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mercoledì 9 giugno 2010

Intervista ai Resumed!

1) Ehilà carissimi, come la va? Prima di tutto, vorrei complimentarmi con voi per aver partorito un demo strabiliante e che ha superato ogni mia rosea aspettativa, dimostrando un gruppo già maturo praticamente fin dalla sua nascita!

Ciao Flavio, tutto bene!!! Ti ringraziamo tantissimo per i complimenti e per la recensione chilometrica!! Non pensavamo che il demo sarebbe piaciuto così tanto a qualcuno!!
2) Presentate i Resumed agli avidi lettori di “Timpani Allo Spiedo”, anche con una biografia esaustiva se volete.
Un saluto a tutti i lettori di “Timpani Allo Spiedo” da Sulmona!!! Siamo Carlo (basso), Filippo (batteria), Daniele (voce e chitarra) e Nikolas (chitarra), ovvero i Resumed, e vi proponiamo techno-death metal vecchio stampo! Se siete interessati visitate la nostra pagina myspace http://www.myspace.com/resumed dove troverete la nostra biografia e alcune tracce del nostro demo! Aggiungeteci agli amici, scriveteci, insultateci, fate quello che cazzo volete!! XD

3) Cosa trattate esattamente nei testi? Sbaglio, o vi avvicinate per esempio molto al messaggio lirico di gruppi come i primi Morgoth, che se non erro parlavano del rapporto tra l’uomo e la società? Potete descrivere i testi del demo uno per uno? Da questo punto di vista quali sono le vostre influenze, pure per quanto concerne il lato formale? E perché preferite parlare di simili argomenti piuttosto che trattare i classici argomenti del death metal? Forse questi ultimi sono troppo banali?

Si, principalmente trattiamo tematiche riguardanti l’uomo e come si comporta nell’ambiente sociale, Chuck Schuldiner ci ha contagiato anche nel modo di scrivere, oltre che nella musica! In particolare:
· “Dead Inside” parla della depressione; sensazioni e pensieri di un uomo depresso narrate in prima persona dal nostro bassista Carlo…;
· In “Predicting the Future” parliamo dell’ uomo che, non potendo conoscere l’avvenire, passa tutta la sua vita nell’ansia e nella sofferenza;
· “Into the Trip”, testo scritto da Nikolas, parla della droga e in particolare delle difficoltà di un tossico dipendente nel resistere alla voglia di farsi, e, come dice il titolo stesso, delle sensazioni di un trip… In realtà Nik non ha mai fatto uso di queste sostanze, tuttavia si è divertito ad immaginare tutto ciò… mettendolo su carta!
· In “Alienation” parliamo della solitudine nella quale l’individuo si rinchiude, disgustato dalla società di merda in cui è costretto a vivere!
· Nell’ultimo pezzo invece Carlo ha voluto offrirci il rimorso di un maniaco omicida che si insedia nella mente del nostro personaggio e lo conduce alla pazzia.
Rispondendo all’ ultima domanda vorremmo dire semplicemente che abbiamo preferito parlare di tematiche reali e per lo meno a noi vicine (non che andiamo ad ammazzare la gente però…) e in generale di cose reali… In effetti troviamo un po’ banale scrivere testi “classici” del tipo splatter o addirittura satanici…
4) Come è avvenuta la composizione dei pezzi di “Human Troubles” e quanto è durata invece la loro stesura? C’è n’è stato uno che vi ha dato più “noie” rispetto agli altri, e sapete spiegare il perché? Dove avete invece registrato le varie canzoni e per quanto tempo?
Beh quasi tutti i nostri pezzi sono nati fondendo insieme ciò che ognuno di noi proponeva... Facciamo anche uso di software come Guitar Pro per mettere tutto su spartito (evitando cosi che i riff che spingono di più vengano dimenticati XD). In termini di tempo possiamo impiegare da alcune ore (2 o 3 prove) a qualche settimana. Fra tutti i pezzi “Alienation” è stato quello che ci ha massacrati di più per via delle sue posizioni stile “streccia-dita” e per i frenetici cambi di tempo. Il demo lo abbiamo registrato nella nostra sala prove, che in realtà è un semplice garage abbondantemente insonorizzato (i condomini sentitamente ringraziano), dato che quando suonavamo la parrucchiera sopra di noi smadonnava in continuazione, perchè facevamo tremare il culo delle clienti!!
5) Come è stata la prima (sempre ipotizzando che sia effettivamente tale) esperienza in studio e, visto il tecnicismo che presentate ed anche talvolta la complessità dei vostri pezzi, avete trovato qualche difficoltà in fase di registrazione (domanda forse banalissima ma tant’è…)?
Beh, c’è da precisare che non è stata la primissima volta che ci siamo rinchiusi in “studio”… Abbiamo provato a registrare 2 anni fa con dei mezzi che ci siamo procurati molto in fretta (tra i quali figurava uno stramaledetto registratore degli anni 80 che come supporto usava uno strano disco magnetico…), e senza conoscere nessuna tecnica di registrazione…Inutile dire che il lavoro finito faceva alquanto cagare, le chitarre sgrattavano e la batteria sembrava un set di bidoni dell’immondizia…Poi l’anno scorso abbiamo voluto riprovarci, usando mezzi migliori e tecniche più avanzate. Ovviamente abbiamo trovato delle leggere difficoltà durante le registrazioni, specialmente quando si trattava degli assoli, ma tutto perfettamente nella norma J.

6) A mio parere, la vostra musica si può descrivere sostanzialmente come un death metal progressivo e tremendamente vecchia scuola, unito a frequenti influenze jazz e fusion, non molto violento ma bello aggressivo secondo me sì. L’ascolto dei vostri pezzi penso sia molto difficile essenzialmente per due fattori: il primo è rappresentato dagli assoli, che sono importantissimi dato che in ogni caso sono sempre minimo 2, e tra l’altro non sono mai brevi o brevissimi, pertanto mi sembra spesso di sentire delle divagazioni di natura jazz; il secondo invece è la voce, i cui grugniti sono per parecchi minuti assenti, e solitamente occupano lo spazio di 2 soluzioni. I tempi non sono mai veramente sparati od in blast-beats, ma sono solitamente concentrati sui medi e comunque non poche volte sono complessi ed anti-convenzionali (gli strumenti li tratterò più specificatamente fra poco). La produzione mi pare decisamente piuttosto buona, con tutti gli strumenti bilanciati correttamente fra loro, seppur io abbia notato una voce meno presente nell’inizio di “Alienation”, ed inoltre il suono del rullante lo trovo quasi finto e plastico (ma non solo…). Insomma, concordate con tutto ciò? Quali sono esattamente le vostre influenze principali e secondo voi quanto hanno influito sul vostro modo di fare musica? Come definite esattamente il suono che proponete?

Allora innanzitutto vediamo di svelare l’ARCANO che si nasconde dietro la batteria… Dati gli scarsi risultati ottenuti registrando la batteria nel 2008, abbiamo pensato di registrare le tracce con un set elettronico, in modo da ottenere suoni più puliti senza sforzarci più di tanto… Il rullante purtroppo è uscito con un suono di merda, ma Filippo ci tiene a ribadire di aver fatto tutto il possibile per renderlo decente… Gli assoli per noi sono molto importanti e vogliamo che siano abbastanza lunghi, perché non devono sembrare, per modo di dire, “di routine” all’interno del pezzo. I tempi di batteria si mantengono sotto una certa velocità sia perché il batterista è Filippo e non Derek Roddy :), ma fondamentalmente perché il nostro genere non prevede ritmi estremamente veloci, che a nostro avviso confondono anche un po’ le idee… Parlando della poca presenza della voce, posso dirti che non è stata una cosa voluta per ottenere un effetto di “spaesamento”; i pezzi sono usciti così per il semplice fatto che Carlo li ha partoriti in quel particolare tipo di struttura. Non pochi ci hanno fatto notare che, effettivamente, si genera un senso di vuoto tra una strofa e l’altra… In futuro cercheremo di rimediare! Per quanto riguarda le influenze, senza dubbio i Death sono la luce che ci guida, ma siamo fortemente ispirati anche dagli Atheist, Cynic, Opeth, Iron Maiden, Carcass… Comunque cerchiamo di mettere nella nostra musica anche influenze provenienti da altri stili musicali, in particolare potete sentire degli stacchi funky, oppure sonorità latin… Il suono che proponiamo non è del tutto definibile… Ognuno dei nostri pezzi ha un sound proprio, che impedisce di stilare un nome, magari, che identifichi tutto nel suo intero…

7) Mi va adesso di parlare in maniera più approfondita dei vari strumenti, partendo dalla voce. Essa al sottoscritto ha suggestionato tantissimo. Viene proposto principalmente un grugnito catacombale e di una malvagità colossale, che mi pare un avviso di pericoloso che striscia pericolosamente come un serpente nel proprio io, che alle volte viene alzato di tono fino a raggiungere urla che donano un’atmosfera black la quale paiono essere il demone del consumismo che ha preso completamente le redini della tua mente, scompisciandosi dalle risate nel contemplare il tuo lento logoramento. Ma gli interventi della voce sono pochissimi, rari, ed infatti riguardano solitamente i due temi principali di ogni canzone, dando in tal modo a mio parere una sensazione di vuoto asfittico, venendo così costretti a sguazzare in una gigantesca e monotona melma dove l’uomo è schiavo del sistema che lui stesso ha creato, schiavo insomma della materia. Per non parlare delle linee vocali, a mio avviso sempre ottime e non poche volte dall’alone quasi ritualistico, come se si stesse celebrando l’olocausto dell’umanità (che belle parole!). Insomma, concordate con le mie affermazioni, e quindi che ne pensate? Secondo voi, la voce che ruolo ha nella vostra musica?

In un certo senso concordiamo.. Daniele con la sua voce cerca di esprimere nel meglio possibile le tematiche dei testi cercando di tirare fuori tutta la rabbia e la “malvagità” che si celano al loro interno e prova a donare ai pezzi una voce possente, che rimanga impressa nelle menti delle persone per la sua particolarità… Speriamo che ci sia riuscito!
8) Ora tocca alle chitarre, che considero dal piglio tremendamente beffardo, poco melodiche (come se si volesse spiaccicare l’ascoltatore di fronte alla dura realtà che si deve affrontare ogni giorno) ma nonostante tutto i riffs mi paiono strutturalmente piuttosto lineari e non “arzigogolati”. A mio parere sono interessantissimi gli assoli, tremendamente fantasiosi, dinamici e tecnici, isterici, veloci e senza pietà come le pubblicità, fatte proprio per entrarti nel profondo delle carni e dello spirito, estenuanti e la cui posizione è difficile da prevedere, proprio come le stesse pubblicità, che spesso distruggono la tensione e l’atmosfera di certi film. Come rispondete invece a tutte queste osservazioni, e come mai curiosamente i solismi non sono mai e poi mai presenti nei momenti iniziali di un pezzo? Inoltre, perché, nonostante i tecnicismi che proponete, non sembrate tanto interessati alla cosiddetta sovrapposizione di riffs, che forse avrebbe dato maggiore “caos” alla musica?
Gli assoli a nostro parere sono molto inportanti, un pezzo senza assoli per noi non esiste.. Cerchiamo a volte di cogliere di sorpresa l’ ascoltatore cercando di inserirli in posti meno scontati. Riguardo la loro struttura non c’ è molto da dire, è solo ciò che è uscito dalle nostre menti malate!!!
9) Pure il basso entra con prepotenza nel discorso musicale, magari sciorinando dei veri e propri assoli, scombussolando così ancora di più l’ascoltatore come se lo si volesse far vivere completamente l’esperienza caotica e non falsa, senza retorica, della stessa realtà. Tra l’altro, tale strumento può essere usato anche in alcuni stacchi (come succede in “Alienation”) aumentando così la sua importanza. Eppure, mi sono reso conto che il basso non offre spesso delle linee indipendenti alle chitarre, sputando più che altro solismi. C’è una ragione precisa dietro questa scelta musicale? Sbaglio od anche in tale sede l’influenza jazz è palese? Secondo voi perché il basso è uno strumento così poco importante per il Metal, estremo e non?
Il basso è importantissimo non solo nel metal, ma in tutti i generi!!! Noi abbiamo fatto in modo che la presenza del basso fosse costante in tutta la durata dei pezzi, soprattutto attraverso gli assoli, proprio perché riteniamo che ogni strumento debba avere la sua importanza. Il basso per la maggior parte delle volte segue le ritmiche delle chitarre, ma spesso alterna varie tecniche, come lo slap o il tapping, allo scopo di risaltare rispetto al resto del gruppo. L’influenza jazz, poi, è onnipresente; ribadiamo che questo gruppo, in generale, ha l’obiettivo di contaminare il genere death con vari stili, oltre al jazz.

10) Discorso batteria: le sue frasi, come già osservato, sono spesso complesse ed anti-convenzionali, poco inclini al groove e di solito sono statiche, non dinamiche soprattutto quando si va veloce, come a voler dare l’impressione di una realtà delle cose che mai cambierà, dimostrando quindi forse un cinismo devastante. Staticismo che secondo me si fonde ottimamente con il suono pesantissimo e quasi finto del rullante, dando così probabilmente ed in misura maggiore il senso dell’alienazione, il senso dell’apparenza che permea in tutto e per tutto la realtà che purtroppo viviamo. Inoltre, anche la batteria non si risparmia di tirar fuori dei virtuosismi, che credo rappresenti al meglio il senso di smarrimento a cui porta il desiderio del possesso di oggetti per la verità irraggiungibili, ed a cui portano tutte le umiliazioni che vengono inflitte all’uomo stesso. Stavolta che ne pensate delle mie considerazioni? Ci ho azzeccato? Inoltre, si è stati influenzati anche un po’ dal blues, seppur riletto secondo me in maniera distortissima, come in “Secret in Mind”?

Quanto al rullante, le spiegazioni sono state già date prima XD. Dato che i riff sono abbastanza complessi, e le strutture molto complicate, la batteria deve comportarsi di conseguenza, ed è quasi impossibile riuscire a improvvisare se stai suonando un 27/39 con 3 mila cambi di tempo… Se dovessimo scrivere in futuro un pezzo un po’ più libero dal punto di vista tecnico sicuramente anche Filippo potrà permettersi di essere più sciolto!! :) “Secret in Mind” effettivamente sa di blues, anche se l’intro è stata progettata per rimandare a sonorità latin, per far sculettare un po’ XDDD
11) Ora tocca a quello che ho considerato fin dall’inizio il pezzo migliore di tutta l’opera, ossia “Secret in Mind”. Perché? Prima di tutto, perché credo sia la canzone che sintetizzi quasi completamente tutto le vostre caratteristiche; poi perché ha una struttura particolarissima e che si allontana di molto da quella degli altri episodi offrendo una girandola di soluzioni, e di cui solo 2 vengono successivamente riprese nel prosieguo del discorso; inoltre ha un finale a dir poco fantastico, lento ma epico, eppur stranamente ho avvertito fin da subito un disagio nel suo riff, come se fosse un monito contro tutte le cause sì giuste ma che poi alla fine sono finite sempre nel terrore e nel sangue. Tra l’altro, penso che abbiate fatto pure bene a mettere “Secret in Mind” come ultimo pezzo, proprio perché è quello più complesso ed “arzigogolato” di tutti. Nella rece ho parlato di “irrazionalità ordinata”, del bisogno di “inculare” l’ascoltatore, di dargli il colpo di grazia, non trovando altre parole adatte, zittito dalla bellezza infinita di tale creatura. Insomma, siete d’accordo? Se no, quale pensate sia il pezzo migliore di tutto il lotto? E comunque, come è nato “Secret in Mind”? Credo che abbia avuto un parto piuttosto lento e meditato, o si è agito più che altro sull’istinto? Quali sono comunque più nello specifico le influenze in questo caso?
Beh, per noi non è così tanto complesso… non troviamo nemmeno tante difficoltà nel suonarlo tant’è vero che solitamente è il pezzo che ci riesce meglio di tutti. Più che “Secret in Mind” pensiamo che sia “Alienation” il pezzo migliore, ci gusta molto suonarlo perché tecnicamente è molto difficile e poi penso che abbiamo fatto un bel lavoro nel riuscire a legare riff tecnici con riff più pesanti. Ma questa è solo una nostra opinione, lasciamo agli ascoltatori giudicare. Riguardo alla composizione non è stata molto lunga e complicata. Volevamo fare un pezzo tranquillo e dove spiccassero maggiormente le influenze jazz ed eccolo qui. Infine lo abbiamo inserito come ultimo pezzo semplicemente per il suo finale lento e dissolvente e che dà una sensazione di tranquillità dopo tutto quel bordello di tecnica dei pezzi precedenti.

12) Vorrei trattare adesso un po’ “Into the Trip”, essenzialmente perché secondo me fate immaginare sul serio il viaggio psichedelico guidato dal potente di turno che cerca di far sognare mondi mirabili all’uomo, per poi far sì che questo forse alla fine si risvegli veramente, proprio in corrispondenza della fine brusca del pezzo. I tempi grooveggianti, in pratica posti nella parte centrale della canzone, mi sembrano essere fra l’altro il momento in cui il nostro incomincia ad avere i primi dubbi sulla bellezza apparente che sta vedendo, ma non vuole crederci, e quindi si ritorna ai temi principali. E’ sul serio da interpretare così tale canzone secondo voi, o c’è qualcosa di molto più profondo e difficile? Come è stata partorita comunque “Into the Trip”?

I riff di “Into the Trip” sono stati partoriti interamente da Carlo in un momento di particolare ispirazione e il testo è semplicemente frutto della mente malata di Nik che come già detto prima si è divertito a immaginare come potesse essere un “viaggio” del genere!
13) Ma un altro brano che mi ha stuzzicato moltissimo è stato “Alienation”, più che altro perché strutturalmente presenta un andamento piuttosto imprevedibile che mi pare abbastanza vicino proprio a quello di “Into the Trip”, ergo lo considero ottima come pezzo precedente a quest’ultimo, anche perché entrambi tirano fuori almeno 10 soluzioni. Siete d’accordo? Come è nata invece “Alienation”?
Riguardo la composizione ci ha distrutto, ma non solo, ogni volta che la proviamo necessitiamo di un momento di pausa :)! “Alienation” e “Into the Trip” sono state scritte una dopo l’ altra e a nostro parere sono le migliori…..
14) Per quanto riguarda invece il principale punto di forza di “Human Troubles”, secondo me è rappresentato dal vostro senso strategico della canzone, a dir poco magnifico, in quanto credo che ogni episodio del demo rappresenti l’estremizzazione dell’incubo moderno, soprattutto se si guarda la struttura, che è come se diventi pian piano più complessa ed imprevedibile, talvolta in maniera decisamente impercettibile. Questo mi pare un aspetto molto difficile da realizzare perfettamente, e fra l’altro tale “linearità concettuale” non è poi così facile da trovare in circolazione. Ad esempio, “Dead Inside” procede in un senso che definirei deathiano, e quindi le varie soluzioni si presentano in misura meno paranoica rispetto alle altre canzoni, ed a mio parere riesce a legare perfettamente con la seguente “Predicting the Future” tramite un nuovo passaggio, che tra l’altro finisce bruscamente l’intero discorso, come per dire che l’incubo di cui sopra è solo appena iniziato. Invece, “Predicting the Future” si muove con fare tremendamente più paranoico, non solo perché risulta basata su uno schema più classicamente a strofa-ritornello, ma anche per il numero “esagerato” di assoli praticamente da parte di tutti gli strumenti. Insomma, vi siete accorti di tale complessità sempre crescente oppure non ci avete neppure pensato in fase di composizione, così per istinto? Si può definire il vostro demo come un disco a concetto? In caso, pensate che il vostro principale punto di forza sia un altro e casomai perché?
In un certo senso sì, siamo in accordo con te. “Dead Inside” è stato il secondo pezzo che abbiamo composto in seguito ad un altro che abbiamo preferito non inserire nel demo a causa delle sue tematiche. Quindi essendo stato in un certo senso la nostra prima vera “composizione” è stato molto influenzato dai Death (gruppo dal quale abbiamo preso maggiormente spunto per il nostro progetto), poi proseguendo con la stesura di “Predicting the Future” e gli altri abbiamo incominciato a sviluppare le nostre capacità e a cercare di staccarci dalle influenze come dici tu deathiane.

15) Eppure, in tutto questo marasma, ho rintracciato personalmente qualche difettuccio, piuttosto secondario ma vabbè. Prima di tutto, in “Dead Inside” ed “Alienation” ho notato una soluzione che è praticamente quasi uguale, e ciò nonostante l’ottima fantasia e tecnica che vi ritrovate. O l’avete fatto apposta, legando così i due estremi del demo, oltre che l’inizio e la fine dell’incubo, un po’ come per voler dire che quest’ultimo ha un limite, ed oltre non può più andare perché sarà fermato e bloccato?

Non è stata assolutamente una cosa voluta, anche perché “Alienation” è stato scritto molto dopo “Dead Inside”.

16) Un altro riguarda la prevedibilità in ogni brano del ruolo della voce, anche se alla fine non mi si dimostra mai invasiva e quindi sempre bella efficace. Pensate di voler darle in futuro un ruolo un pochino più importante?

Sì, questa è un considerazione che ci fanno in molti e quindi nei prossimi pezzi sicuramente cercheremo di dargli un ruolo più importante.

17) E come ultimo prendo di mira il rullante che, come già osservato, ha un suono che considero plastico, quasi finto, non sincero, ma anch’esso si rivela a mio parere come un’arma a doppio taglio (leggasi il punto 10). Come mai ha un suono così bizzarro per un vero e proprio rullante (o è soltanto una mia impressione?)?

Ok diamo una spiegazione nel dettaglio allora (non mi accontento mai eheheh! Nda Claustrofobia)… Le tracce sono state registrate con un set elettronico in formato Midi, e successivamente all’input Midi sono stati assegnati suoni presi dal software EZDrummer. La debolezza di questo software è che è molto difficile regolare i vari volumi senza apportare delle modifiche anche pesanti ai vari pezzi del set. Nel nostro caso, quel particolare suono era il migliore che potevamo usare, e inoltre usando un altro suono si sarebbe sentito pochissimo e avremmo dovuto stravolgere tutto il resto del set… Un macello in pratica. Sempre meglio però dei bidoni della monnezza di 2 anni fa!!
18) Perché un titolo come “Human Troubles” e quale significato esso possiede (ovviamente non in senso letterale)?
Beh, il senso è quasi letterale!! Cercavamo un titolo che racchiudesse un po’ tutto il senso dei nostri pezzi e abbiamo pensato che “Human Troubles” fosse perfetto!
19) Parliamo adesso della copertina del demo. Per caso quell’occhio rappresenta qualcosa di simile al Grande Fratello, che guarda e controlla totalmente la vita dell’individuo, spezzando così la sua rete di protezione (è forse il vetro?) dal Male che attanaglia la realtà? Sotto all’occhio (è forse una rappresentazione moderna del simbolo piramidale della Massoneria?) ci sono 2 persone, che lo guardano con paura e denudati anche dei capelli in testa, come per simboleggiare al meglio la loro impotenza nei confronti del di esso. Beh, insomma, mi ha colpito anche la copertina. Prima ci sono state altre proposte per la copertina, e quella attuale chi l’ha fatta?
La copertina vuole semplicemente esprimere graficamente il significato dei testi. L’ occhio non centra assolutamente con il Grande Fratello!! Vuole solo richiamare le tematiche di “Predicting the Future” e il vetro vuole dare solamente l’ impressione che la custodia sia rotta! Riguardo le 2 persone che lo guardano sono state inserite sempre per esprimere la sofferenza dell’ uomo che viene richiamata nei nostri testi e nel titolo del demo.. Sono state disegnate varie proposte della copertina (sempre dallo stesso grafico) ma questa ci è sembrata la più adatta e “cattiva”!! E’ stata disegnata da Massimiliano Renzi di Sulmona e cogliamo l’ occasione per ringraziarlo di tutta la pazienza e la disponibilità che ci ha offerto! Grazie Max!!
20) Questa è una domanda un po’ provocatoria, però perché utilizzate l’inglese, lingua forse un po’ troppo stra-abusata ed anche innaturale per gruppi non-anglofoni? Siete forse contrari alla corrente italiana che usa la propria lingua, in misura maggiore il black metal? Non siete forse un po’ troppo originali per cantare nella lingua classica del Metal?
Prova a fare una cosa: prendi i nostri testi e prova a cantarli in italiano… Uscirebbe fuori un qualcosa di banale e ridicolosamente ridicolo (rende l’idea?). L’italiano è buono solo per fare le canzoni di merda di Sanremo. E’ una lingua troppo “romantica” per essere usata nel metal (non siamo minimamente a conoscenza di gruppi black che usano l’italiano!!) (allora vi consiglio di sentirvi fra gli altri i Tenebrae in Perpetuum, i Rovina e bla bla bla…Nda Claustrofobia), o anche nel semplice rock. L’inglese, grazie alla sua diffusione, è la lingua perfetta per qualsiasi cosa tu voglia dire, che sia “Ti amo baciami facciamo l’amore” che “voglio sbudellarti e stuprare il tuo fegato”… Per dire XD
21) Sono passati solo pochi mesi dalla pubblicazione di “Human Troubles”, e quindi siete ancora soddisfatti del lavoro appena raggiunto o c’è qualcosa che ora vorreste raffinare? Come stanno reagendo la critica ed il pubblico?
Ci sopraggiungono molte critiche riguardo la produzione che comunque in un certo senso condividiamo perché non pensiamo assolutamente che sia una produzione che possa competere con le stupende sonorità che oggi ci offre la tecnologia! Ma comunque ci accontentiamo poiché è stato fatto da noi ed è stata la nostra prima esperienza in studio. Ci basta solo pensare che è un lavoro con il quale possiamo farci conoscere in giro! Il prossimo sarà sicuramente meglio (speriamo!XD)!

22) Il nome che vi portate appresso ve lo siete scelto anche per omaggiare la vecchia scuola del death metal? E chi sarebbe più precisamente il “riesumato” cui fate riferimento? Inoltre, perché ve lo siete cambiato? Forse perché avete controllato in giro se qualche gruppo avesse già il nome di Holy Terror?

Resumed non vuol dire “riesumato”!!!! “Resume” vuol dire riprendere qualcosa di interrotto… Facci caso se per esempio stai giocando a un videogame e metti in pausa. Per riprendere c’è l’opzione resume (Sì ma il senso mi sembra quasi lo stesso. Nda Claustrofobia)!! Abbiamo avuto l’idea di questo nome proprio pensando all’intento di voler riprendere il filone techno-death che si è interrotto verso la fine degli anni ‘90. Siamo stati costretti a cambiare nome perché a quanto pare c’è un certo gruppo americano di nome Holy Terror che è anche abbastanza famoso, e così per evitare inconvenienti abbiamo preso provvedimenti in anticipo!

23) Volete parlarmi invece del logo che vi siete scelti?


Volevamo un logo che somigliasse come impostazione a quello dei vecchi gruppi techno-death come Atheist e Cynic, cioè niente di speciale, solamente il nome scritto con un carattere interessante, né troppo sobrio, né troppo vistoso.

24) Come avviene un vostro concerto-tipo (la domanda si riferisce anche con quale canzone partite e finite, oppure se ci sia la presenza di un qualche effetto scenico, pure primitivo)?

Nelle nostre ultime serate abbiamo preso l’abitudine di aprire con un “numero demenziale” (possiamo sembrare brutti e cattivi a chi ascolta il demo, ma in realtà siamo uno più pazzo dell’altro :): per esempio, nella serata di promozione del demo, il 27 dicembre, abbiamo aperto cantato “We Wish You a Merry Christmas” sul riff in 6/8 nell’intro di “Into the Trip”!! XD Poi lasciamo perdere le puttanate e iniziamo immediatamente, e il primo pezzo suonato è sempre “Dead Inside”, perché è quello che secondo noi scalda meglio! Poi per quanto riguarda gli altri pezzi, non seguiamo un ordine fisso per ogni serata, ma variamo scaletta ogni volta, anche perché in ogni concerto suoniamo una nuova cover, perciò ci mettiamo a tavolino e decidiamo l’ordine dei vari brani per creare magari più atmosfera!!
25) Quando avete iniziato, siete partiti già con le direttive attuali oppure suonavate in maniera più o meno diversa? Inoltre, sempre negli inizi, pensavate di creare qualcosa di simile ad “Human Troubles” o tutto è stato graduale?
La forza del nostro gruppo è stata proprio il fatto che siamo partiti con le idee già chiare, cosa che ci ha fatto evitare di perdere tempo o pazienza nella stesura dei pezzi. Magari all’inizio abbiamo indugiato un po’ di più, perché avevamo sì in mente cosa volevamo fare, ma ovviamente avevamo appena cominciato… Poi, vedendoci molto soddisfatti del nostro lavoro abbiamo cominciato a scrivere pezzi in maniera molto naturale, pensa che “Alienation” e “Into the Trip” sono state prima scritte completamente e poi provate!!

26) Prima di militare nei Resumed, in quali altre formazioni avete suonato, e con loro si è portata a compimento pure una registrazione oppure addirittura la pubblicazione di un disco? Come è andata comunque l’esperienza?

L’unico a non aver mai suonato prima in un gruppo è Filippo, ma non solo, non aveva mai suonato metal prima di allora!! Invece tutti gli altri hanno avuto esperienze precedenti, molto spesso in piccoli gruppi senza pretese, con cui hanno suonato in pubblico poche volte. I Resumed sono quindi il primo progetto serio del quale tutti e 4 abbiamo fatto parte!

27) L’evento più esilarante che avete vissuto come gruppo (domanda vaghissima comunque dato che ne dovrebbero esser stati mille, se non di più…)?

Beh, a noi basta veramente poco per divertirci come pazzi, anche le normali prove possono diventare dei veri e propri spettacoli comici!! Ci basta semplicemente stare insieme, e qualsiasi occasione diventa un evento memorabile!! Poi però ci divertiamo tantissimo anche in compagnia dei gruppi con i quali suoniamo insieme.

28) Una curiosità cazzona: nella vita di tutti i giorni che fate (università?)?

Nikolas è al 5° anno di istituto tecnico, Daniele studia scienze agrarie ed ambientali a Perugia, mentre Carlo e Filippo si stanno letteralmente BRUCIANDO a ingegneria a L’Aquila! XD
29) Considerando che siete giovanissimi, da quanto tempo suonate i vostri rispettivi strumenti? Avete magari fatto anche studi classici?
Daniele da circa 8 anni, iniziando a suonare chitarra classica con la supervisione di un insegnante, ma poiché è una rottura di palle appena intraprese le basi è passato alla elettrica prendendo insegnamenti da Montos (No More Fear).. / Nikolas circa 5 anni come autodidatta / Carlo circa 7/8 anni sotto la supervisione di un insegnante / Filippo infine suona “seriamente” la batteria da circa 4 anni. Niente studi classici purtoppo! :)
30) Dati i vostri testi, siete per caso schierati politicamente o secondo voi la politica è un mondo da non prendere minimamente in considerazione (almeno in positivo)?
Assolutamente no, non vogliamo mettere nei nostri testi niente che riguardi ideologie politiche di qualsiasi tipo. Daniele tende leggermente a sinistra, ma gli altri 3 se ne fregano altamente. Troviamo decisamente sbagliato che un gruppo musicale si schieri politicamente, è qualcosa che va oltre il concetto di musica. Oltretutto, la politica odierna è uno schifo in tutte le sue forme, ci risulterebbe anche difficile parteggiare per un’ideologia in particolare.

31) Rimanendo appunto nella “classicità”, vi ritenete contrari all’accademismo musicale (i conservatori et similia), al loro inquadramento in tutto e per tutto della musica tramite regole fisse, e magari perché?


E per quale motivo? La musica non si fa alla cazzo di cane. Noi stimiamo profondamente il mondo della musica classica, una delle più alte forme di cultura che esistano. Certo apprezziamo anche il jazz, che è completamente l’opposto, ma non per questo siamo contro l’accademismo musicale.

32) Cos’è, secondo voi, il death metal?

Ottima musica, passione… Uno stile di vita!!

33) Secondo voi quali sono le ragioni che hanno portato alla nascita del death metal e perché? Che ne so, ragioni sociali, in quanto si vuole usare quel tipo di liriche per rappresentare un mondo ormai allo sfascio, e così via? E quindi perché, secondo il vostro parere, i temi trattati si sono rivolti subito verso l’horror? Forse perché fin dall’inizio i gruppi di tale genere hanno voluto distruggere i tabù, un po’ come successo con il fumetto “dark” italiano negli anni ’60 – ’70, magari esprimendo insofferenza verso il sistema?

All'epoca si voleva creare un genere ancora più violento ed estremo del thrash metal. Infatti nei Possessed, uno dei gruppi padri del genere, si nota una notevole influenza thrash di gruppi come Kreator e soprattutto i Celtic Frost, band fondamentale per il metal estremo. Forse si voleva far conoscere al mondo il male della terra attraverso i testi parlando di morte e distruzione.

34) Quali sono, per voi, i 5 più bei dischi death metal?

“Blackwater Park” (Opeth), “Symbolic” (Death), “Cosmogenesis” (Obscura), “Piece of Time” (Atheist) “Wake Up and Smell the Carcass” (Carcass)…
35) Che differenze ravvisate tra la vecchia scuola e quella successiva e quest’ultima è un’evoluzione o meno della prima? Quindi, essa cosa, secondo voi, ha aggiunto e/o perso qualcosa di meglio? Quindi apprezzate anche il death metal moderno?
Sicuramente c’è stata un’ evoluzione, ma che a nostro parere si è fermata.. Oggi si ascoltano molti gruppi che fanno musiche scontate, roba già sentita, tecniche già sperimentate dai precursori del metal e che ogni giorno riascoltiamo… Anche noi come hai potuto sentire riproponiamo uno stile passato, ma lo facciamo proprio perché oggi è difficile riascoltarlo da altri gruppi e forse facendo questo tipo di musica riusciamo a staccarci un po’ dalla monotonia… Pochi gruppi death metal moderni riusciamo ad apprezzare veramente grazie alla loro capacità di creare musiche originali… Prendi ad esempio gli Opeth!!

36) Come rispondete a quelli che si lamentano che il death metal vecchia scuola appartiene soltanto ai primi gruppi della scena, quelli più importanti, dimenticandosi così della passione, il semplice suonare quello che si vuole, che costituisce formazioni come la vostra?

Che sono dei poser modaioli del cazzo!!! Vabbè, senza esagerare, riteniamo che la musica debba essere qualcosa di personale e soggettivo, ognuno deve potersi esprimere come meglio crede, e nessuno dovrebbe assolutamente criticare vecchi generi solo perché ce ne sono di nuovi che vanno più “di moda”. A volte anche noi ci siamo sentiti dire cose del tipo “fareste meglio ad abbandonare un po’ la vecchia scuola”. Noi abbiamo cominciato a suonare proprio per riprendere QUEL genere in particolare, quando ci sentiamo rivolgere questi commenti ci cadono le palle!!

37) Ascoltate magari altra musica oltre a quelle che vi hanno più influenzato per i Resumed?

Tutti e 4 abbiamo ampi gusti musicali che non si limitano al solo metal, ascoltiamo anche rock, artisti fusion, a volte musica classica, perché no anche un po’ di musica italiana (sia chiaro, musica buona, del tipo PFM …) (Per chi non lo sapesse, si tratta della Premiata Forneria Marconi, storico gruppo di rock progressivo. Nda Claustrofobia).
38) Che ne pensate del cosiddetto “metal” mainstream?
Non ce ne siamo mai interessati!!
39) Come vi rapportate con il fenomeno sempre più diffuso del peer 2 peer e quindi con il formato MP3? Esso può essere considerato veramente pericoloso per l’Underground e perché?
Beh, dipende dai punti di vista… da un lato è conveniente perché con gli mp3 è più facile diffondere le propria musica, ma ciò comporta la diminuzione di vendita di dischi che è un bel problema anche per gruppi emergenti come noi.

40) Che ne pensate della vostra scena Metal estrema, ossia quella abruzzese( anche dal punto di vista extra-musicale – nel senso dei locali, del pubblico e così via)? Sbaglio o dalle vostre parti c’è una vasta scelta di formazioni metalcore, e tra l’altro politicizzate?

Non c’ è una scena molto sviluppata, e pochi gruppi propongono metal. Purtroppo non si vede neanche un buon legame tra di noi portando giovani menti ad abbandonare l’ idea di avviare nuovi progetti. Insomma un bello schifo!!

41) Che ne pensate invece della scena Metal estrema italiana più in generale( idem)?

Una merda!!

42) Cosa bolle attualmente in pentola per voi? State componendo nuovo materiale?

Sì stiamo cercando di comporre nuovi pezzi. Ovviamente tempo permettendo poichè Daniele si trova a Perugia per studiare e anche Filippo, Carlo e Nik sono trattenuti dallo studio. Quindi troviamo abbastanza problemi da dedicare tempo per le prove…

43) Ragazzuoli, l’intervistona è proprio finita, e credo che in questo momento sarete molto felici eheheh! Volete mandare magari un messaggio contorto ai lettori di “Timpani Allo Spiedo” per salutarli?

Finalmente!!:) ... Ringraziamo tutti i lettori interessati a questo nostro tipo di musica e tutte le persone che ci seguono, ma sperando che col tempo aumentino. Noi non molleremo e speriamo che nelle prossime produzioni rimarrete ancora più soddisfatti!! STAY METAL!!!!

domenica 21 marzo 2010

Resumed - "Human Troubles" (2009)


1. INTRODUZIONE.

E' ufficiale: il demo che mi sto apprestando a recensire non è stata per me una sorpresona ma di più! Qua sento l'essenza della vecchia scuola, quella puzza pestilenziale ma bellissima degli anni '90 applicato ad un qualcosa che formalmente ha veramente poco di tradizionale dati gli sperimentalismi che i Resumed tirano fuori. E lo sapete fra l'altro chi ha fatto da tramite tra me e 'sti ragazzi? Nientepopodimeno che Federico Falcone, voce dei First Reason, sempre attivo nella scena tant'è vero che possiede persino un'agenzia di promozione nonché “'zine” denominata Mind Over All. E cazzo se ne capisce di musica!

2. PRESENTAZIONE DEMO.

“Human Troubles” non è altro che la primissima testimonianza discografica, autoprodotta negli ultimi giorni del 2009 in versione demo, dei Resumed, giovanissimo quartetto da Sulmona in provincia de L'Aquila, formato nel 2007 inizialmente come Holy Terror e costituito attualmente da Daniele Presutti voce/chitarra, Nikolas De Stephanis chitarra, Carlo Pelino basso (l'uomo da dove tutto è iniziato) e Filippo Tirabassi batteria. Il bello è che a mio parere loro già presentano una maturazione compositiva di notevole gusto. Praticamente nei 5 pezzi dell'opera non c'è nessuna cosa fuori posto, nonostante essi dal punto di vista del minutaggio potrebbero far paura a molti, in quanto spesso e volentieri si superano i 5 minuti non scendendo mai sotto i circa 4 e 15 di “Into the Trip”. Nei solchi del demo si viene torturati da una musica che definirei death metal progressivo mischiato con il jazz e la fusion (anche se forse il primo tra i due è il più presente), facendo assaporare però appunto quella genuina cattiveria che riesce a catapultare maggiormente l'ascoltatore nel limbo del vecchio death, e probabilmente i Resumed sono addirittura più malvagi delle formazioni classiche del genere, per via di una magnifica atmosfera beffarda, da vera e propria presa per il culo verso l'ascoltatore, che negli ultimi tempi mi ha veramente posseduto facendomi prostrarre di fronte al genio creativo degli abruzzesi. Un'atmosfera beffarda determinata da trame sonore di certo spesso non proprio comuni, ed “arzigogolate” seppur non così pesantemente come pensavo prima di mettere nello stereo il disco, ma praticamente tutti gli aspetti dei Resumed conferiscono, almeno personalmente certo, quell'aura dissacrante e malvagia di cui sopra, e tra l'altro senza presentare nessun riferimento satanico oppure splatter nelle proprie liriche, le quali se non sbaglio (purtroppo non ho con me i testi) scandagliano più che altro la psicologia umana in versione probabilmente “anarchica” (si pensi al tema dell'alienazione provocata dalla società moderna, argomento piuttosto classico per quasi ogni gruppo Metal di sinistra).
La stessa struttura dei pezzi segue forse l'onda mentale di un essere umano che, circondato da molte cose, la maggior parte delle quali non può permettersi, sogna sempre, in preda ad una possessione che neanche satana vuole compiere, ma tali desideri vanno ben oltre, diventando veri e propri incubi facendo arrivare la paranoia, ossia la pura alienazione di sé di fronte e contro il mondo (questo inteso anche come trionfo della vita e della libertà), che così viene abbandonato per il soddisfacimento di falsi bisogni che per la verità spesso non mi sembrano immediati perché irraggiungibili = omologazione. Ciò significa che i Resumed in un certo senso seguono lo schema rispettato (alle volte penso un po’ troppo) dai Death di “The Sound of Perseverance” benché in maniera più libera e quindi meno vincolata, ergo maggiormente imprevedibile. Faccio notare comunque che ogni pezzo presenta dalle 2 (“Secret in Mind”) alle 4 (“Dead Inside”, “Alienation”) soluzioni principali (comprese modificazioni delle stesse) le quali costituiscono i temi principali delle canzoni, che credo si possano suddividere a grandi linee in 3 parti, dove l’ultima cerca di ricalcare, quasi mai in maniera pedissequa, la prima, considerando che alle volte viene proposto un passaggio mai suonato prima (“Dead Inside”, “Into the Trip”, “Secret in Mind”), oppure la struttura originaria viene letteralmente privata di pezzi, quindi accorciata (come “Into the Trip” ed “Alienation”). Interessante è però il fatto che da “Predicting the Future” in poi la prima parte di tale ipotetico schema risulta rappresentata da due temi che si ripetono consequenzialmente per due volte, come nella più classica struttura a strofa-ritornello, e praticamente essa si fa viva un’altra volta soltanto nei momenti finali proprio di “Predicting the Future”, offrendo soltanto una piccola variazione, cioè la posizione un po’ più tardiva dell’assolo. Inoltre, tale struttura viene riproposta comunque in salse diverse, magari mettendo nel discorso un assolo (sempre “Predicting the Future” e “Secret in Mind”), oppure in modo più strutturato e non esente da variazioni (“Alienation”), ma in sostanza quella più “normale” riguarda “Into the Trip”, data la presenza maggiormente insistente della voce, con l’unica “anomalia” causata dal 1° tema, che prima di cominciare lo schema a 2 opzioni fa partire lo stesso brano a mio avviso genialmente attraverso 2 note d’apertura, per poi dare il posto per qualche momento al 2, così da iniziare finalmente la sequenza 1 – 1 mod. – 1 – 1 mod.. Un caso a parte è “Secret in Mind”, che infatti tratterò (ed anche per un altro motivo) più diffusamente.
Bellissima è a mio parere pure la produzione, che potrà ricordare quella di moltissimi dischi di death puramente vecchia scuola per quanto è dai toni maledettamente cupi e minacciosi, cosa che considero azzeccatissima per la stessa atmosfera opprimente che si vuol creare, benché impostati più che altro se non sbaglio sulle frequenze medie. Secondo me però è abbastanza discutibile il suono del rullante, non così grezzo come piace a me, bensì forse troppo “plastico” e finto, non molto espressivo, tanto da farmelo sembrare uscito da una vera e propria drum-machine. Il bilanciamento de suoni, piuttosto omogeneo in tutti i pezzi seppur io abbia notato una voce meno presente in “Alienation”, è a mio avviso ottimo, con tutto in buona evidenza com’è giusto che sia per un gruppo che sfrutta le proprie capacità tecniche piuttosto che concentrarsi sull’impatto nudo e crudo, anche se non riesco a sentire sempre a meraviglia la cassa della batteria.

3. ANALISI STRUMENTI.

Aaaaah, è l’ora della voce! Credo che piacerà sicuramente a chi si ciba della robba (citazione verghiana praticamente inutile e fuori luogo!) più marcia possibile, perché nonostante tutto i vocalizzi toccano tremendamente il massimo della malvagità, principalmente rappresentati da un grugnito minaccioso e, come dire, strascicato e non molto classico da sentire, che non poche volte si alza di tono fino a raggiungere una specie di urlo che sembra divertito, e che talvolta secondo me riesce a donare a tutto l’insieme un’aura di impronta black, la quale pare essere il demone del consumismo che ha preso completamente le redini della tua mente, scompisciandosi dalle risate nel contemplare il tuo lento logoramento. I grugniti di cui sopra invece li interpreto come autentici avvisi di pericolo, striscianti come serpenti da cacciare nel proprio io, falsa fortezza di un’umanità che si crede dominatrice mentre per la verità sono i suoi stessi strumenti che l’hanno resa passiva e sottomessa. Ma vi è di più! La voce può dare il senso del vuoto, visto e considerato che non è per niente una parte così insistita e resa protagonista. Infatti, risulta poco presente, in pratica si fa viva principalmente soltanto durante i primi due temi principali, dopodiché erutta solo qualche rara comparsata, ma sempre inerente un unico passaggio. Così, i Resumed diventano quasi un puro gruppo strumentale, rendendo forse in tal modo più difficoltoso l’ascolto, dato che la voce per molti rappresenta un appiglio su cui reggersi perché credo trasmetta non solo un’espressione, rispetto agli altri strumenti, autenticamente umana, ma anche una marcia maggiore determinata dalla qualità delle linee vocali. Bene, tolto questo raro appiglio, l’atmosfera diviene quasi asfittica e vuota, essendo stati completamente debellati i cosiddetti avvisi di pericolo, ma si è costretti a sguazzare in una gigantesca e monotona melma dove l’uomo è schiavo del sistema che lui stesso ha creato e dove gli stessi potenti sono stati resi ciechi da materia ghiotta difficile da rifiutare (“le cose che possiedi alla fine ti possiedono” – citazione da Tyler Durden, “Fight Club”). Altresì, sentendo le linee vocali, sempre a mio avviso spaventosamente ottime, è come assistere ad un rituale dove oscuri esseri sconosciuti stanno celebrano la morte dell’umanità compiendo in pubblico il definitivo olocausto, e per me ciò avviene specialmente per quelle groovy di “Secret in Mind”. Inzumma, la voce del nostro Daniele non è esattamente raccomandabile ai deboli di cuori, e tra l’altro al sottoscritto non stanca veramente mai, pur non essendo versatile ma viste le considerazioni di cui sopra credo che tale descrizione possa bastare.
Ma le chitarre non mi sembrano per niente da meno. Prima di tutto però devo segnalare che dal punto di vista strettamente strutturale spesso i vari riffs che compongono l’universo dei Resumed seguono una logica piuttosto lineare e non esattamente imprevedibile, dato che infatti in tal caso si eseguono diverse note praticamente nella stessa maniera ed in più occasioni anche con identica durata di espressione (spero di essermi fatto capire) fra di loro. Ergo, non aspettatevi motivi particolarmente “arzigogolati” e difficili da digerire. D’altro canto, ciò che riescono a concepire le chitarre secondo me è qualcosa di spaventoso, dato che nella maggior parte delle volte esse sputano fuori riffs non proprio tipicamente death metal e basati principalmente se non erro su note più alte rispetto al normale. Il taglio è beffardo e poco melodico, come se stesse suonando il demone mentale del demo, il suo abisso psicologico che lo tormenta, alle volte esprimendosi in modo più contorto del solito (“Alienation”). Gli spunti melodici sono piuttosto pochi, proprio loro che potevano forse dare a tutto l’insieme un po’ più di sicurezza, disperazione (emozione che in un certo senso si può considerare positiva in quanto legata anche ad un malumore sociale da parte di un essere umano), ma per gli amanti della melodia nella nostra cara musica consiglio di sentire in particolar modo “Into the Trip” ed “Alienation”, in cui addirittura il riff mi pare persino compassionevole, aspetto deliberatamente trascurato dai Resumed. Non mancano però schitarrate, non proprio frequenti, più tipiche del death metal tradizionale, dove fanno capolino in misura maggiore alcuni dei momenti più esplicitamente malvagi dell’ep, e specialmente per “Secret in Mind”, dove secondo me viene raggiunto il massimo in tutto, e non a caso qua si possono gustare pure riffs tra i più isterici e furiosi dell’opera, nonché cervellotici (beh, più o meno), e stavolta andando veloce. In tale sede però, non si è esenti nemmeno da effetti innestati sulle chitarre, come nel caso di “Into the Trip” e “Secret in Mind”. Effetti che descriverei come psichedelici, come per rappresentare l’annebbiamento visionario della mente che si scontra con l’oggetto irraggiungibile dei suoi desideri, seppur in entrambi i casi si suonino le note praticamente nello stesso modo, insieme comunque ad un’altra ascia, questa non manipolata, e resa più semplificata in maniera quindi ritmica eseguendo in tal modo delle pennellate, ma in “Secret in Mind” dopo un po’ arricchisse di particolari il riff psichedelico. C’è una cosa simile anche in “Alienation” che riesce secondo me ad aumentare notevolmente il senso di irraggiungibilità di cui sopra dato che il suono se ne va e si avvicina gradualmente. Nonostante il gruppo sia decisamente tecnico, non credo proprio comunque che sia così interessato a proporre un arricchimento del discorso chitarristico, in parole povere della sovrapposizione di riffs per niente frequente, anche se non ne mancano, benché solitamente quando succede entrambe le chitarre eseguono le medesime note ma attraverso tonalità diverse. Gli interventi di questo tipo sono, come già osservato, pochi ma c’è soltanto un’unica eccezione, rappresentata da “Predicting the Future”. Come d’incanto però c’è un aspetto che renderà secondo me la musica dei Resumed piuttosto difficile da comprendere, oltre alla voce poco presente: gli assoli. Essi ricoprono una bella fetta nei vari pezzi del quartetto abruzzese, per rendere l’idea infatti ce ne sono ben 12 (tra cui 2 quasi attaccati di “Secret in Mind”), ossia poco più di 2 solismi (di chitarra beninteso) a brano. Ma sorge un altro problema: gli assoli sono spesso estenuanti tanto da dominare pure nell’arco di 2 soluzioni (da questo punto di vista sono esemplificative specialmente “Alienation” e “Secret in Mind”), e tra l’altro sono tremendamente dinamici e virtuosi fino a scoppiare. A tal proposito l’influenza data dal jazz (sentitevi per esempio Into the Trip”) e dal suono caldo della fusion mi sembra preminente, per non scordare inoltre la loro notevole varietà, la quale spesso distrugge i timpani con la più tipica malvagità del death. Sentendo gli assoli di Daniele e di Nikolas mi vengono in mente le pubblicità della televisione: isteriche, veloci e senza pietà, in modo che ti entrino così pesantemente nelle carni e così insistentemente data la loro continuità praticamente infinita anche in un sol giorno da scombussolarti le cervella, rendendotele passive e senza sostanza, mentre la lunghezza degli assoli può stare con la spesso estenuante “pausa” pubblicitaria. E’ un processo nato per entrare in te stesso, per possederti completamente facendoti rendere schiavo. Quel che è ancora peggio, è che i solismi delle due asce, talvolta quasi sonnacchiosi (“Predicting the Future”), oppure puramente death metal (come in “Alienation”), non sono soltanto imprevedibili per quanto concerne il loro discorso, ma anche riguardo la loro posizione nei vari brani. Infatti, non si può praticamente prevedere in quale punto essi si possano sentire, tranne a mio parere curiosamente nei momenti iniziali di un pezzo, come se gli assoli in tal caso rappresentassero l’estremizzazione della follia e del dolore umani, offrendoli quindi dopo. Questa imprevedibilità della propria posizione me li fa comunque associare ancora una volta alle pubblicità, le quali purtroppo si fanno vive in qualsiasi momento, anche spezzettando l’intensità di film alti ed intellettuali come “Seven” e “Fight Club”, che necessitano secondo me di un’attenzione a dir poco continua.
Lo strumento del basso penso rientri anch’esso nell’opera di distruzione psicologica voluta dai Resumed, dato che pure Carlo non si priva di siparietti virtuosi, specialmente in “Predicting the Future” ed in misura minore in “Alienation”. Il basso è non poco importante per la musica del gruppo, anche perché riempie il discorso attraverso degli stacchi, come in “Dead Inside” (in tale sede esprimendosi tramite un vero e proprio breve assolo) ed in “Predicting the Future”, mentre in “Alienation” partecipa ad un altro stacco, per me geniale, insieme alla chitarra. Spesso Carlo, se non erro, usa la tecnica del pizzicato, e tra l’altro qui l’influenza del jazz, in particolar modo nei frequenti assoli (almeno rispetto ai gruppi Metal), mi sembra decisamente palese. A dispetto comunque di formazioni da me recensite come i Sacradis ed i Ghouls, i Resumed più che usare il basso per creare delle linee indipendenti dalle chitarre, mi paiono maggiormente interessati a partorire altresì degli assoli puri e crudi, colpendo il cuore dell’ascoltatore attraverso un “caos”, dove gli strumenti agiscono collettivamente esprimendosi frequentemente singolarmente (e la madonna che frase! Chissà se qualcuno l’ha capita!).
Ed in questo “caos”, manco a dirlo, infierisce anche la batteria, portatrice a mio avviso di un ulteriore verbo di matrice jazz, che riesce nell’intento, con i suoi ricami vertiginosi piuttosto complessi e non esattamente convenzionali, ad “annebbiare” ancora di più i timpani. Talvolta però il grado di complessità si intestardisce maggiormente tramite in pratica l’uso di molte percussioni e piatti, e da questo punto di vista sentitevi specialmente l’inizio funambolico di “Alienation” (che se non sbaglio è l’unica canzone che parte senza tanti convenevoli), mentre alle volte il disegno ritmico mi pare tremendamente influenzato da Thomas Haake (o simili) dei Meshuggah, come nelle variazioni continue ed a-lineari della parte centrale di “Into the Trip”. Fortuna per i più integralisti che Filippo non si rifiuta per niente di dettare le danze attraverso partiture più semplici e classiche, sia impartendo tempi groovy (eccovi quindi gli incubi di “Into the Trip” e “Secret in Mind”) che doomeggianti (il finale di “Secret in Mind”), e tra l’altro, “strano” a dirsi, non mancano neanche frequenti tempi veloci, che comunque non dominano mai il discorso. Però qui non si raggiungono assolutamente velocità propriamente angoscianti e quindi neanche blasteggianti, seppur comunque quei fendenti hanno secondo me un qualcosa di bestiale e tremendamente aggressivo, anche perché, in simili occasioni, triturano i padiglioni auricolari andando spesso molto sull’essenziale ed il monotono dato che raramente quelle rullate presentano delle variazioni (caso contrario invece per “Secret in Mind” ed in misura minore per “Alienation”), cosa che se non erro succede poco pure durante gli altri tipi di ritmi, benché stavolta in modo meno insistente. Forse si potrebbe fare qualcosa in tal senso, almeno riguardo i tempi veloci, d’altro canto credo che il loro bombardamento, e tra l’altro con un suono del rullante a mio parere così pesante e quasi finto, abbia un qualcosa di positivo: penso infatti che dia ancora di più il senso di dolore dovuto all’alienazione, al proprio sé in questa società marcia ed indifferente, oltre a quel fastidiosissimo senso di apparenza che la permea in maniera perenne. Ma non scordiamoci neppure di un altro aspetto che considero importantissimo per tutto l’insieme: persino la batteria vomita “allegramente” degli assoli! Non li sentivo in un gruppo Metal dal tempo in cui io recensii i minimali e favolosi varesini Inlansis, nella cui musica semplicissima (almeno nel demo “Three Scary Tales”) si possono sentire dei solismi percussivi, abbastanza istintivi e quindi poco tecnici. Bene, Filippo a mio avviso ne fa di largamente più complessi e di impronta jazzistica (“Predicting the Future” e “Secret in Mind”, ma in un certo senso pure nell’intro solitaria di “Dead Inside”). Virtuosismi che mi sembrano rappresentare al meglio lo smarrimento a cui portano gli oggetti tanto desiderati, e a cui portano tutti gli impegni gravosi che la società impone continuamente all’individuo, provocando in tal modo la rabbia e l’odio, la sete di giustizia da parte di quest’ultimo. Dimenticavo: in “Secret in Mind” avverto ad un certo punto persino un blues malato e distortissimo, un po’ come se si volesse trasmettere appunto la distorsione della realtà da parte dei potenti di turno, ed inoltre è ancora la batteria che introduce, stavolta partendo già con un ritmo vero e proprio, “Predicting the Future”.

4. IL PEZZO MIGLIORE DEL LOTTO.

Che ci crediate o no, per me la scelta del miglior pezzo del lotto mi è stata tremendamente facile, optando per “Secret in Mind”, immenso capolavoro di rara potenza e perfezione, epitaffio lucente per una carriera musicale assurdamente promettente, Arte nella sua suprema e nuda essenza. Secondo me è proprio in tale brano che si fondono più o meno tutte le caratteristiche del gruppo abruzzese, riuscendo inoltre a raggiungere una violenza ed una furia che le formazioni di brutal moderno si sognerebbero soltanto. Ma mi prostro pure di fronte alla struttura stessa del brano, di cui credo quest’ultimo rappresenti effettivamente l’apice della complessità di “Human Troubles”. Infatti, prima di tutto, l’intro, iniziata da una chitarra solitaria apparentemente per me quasi sabbathiana e poi contorta, è praticamente infinita, dura addirittura circa un minuto, facendo impazzire l’ascoltatore attraverso una girandola di suoni sempre diversi, per poi offrire finalmente le uniche due soluzioni (sequenza 4 – 5) che verranno successivamente riprese, se non sbaglio persino in maniera modificata, poco prima insomma di farsi vive come in origine. Tale ripresa è però solo momentanea, in quanto non vengono ripescati altri passaggi, altresì viene seguita da un assolo di batteria, per poi dare la Luce, un riff epico che sa di lotta, un tempo doom (beh, più o meno dato che è concentrato anche sulla doppia cassa) quasi a voler rappresentare tutti gli anni in cui sono state sopportate lentamente le peggio angherie, utili proprio per accumulare la rabbia necessaria per la vittoria, ed un assolo di chitarra mirabile e virtuoso perché raffinata e giusta sarà la ribellione, mentre la musica che si abbassa gradualmente è per me l’”ora basta” all’oltranza, l’inizio di un percorso spirituale che non tenderà a finire, il “segreto nella mente” finalmente di là da esplodere e svelarsi in tutta la sua monumentale bellezza. Però avverto nel riff finale un certo disagio, un qualcosa di contorto che stride un po’ con l’epicismo eroico di cui sopra, come se fosse un monito a tutta le cause sì giuste ma che alla fine si sono quasi sempre infrante nel Peccato originale, nel sangue e nella brutalità, nella violenza e nello sterminio, simboleggiando forse in un certo senso il dualismo Bene/Male a mio avviso tipico dell’uomo. Insomma, dal punto di vista strategico, “Secret in Mind”, che si “conclude” in un modo che mi ha fatto ricordare, eccetto l’assolo dell’ascia, “Bloodshed”, canzone finale del demo “Gener(H)ate” dei Land of Hate, secondo me è stata saggiamente messo come ultimo brano, dato che, essendo quello più complesso e cervellotico dell’opera denudando così l’esplosione del ribelle, il suo segreto nascosto per tanti anni nei propri abissi mentali, ha il compito letterale di “inculare” completamente l’ascoltatore, facendolo confondere in un mare di “irrazionalità ordinata” di rara bellezza e senso compiuto.

5. “INTO THE TRIP”: UN TITOLO, UN PROGRAMMA.

Gli elogi però non sono finiti affatto qui (a parte che potrei scrivere un libro su “Human Troubles” per quanto mi ha preso nel profondo). Quindi, eccovi parlare un pochetto di “Into the Trip”, unica canzone presente nello Space del gruppo e per questo motivo è stata la primissima testimonianza musicale sentita da me di tale demo. Il brano si apre in un modo semplice ma a mio avviso efficacissimo attraverso due note delle chitarre, 2 note energiche benché non violente, che mi sembrano quasi l’entrata un po’ morbida (beh, più o meno) ma forzata dentro un viaggio onirico che trascina l’individuo in paesaggi contagiosi per quanto magnifici…ed allo stesso tempo velatamente inquietanti. Ed il contagio personalmente viene soprattutto tramite quelle soluzioni grooveggianti e lineari (guarda caso) che posano secondo me l’ascoltatore su un mare semi-tranquillo. Per non parlare del finale, preceduto prima da un lungo assolo accompagnato da un lavoro ritmico pauroso e sempre in divenire. E’ forse il momento in cui il viaggio finalmente si scopre diventando un autentico incubo? Finito l’assolo, il gruppo non vuole per niente allentare la tensione, proponendo così un brevissimo stacco di batteria concentrato sui piatti, facendo in tal modo ritornare il discorso nell’apertura di chitarre (ah, dimenticavo: esse, come nell’inizio, suonano anche insieme al basso ed ai piatti) di cui ho già parlato, come se la vittima non volesse risvegliarsi dall’incubo ed infatti la struttura è quella iniziale, rappresentata dall’1 – 2 – 1 – 1 mod., solo che nella fine tutto “svalvola”, l’uomo probabilmente sta concretizzando i suoi dubbi in modo che invece della ripetizione del secondo e finale 1 – 1 mod. venga alla luce, se non erro, il 6 – 6 mod. (quest’ultimo con assolo di chitarra) e tutto finisce bruscamente. La consapevolezza probabilmente è arrivata e l’incubo è stato (temporaneamente) strozzato?

6. “ALIENATION”.

“Alienation” (unico pezzo del demo che inizia senza tanti convenevoli, ossia con tutti gli strumenti già collettivamente incazzati) invece la considero come il perfetto brano successivo per “Into the Trip”, e da questo punto di vista segnalo soprattutto la struttura che inizialmente poggia tramite l’ 1 – 1 mod. – 2 – 3 – 2 – 3, ma nei momenti finali tale schema viene quasi stuprato, preceduto fra l’altro da uno stacco chitarra/basso che mi colpisce nel segno grazie alla sua velocità ed all’abbandono perentorio e pazzescamente incisivo, finalizzato da una rullata potentissima, della batteria, divenendo così un più semplice 1 – 2 – 3 – 4. Se ci si fa caso, è praticamente in “Alienation” che inizia una radicale modificazione della struttura originaria, ed è proprio in questa stessa canzone che essa diventa più complessa ed a mio avviso intrigante, offrendo tra l’altro circa 10 soluzioni, esplodendo al limite della redenzione definitivamente in “Secret in Mind”. Per me, è perfetto tutto ciò!

7. CONCLUSIONI.

Come già osservato, mi sono innamorato dei Resumed fin dal primo momento, e sentendo tutto il demo interamente sono diventato praticamente un loro adepto, sempre sperando di aver capito il loro messaggio, se non totalmente, almeno in buona parte (in caso contrario la potenza, l’intensità e la genialità pressoché continue del disco comunque a mio avviso rimangono). “Human Troubles” ha a mio parere una caratteristica affascinante, la quale è in grado di rendere pezzo per pezzo una complessità sempre crescente, alle volte in maniera impercettibile (come tra “Dead Inside” e “Predicting the Future”. La prima, più classica e strutturalmente vincolata in senso deathiano, rappresenta forse un po’ l’inizio dell’incubo moderno attraverso anche la ripetizione in misura minore paranoica di certi passaggi, trovando in un certo senso il legame con la seconda canzone citata tramite una nuova soluzione abbastanza contorta e dal finale brusco, il quale mi pare dire che il peggio debba ancora arrivare; “Predicting the Future” risulta invece basata maggiormente su uno schema a strofa-ritornello, nonché sulla ripresa, nella virtuale seconda parte del brano, di 2 soluzioni, tra cui una non appartenente allo schema-principe. Ergo, l’insieme mi sembra veramente più paranoico, anche per la presenza di un numero terrificante di assoli di chitarre, basso, e pure uno di batteria), dimostrando in tal modo un senso strategico della canzone che considero magnifico. E quindi secondo me il principale punto di forza del gruppo è rappresentato proprio da tale aspetto, fra l’altro piuttosto raro da sentire in circolazione, e si pensi inoltre alla giovanissima età del quartetto abruzzese, a dir poco spaventosa vista la complessità mostrata. D’altro canto, ho rintracciato (ma ciò è quasi inevitabile) un po’ di difetti, come una piccola ripetitività di soluzioni, come in certo riffing tremendamente simile tra “Dead Inside” ed “Alienation”, un paradosso se si considera la natura tecnica e fantasiosa del gruppo, ed inoltre non mi è piaciuta completamente la prevedibilità in ogni brano del ruolo della voce, seppur a mio avviso essa non è mai invasiva e tirando fuori interventi sempre puntuali, oltre al suono del rullante, eppure pure questa secondo me è un’arma a doppio taglio, come già scritto moltissime righe fa. Ed ora credo di aver detto tutto, anche perché ho perso le parole per descrivere un’opera strepitosa come questo “Human Troubles”. Come sarà la prossima testimonianza di ‘sti ragazzacci dall’estetica che oserei definirla tipica dei gruppi di death progressivo?

Voto: 96 (faccio notare che i Resumed hanno appena superato il massimo voto di “Timpani Allo Spiedo” che prima apparteneva ad “Oracles” dei Fleshgod Apocalypse: 95!)

Claustrofobia

Tracklist:

1 – Dead Inside/ 2 – Predicting the Future/ 3 – Into the Trip/ 4 – Alienation/ 5 – Secret in Mind

MySpace:

http://www.myspace.com/resumed