9) La copertina mi pare classica del death metal, e tra l’altro è concentrata sui grigi trasmettendo così, almeno personalmente, più malvagità. Chi l’ha fatta e quale è il suo significato? Ci sono altre…(vabbè, le ultime due domande del punto 8)?

Figurati che è stata disegnata da un nostro carissimo amico (grafico “ufficiale” del gruppo, a suo tempo impegnato anche nel nostro progetto parallelo Gemente) (secondo me era meglio ricordarlo anche per nome, per rendergli così completamente omaggio. Nda Claustrofobia) il quale ha sempre avuto poco a che fare con il death metal, cosa che secondo me si nota, perché usa un tratto poco particolareggiato e più simile a certe cose del gran disegnatore/fumettista italiano Breccia (non è che ti confondi con Alberto Breccia, che è argentino? Nda Claustrofobia). Gli ho suggerito un tema e i colori sono stati scelti alla fine, e agli altri è piaciuta subito.

10) C’è una ragione per il quale il testo di “Daimonion (Demon of Goddess)” è in greco? Ma perché allora su Metal-Archives figura solo in inglese?

Forse perché chi ha trascritto quei testi non ha trovato i caratteri greci oppure semplicemente perché la stragrande maggioranza della gente non li capisce e ha scritto anche il titolo del pezzo in maniera sbagliata..poco importa comunque. Sapevo che poteva risultare ostico per qualcuno, ma ‘sti cazzi.
Il riferimento poetico che uso alla fine della canzone è agli “Inni ad Afrodite” di Omero, e per vari motivi calzava bene con il testo e con la musica.

11) A mio avviso, la particolarità più interessante del demo è proprio la già citata ricchezza emotiva del demo, dato che in ogni pezzo io vengo assalito da diverse e contrastanti emozioni indipendentemente dalle tematiche trattate. Infatti, uno ad uno, “Shrine of the I pt.1” mi trasmette la minaccia incombente di un Male che si sta scoprendo lentamente per distruggere tutto, mentre “Supremacy” è il momento in cui sta compiendo il massacro con beffarda crudeltà, permettendo così a “From Beyond” di disegnare un mondo apocalittico, la consapevolezza del dolore e di un futuro prossimo a non esistere più. “Shrine of the I pt.2” è invece secondo me l’urlo sofferente dei dannati, del popolo, che con “Balls Torture for Preachers” si risvegliano dimostrando una notevole voglia senza compromessi di lottare, la quale dà la luce a “Daimonion” che per il mio parere rappresenta la speranza, anche se alle volte, grazie a dei passaggi cervellotici, sembra risorgere da quest’”illusione” il Male, che infine genera “Shrine of the I pt.3” che io concepisco come la fine definitiva dell’umanità tanto è ipnotizzata dal Malvagio. Ora, siete d’accordo con quanto affermo? Inoltre, avete fatto questi 7 pezzi pensando ad una specie di demo a concetto, seppur seguendo soltanto una logica musicale e non propriamente tematica (come può essere, per esempio, la saga di “Keeper of the Seven Keys” degli Helloween)?

La struttura a concept non c’è perché non ho costruito una storia e i testi non sono consequenziali, ma c’è un filo che lega le 4 canzoni con i 3 strumentali, e questi ultimi in particolare, ho insistito molto ad inserirli per creare un’atmosfera globale, come se fosse un vero viaggio dantesco. Perciò non si può classificare come un semplice demo, Quello che molti evidenziarono è che ad un primo ascolto completo del disco una sensazione di angoscia e oscurità li avvolgeva, ed è la cosa di cui sono più soddisfatto, perché preso nell’insieme il cd rappresenta bene il tipo di malessere che provavo all’epoca e tutte le sue sfumature.

12) Non vi sembra un po’ rischioso mettere addirittura 3 brani strumentali in un’opera in fin dei conti death metal, seppur non convenzionale, dato che la voce risulta, a mio avviso, parte integrante di esso nonché capace di aumentare spesso e volentieri la cupezza et similia che trasmette già la musica? Perché, inoltre, si chiamano tutti e 3 “Shrine of the I” e che significato possiede un titolo del genere?

Il tempio dell’Io rappresenta il mio viaggio interiore, il mio luogo di salvezza, e la musica è il motivo per cui ancora non ho ammazzato nessuno o non mi sono suicidato.

13) Ora, mi sembra giusto farvi sapere i difetti che personalmente ho rintracciato, e l’uno fra i quali riguarda proprio “Shrine of the I pt.1”, dato che questo, per me, finisce un pochino inconcludente, non dandomi il colpo di grazia. Secondo il mio parere infatti, la minaccia incombente di cui sopra, per allacciarsi completamente con “Supremacy”, doveva finire, dopo la musica con delle urla belle disperate spezzate e soppresse subito dopo da un tom-tom rapido. Come rispondete a questa critica (se mai si possa rispondere certo)?

La prima traccia è stata l’ultima composta, poco prima di registrare ed ha avuto, anche nei nostri concerti, la semplice funzione di intro.

14) Un'altra cosa che non ho particolarmente gradito riguarda “From Beyond” in quanto ha dei passaggi che mi annoiano non poco. In questo caso, sto parlando più nello specifico della ripresa di un riff che mi ricorda veramente molto i tedeschi Warhammer, ripresa che viene sottoposta a 5 battute in luogo delle 4 precedenti. E per me è proprio quell’aggiunta che è inutile ai fini del prosieguo del pezzo. Invece, a tutto ciò come controribattete?

Non conosco i Warhammer. Per noi “From Beyond” è un pezzo doom-death quasi perfetto, forse doveva essere suonato ancora più lentamente.

15) L’ultimo personale difetto è rappresentato da “Shrine of the I pt.3”, seppur il tutto mi sembra comunque d’effetto, anche se alla fine un po’ noioso. Penso che forse con la voce migliorava notevolmente, ma è curioso il fatto che il suo andamento mi ricordi molto perfino “Complete Utter Darkness” tanto è ipnotizzante e disturbante. Ritenete giuste le mie osservazioni?

Anche questo pezzo forse doveva durare ancora di più ed essere suonato ancora più lentamente.
E’ stato concepito come strumentale, un’outro “semplice” e angosciante, talmente tanto che dal vivo l’abbiamo suonato una volta sola, nel nostro primo concerto.

16) Potete raccontarci dei video che avete fatto per “Balls Torture for Preachers” e “From Beyond” (dal vivo) e perché avete scelto proprio questi due brani? Invece per quanto riguarda il dietro le quinte che avete fatto? Che cosa vi ha mosso a metterlo nel demo?

La sezione video è stata inserita per offrire qualcosa in più e fare una cosa che non faceva nessuno.
Quello di “Balls Torture” è stato fatto nello studio dove provavamo all’inizio, sulla Togliatti, e le immagini di repertorio sono prese da quelle di Genova 2001. Quello di “From Beyond” risale proprio al nostro primo concerto, tenutosi a Fiumicino il giorno prima di andare a registrare. Il dietro le quinte è una selezione di 15 minuti tra le quasi 2 ore di riprese di quei giorni.

17) A distanza di ormai 2 anni, siete soddisfatti del risultato raggiunto o forse rimpiangete qualcosa? Pensate tra l’altro che “Abrahamitic Curse” sia qualitativamente migliore di “Fratricide”? Per me, se si escludono i 3 difetti di cui sopra, sì, considerando che eravate probabilmente addirittura più completi ed in certi punti molto più coraggiosi, almeno per quanto mi riguarda certo.

Penso, così come gli altri, che i miglioramenti raggiunti in un solo anno rispetto ad “A.C.” sono immensi. “Fratricide” è qualitativamente superiore sia nella produzione che negli arrangiamenti. Abbiamo investito il doppio dei soldi nella registrazione e nella promozione.
In ogni caso nessuno dei due rappresenta completamente quello di cui siamo capaci, e ognuno è legato al periodo in cui è stato registrato e alla formazione che lo ha assemblato. Durante il 2009 ci sono stati altri cambiamenti e tanti altri concerti, e le canzoni nuove che saranno nel full-lenght saranno ad un livello ancora superiore.

18) Come siete riusciti a reclutare dopo un po’ Giordano e quale è stato il motivo di quest’avvicendamento in formazione? Probabilmente il voler aumentare il muro di chitarre?

Si, ci serviva un’altra chitarra, come deciso quando fondammo il gruppo. Per fare più velocemente rimandammo l’aggiunta a dopo “A.C.”
Giordano era già un nostro caro amico da quando militava nei Compulsion, e abbiamo scelto lui perché aveva una dose di esperienza che ci mancava e un’altra voce spaventosa da aggiungere alla mia. Su “Fratricide” tra l’altro ha composto anche tutti gli assoli.

19) “Abrahamitic Curse” ormai è tutto esaurito o no? Se sì, ci sono possibilità di una ristampa?

In futuro forse ci sarà una stampa in vinile, forse anche su cd. Contiamo di farlo quando qualcuno ci proporrà la cosa, oppure quando dopo il nuovo disco avremo i soldi per farlo da soli.
Da un paio di anni è disponibile in download gratuito, e devo dire che a quanto pare si è diffuso a macchia in tutto il mondo, con circa 900 downloads da vari blog in questo periodo.

20) Ed anche quest’intervista volge al termine. Volete mandare un ultimo messaggio agli avidi lettori di “Timpani Allo Spiedo”?

Il link per “A.C.” lo trovate attualmente sulla nostra pagina facebook (http://www.facebook.com/home.php?ref=logo#/pages/Mass-Obliteration/52697005822?ref=ts)
mentre il nostro ultimo lavoro “FRATRICIDE” è disponibile in cd slipcase su ordine e con offerte insieme alle maglie dell’omonima serie limitata.
20 copie del cd sono inoltre in palio tramite un concorso sul nostro sito http://www.massobliteration.it/
Estratti dei due cd in streaming insieme a tutti gli aggiornamenti su http://www.myspace.com/massobliterationdeathmetal
Un saluto da tutta la band e supporto totale a “Timpani allo Spiedo” e all’underground più marcio

venerdì 18 dicembre 2009

Mass Obliteration - "Abrahamitic Curse" (2007)


1. INTRODUZIONE.

Sinceramente, non mi sarei mai aspettato che il primo parto dei Mass Obliteration fosse addirittura più bizzarro ed originale di “Fratricide”, demo a mio avviso dall’impostazione musicale forse più classica, seppur non riguardo l’impianto strutturale. Eppure la copertina di “Abrahamitic Curse”, cupa e maledetta com’è, mi rammenta un migliaio di formazioni della cara vecchia scuola del death metal, e ciò mi ha tratto decisamente in inganno, concependo altresì un’opera che per un gruppo alle prime armi definire pericolosa e rischiosa è dire poco, e per me già questa è una cosa da apprezzare ampiamente. Tra l’altro, come per il secondo “Fratricide”, anche il primo m’ha dato una sorpresa piuttosto gradita, che ormai credo che sia diventata una caratteristica del gruppo romano, ma di ciò ne parlerò in sede di chiusura, quindi stringete i denti e pazientate!

2. PRESENTAZIONE DEMO.

Sembrano lontani i tempi in cui i nostri Mass Obliteration erano soltanto un trio, formati per l’occasione da Andrea Lisi, voce e basso, e Luca Zamberti come batterista, coadiuvati dal recentemente “fuggitivo” (se n’è andato dal gruppo insomma) Mariano Gallo, curatore del comparto chitarre. Eppure sono passati solo 2 annetti dalla pubblicazione autoprodotta di “Abrahamitic Curse”, demo che già dalla produzione (di cui parlerò tra poco) si manifesta indigesto penso per molte persone, magari poco inclini ai suoni abissali specialmente di certo Underground. La suddetta opera comprende ben 7 pezzi, anche se soltanto 4 possono essere ritenute delle vere e proprie canzoni, dato che le altre 3 sono una specie di intro ed outro più un intermezzo centrale, e tutti questi sono intitolati dalle parole “Shrine of the I” più, passo dopo passo, “pt.1”, 2 e 3. Tutto ciò viene propinato per circa 27 minuti, quindi quasi 4 a pezzo, dimostrando quindi già buona elasticità nel saper costruire brani molto diversi anche dal punto di vista del minutaggio. Invece, per quanto riguarda più strettamente la musica, essa è a mio avviso un death metal sì sempre vecchia scuola e dal punto di vista della tecnica preparatissimo ma tremendamente vario e fantasioso, considerando pure il fatto che ogni pezzo mi si presenta completamente più o meno differente da ognuno pure emotivamente parlando, così da far sembrare al sottoscritto “Abrahamitic Curse” un vero e proprio demo a concetto, tant’è vero che le emozioni si susseguono traccia per traccia in maniera totalmente logica, praticamente secondo il principio causa-effetto. Ma un’altra particolarità del death metal quivi proposto dal trio romano è rappresentata dai tempi veloci persino meno presenti che in “Fratricide”, così che quelli più lenti siano un pochino più preponderanti (e da questo punto di vista, vale soprattutto l’incubo doom di “From Beyond”). Fra l’altro, spesso il suono è melodico, quindi si allontani chi disprezza il death di tal fatta ed affini. Ma adesso parliamo della struttura che probabilmente in un certo senso si può definire persino più cervellotica benché decisamente meno uniforme rispetto a quella dell’ultima opera, visto e considerato infatti che, nella prima parte, le canzoni in quanto tali di “Abrahamitic Curse” risultano veramente libere, in quanto “Supremacy” possiede, se non sbaglio, 12 soluzioni (fra le quali figurano anche delle brevissime variabili per rendere il tutto più dinamico e pure folle a mio avviso), però alla fine qui solo 2 di esse vengono riprese durante il prosieguo del pezzo, e tra l’altro rispettando l’unica sequenza presente (3 – 4 – 4 mod.). Invece, nella già citata “From Beyond” ci sono, se non erro, 6 passaggi ma solo 2, anche in maniera modificata, si rifanno vivi (tra cui uno ripreso per 3 volte durante tutto il pezzo), non presentando inoltre neanche un’infima sequenza più o meno rigida. Tra l’altro, il finale può ricordare quello di tremila canzoni di metallo anni ’80 (ossia, batteria in doppia cassa e piatti continui, e chitarra che la segue con un accordo benché il tutto si faccia sentire per pochissimi secondi rispetto alla solita manfrina). Finalmente però, la quinta “Balls Torture for Preachers” ci sputa una struttura già più classica per i canoni degli attuali Mass Obliteration, dato che qui praticamente tutte le soluzioni, a parte quella che apre il brano, vengono riprese, con un massimo di 3 per la quinta, ma quello che più mi incuriosisce è che ognuna di esse viene modificata, talvolta mettendo in ballo una sequenza come la 6 – 6 mod. – 7 – 6 – 6 mod., ed è da segnalare inoltre che qui il 6, sia nella sua versione originale che in quella modificata, viene ripetuto soltanto per una battuta. Come ultima canzone c’è “Aimonion (Demon of Goddess)” che, secondo me, per quanto concerne il lato strutturale è certamente quella più bizzarra e contorta, in quanto in pratica si regge principalmente su un passaggio, ossia il 2°, il quale viene sottoposto ad una serie apparentemente infinita di variazioni, magari con ripetizioni singole (accade spesso anche qua) a livello di riffing e/o di ritmiche, rendendo così il tutto altamente dinamico, ed inframmezzandolo talvolta con la terza soluzione proposta. Delle restanti tracce parlerò prossimamente, come anche delle emozioni che tutto l’insieme mi trasmette. Ed ora diamo un posto alla produzione. Sinceramente, a primo acchito, non mi è poi così tanto piaciuta, pur essendo io abituato a produzioni decisamente più sporche, se non assenti, di quella che caratterizza “Abrahamitic Curse”. Infatti, quando ho sentito per la prima volta “Shrine of the I pt.1”, il suono del rullante l’ho trovato subito plastico, quasi finito, simile per certi versi a quello dei Misery di “Revel In Blasphemy”, ma poi ci ho fatto l’abitudine, anche perché mi piace la sua potenza soprattutto nei tempi veloci, per poi rendermi conto, con il passare degli ascolti e dei pezzi, di un grezzume genuino completamente esente dal trigger, che per me nel death metal, violento com’è spesso, non ci deve neppur essere. Però c’è un problema: la produzione, dalle frequenze medio-basse, non è perfettamente omogenea per tutti i pezzi, dato che, per esempio, quando parte “From Beyond” alzo sempre, e non poco, il volume dello stereo (o di qualsiasi supporto con cui ascolto il demo), ed il basso, che si sente così incredibilmente bene nella prima traccia, adesso mi sembra meno presente (seppur con le cuffie io lo senta quasi nello stesso modo di prima). Però dopo, cioè a partire da “Balls Torture for Preachers”, mi par di capire che tutto si rialzi, anche se non come ad inizio disco, pur avendo invece degli sbalzi di volume (o sbaglio?).

3. I TESTI.

Mi va di trattare in questo momento un po’ i testi, che mi paiono formalmente (e dai, anche sostanzialmente) molto diversi da quelli di “Fratricide” dato che questa volta sono più vicini alle forme più classiche del death metal, benché rivisitate in chiave libertaria, come l’attacco alla religione cristiana ed a dio (“dio è male” di “Balls Torture for Preachers” mi sembra esemplificativo). Ma quello che più mi sorprende è il fatto che qui rintraccio un odio pazzesco, quasi una voglia di olocausto contro i fedeli o verso il conformismo di massa (“Supremacy”), e fra l’altro in “From Beyond”, testo a mio avviso inquietante, vengono presi in considerazione i demoni, forse come se essi fossero il Male pronti a prendere l’anima ed il corpo di un essere umano. Tra gli altri, però, interessa al sottoscritto soprattutto il significato di “Aimonion (Demon of Goddess)”, che comunque contiene pure versi in greco antico (anche se però su Metal-Archives c’è semplicemente il testo in inglese, mentre Andrea mi ha riferito nell’intervista al secondo demo che in tale canzone viene usata questa lingua).

4. ANALISI STRUMENTI.

Ma ora svisceriamo i differenti strumenti che trovano posto in quest’opera, incominciando dalla voce. A quell’epoca, Andrea già mostrava a mio avviso di saperci fare e qua praticamente rischierei di ripetermi con il discorso della versatilità vocale che permette in modo particolare di intensificare tutto l’insieme in maniera da rendere il discorso musicale sempre più violento come, specialmente in tale sede, anche graduale per quanto riguarda i climax (e da questo punto di vista vale soprattutto “Balls Torture of Preachers”, in cui il nostro sputa un grugnito devastante intervenendo rapidamente per permettere appunto ad una soluzione piuttosto particolare di farsi prepotentemente sentire, e che poi diventerà proprio un apice pazzesco). Quindi, per i tipi di voce usati da Andrea, prego alle lettrici ed ai lettori di leggere la recensione di “Fratricide”. Ma in “Aimonion (Demon of Goddess)” fanno bella figura dei vocalizzi che nell’ultimo demo non ci stanno, ossia sì sempre dei grugniti ma un po’ bizzarri, quasi sussurrati, a mio parere ottimi. Mi sorprende comunque il fatto che Andrea riesca a cavarsela benissimo pure senza l’apporto di Giordano, costruendo magari delle linee vocali che personalmente sono migliori rispetto all’ultimo parto, seppur bisogna ricordare che non poche sono le sovraincisioni e queste partono (se non sbaglio) da “From Beyond” in poi. Così, spesso e volentieri, ci sono contemporaneamente due voci che si sentono. Un plauso comunque specialmente alle linee vocali, dai grugniti particolari di cui prima, piene di parole dalla pronuncia poco rassicurante, e che guarda caso precedono un finale secondo me da brividi ed inquietante. Alle chitarre tocca quasi sempre l’analisi più lunga, ma stavolta il compito mi risulta più facile del solito in quanto ogni pezzo vive di emozioni tutte proprie. Ciò significa che procederò pezzo per pezzo, partendo da “Shrine of the I pt.1” il quale è costruito principalmente da tempi medi dove si trovano in larga parte riffs non proprio cattivissimi ma che possono rammentare ad un senso di minaccia imminente, uno fra i quali viene addirittura modificato con annesse variazioni pure di stampo melodico, il che mi dice che il Male si stia materializzando. Nelle prime battute esce fuori anche una chitarra solista, che personalmente riempie il tutto di più insicurezza e paura, ma a mio parere è interessante da menzionare una soluzione stoppata (od in qualsiasi modo la si voglia definire) che per me aggiunge un tocco di nervosismo che non guasta mai. “Supremacy” è, invece, probabilmente la canzone più folle ed imprevedibile di tutto il lotto, è, per quanto mi riguarda, il momento in cui il Male si è scoperto, magari ridendo del dolore altrui (e qua entra in gioco un riff decisamente poco convenzionale per una formazione death metal, che si manifesta attraverso una melodia schizzata). Ci sono anche soluzioni che mi ricordano piacevolmente il death metal svedese di matrice melodica, che in tal contesto possono essere considerate beffarde, portatrici di una falsa e divertita compassione. “From Beyond” invece risulta costituita altresì da intuizioni melodiche e sempre tremendamente disperate, ed infatti tale brano mi sembra rappresenti in musica i tormenti dell’umanità e del mondo in generale, la consapevolezza dolorosa di tutta la miseria presente in quest’incubo chiamato Terra. Non a caso, tale canzone è la più lenta e doom del demo, ed il riffing è di solito tale, seppur si cibi talvolta di soluzioni più malate e su tempi medi che personalmente rammentano il grezzume dei Warhammer (ossia un gruppo death’n’roll che non ha nulla a che vedere con i Mass Obliteration, a mio avviso anche qualitativamente parlando). Ma è proprio qui che si sentono, almeno per ciò che pare a me, le prime svisate black per quanto concerne il riffing, proponendo a tal proposito l’unica soluzione veloce e dinamica del brano. Fra l’altro, è ancora qui che è presente l’unico assolo, e pure piuttosto lungo e per questo lontano decisamente da quelli proposti in “Fratricide”, dell’opera, un assolo che per me è magniloquente, melodico e tormentato, a tratti perfino arabeggiante (caratteristica che poi ritrovo in “Mashom” nel parto più recente). Nel momento black del pezzo c’è anche una semplice chitarra ritmica (per “semplice” intendo praticamente una chitarra che accompagna ritmicamente e con delle pause la solista). “Shrine of the I pt.2” è l’unico brano esente da qualsiasi frammento di chitarre, quindi passo oltre, trattando adesso “Balls Torture for Preachers”, che dal punto di vista del riffing mi pare essere la canzone più energica e battagliera, avendo spesso delle melodie a mio avviso dal sapore epico ed ultra-trascinante, qualche volta anche più di impronta black. Presenti anche dinamiche soluzioni forse maggiormente death (ho però il dubbio che siano da “metallo nero”). Ma di tale brano ne riparlerò fra poco, quindi vi lascio con tali premesse. “Aimonion (Demon of Goddess)” è probabilmente la traccia più particolare del lotto (insieme a “From Beyond” ovviamente) in quanto ha qualche riff sì melodico ma un pochino bizzarro ed imprevedibile, magari riprendendo a tratti l’epicismo di “Balls Torture for Preachers”, ma quello che più mi sorprende è il finale, rappresentato da soluzioni su note alte a mio parere beffarde, che in teoria non sembrano avere un rapporto con quelle precedenti, ben diverse, ma che secondo me risultano magistralmente collegate soprattutto grazie, come già osservato, alla voce ed alle linee vocali. “Aimonion (Demon of Goddess)” mi pare comunicare la fiducia in un mondo migliore, seppur certi ricami imprevedibili e contorti possano trasmettere paura, qualcosa di maligno che stia per uscir fuori prepotentemente….cosa che forse è vera se si pensa al finale, così malato e senza pietà al limite della beffa appunto. Infine, “Shrine of the I pt.3” dovrei dire che ha fattezze ipnotizzanti, grazie e non solo a quell’unico riff lento e monotono, come se preannunciasse la fine dell’umanità e la sua trasformazione in un automa gigantesco di dubbio gusto. Insomma, il riffing proposto in tale demo mi si mostra veramente sempre di buona qualità, ed all’epoca Mariano già presentava un raggio d’azione decisamente versatile ma forse in misura maggiore che adesso sperimentale e coraggioso, e ciò non può che non far bene al voto che leggerete tra molte righe. Per quanto concerne il basso, mai a mio avviso dai toni rozzi o catacombali, ma sempre pregno di un’eleganza difficilmente rintracciabile in campo estremo, segnalo che sono piuttosto frequenti i momenti in cui la scena è dominata da esso, completamente da solo oppure in compagnia (ossia in “Supremacy” insieme a quella che mi sembra una chitarra acustica, ed in “Aimonion (Demon of Goddess)” dove agisce invece con la batteria). Questi interventi, secondo il mio modesto parere certo, contribuiscono a rendere decisamente più intensa la musica, magari attraverso variazioni repentine e brevissime (cosa che accade spesso in “Supremacy”, ossia la canzone dominata con più frequenza dal basso), oppure per riprendere il discorso musicale creando così maggior atmosfera in modo da far risultare il tutto ancora più triste (come avviene in “From Beyond”). Stavolta però, penso che gli interventi in solitario di tale strumento siano un pochino più presenti che in “Fratricide”, sentendo con piacere che anche questa è una caratteristica ormai a mio avviso diventata importante per la musica dei Mass Obliteration. Noto, tra l’altro, delle influenze a mio avviso punk-hc in “Supremacy” ed una variazione interessante in “From Beyond” durante l’assolo in cui l’andamento del basso diventa più continuo e non stoppato, ritornando poco dopo a quest’ultima situazione comunque. Discorso batteria: vabbè, qua siamo di fronte a quello che ritengo un capolavoro, l’ennesimo, visto e considerato che già 2 anni fa il nostro Luca sapeva deliziare il palato degli ascoltatori più esigenti, compreso me, con dei patterns fantasiosissimi e molto anti-convenzionali, dimostrandosi così un vero e proprio fenomeno dietro le pelli. Ergo, rischierei anche qui di ripetermi, lo stile è praticamente uguale, seppur forse leggermente più “normale” e meno coraggioso, ma mi sembra che in tale occasione al nostro siano dedicati più solismi, magari mozzando i motivi del basso con dei bei giochi sui tom-tom e rullante (come in “Supremacy” e “From Beyond”). E noto inoltre che Luca spesso e volentieri, quando è più o meno lento, vira addirittura in doppia cassa, come in “Shrine of the I pt.1” od in “From Beyond”.

5. PEZZO MIGLIORE.

E adesso, dopo questa rassegna quasi infinita, vi segnalo il brano che di tutti mi è piaciuto maggiormente, ossia “Balls Torture for Preachers”. Quasi 4 minuti e 30 secondi di assoluta goduria in cui i miei timpani si adagiano su un tappeto musicale così epico e battagliero da farmi similmente lo stesso effetto di canzoni come “State of Control” e “Decontrol” dei Discharge dove ogni volta mi par di immaginare un’orda inferocita di persone che avanzano inesorabilmente per far vedere i “sorci verdi” ai nemici dell’umanità e del mondo tutto, o come minimo scioperanti che urlano a più non posso la rivendicazione di un proprio diritto. Praticamente, “Balls Torture for Preachers” è uno dei pezzi più veloci di tutto il lotto, e tra l’altro qui i Mass Obliteration mostrano un gioco a mio avviso calibratissimo sui climax, magari variando un pochino una data soluzione. Inutile dilungarsi oltre, difficile descrivere la bellezza di tutto ciò.

6. PUNTI DI FORZA.

Per quanto riguarda invece il principale punto di forza del gruppo in questo disco, per me stavolta la scelta è decisamente doppia, in quanto metterei sul podio sia il lavoro di Luca, batterista devastante e tecnico come pochi in circolazione, che poi successivamente in “Fratricide” ha dimostrato a mio parere una ricchezza di soluzioni forse più ampia e meno convenzionale, e sicuramente pure la ricchezza emotiva, aspetto che manca nell’ultimo demo, che mi pare un po’ più uniforme sia emotivamente che musicalmente parlando (!). Una ricchezza che mi ricorda in maniera piacevole quella delle formazioni facenti parte del leggendario movimento dell’NWOBHM, e che con il passare degli anni mi sembra altresì stata dimenticata da molti, fin dall’avvento del thrash e dello speed metal, entrambi nati ufficialmente nel 1983 benchè io consideri più vecchio il secondo (data di nascita ufficiosa: 1978 con “Exciter” dei Judas Priest). Ergo, anche da tal punto di vista i nostri romani, fino a 2 anni fa, erano portatori a mio avviso di un’originalità a dir poco notevole.

7. I PEZZI STRUMENTALI.

Ma parliamo dei pezzi strumentali, considerando inoltre che personalmente ho ravvisato qualche cosa che proprio non mi piace. “Shrine of the I pt.1” è concentrato, come già osservato, principalmente su tempi medi e risulta costituito da una struttura del genere: 1 – 1 mod. – 2 (variazione con sola batteria) – 3 – 4 – 1 ancora mod.. Faccio notare che la soluzione n°3 è piuttosto veloce, pure orientata sui blast-beats, ricordandomi un po’ i Misery, e che la 4 è particolare, con riff stoppato e batteria sempre e solo sul rullante con entrambe le mani. Ma quello che non mi convince per niente è il finale, che, seppur interessante ed imprevedibile, rende secondo me il pezzo inconcludente. Va bene trasmettere un senso di minaccia incombente ma personalmente ritengo che per collegare questa specie di intro con la traccia seguente si doveva dar fine a questa sensazione. Magari, dopo la musica, si potevano mettere delle urla sovrapposte con tanto di tom-tom rapido in modo da spezzare, sopprimere idealmente quelle urla. Ma vabbè, passiamo oltre. L’intermezzo centrale, invece, lo apprezzo decisamente. Presenta una struttura estremamente semplice, la quale è la seguente: 1 – 2 – 3 – 2 – 3 – 1. Quell’uno sono delle urla sovrapposte (curioso segnalare che se ne sentono di completamente uguali – o sbaglio? - anche nell’inizio di “From Beyond”) ed invece 2 e 3 sono delle disperate melodie proposte dal basso, anche se bisogna dire che dopo l’ultima battuta Andrea chiude degnamente il suo discorso suonando altre e pochissime note (non un riff vero e proprio quindi) e che inoltre quelle urla si possono sentire talvolta pure insieme al basso appunto. Questo pezzo, secondo me, rappresenta la consapevolezza di un futuro per l’umanità che non ci sarà mai e che è completamente inutile stare a poltrire non reagendo. Reazione che in “Balls Torture for Preachers” c’è decisamente a mio parere. Poi c’è “Shrine of the I pt.3”, che strutturalmente è certamente il brano più statico di tutti dato che presenta, con una lentezza pachidermica ed angosciante, una struttura, in pratica circolare, di questo tipo: 1 – 2 – 3 – 2 – 1, ma da ricordare che il 3, ossia il punto in cui si fa viva finalmente anche la parte chitarristica, viene modificato più volte, seppur solo a livello della batteria, non cambiando però mai il ritmo (e quindi pure il tempo) che rimane invariato, almeno nel momento in cui c’è la chitarra. Un unico appunto da muovere: tale pezzo, dopo un po’, mi diventa noioso, e forse se c’era la voce si rialzava decisamente di più. Comunque, ogni volta che lo sento, mi ritorna sempre alla mente perfino “Complete Utter Darkness”, ultima canzone, tra l’altro l’unica doomeggiante (guarda caso), contenuta nell’album “Black Metal Jesus” degli Horned Almighty, e tale paragone credo che c’entri se si pensa all’effetto ipnotizzante e disturbante che entrambi i brani (mi) regalano.

8. ALTRI DIFETTI.

C’è altresì un’altra cosa che non apprezzo particolarmente, ed in questo caso sto parlando di “From Beyond”, in quanto ha certi punti che annoiano il sottoscritto non poco. Nello specifico, nella seconda volta in cui si sente il riff warhammeriano di cui ho fatto riferimento pagine addietro, questo viene ripetuto per ben 5 battute, in luogo delle 4 precedenti, il che per me è troppo, dandomi in tal modo una sensazione di prolissità (“ma fatti i cazzi tuoi Claustro’!” “Ma va va!”), di noia insomma.

9. CONCLUSIONI.

Ragazze e ragazzi, è ufficiale: i Mass Obliteration sono il classico gruppo che a primo acchito non mi piacciono poi granchè, ma che con il passare degli ascolti arrivo a considerarli dei geni! E così siamo 2/2! Ed eccovi scoperta la sorpresa di cui vi ho accennato nell’introduzione. “Abrahamitic Curse”, a mio avviso, spazzava senza dubbio “Fratricide”, essendo un disco ben più originale e coraggioso, vario e fantasioso di quest’ultimo, peccato però che nel primo ho riscontrato addirittura 3 pezzi “difettosi” su 7. Ma la gloria la hanno lo stesso, quindi niente paura, Aspetto volentieri aggiornamenti.

Voto: 75

Claustrofobia

Tracklist:

1 – Shrine of the I pt.1/ 2 – Supremacy/ 3 – From Beyond/ 4 – Shrine of the I pt.2/ 5 – Balls Torture for Preachers/ 6 – Aimonion (Demon of Goddess)/ 7 – Shrine of the I pt.3

MySpace:

http://www.myspace.com/massobliterationdeathmetal

venerdì 11 dicembre 2009

Intervista ai Mass Obliteration!


I Mass Obliteration al completo. Da sinistra verso destra: Andrea, Mariano, Giordano e Luca. Foto scattata in quel di Gaeta.



1) Ehilà, come la va? Tutto bene? Presentate i Mass Obliteration ai lettori di “Timpani Allo Spiedo”.

-(Andrea, voce e basso) Un saluto alle care teste malate che indugiano su queste pagine.
I MASS OBLITERATION, anarco-death metal da Roma, sono una creatura mia e di Luca Zamberti (batteria). Abbiamo dato vita alla band nel 2006. Il nostro intento era e rimane quello di produrre musica estrema e intelligente, e in quanto tale, se non unica, particolare.
Con la formazione comprendente noi e Mariano Gallo alla chitarra è stato rilasciato un ep autoprodotto nel 2007 (“Abrahamithic Curse”) e con l’aggiunta di Giordano Costantino (voce e chitarra) un demo su cd nel 2009 (“Fratricide”). Attualmente siamo in tre, visto che Mariano non fa più parte della band.

2) Di cosa trattate nei testi e chi li compone? Da cosa siete ispirati per farli e da questo punto di vista siete stati anche influenzati dallo stile di qualche gruppo o corrente musicale (punk-hardcore/thrash metal per esempio)? Scusate la mia ignoranza ma mi potete spiegare cosa significhino titoli come “Mashom”, “Nekare” e “Lathe Biosas”?

- (A) I testi per ora li scrivo io, tranne sporadici casi (“The Remains of Hate e “Lathe Biosas”) in cui ho tradotto e rivisto testi di Giordano e Mariano. L’impostazione lirica rispecchia l’attitudine di questa band, più vicina a quella di una band crust-punk che metal.
In ogni lavoro prendiamo in considerazione di volta in volta una tematica portante, anche se non nella forma di un concept. Le basi comuni sono comunque l’analisi e la riflessione su quello che abbiamo attorno da un punto di vista storico e sociale, il che è abbastanza folle e perverso da ispirare tonnellate di testi adatti a questo tipo di musica.
“Mashom” in ebraico significa barriera, e si riferisce chiaramente al muro, chiamato “barriera di sicurezza” dagli israeliani, che separa Israele dai Territori palestinesi della Cisgiordania, e che ha sancito definitivamente lo status di apartheid in quella terra, senza risolvere i problemi di sicurezza che voleva risolvere, aggiungendo solo altri abusi e furti di terra.
“Nekare” in lingua acholi (gli Acholi sono un popolo africano che vive tra l’Uganda ed il Sudan. Nda Claustrofobia) somiglia molto al latino necare, che significa uccidere. Si riferisce all’imperativo inculcato nelle menti drogate dei bambini-soldato usati da Kony (Joseph Kony, capo della LRA, che sta per “Lord’s Resistance Army”, organizzazione creata nel 1987 e fondata su insegnamenti “cristiani” ma anche con qualche tematica islamica. Nda Claustrofobia), criminale di guerra protagonista del conflitto che fino a pochi anni fa ha dilaniato il Nord Uganda (ne parla molto bene il libro di Giulio Albanese “Soldatini di Piombo”, Feltrinelli)
“Lathe Biosas” (che in teoria si dovrebbe più che altro scrivere così: “láthe biôsas”. Nda Claustrofobia) è uno dei capisaldi della filosofia epicureista, sta più o meno per “vivi in disparte”. A nostro modo sarebbe da interpretare come una necessità, una certa stanchezza in cui è purtroppo facile cadere, una disillusione indotta che porta a volte ad allontanarsi del tutto dalla vita pubblica, perché in essa non c’è più la vera politica, partecipata e consapevole, come la intendevano i greci, ma tutto è ridotto a marketing e pubblicità, secondo un piano di dominio e conservazione del potere che ci vuole tutti individui soli, separati, impotenti e depressi, egoisti e senza la capacità di metterci assieme per far valere i nostri diritti e valori, che sono diversi e più grandi di quelli strumentali e marci di chi decide delle nostre vite in base al proprio profitto.

3) Perché preferite parlare di simili tematiche invece che trattare i classici temi del death metal?

- (A) Intanto perché non siamo una semplice death metal band come altre migliaia che spuntano fuori ogni giorno. E poi, come ti dicevo, basta guardarsi attorno per trovare di che parlare senza dover tornare per forza sui soliti clichè di satana e i serial killer.
In pochi si possono permettere di parlare ancora di queste cose risultando credibili. Noi raffiguriamo quello che è la nostra vita, quello che è la vita in questa Italia di merda (Cripple Bastards docet), in questo sistema decadente.
C’è molto da riflettere sul fatto che la gente non vede prospettive di cambiamento, quando invece bisognerebbe tener presente che il capitalismo è la via scelta (o imposta) al mondo da giusto un paio di secoli e poco più, non dura da sempre e non durerà per sempre, anche e soprattutto perché ci sta conducendo tutti verso, appunto, la cancellazione di massa ed è quindi necessario trovare vie nuove, radicalmente diverse, in economia e in politica.
Tutti ormai sanno, e lo si sapeva da almeno trenta anni, che il pianeta terra andrà avanti e nuove forme di vita si adatteranno alle nuove condizioni, ma la specie umana così come è andata avanti fino ad ora è destinata a scomparire fra non molto.
In ogni caso nessuno della band passa le sue giornate in una foresta o su un eremo a fare sacrifici al diavolo, e neppure a sgozzare vecchiette o a sfogare le proprie frustrazioni sessuali su qualche verginella. Tutti noi siamo affezionati ai Cannibal Corpse o ai Deicide, ma certa roba dopo un po’ stanca. Lo stesso messaggio anti-cristiano, è troppo spesso limitato e ripetuto all’infinito , senza una visione globale di tutti gli altri mali della società .

4) Come avviene la composizione dei vostri pezzi e quanto è durata la loro stesura? Chi ne sono i principali compositori? C’è stato un brano in particolare che vi ha dato più “rogne”? Litigate in fase di composizione ci sono state?
- (A) Attualmente, oltre a me, la composizione della musica vede protagonista anche Giordano. Di solito chi porta i riff lavora con Luca allo scheletro ritmico, per poi arrangiare e modificare il tutto assieme. In questo momento stiamo componendo a distanza, visto che Luca è in America (sta frequentando infatti un college. Nda Claustrofobia). E’ proprio con lui che “litighiamo”di solito, visto che quasi ogni cosa che portiamo si diverte a spezzarla in dispari e spostati jazzati,. Il brano che ci ha dato più grane forse è proprio “Balls Torture For Preachers” (brano tratto da “Abrahamitic Curse”. Nda Claustrofobia), prima canzone scritta e arrangiata come M.O. (e ancora inno della band dal vivo). C’era questo riff quando abbiamo registrato..non si capiva se era 6/4 oppure 7/4 oppure altri incastri ancora più assurdi. Dubbi adolescenziali.

5) Dove li avete registrati ed in quanto tempo? Da questo punto di vista, invece, quale è stato il pezzo più difficile?

- (A) Il primo lavoro è stato registrato da Emilio Trillò (Carnal Rapture) in una sua villa abbandonata vicino Anzio. Il secondo nei 16th Cellar Studios di Stefano Morabito a Roma. La cosa ha portato via sempre più o meno 5-6 giorni. Da questo punto di vista direi “Lathe Biosas”, quello su cui avevamo le idee un po’ meno chiare, vista la fretta con cui abbiamo deciso di andare a registrare all’inizio di quest’anno.

6) Secondo me, voi suonate un death metal decisamente di vecchio stampo però spesso venato di black, e non solo a livello di riffing ma anche per certi vocalizzi e ritmiche, pur non disdegnando inflessioni doom (“Nekare” e “Lathe Biosas”) come seppur vaghe incursioni in territori thrash (“Mashom” ed, in maniera meno evidente, anche in “Lathe Biosas”). Presentate un livello tecnico notevole, come anche una fantasia degna di nota, presentando tra l’altro una struttura dei pezzi molto complessa, ed a mio avviso anche originale, ed inoltre proponete un buon equilibrio tra le parti veloci ed un po’ più lente. Ora, mi sono dimenticato forse qualcosa? Comunque, da chi siete influenzati e da quali membri partono le diverse influenze e queste quanto vi hanno pesato?

- (A) Direi che hai azzeccato bene molte sfumature di “Fratricide”. Il nostro stile però è ancora in perpetua evoluzione. Consideriamo il death metal un’arte, e cerchiamo di migliorare sempre, lavorando ogni giorno su nuove idee e sul modo più adatto di rappresentare in musica i nostri pensieri.
Sulle influenze ti potrei ammorbare (che demenziale gioco di parole eh?!) con una lista di vari chilometri. Per dare un riferimento agli ignari potrei restringere il tutto a Immolation, Grave, Napalm Death, Incantation e TANTE altre cose, spesso al di fuori del metal.

7) Devo dire che il pezzo che più mi è piaciuto è "The Remains of Hate" in quanto ha un tipo di struttura che secondo me è il più azzeccato ed ancor più imprevedibile a suo modo rispetto agli altri pezzi (visto e considerato che, come già osservato, è forse l'unico brano che presenta una sequenza più o meno rigida di soluzioni che si susseguono), per non parlare poi di un sentimento apocalittico che personalmente respiro durante l'innesto della chitarra solista (quella insomma che mi ricorda gli Scarve), e di un climax che per me è il migliore di tutto il demo. Siete d'accordo quindi con quanto affermo? Se no, perchè e quale è, secondo voi, il pezzo che più preferite in confronto agli altri?



(A) Il fatto che abbiamo scelto di porlo in apertura del cd e che ne abbiamo fatto pure un video penso parli da sé.

8) Per quanto concerne invece il vostro principale punto di forza, penso che esso sia rappresentato dal lavoro della batteria, sempre tremendamente fantasioso ed anche spesso poco convenzionale, ricco poi di cambi di tempo repentini pure su uno stesso riff, risultando quindi imprevedibili in misura maggiore. Adesso, siete d’accordo? Se no, secondo voi quale è il vostro principale punto di forza e perché?
- (A) Non sei il primo che nota questa cosa. Sono pienamente d’accordo (tra l’altro Luca è l’unico tra noi che studia a tempo pieno da musicista). Alla sua versatilità e dinamica aggiungerei la potenza del “wall of vocals”, che esprimiamo a pieno dal vivo io e Giordano. In genere penso anche che un tratto distintivo sia l’attitudine, non solo compositiva.
Su tutto il resto.. sempre lavori in corso.

9) Vorrei parlare ora della già citata struttura dei vostri pezzi. Sinceramente, io non ho trovato paragoni adatti per accostarla a qualche altro gruppo, dato che non presenta una sequenza rigida di soluzioni che si susseguono, pur se paradossalmente la maggior parte dei passaggi proposti venga poi ripresa, spesso in forma modificata, nel prosieguo di un brano. Inoltre, l’ascolto diventa ancora più difficile grazie a quell’orda di cambi di tempo che interessano, come già osservato, anche un solo riff, non dimenticando inoltre il fatto che in ogni pezzo è presente una soluzione che si ripete soltanto una volta, offrendo così uno scenario poco rassicurante per la maggior parte degli ascoltatori, e quindi non classico. Ci ho visto giusto? Ma da chi siete stati influenzati, più da vicino, riguardo il vostro lato strutturale? Un pochetto dai Gorguts (quelli dei primi due album) per caso?

- (A) Amo molto i primi Gorguts, e devo dire che c’è anche una bella differenza (verissimo anche secondo me! Nda Claustrofobia) tra “Considered Dead” ed “Erosion of Sanity”ma non saprei dirti sinceramente se sono un’influenza così decisiva..tra l’altro tutte le canzoni finora pubblicate risalgono ad almeno 2 anni fa..ascoltiamo continuamente musica diversa, vecchia e nuova, e ognuno ha la sua inclinazione particolare.
Rassicurante è l’ultima cosa che voglio la mia band sembri. Il conformismo è la prima cosa da rifuggire nella scena metal, in ogni senso. Diciamo che non vogliamo limiti, abbiamo pure molti riff e strutture classiche, ma facciamo semplicemente quello che ci piace nella maniera nostra. Purtroppo bisognerà aspettare l’uscita del full-lenght per aver un’idea più completa di tutte le sfumature del nostro sound.

10) In teoria, questa domanda è per Luca, ma considerando che attualmente sta studiando negli Stati Uniti la faccio a voi: il suo stile molto fantasioso e tecnico mi è veramente molto piaciuto, quindi mi chiedevo se fosse stato influenzato da qualche batterista in particolare ed, inoltre, quale preferisca in particolare.
(Luca, batteria) - Per prima cosa ti dirò che fin da subito ognuno di noi ha cercato di trovare un proprio stile che permettesse alla band di creare un sound originale e compatto in modo da non assomigliare a tantissime altre band della scena underground! Per quanto riguarda il mio stile, posso dirti che sono stati tanti i batteristi che mi hanno influenzato, soprattutto di diverso genere, a partire da John Bonham, Dave Grohl, Nicho Mcbrain, Richard Christy, Danny Carey, Sean Reinert, Vinnie Paul, George Kollias, Gene Hoglan, questi sono solo alcuni, ma ce ne sono stati tantissimi altri, ma dato che la lista è lunga non te li sto ad elencare tutti! Di questi non c’ è stato un batterista in particolare a cui mi sono ispirato veramente, ho cercato di prendere un po’ da ognuno di loro, e trarne il loro modo di suonare, per poi crearne uno mio, e mi ha fatto veramente molto piacere che ti sia piaciuto!

11) Mi rivolgo adesso ad Andrea e Giordano. Dal punto di vista strettamente vocale, mi pare che siate piuttosto vari, dato che sapete passare da grugniti cavernosi (ma non gutturali) e profondi a delle belle urla, a volte forse di stampo black metal. Ecco, da quali cantanti siete stati influenzati e quali ne sono i vostri preferiti?

- (A) Potrei dirti David Vincent, Glen Benton, Barney, Craig Pillard, Chris Barnes, Jason Netherton e boh..tanti altri.

12) La copertina di “Fratricide” mi sembra piuttosto eloquente e classica nell’ambiente anarchico, dato che sembra rappresentare un uomo che spezza le proprie catene, facendo vedere tra l’altro molto bene i suoi muscoli, simboli della rabbia, della volontà e della potenza (potenza in quanto capacità dell’individuo di reagire di fronte alle ingiustizie) umana. E’ forse così? Perché, domanda forse retorica, avete scelto proprio una copertina simile e chi l’ha fatta? Prima di questa, ci sono state altre proposte e casomai perché sono state scartate?
- (A) La scelta è andata facilmente in questo caso su Annalisa Gallo, sorella di Mariano, perché ci affascinava molto la sua arte batik e avevamo questo contatto diretto, anche se lei vive a Torino. La descrizione che hai dato tu della copertina penso calzi a pennello.

13) Parliamo adesso del titolo del demo. Per quale motivo “Fratricide” e che c’entra, sperando di non essere banale, con la copertina stessa? Ci sono state altre proposte prima del titolo attuale?
- (A) La parola “Fratricide” ricorre nel testo di “Nekare”, e racchiude il concetto di guerra civile, in generale di odio tra simili, soprattutto nei paesi che soffrono ancora a causa di divisioni create ad arte dai vecchi governi coloniali (e dei nuovi, sotto forma di aziende multinazionali) e, per quanto riguarda le nostre società occidentali, di guerra tra poveri, tra il precario sfruttato che invece di prendersela col padrone e col governo addossa la colpa al più debole, all’immigrato. Il legame con la copertina è soggetto all’interpretazione di ognuno che sia curioso e voglia darci attenzione, anche se dico che per avere un’idea più precisa bisogna vedere anche l’altro disegno, altrettanto bello, che si trova nell’interno del libretto (e che abbiamo usato per le maglie long-sleeve). Altre proposte sul titolo non ci sono state perché è piaciuta subito la mia, e ‘sti cazzi..così sembra che decido sempre io.

14) Questa è una domanda un po’ provocatoria, ma anche considerando il vostro essere esplicitamente anarchici e quindi anti-globalizzazione, perché utilizzate l’inglese? Non credete, inoltre, che sia un po’ troppo stra-abusato, commerciale, e per giunta quasi “innaturale” per una formazione non-anglosassone?
- (A) La scelta dell’inglese è soprattutto per farci capire da più persone possibile. Tra l’altro in “Eudaimonion” (un altro brano dal primo demo del gruppo. Nda Claustrofobia) ho usato anche il greco antico, semplicemente perché ci stava bene. Aggiungo che nel disco che uscirà l’anno prossimo ci saranno almeno 3 pezzi in italiano, visto che abbiamo deciso di esplorare le possibilità diverse che ci dà la nostra stessa lingua, e anche perché ci saranno dei messaggi e riferimenti che vogliamo arrivino direttamente ai nostri “compatrioti”. Non vedo comunque contraddizione nell’usare la lingua inglese, visto che è solo un mezzo, attualmente il più diffuso, per comunicare tra persone che vengono da diverse parti del mondo. Chi è contro la globalizzazione capitalista è necessariamente un internazionalista. Semplicemente: una volta si usava il francese o il tedesco, ora soprattutto l’inglese. Noi non abbiamo strategie di marketing, non siamo gli Afterhours che fanno la versione in inglese del singolo (anche se la pronuncia è terribile), solo per aprirsi ad un altro mercato, adattando a questo le proprie scelte artistiche.
E poi quando mi capita di parlare con persone hispano-hablanti provo a usare il castigliano, visto che un po’ l’ho studiato.

15) Passiamo ora alla più lunga “Lathe Biosas”, che personalmente penso che sia l’unico pezzo un po’ inconcludente di tutto il lotto, e questo perché credo che esso poteva finire benissimo nel momento in cui Andrea e Giordano urlano proprio il titolo della canzone, per poi abbassare lentamente il volume, rappresentando idealmente la rabbia che non perdendo mai la speranza vuole costruire un futuro migliore. Invece, dopo quell’ottimo passaggio, per il mio personale parere ovviamente, allungate inutilmente il tutto, non riuscendo più a trovare una degna conclusione, qui rappresentata dalla prima soluzione proposta dell’intero brano, quasi a simboleggiare la distruzione della speranza di fronte alla guerra, uno dei tanti flagelli dell’umanità. Un’osservazione, quest’ultima, giusta? Inoltre, un altro difetto strutturale che personalmente ho rintracciato è, se non sbaglio, intorno ai 3 minuti, in cui, dopo una soluzione lenta e grooveggiante, tirate fuori un’accelerazione brusca (e senza nessun preavviso) degna di un ottimo climax, ripetendola per le rimanenti 2 volte in modo più violento e pressante, per poi, secondo me inspiegabilmente, ritornare al passaggio precedente. Ecco, come rispondete a queste critiche invece?
- (A) Bah non mi sembrano critiche molto sensate, permettimi, perché sul merito e non sul metodo, cioè su quelle che sono le nostre scelte artistiche (secondo me non sarebbero sensate se non ci fosse un motivo, anche perchè l'ultimo minuto del brano anzidetto mi annoia un poco. Nda Claustrofobia). Solitamente ci piace esplorare le dinamiche e le variazioni, che sono uno dei tratti migliori del metal in generale.

16) Siete soddisfatti del risultato raggiunto o volete cambiare qualcosa? Come stanno andando la critica ed il pubblico?

- (A) Soddisfatti in quanto musicisti, artisti, non lo saremo mai. Avendo più tempo per lavorarci e più esperienza, magari per il disco intero entreremo in studio con le idee ancora più chiare.
La critica è largamente positiva e il pubblico, nelle situazioni in cui abbiamo potuto tastare meglio la situazione (concerti) è in parte altrettanto entusiasta, mentre per il resto, la maggior parte, variamente indifferente e invidioso, come penso capiti a tutti i gruppi italiani underground. Basta vedere la differenza abissale tra un qualunque concerto di un gruppo emergente e quando invece arrivano i Cannibal e altri gruppi grossi, soprattutto stranieri..

17) Chi ha scelto il nome del gruppo e quale è il suo significato? Ci sono state altre proposte prima di decidere per quello attuale e potete dire per quale motivo sono state rifiutate?

- (A) Il gruppo esisteva già nella mia testa molto tempo prima di costruirlo davvero, le canzoni stesse del primo cd già esistevano. Il nome quindi l’ho scelto e proposto a Luca, che ha risposto “Basta che si suona”. Per il significato ti rimando al punto 3. Per capire ancora meglio tocca leggere il testo dell’omonima canzone dei Suffocation.

18) Chi ha fatto invece il logo e cosa volete che trasmetta? Non essendo voi satanisti, perché ci sono due “t” travestite da croci rovesciate? Prima di sceglierlo, ci sono state per caso altre proposte e perché sono state scartate?

- (A) Il logo l’ha disegnato Luca su una mia proposta. Le “croci rovesciate” sono proprio accennate, e comunque figurati che lui si considera cristiano. Non c’è bisogno di essere o dichiararsi satanisti per rinnegare i simboli religiosi. Essere contro il cristianesimo ed essere satanisti in realtà è una contraddizione, visto che sono due facce della stessa medaglia, e in ogni caso qui rimando al giudizio personale di ciascuno.

(Luca)- Si il logo è stato fatto da me su un idea di Andrea, ed è stato ispirato da quello dei Suffocation, Cannibal corpse e Autopsy, e devo dirti che essendo subito piaciuto alla band, non ci sono state altre proposte! Per quanto riguarda le due croci rovesciate concordo con quello detto da Andrea, e posso dirti che quando ho disegnato questo logo non ho affatto pensato ad esse, anzi me ne sono accorto dopo!

19) Siete per la lotta armata oppure per la non-violenza o che altro? Esempi storici che possono suffragare le vostre idee?

- (A) La violenza è giusta solo come stadio avanzato della lotta di classe, inutile e controproducente in tante altre situazioni. I cambiamenti veri avvengono solo quando largamente condivisi, quindi bisogna prima cercare di svegliare le coscienze e mostrare che c’è un’alternativa.
Non a caso la violenza, come la paura, è lo strumento preferito dei fascisti, che vogliono l’annullamento della coscienza, e delle grandi lobby che con gli eserciti, statali o mercenari, difendono i loro privilegi e interessi commerciali.
Il 90% della violenza che vedi ogni giorno è dovuta a questo sistema e alle sue contraddizioni, all’individualismo e ai comportamenti anti-sociali che si hanno quando si considera il prossimo sempre e solo come un concorrente.
Quando la gente conquista il controllo della propria vita come in Spagna nel 1936 o nella Comune di Parigi nel 1871, o attualmente in Chiapas (questo non è altri che uno stato del Messico, dove il 1° Gennaio del 1994 l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale [EZLN] fece un’insurrezione, vinta politicamente. Eccovi il link da Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Chiapas_(stato). Nda Claustrofobia) , ha bisogno di armarsi solo per combattere le forze del capitale che dominano tutt’attorno e che non accettano un sistema diverso per paura del contagio della libertà e dell’autodeterminazione tra i propri sottoposti.

20) Perché, secondo il vostro parere, certa gente cerca il potere, e quindi lo sfruttamento dell’uomo, degli animali e dell’intera Terra? Chi o cosa la fa muovere? E tra l’altro perché l’uomo ha creato le istituzioni?
- (A) In parte ti rimando alla risposta precedente. Aggiungo che le istituzioni non sono una cosa assurda in sé stesse, dipende quasi tutto da chi gestisce l’informazione e la ricchezza nella società. Se queste sono condivise e diffuse anche le istituzioni sono più facili da controllare, responsabilizzare. Il principio, come dice Chomsky (Noam Chomsky, noto anarchico statunitense. Nda Claustrofobia), è che l’autorità deve essere costantemente “questionata”, posta di fronte al proprio mandato, e se ha fallito o addirittura ha fatto l’esatto contrario di quello che la gente vuole, deve essere rovesciata e sostituita. Questo ragionamento è sempre più difficile da comprendere per la gente in una società complessa come la nostra, dove gran parte del potere è centralizzato nelle mani di aziende che usano i governi solo per farsi rendere il gioco più facile. Attualmente ci vuole più partecipazione locale alle decisioni e più leggi a livello internazionale che limitino i guasti delle multinazionali.

21) Credete per caso in un mondo migliore o no? Se sì( domanda comunque forse un po’ banalotta in questo caso), come pensate dev’essere e come si può raggiungere la sua realizzazione?
- (A) Ti rimando a quanto detto finora, non potendomi dilungare troppo…comunque, beh..se nel 2012 o giù di lì non ci sarà la MASS OBLITERATION allora continueremo comunque a pensare che le cose devono cambiare, perché il cambiamento non è semplicemente auspicabile, ma necessario. E’ inutile prendere in giro chi ha speranze quando tutto sembra nero e inamovibile, perché la posizione opposta, il rinchiudersi nel privato, coltivando solo il proprio orticello, i propri vizi e le solite cose con cui siamo cresciuti è semplicemente la strada più semplice, e complice. Tutto quello che facciamo con altre persone è politica, anche dire che si è a-politici significa prendere una posizione, perché vuol dire che si accetta e ci si accontenta dello status-quo.

22) Perché siete contro la religione? Od il vostro odio si basa soltanto sulle religioni organizzate che si fondano su delle istituzioni? Tra l’altro, a proposito di religione, in “The Remains of Hate” parlate anche di “anime umiliate”? Credete nell’anima e se sì, casomai c’è un motivo?

- (A) Sulle basi morali di una religione organizzata si può discutere, essere contrari o no, credere o no a quello che predica. Il problema è che di solito chi dice di crederci e predica non accetta che gli altri semplicemente non lo facciano, e usa la violenza, psicologica o fisica, a seconda di quello che gli è permesso, per obbligare gli altri. Invece di pensare all’embrione o all’aldilà dovrebbero pensare a combattere davvero la povertà in questa vita.
Ma i fatti sono ciò che conta. Per quanto riguarda il cristianesimo, se ci si crede bisogna ammettere che ha fallito. In duemila anni ha provocato danni superiori e più profondi di qualunque altra dittatura, e soprattutto, continua a farlo. La Chiesa usa e strumentalizza quelli che sono valori base positivi come la solidarietà, per perseguire solo il privilegio e il diniego della libertà. Un’eccezione è la cosiddetta teologia della liberazione che in Sudamerica si è messa dalla parte dei più deboli (attirandosi così la scomunica del Vaticano)(tale Teologia della Liberazione è una corrente teologica, che trae spunto sia dal marxismo che da vari pensieri rivoluzionari, nata ufficialmente in America latina nel 1968 dopo il Concilio Vaticano II e trova come principali protagonisti il peruviano Gustavo Gutièrrez ed i brasiliani Hélder Câmara e Leonardo Boff. Bisogna però segnalare che, dopo che tale teologia fu scomunicata, il papa Woytila, come la Commissione Pontificia Biblica nel 1993, si espressero positivamente circa di essa. Nda Claustrofobia).
Lo stesso giudizio vale tra l’altro per tutte le altre religioni, visto che si basano tutte sulla stessa storiella astrologica (vedere il film “Zeitgeist” [questo è un cosiddetto web film senza nessun profitto diretto, prodotto e distribuito da Peter Joseph nell’A.D. 2007, cui ha fatto seguito “Zeitgeist: Addendum” l’anno seguente. Nda Claustrofobia], facile da trovare su internet).

23) Avete mai organizzato direttamente voi qualcosa come manifestazioni, iniziative nei centri sociali ecc…e, se sì, come sono andate?

- (A) No, per il fatto che siamo comunque solo un gruppo musicale (più che altro non mi riferivo a voi in quanto gruppo, ma in quanto singoli, non artisti quindi. Nda Claustrofobia). Per le nostre peculiarità non siamo certamente solo “intrattenimento”, ma comunque sappiamo che non è questa la maniera di cambiare le cose. La band è solo una maniera di esprimerci, rappresentare in una forma estrema quello che più ci fa schifo, per misurare le nostre capacità in qualcosa che non ha un rientro economico, e che facciamo solo in quanto passione.
Per me personalmente è una maniera per mantenere un certo equilibrio mentale, visto che cerco di fare una vita più tranquilla possibile, scrivo, leggo, suono, vado in bici, sto con la mia ragazza. Il death metal funziona e ha funzionato come cura molto meglio delle droghe e dello psicologo.

24) Siete, inoltre, parte integrante dell’organizzazione Anarchici Contro il Muro?
- (A) No. Abbiamo avuto contatti per il video di Mashom, che loro hanno contribuito a diffondere tra la loro rete di attivisti. L’organizzazione comunque è composta da cittadini israeliani che non approvano quanto fatto dal loro governo, che affiancano i palestinesi nella rivendicazione dei loro diritti, e che quindi prevedono la partecipazione di stranieri principalmente come aiuto esterno, per far conoscere la loro lotta in Occidente. Solo un’opinione pubblica mondiale forte come quella che fece crollare l’apartheid in Sudafrica può influire sul comportamento dei militari israeliani.

25) Da quanto siete anarchici e quali considerazioni vi hanno aiutato in tal senso?
- (A) Consapevolmente da quando ho 16 anni. L’anarchismo non è un’ideologia, è un insieme di principi e valori, che possono prendere forma diversa nella loro applicazione.
Si può studiare il pensiero anarchico e comunista, come ho fatto io, oppure no. L’importante penso sia capire le dinamiche che veramente determinano le nostre scelte e il nostro stile di vita, e cercare di cambiarle in meglio. Non trovo brutto far parte di un partito o un sindacato, ma bisogna tener conto che quelle rimangono comunque strutture orientate e appiattite dal vertice, seguono logiche completamente diverse dai bisogni della gente. Bisogna aspirare al potere solo quando, a livello locale, si hanno i numeri per piegarlo alla volontà della gente, altrimenti sarà sempre inutile, come è inutile andare a votare gente che non si è scelta , che non ha niente di promettente e neanche l’obbligo di mandato. La gente continuerà così a essere presa per il culo.
Tocca informarsi, trovare maniere per poter influire sul corso degli eventi, anche se si tratta solo del parco cittadino, cominciare a rivendicare quel poco che erano riuscite a conquistare le lotte degli anni 60-70 e che ora ci stanno togliendo ogni giorno di più.

26) Avete già suonato in qualche altro gruppo oltre il vostro, pubblicando e/o registrando magari qualcosa?
- (A) The Raven e Gardens of Grief sono due gruppi diversi, più o meno metal, più o meno estremi, che avevamo io e Luca prima dei Mass Obliteration. Qualcuno è riuscito a conoscerli, non so come, e ha messo la loro storia su Encyclopaedia Metallum. Per un paio d’anni ho cantato coi Narcosynthesis, thrash-death metal da Canosa di Puglia. Con Luca suonavo fino a poco fa anche in un progetto di musica e poesia, i Gemente (che fra l’altro ho cercato disperatamente, ma invano, durante la Festa della Cultura a Garbatella in Roma ormai tipo 6 mesi fa. Nda Claustrofobia). Non si è mai andati oltre il demo d’esordio o il live album, visto che in nessun caso c’erano le basi per una cosa seria come con i Mass Obliteration.

27) Voi siete di Gaeta (o non tutti?), e quindi, sperando di non essere indiscreto, perché vi siete trasferiti a Roma e quando?

- (A) Attualmente comunque non viviamo a Roma, non stabilmente, almeno. Io e Luca siamo di Gaeta, e siamo venuti nella capitale principalmente per motivi di studio, ma anche per ripartire da zero con la musica. Giordano è cresciuto a Roma, ma è nato e vive in Sabina. Roma rimane la base del gruppo.

28) Nel vostro MySpace vi definite come “una band di immigrati”. Per quale motivo? Questa cosa è per caso legata anche al punto 26?

- (A) E’ appunto una provocazione, che chi vive in Italia, e a Roma specialmente, può cogliere bene, proprio come coglie bene i venti fascisti e razzisti che la attraversano. Quindi la risposta è legata piuttosto al punto precedente, visto che nessuno di noi è di Roma, e non ci sentiamo così diversi dalle centinaia di migliaia di ­“stranieri” che vi vivono. Come la citazione di Mashom ti ripeto quello che pensiamo: “I HATE THE FRONTIERS, I HATE THE BORDERS” (frasi che si trovano anche nel retro di una loro maglietta. Nda Claustrofobia).



29) Come vi rapportate con il fenomeno sempre più diffuso del peer 2 peer e quindi con il formato MP3?

- (A) Se ne parla fin troppo nelle interviste. I musicisti (e i discografici) che ne parlano sono sempre in malafede, in quanto l’epoca in cui la musica era un business è passata in realtà da un pezzo, e ora ci rimangono male perché gli stanno togliendo pure le briciole.
L’underground si salva sempre. Ci sono regole diverse, e, se la band lo accetta, il download gli può solo dare una mano a farsi conoscere. In caso contrario, è finito anche il tempo in cui i Metallica sbraitavano e la gente ascoltava i loro discorsi, ora a nessuno gliene frega un cazzo e tutti scaricano comunque. Ci sono ormai diversi modi di fruire della musica.
Noi siamo gente che scarica magari 5-10 dischi al mese, ma almeno due-tre se li compra (di solito in vinile), anche se sono i pochi risparmi che abbiamo, perché è una passione.

30) Che ne pensate della vostra scena Metal estrema, ossia quella romana( anche dal punto di vista extra-musicale – nel senso dei locali, del pubblico e così via)?

- (A) Tanti gruppi che vogliono farsi conoscere e che quindi scendono a compromessi inaccettabili con gente come promoter e proprietari di locali che ci fanno sempre la cresta e fottono sia il musicista sia chi va a vederlo. Troppa invidia tra gruppi, spesso pose da rockstar. Però, come dicevo prima, noi veniamo dalla provincia, e quindi ti dico che comunque qui è meglio, almeno rispetto al centro-sud, perché i locali ci sono e c’è un livello minimo di qualità comunque più alto a cui i gruppi devono arrivare per farsi vedere. Per quanto riguarda il pubblico ti rimando al punto 16.

31) Che ne pensate invece della scena Metal estrema italiana più in generale( idem)?
- (A) Ci sono tanti buoni gruppi, e c’è una mentalità di merda verso la cultura e l’arte in generale, figuriamoci quella estrema, quindi è sempre una battaglia. Si va avanti solo per passione, almeno questa è una cosa buona. I nostri esempi positivi sono gente che ha fatto qualcosa di buono in passato come Cripple Bastards, Natron, Sadist, Necrodeath, Negazione, Comrades.
Attualmente ti posso fare qualche nome che apprezzo in particolare: Dirty Power Game, Tsubo, Doomraiser.

32) Ascoltate altra musica oltre al Metal? Se sì, quale? Nuove leve da consigliare? Ritornando al Metal, quali gruppi preferite? C'è qualche sorpresa che volete segnalare, magari con quelle con cui avete diviso il palco?

- (A) Questi giorni sto ascoltando gli ultimi lavori di Agoraphobic Nosebleed, Yob, Giardini di Mirò ed Alice in Chains..come vedi tutta gente che c’entra poco col nostro genere.
Delle nuove leve italiane ho da poco comprato e apprezzato i lavori degli Eroded, death svedese ortodosso e ben fatto dal Piemonte, e Il Male, crust in italiano misto a black-death svedese, sempre dal nord-italia. Mi piacciono, sempre nella scena crust-punk metallizzata, anche Campus Sterminii, Cancer Spreading e i Disforia. Per il death soprattutto Zora e Compulsion (ex gruppo di Giordano).

33) Cosa bolle attualmente in pentola per voi? Altri progetti oltre i Mass Obliteration ci sono?
- (A) Attualmente no, visto che i Mass tirano via quasi tutto il tempo che avanza dal lavoro e dallo studio, ma per quanto mi riguarda ho in mente un progetto di rock sperimentale, una decina di canzoni in cui uso la voce melodica, con una forte componente visuale, oltre che semplicemente musicale. Quando ci sarà tempo per fare la cosa per bene chiamerò la gente adatta per darmi una mano.

34) Considerando comunque che Luca se n’è andato negli Stati Uniti per motivi di studio e che Andrea farà la stessa cosa, solo in Israele, il gruppo sarà in pausa per quanto tempo, o si scioglierà tra qualche tempo direttamente?

- (A) Il gruppo non si scioglierà affatto. Stiamo continuando a promuovere “Fratricide” e soprattutto a comporre a distanza, registreremo a breve una demo con la batteria campionata, un pezzo è già completato e in pre-produzione. In tutto il disco avrà otto pezzi inediti, più due di “A.C.” ri-registrati e un remix di “Nekare”. Uscirà probabilmente entro il 2010, ci sarà una versione limitata in vinile prodotta con la mia etichetta Eudaimonion Productions.
Alcuni dei nuovi titoli sono “Voice of A Betrayed Generation”, “Our World Hunger”, “L’Unico Fascista Buono E’ il Fascista Morto”, “I Sommersi e i Salvati”.
Dopo l’estate prossima comunque torneremo a suonare dal vivo, con l’obiettivo di cercare quante più date possibile al nord e in tutta Europa.

35) Carissimi, l’intervista è finita, sperando che io non vi abbia rotto i cosiddetti considerando la sua chilometrica lunghezza. Vi sono piaciute le domande? Volete mandare un ultimo messaggio agli avidi lettori di “Timpani Allo Spiedo”?

(A) E’ stata lunga, ma ce l’abbiamo fatta. Mi complimento per l’attitudine un po’ da fissati (in cui mi ritrovo molto) con cui porti avanti la fanzine. Se ti capitasse di intervistare quei rotti in culo degli Slayer potresti davvero shockarli.
Chi voglia dare un ascolto può andare su http://www.myspace.com/massobliterationdeathmetal e approfondire su http://www.massobliteration.it/. Continui aggiornamenti sono anche sulla pagina facebook della band (e lì trovate anche “Abrahamithic Curse” in free download)
Supportate la musica undeground e di qualità. Comprate dischi, merchandise e soprattutto andate ai concerti. Leggete più libri e giornali, guardate meno televisione. Anzi se potete buttatela nella raccolta differenziata.

martedì 17 novembre 2009

Mass Obliteration - "Fratricide" (2009)


I romani (che poi romani tanto non sono dato che il tutto è nato in quel di Gaeta) Mass Obliteration sono uno dei pochissimi gruppi ospitati volentieri sulle pagine di "Timpani Allo Spiedo" ad essere omaggiati dal sottoscritto vedendo anche un loro concerto. E che spettacolo! Quel 6 Giugno 2009 (mi conservo ancora il volantino) allo CSOA Spartaco suonarono insieme agli Human Dirge, secondi in scaletta (anch'essi una bella conoscenza della nostra cara rivistella), e dal punto di vista dell'impatto dal vivo, per quanto mi riguarda, i Mass Obliteration sono indiscutibili. In quella sera erano in forma smagliante e vogliosi di spaccare culi e non a caso hanno aperto il massacro proprio con "Mashom" (un brano che parte a mille senza troppi fronzoli), e per quanto concerne la resa vocale, specialmente Andrea, voce/basso della formazione, ha dimostrato di essere un cantante profondo ed "indemoniato", come su disco. E pensare che qualche tempo fa il loro ultimo disco non mi convinceva neanche appieno! Ma andiamo con calma.
"Fratricide", pubblicato a Gennaio di quest'anno come indipendente, è il secondo parto e demo (dopo "Abrahamitic Curse" datato 2007) di questi giovani Mass Obliteration, gruppo nato nel 2006 ed attualmente costituito, oltre che dal succitato Andrea, da Giordano e Mariano chitarristi (il primo anche seconda voce - l'uso della doppia voce, non particolarmente usata nel death metal, mi è una benvoluta particolarità), e Luca nel ruolo di batterista. Il demo si compone di 4 pezzi per qualcosa come 16 minuti complessivi (brano più lungo: "Lathe Biosas" di quasi 5 minuti e 50; canzone più breve: "Mashom" di circa 2 minuti e 20 secondi), e la musica quivi proposta è, a mio avviso, un death metal vecchia scuola spesso venato di black, non solo a livello di riffing ma pure riguardo certe ritmiche insieme ad alcuni (pochi) vocalizzi, mischiando il tutto, talvolta, con inflessioni più di derivazione vagamente thrash e doom. I Mass Obliteration, tra l'altro, mostrano un livello tecnico strepitoso, oltre che un buonissimo equilibrio tra parti veloci ed un po' più lente, ma c'è un aspetto che molti disprezzerebbero sentendo l'opera, e questo è rappresentato dalla struttura che, a mio avviso, può far aggiungere al tipo di suono del gruppo il termine "tecnico", considerando il grande numero di cambi di tempo, di variazioni, anche repentine, che interessano tutti i pezzi. Quindi in teoria, da questo punto di vista e facendo un paragone idiota con una formazione recensita nel 5° numero, i Mass Obliteration non sembrano poi così diversi dagli Irreverence di "War Was Won". Ma, andando più a fondo all'argomento, un tal paragone non riflette, a mio avviso, per niente la musica del quartetto romano, che invece mi pare addirittura più difficile da digerire rispetto alla in fin dei conti fluida ed un po' regolare complessità dei milanesi Irreverence dell'album sopraccitato. Sì, perchè i Mass Obliteration, oltre a presentare un livello tecnico forse superiore soprattutto per quanto riguarda le ritmiche, in tutti i pezzi non solo possono arricchire un solo riff di tempi tremendamente (e continuamente) diversi fra loro (sentire l'inizio di "The Remains of Hate" per credere), magari in modi totalmente repentini ed imprevedibili (in "Mashom", per esempio, una soluzione viene ripetuta per 3 volte e mezza con uno stesso pattern di batteria, per poi cambiare tempo!) ma importantissimo è anche il fatto che qualche passaggio venga ripetuto (e qua in tutti i brani) addirittura solo una volta, e così il tutto risulta, secondo me, decisamente ostico e poco rassicurante del solito ed in linea con le tematiche disperate trattate dal gruppo, pesando quindi sugli ascoltatori meno avvezzi a questo tipo di sonorità raffinate e curate. Bisogna dire, comunque, che la maggiorparte delle differenti trovate vengono riprese, eccetto per la lunga "Lathe Biosas", anche se ciò non vuol dire necessariamente che ognuna di esse venga ritrovata così come prima, visto e considerato che non raramente alcune vengono un po' modificate, così da rendere più interessante la musica, almeno per me certamente. Ergo, come nel caso dei succitati Irreverence, non si segue una classica struttura, pur se in questo caso mi risulta perfino maggiormente originale, accorgendomi, tra l'altro, che in ogni canzone è praticamente assente una precisa sequenza rigida di soluzioni che si ripetono ordinatamente, altresì al massimo ci sono quei 3 passaggi, per così dire, principali che possono essere ripetuti consequenzialmente una volta solo in 2 tempi decisamente staccati fra di loro (discorso valido per "Mashom" e "Lathe Biosas" in cui nel mezzo c'è invero una valanga di variazioni). Da ricordare, inoltre, che non succede mai che due o più soluzioni si ripetano in sequenza con le due parti attaccate tra di loro (non so se rendo l'idea), come nel più classico dei modi, ed in pratica l'unica eccezione alla regola è presente in "The Remains of Hate" (e qui addirittura in due casi diversi. Il secondo, almeno negli iniziali secondi della ripetizione, risulta un po' modificato dalla prima botta). Segnalo, inoltre, che in "Mashom" e "Lathe Biosas" c'è un minuscolo passaggio in cui succede che tutti gli strumenti si fermino eccezion fatta per le chitarre, che intonano solitarie una nota, dilungandola, per permettere, a mio avviso, al passaggio successivo di essere ancora più intenso e violento. Sinceramente non ho trovato paragoni adatti da accostare alla struttura-tipo dei pezzi dei nostri romani ma forse citerei principalmente i canadesi Gorguts dei primi due, da parte mia, grandissimi album ("Considered Dead" e "The Erosion of Sanity"). La loro è una specie di struttura che mi rimanda veramente alla natura del Male, che purtroppo è sempre vivo attraverso varie forme e modalità, ma che sostanzialmente si ripete sempre nello stesso identico modo. Nonostante però la struttura mi abbia piacevolmente stupito, essa non può essere per niente il principale punto di forza mio personale perchè alle volte i nostri rischiano un po' troppo secondo i miei gusti. Sto parlando proprio dell'ultima (sacrilegio! Come finire male un grandissimo demo!) canzone, la più volte citata "Lathe Biosas". Prima di tutto, intorno ai 3 minuti (o giù di lì), in tale canzone c'è un interessante tempo lento, solo che esso segue un passaggio decisamente più veloce (ma non in blast-beats) che, dopo esser stato ripetuto per 2 volte, diventa più violento, con la batteria che subisce un'impennata di intensità raschiando il fondo del barile con un uso più preponderante e continuo del charleston e della doppia cassa. Ed a mio avviso, questo è un passaggio completamente inutile, non solo perchè costituisce un climax sì in sè indiscutibile ma di per sè mal strutturato in quanto altamente brusco, e per niente previsto dalla soluzione precedente, ma anche perchè, poco dopo, lascia inspiegabilmente il posto proprio a quest'ultima non piacendomi così ancora di più. Come seconda cosa, maggiormente importante dell'osservazione di cui sopra, è il fatto che personalmente considero "Lathe Biosas" quale canzone fastidiosamente inconcludente, dato che per me si poteva finire benissimo con il momento secondo me topico del brano, in cui sia Andrea che Giordano urlano il titolo della canzone, per poi abbassare lentamente il volume, e non perdersi attraverso passaggi, per il mio parere, inutili, con il colpo di (dis)grazia dominato dal 1° riff proposto. Riguardo però ora la produzione, devo dire che mi è piaciuta molto, tutti gli strumenti sono proprio in bell'evidenza, compreso il basso, che in tipica tradizione death metal si sente piuttosto bene. Una produzione che io non definirei proprio sporca, anzi, risulta piuttosto cristallina. Talvolta, però, il reparto voci sovrasta le chitarre, come succede, ad un certo punto, in "Mashom". Niente da dire, invece, sull'impeccabile registrazione.
Ma adesso vorrei parlare dei testi, che sinceramente mi sono piaciuti moltissimo. Parlano della guerra in chiave chiaramente pacifista (notare che il gruppo si definisce come anarco-death metal), scagliandosi contro le multinazionali ("Nekare"), vero motore della guerra, croce dell'umanità da millenni, e magari contro gli Stati Uniti, gli imperialisti per eccellenza del giorno d'oggi ("Mashom"). Tra l'altro, nelle già citate "Mashom" e "Nekare" vengono trattate delle situazioni d'attualità purtroppo molto brutali, ossia, rispettivamente, il conflitto praticamente senza fine tra l'Israele e la Palestina, e le atrocità perpetrate dalla LRA (sigla che sta per "Lord's Resistance Army", l'esercito integralista "cristiano" di Joseph Kony) che dal 1987, facendo partire la seconda guerra civile insieme alla collaborazione con il Sudan, intende prendere il potere e governare l'Uganda - paese sorretto attualmente dal multipartitismo e quindi dalla democrazia parlamentare - secondo i dieci comandamenti, oltre a qualche insegnamento preso, stranamente, dalla religione islamica. Insomma, testi a mio avviso intelligenti e molto curati che fanno uso anche di termini stranieri (ovviamente, sempre nelle due canzoni sopraccitate), così da far entrare di più nel mondo brutale, torturato e senza compromessi che i Mass Obliteration vogliono far vivere nella mente dell'ascoltatore. Tra l'altro, i testi si possono tranquillamente leggere nel profilo del gruppo su Metal-Archives, ed è un'esperienza veramente pesante, a mio avviso.
Parliamo adesso del reparto voci. Secondo me, è più che ottimo, Andrea e Giordano sono cantanti devastanti, capaci di utilizzare vari tipi di voci, spesso facendo fuoriuscire dalla bocca un grugnito cavernoso e di una profondità disarmante (e pensare che durante il concerto mi pareva che Giordano fosse addirittura più debole rispetto al suo collega!), ma il tutto non si riduce soltanto a questo, come già scritto poco fa in fin dei conti, visto e considerato che non poche volte i grugniti diventano più alti, se non vere e proprie urla, alle volte black come in "The Remains of Hate" e "Lathe Biosas", talvolta un po' più umane e selvagge (il finale di "Nekare" è esemplificativo a tal proposito). Proprio nell'ultimo brano citato, tra l'altro, viene proposta perfino una voce pulita, un parlato seppur brevissimo, che mi piacerebbe fosse stato successivamente ripreso nel prosieguo del pezzo, anche perchè non soltanto mi sembra tremendamente azzeccato ma pure per via, secondo me certo, di un tocco aggiunto di disperazione più universalmente umana che si aggiunge a quello delle classiche voci. Però tutti questi cambiamenti tonali, a mio avviso, non donano soltanto più fantasia al tutto, ma anche maggior intensità e violenza, risaltando così quelle già presenti. Devo dire poi che ho particolarmente apprezzato l'utilizzo di due voci le quali, qualche volta in coro ed in altri momenti dandosi il posto a vicenda, mi trasmettono maggiormente un notevole senso di angoscia in quanto pare, almeno certe volte, che la rabbia non sia espressa soltanto singolarmente ma addirittura da un popolo intero, attraverso un'efficace sovrapposizione di voci. Leggermente meno fenomenali, per il mio modesto parere, le linee vocali, seppur apprezzabili e classicamente death metal, anche se ho trovato strabilianti certune presenti in "Nekare". Discorso chitarre: qualità, a mio avviso, leggermente superiore rispetto al reparto vocale, le due asce mordono che è una bellezza, compatte come sono. Mordono anche perchè la fantasia mostrata è di alto livello, passando magari attraverso diversi stili. Infatti, ecco che in "Nekare" ed, in maniera ancor più evidente, pesante ed un po' funeral (nel primo caso invece si è in territori maggiormente melodici), in "Lathe Biosas" affacciarsi devastanti incursioni doom come pure infiltrazioni vagamente thrash nella breve "Mashom", dove l'influenza si esprime tramite un tempo medio contagioso, e nella lunga "Lathe Biosas", in cui invece il riffing thrasheggiante è ancor più vago, considerando, tra l'altro, il tempo che è piuttosto lento ma contorto, e che nell'ultima parte diventa praticamente death metal. Sempre nell'ultimo brano citato c'è un riff particolare che non saprei come definire, ma probabilmente penso che sia una delle poche espressioni chitarristiche di impronta moderna presenti in questo demo (poi se ho scritto una cazzata, fate voi), e comunque, secondo me, è una soluzione molto azzeccata, anche perchè emotivamente parlando non sembra poi così triste, disperata oppure arrabbiata come la maggiorparte dei riffs proposti, avendo una melodia quasi (paradossalmente) divertita; disperazione che invero io sento in un altro riff particolare, presente stavolta in "The Remains of Hate", che forse non sfigurerebbe in una ballata metal (!?), basato essenzialmente sulle note alte, un po' arpeggiato e che sinceramente sembra quasi dal tono rassegnato; altre soluzioni degne di menzione sono quelle più dal piglio black, rintracciabili soprattutto nella parte centrale del demo, come le sfuriate, quasi a là Obscurus Advocam, contenute sempre in "The Remains of Hate", od il riff dalla prima parte melodica ma dalla seconda piuttosto dissonante e su note alte dell'inizio (ma non solo) di "Nekare" (canzone che è forse una delle più melodiche del lotto)...ma come non citare altrimenti le schizzate variazioni brevissime, pure un po' arabeggianti, di stampo death metal dei secondi iniziali di "Mashom", il riff ingannevole che pare costituito solo da una prima parte contandone subito dopo altresì una seconda, quasi identica, sempre presente nell'ultimo brano sopraccitato, le variazioni folli (ma posate rispetto a quelle di "Mashom") al riff doomeggiante di "Nekare", oppure ancora quel passaggio contorto, lungo, lento ed alle volte grooveggiante che fa bella mostra di sè in "Lathe Biosas"? Ma questa è soltanto una lista in fin dei conti esigua delle varie soluzioni proposte (importanti ma non proprio frequenti sono quelle groovy, ad esempio) e se è così per le chitarre allora figuriamoci per la batteria! Segnalo inoltre le infiltrazioni della chitarra solista, che in pochi ma efficaci momenti ("Mashom" e "The Remains of Hate") dà manforte, molto anche dal punto di vista emotivo, alla parte ritmica, come la disperazione prossima ad esplodere di rabbia ed azione quasi nel finale di "The Remains of Hate" con precedente apocalisse scarviana (il nome degli Scarve mi risuona sempre alla mente in questo caso), e pure interessante è l'apporto dato dalla solista nel 1° riff di "Mashom". Chitarra solista che un po' più frequentemente (ossia, in tutti i pezzi) esegue dei veri e propri assoli, uno a botta in ogni brano. Assoli brevi e non virtuosi, piuttosto "tranquilli" se si confrontano con quelli folli dei primi Unleashed ed infatti per la velocità e la lunghezza (anche se nei Mass Obliteration mi sembrano leggermente più modesti) a quelli dei Gorguts (ancora loro?) sempre dei primi due album, con alcune ovvie differenze sostanziali: in tal caso gli assoli non sono malvagi (ciò non costituisce ovviamente un difetto) e non sempre sono particolarmente azzeccati, secondo me certo, pure se una menzione d'onore la darei sicuramente a quello melodico e triste di "Nekare". Cito anche l'assolo di "The Remains of Hate", più che altro perchè non è che mi entusiasmi poi così tanto, un po' spento, e noto che sembra un solo soltanto per i primi secondi, mentre per i restanti mi pare una specie di riff. Per quanto riguarda ora il basso, devo proprio dire che il lavoro mi è veramente buono, non dà adito a virtuosismi personali come si dovrebbe sentire in un gruppo di impronta tecnica, ma i momenti in cui è solo lui stesso ("Mashom" e "The Remains of Hate"), danno a me una scossa di adrenalina che dire non indifferente è un eufemismo! Adesso tocca alla batteria, altro strumento tremendamente curato. Lo stile di Luca è pericolosamente fantasioso, visto e considerato che ogni pattern è diverso da tutti gli altri, proponendo così spesso ritmi non proprio lineari e classici, che probabilmente risentono anche di influenze jazz, pur seguendo tempi piuttosto precisi. Il nostro ha, a mio avviso, un modo piuttosto nervoso ed enigmatico di approccio con la batteria, un modo che fra l'altro mi sembra totalmente congeniale con il messaggio che il gruppo vuole trasmettere, dando anche così la sensazione che il mondo non va come dovrebbe, un mondo pieno di insicurezza e di giganti inquietanti matematici nella loro opera di distruzione. Curioso poi che molte volte nei passaggi groovy Luca non esita a tirare fuori un ritmo che, secondo me, è paradossalmente privo di groove, come alle volte il nostro è capace di cambiare tutto quasi impercettibilmente (almeno nelle prime volte in cui si sente) ed esempio-principe è, per il mio parere, un passaggio di "Lathe Biosas" dove prima viene creato un tessuto jazzato di stupenda efficacia per poi, imprevedibilmente, far divenire il tempo un po' grooveggiante! Da Luca ci si può aspettare di tutto, anche se mi sono accorto (o forse sbaglio?) che lui spesso non varia uno stesso pattern (per poi riprendere il ritmo ovviamente), tanto per rendere la pietanza ancora maggiormente imprevedibile, pratica usata, a titolo di esempio, da Flo Mounier dei Cryptopsy. Secondo me, è proprio Luca con i suoi prorompenti e folli tocchi, ad essere il principale punto di forza dei Mass Obliteration.
Per quanto concerne invece il brano che a me è piaciuto di più, devo citare "The Remains of Hate" ed i motivi sono semplici: esso ha un climax, quasi nel finale, che per me è veramente il migliore di tutto il demo, preparato, come già scritto da una chitarra solista bombastica ma anche da una chitarra ritmica a tratti stoppata, per non parlare poi dell'atmosfera apocalittica che personalmente si respira poco prima dello stesso apice del pezzo, un'emozione nuova ed unica durante il prosieguo di "Fratricide", e quindi di una struttura che secondo me è una delle meglio architettate di tutte.
E pensare che prima consideravo "The Remains of Hate" come un brano un po' difettoso, prendendo come scusa il fatto che l'atmosfera apocalittica di cui sopra venisse forse ripetuta troppo insistentemente, nonostante la sua in fin dei conti brevità temporale. Ma successivamente mi sono detto che è meglio così, dato che in tal modo si fa addentrare maggiormente l'ascoltatore, almeno personalmente certo, nel mondo di puro caos, morte e distruzione disegnato accuratamente e realisticamente dai nostri 4 baldi giovini. Un altro brano che definivo non privo di pecche era il seguente "Nekare", e proprio per quanto riguarda il finale, dove un riff viene ripetuto praticamente all'infinito con varie, dolorose e discontinue (nel senso che il ritmo può cambiare radicalmente da un momento all'altro) variazioni da parte del batterista. Aspetti che per me ora sono azzeccatissimi, dato che mostrano musicalmente nella maniera migliore la sofferenza continua e senza pietà che il popolo ugandese subisce da anni, ed i tocchi infernali della batteria stanno probabilmente a rappresentare l'imprevedibilità del Male che ti si può scaraventare addosso in qualsiasi momento e senza preavviso.
Insomma, siamo arrivati alla conclusione, ragazze e ragazzi. Il secondo demo dei Mass Obliteration mi ha impressionato ben volentieri. Risulta difficile da assimiliare soprattutto a livello strutturale e ritmico, ed infatti una tale opera bisogna ascoltarla più e più volte per comprenderla appieno (almeno così è successo a me), in modo da non incappare in giudizi affrettati. Certo, per me c'è qualche problemino, curiosamente nella struttura e proprio per il brano finale, e di questo il voto che vedrete qui sotto ne risente profondamente. I risultati raggiunti mi fanno sperare in qualcosa di molto buono, l'unica cosa che mi chiedo è quanto si dovrà aspettare?

Voto: 77

Claustrofobia
P.S. Complimenti pure per la copertina, che sembra rappresentare la ribellione dell'uomo, ed i muscoli che si vedono forse sono la rappresentazione della grandezza e della forza umana.

Tracklist:

1 - Mashom/ 2 - The Remains of Hate/ 3 - Nekare/ 4 - Lathe Biosas

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