sabato 29 agosto 2026

INTERVISTA AL PLAY FAST!

Era da un po' che volevo fare quest'intervista, e finalmente eccovela qui! Eccovi infatti l'intervista all'unico collettivo grindviolence romano presente in piazza, fra l'altro votato a un approccio alla materia il più possibile politicizzato. E a rispondermi è stato uno dei suoi agitatori, il buon Pompeo "Badfilingo" Pontone, un maniaco delle sonorità ultrafast coltivate anche suonando in gruppi passati e presenti come i mitici xKatexMoshx (visti una volta tanti anni fa in un delirante concerto al compianto Malatempora), i Dilution, i Verano's Dogs, i Taste the Floor e i Plague Bomb, oltre a portare avanti da qualche anno un progetto solista pieno zeppo di ospiti di prestigio come Badfeeling mentre da poco ha formato i Worn Teeth, terzetto power violence anche un po' belga e un po' tedesco. Insomma, un tipo che ha il grindviolence nelle vene, come dimostra non solo pure la sua Bad Feeling Records, etichetta attiva all'incirca fra il 2012 e il 2018, ma anche la sua militanza nel Go! Fest, collettivo che in un certo senso ha spianato la strada a quello del Play Fast. Tanti sono quindi gli argomenti trattati in quest'intervista, dalla fine del Go! Fest agli inizi del Play Fast, dall'attuale ricambio generazionale nella scena grindviolence al fenomeno, ormai praticato anche a Roma e dintorni da qualche giovane, del crowdkilling e così via, ma senza dimenticare un discorso visceralmente legato all'autoproduzione e ai centri sociali, da sempre importantissimo per tutte le realtà in cui ha preso parte Pompeo. Ma prima di farvi leggere ciò che lui ha da dire, devo fare una puntualizzazione: al momento di inviargli per mail l'intervista, mi ero completamente dimenticato che il primo Play Fast non si fosse tenuto alla Torre ma al Traffic, nonostante avessi segnalato la location giusta in un articolo di inizio anno su vari splittini grind, fra cui uno proprio con i Plague Bomb. E vabbè, errori che capitano. Anche se questo errore lo si trova per ben 2 volte nel corso di tale intervista...

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Oi ciao Pompeo! Come va? Allora, prima di tutto, vorrei farti una domanda d'obbligo: cosa ha portato alla fine dell'esperienza decennale del Go! Fest? Almeno però quest'esperienza è finita con il botto con il Go! Fest 11, che il 25 marzo 2023 ha portato addirittura quei pazzi completi degli Yacøpsæ sul palco dello Strike. Peccato comunque non esserci stato causa lavoro.

Ciao Flavio, per prima cosa grazie per aver pensato a quest’intervista. La fine del Go! Fest è arrivata per via di vari fattori: partiamo dal fatto che sembrava un po’ a tutti con l’ultima edizione di aver chiuso una sorta di ciclo, e aggiungiamo che ognuno di noi si è dirottato verso altre attività o altri tipi di organizzazione. A questo aggiungiamo la cronica difficoltà a trovare luoghi adatti dove ospitare il festival: il Go! Fest è nato nei centri sociali e lì è rimasto in tutte le sue edizioni ma negli ultimi anni la repressione e la chiusura degli spazi ha reso più difficile pianificare eventi di questo tipo, almeno per noi. In più, dover fronteggiare i limiti imposti sul prezzo degli ingressi era sempre più problematico: sfido chiunque a trovare un festival che a 5 euro ti porta 5 gruppi tra i più importanti d’Europa, gruppi italiani di assoluto rilievo senza sponsor, booking succhiasangue e aiuti economici di qualsiasi tipo. Personalmente trovavo anche stimolante riuscire in un’impresa del genere ma non nascondo che l’idea che far pagare un ingresso onesto venga considerata quasi un crimine mi mette tuttora in difficoltà: il pubblico deve avere il diritto di non svenarsi ma non è che questo viene prima del diritto di chi organizza di non finire in bancarotta.

Ma dopo 2 anni hai fondato, insieme ai tuoi compari, la nuova realtà del Play Fast. Da chi è formato questo nuovo collettivo e chi fa cosa?

Semplicemente siamo noi dei Plague Bomb, non tutti con lo stesso livello di coinvolgimento ma fondamentalmente è una cosa nata dal gruppo, tant’è che all’inizio lo volevamo chiamare Plague Fest, però considerato la quantità di piaghe che affliggono il mondo abbiamo scelto di non aggiungerne un’altra, almeno nominalmente.

Cosa vi ha spinto a mettere su il Play Fast e in che modo si distingue dalla vecchia esperienza del Go! Fest? Di sicuro anche con Play Fast date spazio alla scena grindviolence internazionale più politicizzata, tanto da aver organizzato praticamente qualsiasi vostro concerto in posti occupati come la Torre o lo Spartaco, a parte la breve puntatina al Magma di qualche mesetto fa.

In realtà il primo Play Fast l’abbiamo organizzato al Traffic, che ha salvato il festival dopo che la Torre ha declinato il suo supporto per una serie di questioni e dinamiche interne che non dipendevano da noi e che avevamo comunque cercato di risolvere fino a quando la situazione non è diventata grottesca per una serie di ripicche tra ragazzini che non trovano altro da fare che spargere calunnie per dare un senso alle loro vite e a volte trovano appoggio nelle assemblee senza le minime verifiche su quanto certi racconti siano veri. A parte questo, comunque, lo spirito del Play Fast è esattamente lo stesso del Go! Fest: DIY, niente gruppi che si sentono una spanna sopra gli altri, assolutamente niente agenzie di booking, tanta velocità, tanto rumore e cena veg.

A proposito dello Spartaco, ho apprezzato molto il fatto che abbiate scelto questo cs, cioè uno dei miei preferiti di Roma, come vostro punto di riferimento principale per i concerti, fra l'altro in un periodo in cui si era smesso di organizzarne in modo costante fra le sue mura. Ma si può dire che, proprio grazie a voi, si sia ripreso finalmente a organizzare concerti allo Spartaco. Però, più nello specifico, perché siete così legati a questo cs?

Qui ti rispondo a titolo personale. Con le persone di Spartaco c’è un rapporto di amicizia consolidato, di fiducia reciproca, e motivi affettivi legati a un’amica che non c’è più [cioè Claudia Acciarino, scomparsa nel 2021, voce dei xCaracox e agitatrice della scena punk romana, anche grazie al suo Inferno Store, ora purtroppo non più in attività - Flavio Er Coppola] e che era il motore instancabile di tutte le iniziative “punk” a via Selinunte e che per quanto mi riguarda rappresenterà sempre un esempio di come fare certe cose.

Il primo festival targato Play Fast l'avete però organizzato non allo Spartaco ma alla Torre e ha coinvolto un casino di band estere provenienti perfino dall'Australia come i Meth Leppard. Ecco, com'è stato organizzare un fest così internazionale e com'è andato? Lo chiedo anche perché pure stavolta non sono riuscito a presenziare, come ben sai.

Come accennavo due domande addietro, alla fine il festival non si svolse alla Torre e posso dire con certezza che non proveremo mai a rifarlo da quelle parti. Il festival andò benino, pure pagando il periodo poco adatto per un posto al chiuso (fine luglio), il cambio di location abbastanza repentino e il fatto che c’è una certa spaccatura tra il pubblico che segue queste sonorità nei locali e quello che lo fa nei centri sociali e in parte diserta l’evento se è portato fuori da luoghi più politicizzati.

Dopo quel fest, datato 19 luglio 2025, nel mese di novembre avete fatto partire la prima stagione degli "Speed in Spartaco" dove, in realtà, non fate suonare solo gruppi "più veloci" ma anche molto particolari e sperimentali come Mæth Dæmon se non perfino lenti e pesanti come gli Hematoma. Qual è quindi l'idea che muove gli "Speed in Spartaco"?

Beh, fondamentalmente i gruppi che spingono sulla velocità a Roma sono pochi, quindi si tratta di allargare le serate a gruppi che comunque fanno musica in chiave punk e a persone con cui comunque collaboriamo o dividiamo il palco come gruppo. Alla fine, più che lo stile musicale, per queste serate guardiamo all’attitudine dei gruppi: già se come band vieni chiedendo un cachet stai bene a casa tua.

E poi il 28 marzo 2026 è arrivato finalmente il turno del Play Fast 2, che allo Spartaco ha visto avvicendarsi nuove leve come gli Ostiense e veterani ancora con un sacco da dire come i Disforia. Ma stavolta non ci sono state band internazionali. Come mai? E sei/siete soddisfatto/i di com'è andato il fest?

Semplicemente avevamo bisogno di un’edizione meno ansiogena e con costi più contenuti rispetto alla precedente. In più, avevo come esempio l’edizione tutta italiana del Go! Fest 10 che è stata quella più partecipata in assoluto. I gruppi in Italia di qualità ci sono, bene o male ci si conosce tutti, da questo punto di vista è stato decisamente più facile e rilassante.

Ormai il ricambio generazionale che sta avvenendo da qualche anno a questa parte nella scena punk è diventato una realtà anche nel grindviolence, come ha dimostrato pure il Play Fast. Cosa pensi abbia spinto molti giovani a darsi in questi ultimi anni proprio a queste sonorità? E quali consideri i migliori gruppi di tal fatta in Italia?

Oddio, non è che veda così tanti gruppi proprio giovani legati al grind o comunque estremi: personalmente mi trovo un sacco bene con Cranial Putrefaction e Apoptosi, abbiamo suonato parecchie volte insieme ed hanno davvero lo spirito giusto. Ah, a Roma ci sono i Conflict Within che sono bravissimi e con cui ci troviamo bene ma sono giovani come gruppo (non che siano vecchi come persone ma insomma ci siamo capiti). Poi vabbè, ci sono le amicizie storiche con ANF, yButteroy, Neid, Disforia, Hobos, Grumo, un po’ più nuove ma non meno importanti come i Fracture. Ah, poi di giovane mi piacciono i Taglio (che hanno suonato allo scorso Extreme Condition a Bologna) e i Collo che sono di Viterbo.

Ultimamente però si sta assistendo anche a un po' di crowdkilling, pure negli eventi targati Play Fast. Ma questo fenomeno da noi, seppur per il momento molto circoscritto, è nato così quasi dal nulla visto che fino a qualche anno fa qui a Roma e dintorni era completamente assente. Si sa che io e n'oi di Timpani allo Spiedo siamo contrari a questa pratica perché troppo pericolosa e non trovo giusto coinvolgere, anche suo malgrado, chi sta intorno al pit a bersi una birra o semplicemente a godersi il concerto. Detto ciò, come reputi questo fenomeno?

Onestamente ai nostri eventi me lo sono perso. Anche io la trovo una pratica abbastanza stupida. È un pit, mica una palestra per fare kung fu a cazzo di cane.

Crowdkilling o meno, in ottobre dovrebbe cominciare la seconda stagione degli "Speed in Spartaco" con nientemeno che gli ungheresi Retorsion e per il 20 marzo 2027 avete già fissato il Play Fast 3. Insomma, che cosa state cucinando in casa Play Fast? Qualche altro indizio sui gruppi che porterete qui a Roma?

A brevissimo arriva un concerto settembrino, che non sarà a Spartaco perché apre a ottobre, ma dico solo che inizieremo la stagione con la velocità adeguata. Per quanto riguarda il Play Fast 3 invece posso anticipare che torneremo ad avere una line-up internazionale e abbiamo delle conferme fighissime tra gli italiani. Ma prima di questo chiaramente vi aspettiamo tutti ai Retorsion, ci aspettiamo veramente molto dalla data del 24 ottobre e siamo strafelici di essere i primi a portarli in Italia.

E con questo, Pompeo, è tutto. Ti ringrazio infinitamente per aver risposto alle mie millemila domande e concludi questa intervista come vuoi. Ciao!

Le chiusure mi mettono sempre in difficoltà ma grazie davvero per questo spazio che ci hai concesso, del continuo interesse che mostri per quello che facciamo e per il contributo che dai al nostro mondo con la tua webzine e i tuoi libri. Per il resto rinnovo l’invito a supportare le iniziative di tutto l’ambiente hardcore, punk, metal, grind e che dir si voglia a Roma: il momento è il peggiore di sempre, la repressione nei confronti degli spazi è ai massimi livelli e contribuire a far vivere qualsiasi luogo di aggregazione che promuova qualcosa che esuli dalle logiche capitaliste va supportato oggi più che mai.

Interview by Flavio Er Coppola

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