C'è un filo - immateriale e teso che collega le attitudini di esseri umani infestati da caratterialità diverse che si unisce quando si trovano accanto - è l'istanza basica dell'unirsi dentro una visione comunitaria, nel perimetro di un concerto condiviso - che li rende simili, vicini, solidali. Somiglianti anche nelle dissonanze - guidati dai medesimi valori, nel sostenere le stesse lotte sociali, nel ricordo di qualcuno che continua a pulsare dentro al rumore, negli ideali, dentro un permanente pensiero.
Questa è la cronaca, senza filtri, della mia esperienza al Senza Tregua Fest, giunto alla sua quarta edizione. L'annuale kermesse, nel cuore del Quadraro, al CSOA Spartaco, una staffetta unita nel nome della controcultura dal basso, nel nome dell'autogestione e nel ricordo di Claudia Acciarino. Prenderò in considerazione la prima serata, quella a cui ho partecipato, di venerdì 30 gennaio, una serata all'insegna dell'autoproduzione - volumi alti, parole come pietre, circle pit ed acufeni vari.
Il cazzutissimo heavy rock'n'roll degli Easy Demon [ovvero il nuovo progetto musicale non solo di Claudio "Elias" Scialabba dei Drömspell ma anche di Claudio di fama Gasse/Lenders - Flavio Er Coppola] scioglie il ghiaccio - riffoni pesanti, distorsioni ed assoli di chitarra fascianti, tupa tupa spinto mentre i nostri si fanno guidare da un frontman trascinante. Intenso e colorito il loro set dove per un istante ti chiedi: "ma siamo al Whiskey a Go Go sulla Sunset Strip o allo Spartaco?".
Il power violence cerebrale dei yButteroy si prende la scena: indossate le loro maschere da Sloth (del film "Goonies"), forgiano un set che unisce le assi del power violence/fastcore serrato e schizzato, così senza chiedere permesso con tanto blast beat e urla incazzate, martellanti.
Il punk hardcore vecchia scuola dei Failed, in tutta la sua natura rabbiosa e violenta, mette in atto un set sonoro ruvido e senza filtri - una scossa sonora che nasce e si muove dentro un'epidermide schifosamente punk e schifosamente schierata. D'altronde il punk hardcore nasce come dissidenza politica ed i Failed lo sanno. C'è anche spazio per delle cover, e così menziono "Tutto dentro" dei Negazione, rimarcando l'anima indigesta e verace della formazione romana.
Senza infamia e senza lode, arriviamo al momento clou della serata: salgono sul palco i La Piena - cazzutissimi e coccolosi figli della Maremma. Immediati, indomiti, portano sotto e sopra il palco tutta la loro spiccata verve sonora erosiva, personale e libertaria. Al timone alla voce c'è Vincenzo, militante anche nei To the Ground, che ho recensito su Punk4Free qualche mese fa, in sostituzione di Carlo, che è stato attraversato dalla "pienezza" del diventare padre mentre la presenza di Caterina alla seconda chitarra ha dato alla formazione quel valore ancor più avvitante. Il loro set è una ruota motrice che si alimenta di riff secchi nei denti, basso e chitarre cangianti, e dalla batteria di Albertazzi ["Albertazzi. Il grande Albertazzi. Il grande irreprensibile Albertazzi. Non sapevo che facesse anche hardcore punk". Scusate ma non potevo non fare 'sta citazione ahaha! - Flavio Er Coppola] che è una macchina da guerra - pungente, precisa, il laccio che lega tutti assieme. Proponendo il materiale di entrambi i dischi [fra cui "Ciò che rimane" - Flavio Er Coppola], lo hanno alternato a parole e cover - "Tutto uguale" dei Nerorgasmo. Concluderei menzionando un sipario folcloristico, con il brano "Sona sona campanina" - brano della tradizione popolare senese.Qua finisce la mia permanenza al fest. Causa forza maggiore e vecchiaia non ho potuto vedere La Tosse Grassa [mai sentiti prima di questo concerto anche se esistono da anni. Si tratta di un terzetto dalla ridente Recanati che fa una specie di elettropunk ballabilissimo con testi assurdi, anche parecchio blasfemi. A detta di chi è rimasto allo Spartaco, sono stati deliranti e divertentissimi - Flavio Er Coppola] - il tempo di comprare il merch e farmi inghiottire nell'umidità della notte romana.
Chiudo con un pensiero accorato: sostenere realtà del genere, i collettivi che si fanno il culo è fondamentale se non vitale - in un momento storico dove il sistema, i luoghi del potere - sgomberano, chiudono spazi di aggregazione. Sostenere, sostenersi è il sale che serve a questo ambiente per non vacillare. Altrimenti possiamo pure andare affanculo. Alla prossima.
Live report and photos by Marina.
P.S.: segnalo che alla serata c'è stato anche tal Eyehateben, cioè Ben dei Quasi Buio che remixa gli Eyehategod. E pure il progetto elettro-percussionistico Monobro. Così, tanto per cronaca. (Flavio Er Coppola)




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