nonostante l'assurda situazione che stiamo vivendo, gli organizzatori del Go! Fest hanno voluto comunque salvare la nuova edizione del "festival più veloce d'Italia" mettendola su per il 3 ottobre presso il solito Spartaco, salvo nuove disposizioni per scongiurare una possibile seconda quarantena (ma speriamo proprio che non ci sia!).
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mercoledì 19 agosto 2020
Go! Fest: la decima edizione si farà!
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giovedì 13 ottobre 2016
Morbo/Bunker 66 - "Into the Morbid Bunker" (Doomentia Records, 2016)
Bands: Morbo/Bunker 66
Title: Into the Morbid Bunker
Genre: Death metal_Black/Thrash metal
Year: 2016
Time: 12 min circa
Rating: 73/100
All Italian split for the Czech label Doomentia Records! In fact, it had the brilliant idea to unite in a sole production the Romans Morbo and the Sicilians Bunker 66, an old acquaintance of Timpani allo Spiedo when I interviewed even them with those very very long and boring questions that I did in the early days of the ‘zine. Well, this 4-song split is titled “Into the Morbid Bunker” and has released on 7’’ vinyl on 23rd June 2016.
Title: Into the Morbid Bunker
Genre: Death metal_Black/Thrash metal
Year: 2016
Time: 12 min circa
Rating: 73/100
All Italian split for the Czech label Doomentia Records! In fact, it had the brilliant idea to unite in a sole production the Romans Morbo and the Sicilians Bunker 66, an old acquaintance of Timpani allo Spiedo when I interviewed even them with those very very long and boring questions that I did in the early days of the ‘zine. Well, this 4-song split is titled “Into the Morbid Bunker” and has released on 7’’ vinyl on 23rd June 2016.
giovedì 7 gennaio 2010
Intervista Bunker 66

I Bunker 66 al gran completo. Da sinistra verso destra: Desekrator of the Altar, Bone Incinerator e Damien Thorne.
--------------
1) Weilà ragazzuoli, come la va? Tutto bene? Presentate i Bunker 66 ai lettori di “Timpani Allo Spiedo”.
Desekrator of the Altar, batteria: Ciao, tutto ok qui! Ci siamo formati nel 2007 per nessun preciso motivo, ascoltiamo la stessa roba e siamo dei nerd.
2) Di cosa trattate esattamente nei testi e chi li scrive? Da cosa traete ispirazione per farli e, dal punto di vista formale, da quale gruppo siete maggiormente influenzati?
I nostri testi sono abbastanza intelligenti, parliamo di metal… e poi odiamo il Vaticano. Li scriviamo io e Damien Thorne, due menti brillanti! Siamo influenzati molto dai Venom!
3) Ma i vostri testi in che modo dovrebbero venire interpretati? Nel senso se voi siate veramente satanisti, e perché, inoltre, parlate anche di argomenti anche piuttosto pesantini come il nucleare? A tal proposito, si può considerare soltanto semplice cazzeggio o c’è una specie di sottile denuncia? O tutto si riallaccia alla tradizione ironica e goliardica dei Venom?
Non credo che ci sia bisogno di interpretarli in quanto sono testi stupidi. Il satanismo pacchiano è decisamente divertente e per quanto concerne il nucleare, il nostro è tutto cazzeggio post-visione “Toxic Avenger” (questo è il titolo di un film “di culto” statunitense uscito nel 1985. Nda Claustrofobia). Insomma è ironia come dici tu eheh!
4) Come avviene la composizione dei vostri pezzi e quanto è durata la loro stesura? Chi li compone? Quale è stato il pezzo che vi ha dato più, come dire, “rogne”, e ci sono state per caso anche delle litigate durante questa fase?
Bone Incinerator fa i riff e poi ci vediamo insieme in sala per plasmare il tutto. I pezzi di “Out Of The Bunker” sono usciti tra il 2007 e i primi mesi del 2009. Niente rogne, niente litigate.
5) Dove avete registrato invece i pezzi ed in quanto tempo? Da questo punto di vista, c’è stato un pezzo più difficile rispetto agli altri?
Li abbiamo registrati in sala prove in un paio di settimane. Non c’è stato un pezzo più difficile.
6) A mio avviso, la vostra musica può essere considerata un black/thrash veramente marcio, puzzolente e tremendamente intenso, orientato per la maggiore verso i tempi veloci, pur proponendone con una buona frequenza di più medio-lenti, e che si presenta sufficientemente vario e fantasioso, magari tirando fuori incubi doom oppure addirittura un po’ di black/death a là Black Witchery (“A Can of Zyklon Please”). Mi piacciono poi veramente molto gli assoli, che mi sembrano più che altro heavy metal, e che di solito fanno sfoggio di sé con delle melodie allegre e birraiole cozzando così a mio parere piacevolmente con il riffing stesso, spesso “cattivo”. Strutturalmente ogni canzone rispetta lo schema strofa-ritornello, anche se ognuna da questo punto di vista presenta una buona individualità. Tra l’altro, mi garba tanto pure la produzione, con tutti gli strumenti messi bene in risalto, con il basso poi che con il suo suono che secondo me aumenta notevolmente la già ben presenta atmosfera marcia. Ora, mi sono dimenticato forse di qualcosa? Ma da chi siete influenzati principalmente? Io vedo spesso e volentieri l’influenza degli Hellhammer, anche nelle fasi doom, come degli Horned Almighty.
Hai centrato il bersaglio, siamo influenzati da tanti gruppi, tra i quali ovviamente ci sono anche gli Hellhammer e i Celtic Frost. Gli Horned Almighty sono simpatici, ma non rientrano tra le nostre influenze.
7) La canzone che più apprezzo è decisamente “Radioactive Bath”, in quanto la considero come quella più intensa di tutte (non a caso strutturalmente parlando è la più elementare del lotto), ma anche perché c’è un rallentamento doom che secondo me è il migliore dell’opera, un rallentamento veramente catacombale che lentamente diventa più violento. Tale brano mi pare abbia un pregio in più: si regge benissimo anche senza l’assolo, invero presente nelle restanti canzoni. Tra l’altro, pure le linee vocali, specialmente il ritornello, non scherzano per niente. Ora, siete d’accordo? Perché “Radioactive Bath”, in effetti, non ha l’assolo? Come è nato questo brano comunque? Se no, secondo voi, quale ritenete sia il miglior pezzo di tutto il lotto e perché?
Non saprei dirti, il pezzo non è male: è semplice, divertente e senza fronzoli. Non sappiamo perché non ci sia l’assolo, è uscita così. Non ricordo come sia nato. Il pezzo migliore secondo noi è “Metal Redentor”, è uscito in pochi minuti e ci è piaciuto subito.
8) Vorrei trattare ora quello che personalmente reputo quale il brano più particolare di “Out of the Bunker”, in quanto è l’unico che è fondato maggiormente su tempi medi piuttosto catacombali e più “cattivi” del solito. A tal proposito, perché è così diverso dagli altri, e quale è stata la sua genesi? Però ci sono delle cose che poco mi convincono, sperando che le critiche che adesso vi farò vi sembreranno sensate. La prima riguarda l’ultima ripresa del 1° riff, che viene ripetuto per 2 volte, precedendo per l’ultima occasione il ritornello. Personalmente, credo che il primo poteva essere ripetuto ancora per altrettante volte, in modo da essere meno brusco e per immergere ulteriormente l’ascoltatore nell’atmosfera catacombale di cui sopra. Inoltre, non mi piace il finale, in quanto mi sa un pochetto di inconcludente, ed infatti penso che si poteva fare meglio proponendo magari poco dopo dei blast-beats con tanto di voce e poi di un bell’assolo schizofrenico. Insomma, come rispondete a queste critiche (sempre se una risposta sia possibile)?
Non ci ricordiamo della sua genesi e non saprei darti una risposta concreta, il pezzo è uscito così, forse con le modifiche da te elencate sarebbe uscito meglio, chi lo sa…
9) Invece, per quanto riguarda il vostro principale punto di forza, penso che esso sia rappresentato dalla immane intensità di cui è totalmente pregna la musica che proponente, anche perché si presenta con una bella dose di groove, e questo a livello veramente globale (persino nella voce a mio avviso). Condividete ciò che affermo? Se no, a vostro avviso, quale è il principale punto di forza vostro?
Condividiamo e ci fa piacere che tu l’abbia notato!
10) Mi interessa anche in modo particolare anche la voce, decisamente varia e fantasiosa, anche perché mi piace specialmente l’effetto-lontananza, con annesso riverbero, innestato sul cantante, che gli regala una notevole aura di malignità, quasi per rappresentare idealmente l’imprendibilità del Male, che in questo caso è come aria. Siete d’accordo con quanto affermo? Qua invece mi rivolgo direttamente a Damien Thorne: ma da quali cantanti sei influenzato e quali ne sono i tuoi preferiti? Apprezzo anche molto quella voce a là Volker Frerich dei Warhammer che precede ogni volta l’assolo, magari pronunciando persino il nome di Bone Incinerator come accade in “Walpurgisnacht”, ed il fatto curioso è che essa è stata messa nei brani più opposti dell’ep. Per quale motivo? Forse a questa voce gli avete dato un messaggio d’apertura e di addio? In "Metal Redentor", se non sbaglio, ci sono dei cori oi! Per quale motivo?
Siamo d’accordo. Damien mi ha detto che è influenzato da Cronos e Jeff Becerra, quella voce alla quale ti riferisci sono io. Non c’è nessun motivo, sono tutte idee sorte sul momento. I cori oi! sono su “Blasphemous Ignorance”, ci stanno bene!
11) Parliamo adesso del titolo della vostra opera. Perché proprio “Out of the Bunker” e che significato possiede? Ci sono state altre proposte prima e casomai perché sono state scartate?
“Fuori dal bunker”, è stata la nostra prima “uscita” dalla sala prove. Non ci sono state altre proposte.
12) La copertina mi sembra veramente molto ironica, e specialmente riguardo Desekrator of the Altar. Dove avete scattato la foto e perché avete scelto proprio questa? In questo caso, altre proposte ci sono state e perché non le avete accettate?
Abbiamo scattato la foto sui colli qui a Messina. Abbiamo scelto questa perché ci piace. La copertina per Reinig Records sarà diversa, se ne sta occupando Sean degli Impaled, che ringraziamo!
13) Questa è una domanda un po’ provocatoria (ma mica tanto ormai), però perché utilizzate l’inglese, lingua forse un po’ troppo stra-abusata ed anche innaturale per gruppi non-anglofoni? E se provate a fare un esperimento in italiano, come 2/3 di voi fanno negli AlterAzione?
Non saprei dirti, non abbiamo pensato neanche a questo, facciamo schifo eheh!
14) C’è una ragione per il quale “Out of the Bunker” non è un demo ma un ep?
No. (Cazz…Nda Claustrofobia)
15) Siete soddisfatti del risultato raggiunto o volete cambiare qualcosa? Come stanno andando la critica ed il pubblico?
Siamo soddisfattissimi, il cd sembra piacere molto e non ci aspettavamo davvero tutti questi responsi positivi, ci fa davvero molto piacere!
16) Chi ha scelto il nome del gruppo e quale è il suo significato? Ci sono state altre proposte prima di decidere per quello attuale e potete dire per quale motivo sono state rifiutate? I due 66 hanno una valenza ironica per caso?
Non ricordo chi lo scelse, io o Bone se non ricordo male. Il nome ha un significato molto evil che non sveleremo!
17) Chi ha fatto il logo e cosa volete che esso trasmetta? Ci sono…vabbè, le stesse successive 2 domande della 16 (ho una fantasia a volte ihih).
Il logo lo ha fatto Damien Thorne, si diverte a disegnare!
18) Volete raccontarmi di un vostro concerto-tipo?
Quattro gatti, locali di merda e i proprietari di questi che meritano total death!
19) Questa è una domanda per Bone Incinerator. Prima di militare nei Bunker 66 hai suonato con qualche altro gruppo, registrando e/o pubblicando qualcosina?
Bone Incinerator, chitarra: Ho suonato death metal con gli Exhuman e registrato con loro un demo, un EP e un full lenght. Dopo ho avuto un progetto solista chiamato Oblihate, sempre death metal. Ho fatto un demo.
20) Da quanto tempo suonate i vostri rispettivi strumenti e quanto vi esercitate al giorno?
Damien Thorne suona il basso da una vita, almeno 20 anni credo. Bone non me l’ha voluto dire, io da 8 anni circa, ci esercitiamo poco, siamo pigri!
21) Una domanda cojona: quale è stato l’evento più esilarante che avete vissuto come gruppo?
Guardare ‘The Big Bang Theory’, una serie TV che consiglio vivamente!
22) Dato che la vostra musica ha radici antichissime, che pensate delle forme metalliche più moderne, specialmente quelle estreme? Hanno aggiunto e/o perso qualcosa rispetto alle sonorità più datate?
Discorso lungo questo, posso solo dire che in linea massima ascoltiamo roba fino al ’96 circa, raramente qualcosa di nuovo ha stuzzicato il nostro interesse. Tanto metal moderno puzza troppo di plastica ormai, manca feeling, manca atmosfera.
23) Quale è il vostro senso dell’evoluzione? Secondo voi un gruppo deve cambiare almeno un pochetto la propria musica per rendersi ancora interessante negli anni?
Non necessariamente. L’importante è che tutto sia naturale e sincero.
24) Come deve essere il metallaro-tipo di oggi, a vostro parere?
Non ho idea, alla fine ognuno fa quel che vuole.
25) Cos’è cambiato per voi a livello sociale nella scena metallica rispetto ad anni or sono? C’è più rispetto e passione per la musica, o quasi tutto si riduce a “mi scarico questo cd e poi bon…”?
A livello di comunicazione molto è cambiato, Internet in primis. I contatti sono facili da reperire come anche la musica digitale. I metallari che non hanno dischi originali mi terrorizzano, non si può rinunciare ad una cosa simile. Il troppo stroppia e, ironia della sorte, tutto questo facile accesso alla musica ha fatto perdere la passione genuina e la voglia nei confronti di essa stessa. Ormai tutto ti viene schiaffato in faccia e la ricezione diventa terribilmente superficiale.
26) Come siete riusciti ad accasarvi presso la giovanissima etichetta statunitense Reinig Records? Come sta andando il rapporto con lei?
Ci ha contattato lei ed ha subito dimostrato tanta voglia di fare, speriamo che vada avanti così! Il rapporto sta andando molto bene, a breve uscirà una nuova versione rimasterizzata di “Out Of The Bunker”, sia su vinile che su cd.
27) Qualche gruppo della vostra etichetta da consigliare?
L’etichetta è nuova e non so cosa sta bollendo in pentola, potete sempre tenere sott’occhio questo link: www.myspace.com/reinigrecords
28) Come vi rapportate con il fenomeno sempre più diffuso del peer 2 peer e quindi con il formato MP3? Esso può essere considerato pericoloso anche per l’Underground e perché?
Anche questa è una lama a doppio taglio, io scarico ma se ciò che scarico mi piace lo compro. Tanti invece non fanno così.
29) Che ne pensate della vostra scena Metal estrema, ossia quella siciliana( anche dal punto di vista extra-musicale – nel senso dei locali, del pubblico e così via)? Sbaglio o ha una buona scena specialmente di impronta black metal?
La scena qui in Sicilia è abbastanza buona, i gruppi validi non mancano. Mi piacciono un botto gli Haemophagus e i Throne Of Molok, poi beh ricordiamo che la Sicilia ha dato i natali a Schizo, Incinerator e Nuclear Simphony! Anche la scena black non è niente male!
Uno zoccolo duro di persone che frequentano i concerti c’è sempre, i locali invece sono il problema principale qui al sud: beccare un live metal è davvero difficile, specie qui a Messina wasteland! Voglio ricordare solamente il grandioso “Cinque Quarti” che purtroppo ha chiuso i battenti da un bel po’ di tempo ormai.
30) Che ne pensate invece della scena Metal estrema italiana più in generale( idem)?
In ogni ambito metal l’Italia ha avuto sempre ottimi gruppi: Necrodeath, Bulldozer, Schizo, Death SS ecc. e attualmente in campi ancora più estremi ci sono gruppi che stanno andando forte, gli Hour Of Penance per esempio.
31) Ascoltate altri tipi di musica oltre al Metal? Se sì, quale maggiormente preferite? Nuove leve da consigliare? Ritornando al Metal, quali gruppi preferite? C'è qualche sorpresa che volete segnalare, magari con quelle con cui avete diviso il palco?
Personalmente ascolto anche hc/punk, qualcosa di ambient, certo hard rock anni 70…anche Damien e Bone ascoltano tanta altra roba. Ma il metal resta pur sempre la nostra grande passione. Attualmente non mi vengono in mente gruppi in particolare. So solo che Bone vi consiglierebbe l’ultimo Raven e l’ultimo Anvil, non posso che confermare.
32) Cosa bolle attualmente in pentola per voi? Come va invece con gli altri gruppi di cui 2/3 di voi fanno parte? Altri progetti in cantiere forse?
Stiamo preparando 2 pezzi nuovi cha andranno a finire su un 7’’ per Reinig Records. Con i Traumagain stiamo registrando il primo full lenght e coi Grim Monolith a breve inizieremo a completare la stesura del terzo cd.
33) Ragazzuoli, l’intervista è finita, sperando che io non vi abbia rotto i cosiddetti. Volete mandare un messaggio finale agli avidi lettori di “Timpani Allo Spiedo”?
Grazie mille per l’intervista e per il tempo dedicatoci!
Desekrator of the Altar, batteria: Ciao, tutto ok qui! Ci siamo formati nel 2007 per nessun preciso motivo, ascoltiamo la stessa roba e siamo dei nerd.
2) Di cosa trattate esattamente nei testi e chi li scrive? Da cosa traete ispirazione per farli e, dal punto di vista formale, da quale gruppo siete maggiormente influenzati?
I nostri testi sono abbastanza intelligenti, parliamo di metal… e poi odiamo il Vaticano. Li scriviamo io e Damien Thorne, due menti brillanti! Siamo influenzati molto dai Venom!
3) Ma i vostri testi in che modo dovrebbero venire interpretati? Nel senso se voi siate veramente satanisti, e perché, inoltre, parlate anche di argomenti anche piuttosto pesantini come il nucleare? A tal proposito, si può considerare soltanto semplice cazzeggio o c’è una specie di sottile denuncia? O tutto si riallaccia alla tradizione ironica e goliardica dei Venom?
Non credo che ci sia bisogno di interpretarli in quanto sono testi stupidi. Il satanismo pacchiano è decisamente divertente e per quanto concerne il nucleare, il nostro è tutto cazzeggio post-visione “Toxic Avenger” (questo è il titolo di un film “di culto” statunitense uscito nel 1985. Nda Claustrofobia). Insomma è ironia come dici tu eheh!
4) Come avviene la composizione dei vostri pezzi e quanto è durata la loro stesura? Chi li compone? Quale è stato il pezzo che vi ha dato più, come dire, “rogne”, e ci sono state per caso anche delle litigate durante questa fase?
Bone Incinerator fa i riff e poi ci vediamo insieme in sala per plasmare il tutto. I pezzi di “Out Of The Bunker” sono usciti tra il 2007 e i primi mesi del 2009. Niente rogne, niente litigate.
5) Dove avete registrato invece i pezzi ed in quanto tempo? Da questo punto di vista, c’è stato un pezzo più difficile rispetto agli altri?
Li abbiamo registrati in sala prove in un paio di settimane. Non c’è stato un pezzo più difficile.
6) A mio avviso, la vostra musica può essere considerata un black/thrash veramente marcio, puzzolente e tremendamente intenso, orientato per la maggiore verso i tempi veloci, pur proponendone con una buona frequenza di più medio-lenti, e che si presenta sufficientemente vario e fantasioso, magari tirando fuori incubi doom oppure addirittura un po’ di black/death a là Black Witchery (“A Can of Zyklon Please”). Mi piacciono poi veramente molto gli assoli, che mi sembrano più che altro heavy metal, e che di solito fanno sfoggio di sé con delle melodie allegre e birraiole cozzando così a mio parere piacevolmente con il riffing stesso, spesso “cattivo”. Strutturalmente ogni canzone rispetta lo schema strofa-ritornello, anche se ognuna da questo punto di vista presenta una buona individualità. Tra l’altro, mi garba tanto pure la produzione, con tutti gli strumenti messi bene in risalto, con il basso poi che con il suo suono che secondo me aumenta notevolmente la già ben presenta atmosfera marcia. Ora, mi sono dimenticato forse di qualcosa? Ma da chi siete influenzati principalmente? Io vedo spesso e volentieri l’influenza degli Hellhammer, anche nelle fasi doom, come degli Horned Almighty.
Hai centrato il bersaglio, siamo influenzati da tanti gruppi, tra i quali ovviamente ci sono anche gli Hellhammer e i Celtic Frost. Gli Horned Almighty sono simpatici, ma non rientrano tra le nostre influenze.
7) La canzone che più apprezzo è decisamente “Radioactive Bath”, in quanto la considero come quella più intensa di tutte (non a caso strutturalmente parlando è la più elementare del lotto), ma anche perché c’è un rallentamento doom che secondo me è il migliore dell’opera, un rallentamento veramente catacombale che lentamente diventa più violento. Tale brano mi pare abbia un pregio in più: si regge benissimo anche senza l’assolo, invero presente nelle restanti canzoni. Tra l’altro, pure le linee vocali, specialmente il ritornello, non scherzano per niente. Ora, siete d’accordo? Perché “Radioactive Bath”, in effetti, non ha l’assolo? Come è nato questo brano comunque? Se no, secondo voi, quale ritenete sia il miglior pezzo di tutto il lotto e perché?
Non saprei dirti, il pezzo non è male: è semplice, divertente e senza fronzoli. Non sappiamo perché non ci sia l’assolo, è uscita così. Non ricordo come sia nato. Il pezzo migliore secondo noi è “Metal Redentor”, è uscito in pochi minuti e ci è piaciuto subito.
8) Vorrei trattare ora quello che personalmente reputo quale il brano più particolare di “Out of the Bunker”, in quanto è l’unico che è fondato maggiormente su tempi medi piuttosto catacombali e più “cattivi” del solito. A tal proposito, perché è così diverso dagli altri, e quale è stata la sua genesi? Però ci sono delle cose che poco mi convincono, sperando che le critiche che adesso vi farò vi sembreranno sensate. La prima riguarda l’ultima ripresa del 1° riff, che viene ripetuto per 2 volte, precedendo per l’ultima occasione il ritornello. Personalmente, credo che il primo poteva essere ripetuto ancora per altrettante volte, in modo da essere meno brusco e per immergere ulteriormente l’ascoltatore nell’atmosfera catacombale di cui sopra. Inoltre, non mi piace il finale, in quanto mi sa un pochetto di inconcludente, ed infatti penso che si poteva fare meglio proponendo magari poco dopo dei blast-beats con tanto di voce e poi di un bell’assolo schizofrenico. Insomma, come rispondete a queste critiche (sempre se una risposta sia possibile)?
Non ci ricordiamo della sua genesi e non saprei darti una risposta concreta, il pezzo è uscito così, forse con le modifiche da te elencate sarebbe uscito meglio, chi lo sa…
9) Invece, per quanto riguarda il vostro principale punto di forza, penso che esso sia rappresentato dalla immane intensità di cui è totalmente pregna la musica che proponente, anche perché si presenta con una bella dose di groove, e questo a livello veramente globale (persino nella voce a mio avviso). Condividete ciò che affermo? Se no, a vostro avviso, quale è il principale punto di forza vostro?
Condividiamo e ci fa piacere che tu l’abbia notato!
10) Mi interessa anche in modo particolare anche la voce, decisamente varia e fantasiosa, anche perché mi piace specialmente l’effetto-lontananza, con annesso riverbero, innestato sul cantante, che gli regala una notevole aura di malignità, quasi per rappresentare idealmente l’imprendibilità del Male, che in questo caso è come aria. Siete d’accordo con quanto affermo? Qua invece mi rivolgo direttamente a Damien Thorne: ma da quali cantanti sei influenzato e quali ne sono i tuoi preferiti? Apprezzo anche molto quella voce a là Volker Frerich dei Warhammer che precede ogni volta l’assolo, magari pronunciando persino il nome di Bone Incinerator come accade in “Walpurgisnacht”, ed il fatto curioso è che essa è stata messa nei brani più opposti dell’ep. Per quale motivo? Forse a questa voce gli avete dato un messaggio d’apertura e di addio? In "Metal Redentor", se non sbaglio, ci sono dei cori oi! Per quale motivo?
Siamo d’accordo. Damien mi ha detto che è influenzato da Cronos e Jeff Becerra, quella voce alla quale ti riferisci sono io. Non c’è nessun motivo, sono tutte idee sorte sul momento. I cori oi! sono su “Blasphemous Ignorance”, ci stanno bene!
11) Parliamo adesso del titolo della vostra opera. Perché proprio “Out of the Bunker” e che significato possiede? Ci sono state altre proposte prima e casomai perché sono state scartate?
“Fuori dal bunker”, è stata la nostra prima “uscita” dalla sala prove. Non ci sono state altre proposte.
12) La copertina mi sembra veramente molto ironica, e specialmente riguardo Desekrator of the Altar. Dove avete scattato la foto e perché avete scelto proprio questa? In questo caso, altre proposte ci sono state e perché non le avete accettate?
Abbiamo scattato la foto sui colli qui a Messina. Abbiamo scelto questa perché ci piace. La copertina per Reinig Records sarà diversa, se ne sta occupando Sean degli Impaled, che ringraziamo!
13) Questa è una domanda un po’ provocatoria (ma mica tanto ormai), però perché utilizzate l’inglese, lingua forse un po’ troppo stra-abusata ed anche innaturale per gruppi non-anglofoni? E se provate a fare un esperimento in italiano, come 2/3 di voi fanno negli AlterAzione?
Non saprei dirti, non abbiamo pensato neanche a questo, facciamo schifo eheh!
14) C’è una ragione per il quale “Out of the Bunker” non è un demo ma un ep?
No. (Cazz…Nda Claustrofobia)
15) Siete soddisfatti del risultato raggiunto o volete cambiare qualcosa? Come stanno andando la critica ed il pubblico?
Siamo soddisfattissimi, il cd sembra piacere molto e non ci aspettavamo davvero tutti questi responsi positivi, ci fa davvero molto piacere!
16) Chi ha scelto il nome del gruppo e quale è il suo significato? Ci sono state altre proposte prima di decidere per quello attuale e potete dire per quale motivo sono state rifiutate? I due 66 hanno una valenza ironica per caso?
Non ricordo chi lo scelse, io o Bone se non ricordo male. Il nome ha un significato molto evil che non sveleremo!
17) Chi ha fatto il logo e cosa volete che esso trasmetta? Ci sono…vabbè, le stesse successive 2 domande della 16 (ho una fantasia a volte ihih).
Il logo lo ha fatto Damien Thorne, si diverte a disegnare!
18) Volete raccontarmi di un vostro concerto-tipo?
Quattro gatti, locali di merda e i proprietari di questi che meritano total death!
19) Questa è una domanda per Bone Incinerator. Prima di militare nei Bunker 66 hai suonato con qualche altro gruppo, registrando e/o pubblicando qualcosina?
Bone Incinerator, chitarra: Ho suonato death metal con gli Exhuman e registrato con loro un demo, un EP e un full lenght. Dopo ho avuto un progetto solista chiamato Oblihate, sempre death metal. Ho fatto un demo.
20) Da quanto tempo suonate i vostri rispettivi strumenti e quanto vi esercitate al giorno?
Damien Thorne suona il basso da una vita, almeno 20 anni credo. Bone non me l’ha voluto dire, io da 8 anni circa, ci esercitiamo poco, siamo pigri!
21) Una domanda cojona: quale è stato l’evento più esilarante che avete vissuto come gruppo?
Guardare ‘The Big Bang Theory’, una serie TV che consiglio vivamente!
22) Dato che la vostra musica ha radici antichissime, che pensate delle forme metalliche più moderne, specialmente quelle estreme? Hanno aggiunto e/o perso qualcosa rispetto alle sonorità più datate?
Discorso lungo questo, posso solo dire che in linea massima ascoltiamo roba fino al ’96 circa, raramente qualcosa di nuovo ha stuzzicato il nostro interesse. Tanto metal moderno puzza troppo di plastica ormai, manca feeling, manca atmosfera.
23) Quale è il vostro senso dell’evoluzione? Secondo voi un gruppo deve cambiare almeno un pochetto la propria musica per rendersi ancora interessante negli anni?
Non necessariamente. L’importante è che tutto sia naturale e sincero.
24) Come deve essere il metallaro-tipo di oggi, a vostro parere?
Non ho idea, alla fine ognuno fa quel che vuole.
25) Cos’è cambiato per voi a livello sociale nella scena metallica rispetto ad anni or sono? C’è più rispetto e passione per la musica, o quasi tutto si riduce a “mi scarico questo cd e poi bon…”?
A livello di comunicazione molto è cambiato, Internet in primis. I contatti sono facili da reperire come anche la musica digitale. I metallari che non hanno dischi originali mi terrorizzano, non si può rinunciare ad una cosa simile. Il troppo stroppia e, ironia della sorte, tutto questo facile accesso alla musica ha fatto perdere la passione genuina e la voglia nei confronti di essa stessa. Ormai tutto ti viene schiaffato in faccia e la ricezione diventa terribilmente superficiale.
26) Come siete riusciti ad accasarvi presso la giovanissima etichetta statunitense Reinig Records? Come sta andando il rapporto con lei?
Ci ha contattato lei ed ha subito dimostrato tanta voglia di fare, speriamo che vada avanti così! Il rapporto sta andando molto bene, a breve uscirà una nuova versione rimasterizzata di “Out Of The Bunker”, sia su vinile che su cd.
27) Qualche gruppo della vostra etichetta da consigliare?
L’etichetta è nuova e non so cosa sta bollendo in pentola, potete sempre tenere sott’occhio questo link: www.myspace.com/reinigrecords
28) Come vi rapportate con il fenomeno sempre più diffuso del peer 2 peer e quindi con il formato MP3? Esso può essere considerato pericoloso anche per l’Underground e perché?
Anche questa è una lama a doppio taglio, io scarico ma se ciò che scarico mi piace lo compro. Tanti invece non fanno così.
29) Che ne pensate della vostra scena Metal estrema, ossia quella siciliana( anche dal punto di vista extra-musicale – nel senso dei locali, del pubblico e così via)? Sbaglio o ha una buona scena specialmente di impronta black metal?
La scena qui in Sicilia è abbastanza buona, i gruppi validi non mancano. Mi piacciono un botto gli Haemophagus e i Throne Of Molok, poi beh ricordiamo che la Sicilia ha dato i natali a Schizo, Incinerator e Nuclear Simphony! Anche la scena black non è niente male!
Uno zoccolo duro di persone che frequentano i concerti c’è sempre, i locali invece sono il problema principale qui al sud: beccare un live metal è davvero difficile, specie qui a Messina wasteland! Voglio ricordare solamente il grandioso “Cinque Quarti” che purtroppo ha chiuso i battenti da un bel po’ di tempo ormai.
30) Che ne pensate invece della scena Metal estrema italiana più in generale( idem)?
In ogni ambito metal l’Italia ha avuto sempre ottimi gruppi: Necrodeath, Bulldozer, Schizo, Death SS ecc. e attualmente in campi ancora più estremi ci sono gruppi che stanno andando forte, gli Hour Of Penance per esempio.
31) Ascoltate altri tipi di musica oltre al Metal? Se sì, quale maggiormente preferite? Nuove leve da consigliare? Ritornando al Metal, quali gruppi preferite? C'è qualche sorpresa che volete segnalare, magari con quelle con cui avete diviso il palco?
Personalmente ascolto anche hc/punk, qualcosa di ambient, certo hard rock anni 70…anche Damien e Bone ascoltano tanta altra roba. Ma il metal resta pur sempre la nostra grande passione. Attualmente non mi vengono in mente gruppi in particolare. So solo che Bone vi consiglierebbe l’ultimo Raven e l’ultimo Anvil, non posso che confermare.
32) Cosa bolle attualmente in pentola per voi? Come va invece con gli altri gruppi di cui 2/3 di voi fanno parte? Altri progetti in cantiere forse?
Stiamo preparando 2 pezzi nuovi cha andranno a finire su un 7’’ per Reinig Records. Con i Traumagain stiamo registrando il primo full lenght e coi Grim Monolith a breve inizieremo a completare la stesura del terzo cd.
33) Ragazzuoli, l’intervista è finita, sperando che io non vi abbia rotto i cosiddetti. Volete mandare un messaggio finale agli avidi lettori di “Timpani Allo Spiedo”?
Grazie mille per l’intervista e per il tempo dedicatoci!
domenica 6 dicembre 2009
Bunker 66 - "Out of the Bunker" (2009)
Se gli Egomass sono la modernità al servizio dell’innovazione, i Bunker 66 sono il classico gruppaccio di scalmanati Motorhead-dipendenti che verrebbero bollati dai metallazzi modernisti come qualcosa di stantio e superato, mentre altri stupratori del gusto raffinato si fionderebbero subito ad adorare sentendo il loro marciume sonoro che sa di antico. Ed io, ovviamente, faccio parte della seconda schiera, dato che non riesco a resistere veramente all’intensità dei Bunker 66, al loro coraggio di far ritornare in vita un passato per fortuna mai morto e sepolto, che ci urla nei timpani dandoci una lezione circa le radici primitive di un genere quale è il black metal. Ergo, penso che sia decisamente meglio per tutti ascoltare questi assatanati e ringraziarli del culo che si fanno.
“Out of the Bunker” è praticamente la prima creatura dei bestiali Bunker 66 (chissà perché solo 2 6?), un trio magico formato nel 2007 ed attualmente costituito da Damien Thorne, voce e basso, Bone Incinerator, chitarre, e da Desekrator of the Altar, batterista, artisti che tra l’altro non sono per niente dei novellini, se si pensa, per esempio, che il primo e l’ultimo suonano insieme nei Traumagain, oltre che negli AlterAzione, veterani del punk-hardcore siciliano. Loro 3 provengono da Messina, ribadendo in tal modo (se mai ce ne fosse stato ancora bisogno) il ruolo di primo piano del Metal estremo dell’isola nella scena italiana, sempre pronto a sfornare opere, specialmente di stampo black, a mio avviso di indubbio valore. “Out of the Bunker”, pubblicato di recente in maniera totalmente indipendente, risulta costituito da 6 pezzi che per quanto riguarda il minutaggio vanno dritti al sodo, offrendo in pasto agli affamati circa 20 minuti di musica dove trova posto un black/thrash metal marcio e puzzolente che farà sicuramente la felicità degli amanti di gruppi quali Hellhammer (la somiglianza mi sembra vistosa specialmente nei rallentamenti), Horned Almighty (però questi secondo me più complessi e genuinamente black), ultimi Gospel of the Horns (quelli di “The Realm of the Damned” per intenderci, anche se a mio parere loro sono maggiormente thrash e tecnici), o anche gli ultimi mitici Darkthrone, il tutto confluito attraverso una vena assolutamente goliardica che molto probabilmente piacerà ai grandi Venom, anche se in questo caso si scherza talvolta con argomenti piuttosto pesantini come è il nucleare (come possono dimostrare le ultime 3 canzoni dell’opera), ma tant’è. Comunque, il suono è all’insegna della diretta semplicità, senza quindi inutili tecnicismi, anche se i 3 presentano un livello tecnico a mio avviso decisamente buono, si sente insomma che non sono degli sprovveduti, ed ovviamente dei tempi veloci, seppur proponendo, con una certa frequenza, altri medio-lenti di impronta piacevolmente assassina. La musica spesso possiede tra l’altro, secondo me, un groove tremendamente notevole che si sente pure quando i nostri vanno a velocità abbastanza sostenute (ma non immaginatevi assalti thrash, per esempio, a là Violator perché siamo veramente in un altro mondo), che è poi classico di gruppi affini, Horned Almighty od Incriminated che siano. Ma il bello è anche che i Bunker 66 incorporano nella loro tipica melma, non poi così varia e fantasiosa ma in questo caso chissenefrega, pure influenze che proprio non mi aspettavo, e chi vi dirò prossimamente. Strutturalmente parlando, le canzoni rispettano il caratteristico schema strofa-ritornello senza comunque mai stufarmi, considerando inoltre che ogni pezzo, chi più chi meno, si distingue abbastanza bene da ognuno, andando dalle “più classiche di così non si può” (“Walpurgisnacht” – la più lunga del lotto, circa 4 minuti e 10 -, che secondo me non a caso è stata messa per prima proprio con lo scopo di presentare subito all’ascoltatore qualcosa di lineare, diretto, ergo memorizzabile, introdotta tra l’altro da una soluzione che funge anche da chiusura; “Metal Redentor”, un po’ più scarna – ma con sempre 4 soluzioni presenti – con differenze rappresentate dall’assenza di un passaggio d’apertura e, di conseguenza, di chiusura - almeno inteso come nella prima canzone considerata -, dal fatto che le ultime due apparizioni del secondo passaggio non sono accompagnati dalla strofa, e che la parte centrale, rispetto a “Walpurgisnacht”, è invertita, nel senso che prima compare l’assolo e poi il 4° riff, con l’ennesima differenza – ancora? Che palle! – che nel brano sopraccitato la parte centrale è costituita dalla sua terza soluzione, quella del ritornello insomma; “Radioactive Bath”, che tratterò invece tra molte righe) a quelle maggiormente fantasiose, (“Blasphemous Ignorance”, che ha la seguente struttura, basata sulle soluzioni proposte: 1 – 2 – 1 – 3 - 3 mod. – 3 - 1 (assolo) – 4 – 4 mod. - , – 4 ancora mod.. Faccio notare che qui il ritornello viene cantato soltanto una volta a botta. Inoltre, il 3 mod. è il riff subito precedente che cambia semplicemente di tono, ed in 4 mod. il tempo diventa più veloce, mentre in 4 ancora mod. il riff è sottoposto a singole plettrate e la batteria finisce il tutto lavorando sui tom-tom), come tra l’altro non mancano i brani apparentemente circolari ma che poi sfoggiano un assolo dopo che per 3 volte si sono fatti vivi la strofa ed il ritornello (con un rallentamento, com’è ovvio, dopo le prime due apparizioni), come succede in “A Can of Zyklon Please. Insomma, bisogna osservare che generalmente un brano dei Bunker 66, nella prima parte è veloce, in quella centrale è più lento, mentre nell’ultima si ritorna veloce come prima (ma anche no, come dimostra “Blasphemous Ignorance”), talvolta finendo il tutto con qualcosa mai proposto prima (“A Can of Zyklon Please”, che è tra l’altro la canzone più breve – ma di poco! – del demo, ossia è lunga poco meno di 3 minuti). Inoltre…nah, questo ve lo dico dopo! Ogni brano comunque presenta dalle 3 (“Radioactive Bath”) alle 5 soluzioni (“Lurking Demons of (War)”). Il gruppo, a mio avviso, alla luce di tutto ciò, sa tenere desta l’attenzione dell’ascoltatore anche con trovate poco convenzionali ed alla resa dei conti un pochino imprevedibili come la ripetizione in 5 volte (considerando che di solito, nel Metal estremo, una data soluzione viene ripetuta per un numero di battute divisibili per 2) di un passaggio presente in “Metal Redentor”. Dopo questa lunga e pallosa analisi della struttura-tipo dei pezzi dei Bunker 66, passiamo alla produzione. Bellissima, oso dire! Tutti gli strumenti sono in ottima evidenza, così da gustare le scorribande del gruppo intero, pur essendo sporca, senza però esagerare (come se mi dispiacesse), e per fare un paragone la produzione di “Out of the Bunker” la accosterei a quella di “Black Metal Jesus” degli Horned Almighty, solo un pochino più rozza ed “ignorante”, anche se in questo c’è un uso più preponderante delle frequenze medio-alte (cassa e basso più presenti ad esempio). Discorso registrazione: niente da dire invece di malevolo neanche qui, i nostri se la cavano egregiamente con i loro strumenti.
E adesso è proprio il momento di parlare della voce. Per me è veramente devastante. Le è stato innestato un effetto-lontananza, aggiungendole così a mio avviso quel pizzico in più di malvagità che serve sempre, quasi a simboleggiare l’imprendibilità del Male, spirituale o fisica che sia. Oltre a questo effetto, la voce è stata anche un pochino riverberata, e questi due aspetti si uniscono, a mio parere del tutto coerentemente, con un tipo di voce che è in pratica un grugnito bestiale (alle volte “scatarrato” come nell’ultima volta del ritornello di “Radioactive Bath”), che ricorda al sottoscritto ben volentieri le litanie infernali di tal Thomas Gabriel Warrior quando militava nei gloriosi Hellhammer. Ma il tocco ironico, goliardico di cui ho parlato ormai molte righe addietro, nella voce mi sembra particolarmente presente, come si evince da una voce che in ogni momento che la sento mi rammenta Volker Frerich dei Warhammer (un gruppo che secondo me vuole clonare senza riuscirci i suoi maestri Hellhammer per quanto personalmente il risultato sia penoso). Il bello è che quando compaiono questi vocalizzi, subito dopo aspettatevi sicuramente un assolo, ed è proprio ciò che succede sia in “Walpurgisnacht” (dove addirittura Damien Thorne pronuncia anche il nome di battaglia del chitarrista) che in “Lurking Demons of (War)”. Mi piace il fatto che questa voce sia stata messa praticamente nei brani più opposti fra loro, come se essa fungesse da apertura e chiusura del demo. Un altro tocco per me particolarmente ironico (in tale contesto almeno) sono le urla acutissime (presenti in “Walpurgisnacht”, nella chiusura di “Blasphemous Ignorance” e durante la prima del ritornello dell’inno “Metal Redentor”) quasi si volessero omaggiare autentici urlatori come John Gallagher dei Raven od il primo Tom Araya (quello di “Show No Mercy”, ben più diabolico). Proprio in queste occasioni io sento con immane piacere forse un’influenza data più dall’heavy metal e dall’NWOBHM che da parte delle sonorità maggiormente estreme. Ma non è finita qui! In 4 canzoni su 6 ci sono dei belli e grezzi “uh!”, che fanno bella mostra di sé in “Blasphemous Ignorance”, qua però “echizzato” probabilmente un po’ troppo, dato che l’eco si protrae all’infinito, “Metal Redentor”, “Radioactive Bath” e “Lurking Demons of (War)”. A tutto questo si aggiungono un residuo bellico della cara e vecchia tradizione sia del thrash metal che del punk-hardcore, ossia i cori, assenti nella sola “Walpurgisnacht”, che offrono a mio avviso una abbondante dose in più di intensità, risaltando in tal modo maggiormente il tutto. Inoltre, ancora nell’ultimo brano sopraccitato, durante l’ultima apparizione del ritornello sono state aggiunte delle urla “pazzerelle”, quasi da posseduti che non hanno ancora smaltito l’effetto-birra, che però secondo me non si presentano molto adatte, in quanto sono terribilmente rumoriste, seppellendo così la voce di Damien Thorne ed il suo ritornello. Faccio notare poi che mi sono piaciute veramente tanto le linee vocali, per non parlare proprio dei ritornelli, di cui i Bunker 66, per i miei gusti, sono maestri. Che dire sulle chitarrone invece? Da parte mia sono un altro indubbio capolavoro. Semplici e senza pretese se non quella di trascinare a più non posso l’ascoltatore, offrono riffs spesso piuttosto brevi ed intrisi di un’intensità a mio avviso di impronta thrash/punk che mi fa scapocchiare la testa in continuazione grazie ad un groove pazzesco, dato anche da singole e decise plettrate (da sentire a questo proposito “Radioactive Bath”) che fanno diventare l’ascolto un vero e proprio bagno di sangue a tinte masochiste. In ogni pezzo, oltre ai classici riffs black/thrash, ci sono anche incubi doom che piacevano agli Hellhammer, colate demoniache che peraltro possono pure assomigliarsi fra loro (“Blasphemous Ignorance” e “A Can of Zyklon Please”) ma in fin dei conti ‘sti cazzi se sono simili, siamo di fronte ad un gruppo vecchia scuola dai! In altre occasioni (“A Can of Zyklon Please”) si fa vivo un per me gustosissimo riff thrash su un tempo medio ed abbastanza melodico, come anche, a mio avviso, più dal sapore black (come quello velocissimo e decisamente lungo con cui si apre “Metal Redentor”). Invece, in “A Can of Zyklon Please” c’è una sorpresa che in un gruppo del genere proprio non mi aspettavo, ossia il finale di questo brano, dominato da un riff che mi sembra quasi un plagio ai Black Witchery di “Upheaval of Satanic Might”, regalando così uno spaccato di black/death spaventoso. Ma c’è un’altra sorpresa, rappresentata dagli assoli. Dio, che goduria! Bone Incinerator, per quanto mi riguarda, ha un gusto per gli assoli strabilianti, anche perché mi pare che qui lui sia stato influenzato moltissimo dall’heavy metal e quindi non aspettatevi niente di nervoso, di catacombale e/o anche per niente melodico. Eh sì, melodici, ma una melodia allegra, birraiola, che incredibilmente fa da paradosso con il lato ritmico della chitarra, spesso “cattiva” e con pochi sprazzi più melodici (“Walpurgisnacht” dove il riff, ossia quello del ritornello, mi sembra decisamente epicheggiante; ed “A Can of Zyklon Please”), come se i Bunker 66 fossero i Bestial Mockery del black/thrash! Notevole anche il lavoro del basso, che a mio avviso aggiunge al tutto una patina di marciume e di atmosfera catacombale, anche perché, e soprattutto come già osservato, è stato messo veramente in ottima evidenza. Tra l’altro riesce (come in “A Can of Zyklon Please”) ad essere un po’ indipendente dal riff di chitarra, oltre a saper costruire linee a mio avviso interessanti (“Radioactive Bath”). Ed eccoci arrivati alla batteria, che secondo me è l’ennesimo capolavoro dei Bunker 66. Desekrator of the Altar accompagna il tutto, con spropositata intensità e con un groove devastante, determinato anche da un lavoro sulla cassa che mi pare caratteristico del black/thrash, con poche ma calibrate svisate in doppia cassa (“Walpurgisnacht”, “Metal Redentor” e “A Can of Zyklon Please”), presentando tra l’altro addirittura soglie in blast-beats (“Metal Redentor e “A Can of Zyklon Please”). Il lavoro è comunque sempre piuttosto lineare (tranne, seppur in misura leggera, forse per “Walpurgisnacht”), e decisamente semplice. Ottima a mio avviso la capacità di risaltare al meglio i riffs, come in “Radioactive Bath” dove nel rallentamento catacombale il nostro esegue un lavoro sui piatti da pelle d’oca, come da minaccia, oppure come nell’inizio di “A Can of Zyklon Please” dove per risaltare l’intensità e la violenza all’intero discorso apre con dei sonori stop ‘n’ go utilizzando anche i tom-tom. Inoltre, ragguardevole a mio avviso l’abilità di Desekrator of the Altar a differenziare uno stesso pattern con dei movimenti improvvisi e snelli che diano maggiore dinamicità al tutto (da sentire a questo proposito il finale di “Walpurgisnacht” o durante il rallentamento di “Radioactive Bath”). Insomma, il nostro non è immobile ma per quanto riguarda la costruzione dei patterns non mi sembra poi così fantasioso, anche se di certo in questo caso per me non costituisce un difetto visto il grandioso risultato raggiunto.
Incredibile a dirsi, ma secondo me il pezzo migliore di tutto il demo è, nel modo più deciso, “Radioactive Bath”. E’ praticamente la canzone più semplice del lotto, dato che è quella che rispetta nel modo più lineare e “banale” possibile il classico schema strofa-ritornello, con rallentamento annesso formato praticamente da un solo riff nella parte centrale. A mio avviso essa è la più intensa del lotto, non solo per quanto riguarda il riffing proposto, degno di “Massacra” degli Hellhammer solo in chiave più groovy, ma anche perché ha il rallentamento che considero il più catacombale e minaccioso dell’intera opera, dove manca tra l’altro nel senso assoluto anche un accenno misero di assolo. E le linee vocali di Damien Thorne….”Radioactive Bath” è assolutamente uno dei pezzi migliori di black/thrash sentiti da me negli ultimissimi anni cacchiarola!
Ma adesso voglio mettere in rilievo altri difetti che personalmente ho rintracciato, tutti concentrati nell’ultimo brano, ossia “Lurking Demons of (War)”, difetti stavolta tutti di impianto strutturale. Prima di tutto, è bene considerare che questa è probabilmente la canzone più particolare di tutte, e questo perché per quasi 2 minuti (ossia per la maggior parte del minutaggio) essa risulta orientata verso un tempo medio marcio ed assassino, sorretto da un riff che mi sembra uno dei più lerci e malvagi che i Bunker 66 si siano inventati fino a questo punto, un riff che tra l’altro viene anche modificato, almeno soltanto tonalmente perché per il resto è in pratica uguale, facendo sentire questo piccolo cambiamento per 2 volte (invece tutte le altre soluzioni, eccetto una di cui parlerò tra pochissimo, sono interessate da 4 e/o da 8 battute). E questa è una sequenza che si ripete ancora in un’altra occasione, per poi dare in pasto a noi ascoltatori il ritornello, che è praticamente il titolo del pezzo. Poco dopo viene ripresa l’iniziale soluzione con annessa variazione, ripetendo, per l’ultima volta, la prima…ed è qui che avviene quello che considero un errore, perché essa viene interessata da una ripetizione di 2 volte, anziché di 4, non permettendo così (almeno a me stesso) di digerire ancor meglio l’atmosfera catacombale creata in modo da dilungarla ancora un pochino. Solo in questo modo, secondo il mio modestissimo parere, si poteva far ritornare a galla il ritornello, ripetuto invece stavolta, ed a mio avviso giustamente, per 8 volte, preparando così il terreno a singole plettrate di chitarra con la batteria che si lavora per bene i tom-tom ed i piatti. Passaggio che molto probabilmente preannuncia la venuta di tempi veloci…e non a caso la previsione si materializza, regalando momenti di puro black/thrash con una soluzione chitarristica a mio parere non proprio azzeccata come tutte le altre ma comunque di buona qualità. Poco dopo, si presenta un nuovo riff, che personalmente ricorda molto da vicino (almeno dal punto di vista formale) la cacofonia malata e dissonante dei norvegesi Beastcraft (un gruppo che propone tutt’altra musica, ossia puro black metal vecchia scuola, e che secondo me è una delle più possedute realtà in circolazione). Tale riff viene ripetuto per 2 volte, dopodiché ecco farsi viva finalmente la voce, dopo parecchi secondi essere stata praticamente morta, in stile Volker Frerich, dando così la scena ad un assolo interessante (esso si sente insieme al riff precedente, quello più black/thrash per intenderci). Ed eccoci quasi arrivati alla conclusione: l’assolo finisce, i Beastcraft li sento ancora per 2 volte, e si ritorna al passaggio che ha permesso tutta questa velocità, facendo finire così il brano. Mi dispiace, ma questa fine non mi è per niente piaciuta dato che “Lurking Demons of (War”) è l’unico pezzo di tutto il demo che mi appare come inconcludente. Forse si poteva riprendere sì il passaggio sopraccitato, ma poi si dava possibilmente la scossa con la voce distruggendo i timpani successivamente con dei blast-beats belli potenti ed un altro assolo, magari nervoso seppur con una melodia ben presente. Forse.
E siamo finalmente alla conclusione. Che dire? “Out of the Bunker” è un piccolo gioiellino di intensità, che per quanto mi riguarda considero come il principale punto di forza del gruppo insieme agli assoli, anche perché in campo black/thrash di simili se ne sentono tremendamente pochi. Sentendo i siciliani Bunker 66 a mio parere è come fare un viaggio intorno ad alcuni dei capisaldi che hanno fatto del black metal ciò che è, nonostante tutto, ancora oggi, e così ecco propinate, tra le altre, origini ben radicate nel punk-ardecore, e quindi li ringrazio sentitamente di questo. E’ anche grazie a loro che gli Hellhammer e compagnia “di culto” vengono ricordati ancora adesso con così tanto affetto e devozione, senza tra l’altro secondo me deturpare le loro grandi gesta. Peccato soltanto per l’ultimo brano, dai difetti che reputo purtroppo decisamente gravi per un gruppo che qualitativamente mi ha ben impressionato, e questa cosa non potrà non influenzare il voto che vedrete più sotto. Ma adesso sono curioso della prossima opera che i nostri 3 baldi giovini partoriranno, e tra l’altro con un’etichetta alle spalle che li supporta da pochissimo (tant’è vero che il suo MySpace, ossia http://www.myspace.com/reinigrecords, è stato creato solo il 14 Novembre 2009!), ossia la minuscola statunitense Reinig Records.
Voto: 76
Claustrofobia
Nota:
tra l’altro, mi piace moltissimo la copertina ironica, specialmente come si atteggia Desekrator of the Altar (che è quello a destra).
Tracklist:
1 – Walpurgisnacht/ 2 – Blasphemous Ignorance/ 3 – Metal Redentor/ 4 – A Can of Zyklon Please/ 5 – Radioactive Bath/ 6 – Lurking Demons of (War)
MySpace:
http://www.myspace.com/bunker66
“Out of the Bunker” è praticamente la prima creatura dei bestiali Bunker 66 (chissà perché solo 2 6?), un trio magico formato nel 2007 ed attualmente costituito da Damien Thorne, voce e basso, Bone Incinerator, chitarre, e da Desekrator of the Altar, batterista, artisti che tra l’altro non sono per niente dei novellini, se si pensa, per esempio, che il primo e l’ultimo suonano insieme nei Traumagain, oltre che negli AlterAzione, veterani del punk-hardcore siciliano. Loro 3 provengono da Messina, ribadendo in tal modo (se mai ce ne fosse stato ancora bisogno) il ruolo di primo piano del Metal estremo dell’isola nella scena italiana, sempre pronto a sfornare opere, specialmente di stampo black, a mio avviso di indubbio valore. “Out of the Bunker”, pubblicato di recente in maniera totalmente indipendente, risulta costituito da 6 pezzi che per quanto riguarda il minutaggio vanno dritti al sodo, offrendo in pasto agli affamati circa 20 minuti di musica dove trova posto un black/thrash metal marcio e puzzolente che farà sicuramente la felicità degli amanti di gruppi quali Hellhammer (la somiglianza mi sembra vistosa specialmente nei rallentamenti), Horned Almighty (però questi secondo me più complessi e genuinamente black), ultimi Gospel of the Horns (quelli di “The Realm of the Damned” per intenderci, anche se a mio parere loro sono maggiormente thrash e tecnici), o anche gli ultimi mitici Darkthrone, il tutto confluito attraverso una vena assolutamente goliardica che molto probabilmente piacerà ai grandi Venom, anche se in questo caso si scherza talvolta con argomenti piuttosto pesantini come è il nucleare (come possono dimostrare le ultime 3 canzoni dell’opera), ma tant’è. Comunque, il suono è all’insegna della diretta semplicità, senza quindi inutili tecnicismi, anche se i 3 presentano un livello tecnico a mio avviso decisamente buono, si sente insomma che non sono degli sprovveduti, ed ovviamente dei tempi veloci, seppur proponendo, con una certa frequenza, altri medio-lenti di impronta piacevolmente assassina. La musica spesso possiede tra l’altro, secondo me, un groove tremendamente notevole che si sente pure quando i nostri vanno a velocità abbastanza sostenute (ma non immaginatevi assalti thrash, per esempio, a là Violator perché siamo veramente in un altro mondo), che è poi classico di gruppi affini, Horned Almighty od Incriminated che siano. Ma il bello è anche che i Bunker 66 incorporano nella loro tipica melma, non poi così varia e fantasiosa ma in questo caso chissenefrega, pure influenze che proprio non mi aspettavo, e chi vi dirò prossimamente. Strutturalmente parlando, le canzoni rispettano il caratteristico schema strofa-ritornello senza comunque mai stufarmi, considerando inoltre che ogni pezzo, chi più chi meno, si distingue abbastanza bene da ognuno, andando dalle “più classiche di così non si può” (“Walpurgisnacht” – la più lunga del lotto, circa 4 minuti e 10 -, che secondo me non a caso è stata messa per prima proprio con lo scopo di presentare subito all’ascoltatore qualcosa di lineare, diretto, ergo memorizzabile, introdotta tra l’altro da una soluzione che funge anche da chiusura; “Metal Redentor”, un po’ più scarna – ma con sempre 4 soluzioni presenti – con differenze rappresentate dall’assenza di un passaggio d’apertura e, di conseguenza, di chiusura - almeno inteso come nella prima canzone considerata -, dal fatto che le ultime due apparizioni del secondo passaggio non sono accompagnati dalla strofa, e che la parte centrale, rispetto a “Walpurgisnacht”, è invertita, nel senso che prima compare l’assolo e poi il 4° riff, con l’ennesima differenza – ancora? Che palle! – che nel brano sopraccitato la parte centrale è costituita dalla sua terza soluzione, quella del ritornello insomma; “Radioactive Bath”, che tratterò invece tra molte righe) a quelle maggiormente fantasiose, (“Blasphemous Ignorance”, che ha la seguente struttura, basata sulle soluzioni proposte: 1 – 2 – 1 – 3 - 3 mod. – 3 - 1 (assolo) – 4 – 4 mod. - , – 4 ancora mod.. Faccio notare che qui il ritornello viene cantato soltanto una volta a botta. Inoltre, il 3 mod. è il riff subito precedente che cambia semplicemente di tono, ed in 4 mod. il tempo diventa più veloce, mentre in 4 ancora mod. il riff è sottoposto a singole plettrate e la batteria finisce il tutto lavorando sui tom-tom), come tra l’altro non mancano i brani apparentemente circolari ma che poi sfoggiano un assolo dopo che per 3 volte si sono fatti vivi la strofa ed il ritornello (con un rallentamento, com’è ovvio, dopo le prime due apparizioni), come succede in “A Can of Zyklon Please. Insomma, bisogna osservare che generalmente un brano dei Bunker 66, nella prima parte è veloce, in quella centrale è più lento, mentre nell’ultima si ritorna veloce come prima (ma anche no, come dimostra “Blasphemous Ignorance”), talvolta finendo il tutto con qualcosa mai proposto prima (“A Can of Zyklon Please”, che è tra l’altro la canzone più breve – ma di poco! – del demo, ossia è lunga poco meno di 3 minuti). Inoltre…nah, questo ve lo dico dopo! Ogni brano comunque presenta dalle 3 (“Radioactive Bath”) alle 5 soluzioni (“Lurking Demons of (War)”). Il gruppo, a mio avviso, alla luce di tutto ciò, sa tenere desta l’attenzione dell’ascoltatore anche con trovate poco convenzionali ed alla resa dei conti un pochino imprevedibili come la ripetizione in 5 volte (considerando che di solito, nel Metal estremo, una data soluzione viene ripetuta per un numero di battute divisibili per 2) di un passaggio presente in “Metal Redentor”. Dopo questa lunga e pallosa analisi della struttura-tipo dei pezzi dei Bunker 66, passiamo alla produzione. Bellissima, oso dire! Tutti gli strumenti sono in ottima evidenza, così da gustare le scorribande del gruppo intero, pur essendo sporca, senza però esagerare (come se mi dispiacesse), e per fare un paragone la produzione di “Out of the Bunker” la accosterei a quella di “Black Metal Jesus” degli Horned Almighty, solo un pochino più rozza ed “ignorante”, anche se in questo c’è un uso più preponderante delle frequenze medio-alte (cassa e basso più presenti ad esempio). Discorso registrazione: niente da dire invece di malevolo neanche qui, i nostri se la cavano egregiamente con i loro strumenti.
E adesso è proprio il momento di parlare della voce. Per me è veramente devastante. Le è stato innestato un effetto-lontananza, aggiungendole così a mio avviso quel pizzico in più di malvagità che serve sempre, quasi a simboleggiare l’imprendibilità del Male, spirituale o fisica che sia. Oltre a questo effetto, la voce è stata anche un pochino riverberata, e questi due aspetti si uniscono, a mio parere del tutto coerentemente, con un tipo di voce che è in pratica un grugnito bestiale (alle volte “scatarrato” come nell’ultima volta del ritornello di “Radioactive Bath”), che ricorda al sottoscritto ben volentieri le litanie infernali di tal Thomas Gabriel Warrior quando militava nei gloriosi Hellhammer. Ma il tocco ironico, goliardico di cui ho parlato ormai molte righe addietro, nella voce mi sembra particolarmente presente, come si evince da una voce che in ogni momento che la sento mi rammenta Volker Frerich dei Warhammer (un gruppo che secondo me vuole clonare senza riuscirci i suoi maestri Hellhammer per quanto personalmente il risultato sia penoso). Il bello è che quando compaiono questi vocalizzi, subito dopo aspettatevi sicuramente un assolo, ed è proprio ciò che succede sia in “Walpurgisnacht” (dove addirittura Damien Thorne pronuncia anche il nome di battaglia del chitarrista) che in “Lurking Demons of (War)”. Mi piace il fatto che questa voce sia stata messa praticamente nei brani più opposti fra loro, come se essa fungesse da apertura e chiusura del demo. Un altro tocco per me particolarmente ironico (in tale contesto almeno) sono le urla acutissime (presenti in “Walpurgisnacht”, nella chiusura di “Blasphemous Ignorance” e durante la prima del ritornello dell’inno “Metal Redentor”) quasi si volessero omaggiare autentici urlatori come John Gallagher dei Raven od il primo Tom Araya (quello di “Show No Mercy”, ben più diabolico). Proprio in queste occasioni io sento con immane piacere forse un’influenza data più dall’heavy metal e dall’NWOBHM che da parte delle sonorità maggiormente estreme. Ma non è finita qui! In 4 canzoni su 6 ci sono dei belli e grezzi “uh!”, che fanno bella mostra di sé in “Blasphemous Ignorance”, qua però “echizzato” probabilmente un po’ troppo, dato che l’eco si protrae all’infinito, “Metal Redentor”, “Radioactive Bath” e “Lurking Demons of (War)”. A tutto questo si aggiungono un residuo bellico della cara e vecchia tradizione sia del thrash metal che del punk-hardcore, ossia i cori, assenti nella sola “Walpurgisnacht”, che offrono a mio avviso una abbondante dose in più di intensità, risaltando in tal modo maggiormente il tutto. Inoltre, ancora nell’ultimo brano sopraccitato, durante l’ultima apparizione del ritornello sono state aggiunte delle urla “pazzerelle”, quasi da posseduti che non hanno ancora smaltito l’effetto-birra, che però secondo me non si presentano molto adatte, in quanto sono terribilmente rumoriste, seppellendo così la voce di Damien Thorne ed il suo ritornello. Faccio notare poi che mi sono piaciute veramente tanto le linee vocali, per non parlare proprio dei ritornelli, di cui i Bunker 66, per i miei gusti, sono maestri. Che dire sulle chitarrone invece? Da parte mia sono un altro indubbio capolavoro. Semplici e senza pretese se non quella di trascinare a più non posso l’ascoltatore, offrono riffs spesso piuttosto brevi ed intrisi di un’intensità a mio avviso di impronta thrash/punk che mi fa scapocchiare la testa in continuazione grazie ad un groove pazzesco, dato anche da singole e decise plettrate (da sentire a questo proposito “Radioactive Bath”) che fanno diventare l’ascolto un vero e proprio bagno di sangue a tinte masochiste. In ogni pezzo, oltre ai classici riffs black/thrash, ci sono anche incubi doom che piacevano agli Hellhammer, colate demoniache che peraltro possono pure assomigliarsi fra loro (“Blasphemous Ignorance” e “A Can of Zyklon Please”) ma in fin dei conti ‘sti cazzi se sono simili, siamo di fronte ad un gruppo vecchia scuola dai! In altre occasioni (“A Can of Zyklon Please”) si fa vivo un per me gustosissimo riff thrash su un tempo medio ed abbastanza melodico, come anche, a mio avviso, più dal sapore black (come quello velocissimo e decisamente lungo con cui si apre “Metal Redentor”). Invece, in “A Can of Zyklon Please” c’è una sorpresa che in un gruppo del genere proprio non mi aspettavo, ossia il finale di questo brano, dominato da un riff che mi sembra quasi un plagio ai Black Witchery di “Upheaval of Satanic Might”, regalando così uno spaccato di black/death spaventoso. Ma c’è un’altra sorpresa, rappresentata dagli assoli. Dio, che goduria! Bone Incinerator, per quanto mi riguarda, ha un gusto per gli assoli strabilianti, anche perché mi pare che qui lui sia stato influenzato moltissimo dall’heavy metal e quindi non aspettatevi niente di nervoso, di catacombale e/o anche per niente melodico. Eh sì, melodici, ma una melodia allegra, birraiola, che incredibilmente fa da paradosso con il lato ritmico della chitarra, spesso “cattiva” e con pochi sprazzi più melodici (“Walpurgisnacht” dove il riff, ossia quello del ritornello, mi sembra decisamente epicheggiante; ed “A Can of Zyklon Please”), come se i Bunker 66 fossero i Bestial Mockery del black/thrash! Notevole anche il lavoro del basso, che a mio avviso aggiunge al tutto una patina di marciume e di atmosfera catacombale, anche perché, e soprattutto come già osservato, è stato messo veramente in ottima evidenza. Tra l’altro riesce (come in “A Can of Zyklon Please”) ad essere un po’ indipendente dal riff di chitarra, oltre a saper costruire linee a mio avviso interessanti (“Radioactive Bath”). Ed eccoci arrivati alla batteria, che secondo me è l’ennesimo capolavoro dei Bunker 66. Desekrator of the Altar accompagna il tutto, con spropositata intensità e con un groove devastante, determinato anche da un lavoro sulla cassa che mi pare caratteristico del black/thrash, con poche ma calibrate svisate in doppia cassa (“Walpurgisnacht”, “Metal Redentor” e “A Can of Zyklon Please”), presentando tra l’altro addirittura soglie in blast-beats (“Metal Redentor e “A Can of Zyklon Please”). Il lavoro è comunque sempre piuttosto lineare (tranne, seppur in misura leggera, forse per “Walpurgisnacht”), e decisamente semplice. Ottima a mio avviso la capacità di risaltare al meglio i riffs, come in “Radioactive Bath” dove nel rallentamento catacombale il nostro esegue un lavoro sui piatti da pelle d’oca, come da minaccia, oppure come nell’inizio di “A Can of Zyklon Please” dove per risaltare l’intensità e la violenza all’intero discorso apre con dei sonori stop ‘n’ go utilizzando anche i tom-tom. Inoltre, ragguardevole a mio avviso l’abilità di Desekrator of the Altar a differenziare uno stesso pattern con dei movimenti improvvisi e snelli che diano maggiore dinamicità al tutto (da sentire a questo proposito il finale di “Walpurgisnacht” o durante il rallentamento di “Radioactive Bath”). Insomma, il nostro non è immobile ma per quanto riguarda la costruzione dei patterns non mi sembra poi così fantasioso, anche se di certo in questo caso per me non costituisce un difetto visto il grandioso risultato raggiunto.
Incredibile a dirsi, ma secondo me il pezzo migliore di tutto il demo è, nel modo più deciso, “Radioactive Bath”. E’ praticamente la canzone più semplice del lotto, dato che è quella che rispetta nel modo più lineare e “banale” possibile il classico schema strofa-ritornello, con rallentamento annesso formato praticamente da un solo riff nella parte centrale. A mio avviso essa è la più intensa del lotto, non solo per quanto riguarda il riffing proposto, degno di “Massacra” degli Hellhammer solo in chiave più groovy, ma anche perché ha il rallentamento che considero il più catacombale e minaccioso dell’intera opera, dove manca tra l’altro nel senso assoluto anche un accenno misero di assolo. E le linee vocali di Damien Thorne….”Radioactive Bath” è assolutamente uno dei pezzi migliori di black/thrash sentiti da me negli ultimissimi anni cacchiarola!
Ma adesso voglio mettere in rilievo altri difetti che personalmente ho rintracciato, tutti concentrati nell’ultimo brano, ossia “Lurking Demons of (War)”, difetti stavolta tutti di impianto strutturale. Prima di tutto, è bene considerare che questa è probabilmente la canzone più particolare di tutte, e questo perché per quasi 2 minuti (ossia per la maggior parte del minutaggio) essa risulta orientata verso un tempo medio marcio ed assassino, sorretto da un riff che mi sembra uno dei più lerci e malvagi che i Bunker 66 si siano inventati fino a questo punto, un riff che tra l’altro viene anche modificato, almeno soltanto tonalmente perché per il resto è in pratica uguale, facendo sentire questo piccolo cambiamento per 2 volte (invece tutte le altre soluzioni, eccetto una di cui parlerò tra pochissimo, sono interessate da 4 e/o da 8 battute). E questa è una sequenza che si ripete ancora in un’altra occasione, per poi dare in pasto a noi ascoltatori il ritornello, che è praticamente il titolo del pezzo. Poco dopo viene ripresa l’iniziale soluzione con annessa variazione, ripetendo, per l’ultima volta, la prima…ed è qui che avviene quello che considero un errore, perché essa viene interessata da una ripetizione di 2 volte, anziché di 4, non permettendo così (almeno a me stesso) di digerire ancor meglio l’atmosfera catacombale creata in modo da dilungarla ancora un pochino. Solo in questo modo, secondo il mio modestissimo parere, si poteva far ritornare a galla il ritornello, ripetuto invece stavolta, ed a mio avviso giustamente, per 8 volte, preparando così il terreno a singole plettrate di chitarra con la batteria che si lavora per bene i tom-tom ed i piatti. Passaggio che molto probabilmente preannuncia la venuta di tempi veloci…e non a caso la previsione si materializza, regalando momenti di puro black/thrash con una soluzione chitarristica a mio parere non proprio azzeccata come tutte le altre ma comunque di buona qualità. Poco dopo, si presenta un nuovo riff, che personalmente ricorda molto da vicino (almeno dal punto di vista formale) la cacofonia malata e dissonante dei norvegesi Beastcraft (un gruppo che propone tutt’altra musica, ossia puro black metal vecchia scuola, e che secondo me è una delle più possedute realtà in circolazione). Tale riff viene ripetuto per 2 volte, dopodiché ecco farsi viva finalmente la voce, dopo parecchi secondi essere stata praticamente morta, in stile Volker Frerich, dando così la scena ad un assolo interessante (esso si sente insieme al riff precedente, quello più black/thrash per intenderci). Ed eccoci quasi arrivati alla conclusione: l’assolo finisce, i Beastcraft li sento ancora per 2 volte, e si ritorna al passaggio che ha permesso tutta questa velocità, facendo finire così il brano. Mi dispiace, ma questa fine non mi è per niente piaciuta dato che “Lurking Demons of (War”) è l’unico pezzo di tutto il demo che mi appare come inconcludente. Forse si poteva riprendere sì il passaggio sopraccitato, ma poi si dava possibilmente la scossa con la voce distruggendo i timpani successivamente con dei blast-beats belli potenti ed un altro assolo, magari nervoso seppur con una melodia ben presente. Forse.
E siamo finalmente alla conclusione. Che dire? “Out of the Bunker” è un piccolo gioiellino di intensità, che per quanto mi riguarda considero come il principale punto di forza del gruppo insieme agli assoli, anche perché in campo black/thrash di simili se ne sentono tremendamente pochi. Sentendo i siciliani Bunker 66 a mio parere è come fare un viaggio intorno ad alcuni dei capisaldi che hanno fatto del black metal ciò che è, nonostante tutto, ancora oggi, e così ecco propinate, tra le altre, origini ben radicate nel punk-ardecore, e quindi li ringrazio sentitamente di questo. E’ anche grazie a loro che gli Hellhammer e compagnia “di culto” vengono ricordati ancora adesso con così tanto affetto e devozione, senza tra l’altro secondo me deturpare le loro grandi gesta. Peccato soltanto per l’ultimo brano, dai difetti che reputo purtroppo decisamente gravi per un gruppo che qualitativamente mi ha ben impressionato, e questa cosa non potrà non influenzare il voto che vedrete più sotto. Ma adesso sono curioso della prossima opera che i nostri 3 baldi giovini partoriranno, e tra l’altro con un’etichetta alle spalle che li supporta da pochissimo (tant’è vero che il suo MySpace, ossia http://www.myspace.com/reinigrecords, è stato creato solo il 14 Novembre 2009!), ossia la minuscola statunitense Reinig Records.
Voto: 76
Claustrofobia
Nota:
tra l’altro, mi piace moltissimo la copertina ironica, specialmente come si atteggia Desekrator of the Altar (che è quello a destra).
Tracklist:
1 – Walpurgisnacht/ 2 – Blasphemous Ignorance/ 3 – Metal Redentor/ 4 – A Can of Zyklon Please/ 5 – Radioactive Bath/ 6 – Lurking Demons of (War)
MySpace:
http://www.myspace.com/bunker66
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