Visualizzazione post con etichetta Nox Illunis. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nox Illunis. Mostra tutti i post

domenica 29 luglio 2012

Nox Illunis - "Metempsychosis" (2012)

Album (War Productions, Giugno 2012)
Formazione (2006): Noxfero – voce, chitarra;
Tomhet – chitarra/basso;
Master – batteria.

Provenienza: Treviso/Trieste, Veneto.

Canzone migliore del disco:
per gli intarsi di chitarra solista, l’emotiva “Del Distruttore”.

Punto di forza dell’opera:
l’isterismo e la volubilità che permeano sia la musica in sé stessa che la struttura, complicata da digerire, dei vari brani.
Cazzo quanto sono cambiati i Nox Illunis! Questo non può che essere un piacere per me, anche perché loro se ne sono usciti con un disco ambizioso soddisfando fra l’altro la mia richiesta di nazionalizzare le liriche, ormai tutte più o meno in madrelingua. Ma il piacere è doppio vista la grandiosa qualità dell’opera, che fa ancor più paura se si pensa al minutaggio, a volte esorbitante, delle canzoni (infatti, si raggiungono volentieri i 9 minuti di durata!).

Più nello specifico, perché “Metempsychosis” è così diverso da “In Sideris Penumbra”? I seguenti motivi dovrebbero rispondere abbondantemente a questa domanda più che legittima:

1) le urla sofferenti di Noxfero vengono non poche volte accompagnate da cori eleganti e quasi da chiesa, i quali riescono efficacemente a drammatizzare ancor di più tutta l’atmosfera;

2) la melodia è stata ridimensionata in modo da creare una sorta di equilibrio con le parti più violente, e tale approccio permette di raggiungere con più facilità dei climax di sicura presa;

3) di conseguenza, stilisticamente i nostri sono diventati più completi. Infatti, il lavoro nel complesso è più tecnico e fantasioso tanto da infilare nel discorso, in maniera quasi isterica, passaggi death e persino di matrice speed metal… per non parlare di parti rumoriste che possono rimandare al mathcore. Inoltre (ancora?) qui e là sono presenti per la prima volta degli occasionali assoli ben riusciti, ora melodici adesso più schizofrenici;

4) sono di fondamentale importanza i momenti di natura ambientale, che trovano totalmente sfogo nella strumentale “Epilogo”. E’ comunque in questi passaggi che i nostri danno spazio non solo a una (minuscola) dose di elettronica ma anche alla propria passione per il cinema, tanto da presentare sequenza anche inaspettate come quella di “Del Risveglio dal Sogno”, che è stata presa, come dettomi da Tomhet, da "Il Posto delle Fragole", film svedese del 1957 diretto da Ingmar Bergman.

Insomma, la carne al fuoco è tanta ed è giostrata ottimamente, solo che trovo di gran lunga migliore la prima parte dell’opera fino a “Della Tentazione”. Ciò perché nella seconda i nostri si regolano offrendo qualcosa di un po’ più di convenzionale. A tal proposito, “Della Rinascita” è la canzone (esclusivamente) melodica del lotto, mentre la successiva “Del Creatore” è quella che ha alcuni dei momenti più tempestosi.
Ma in fin dei conti ‘sti gran ciufoli, perché il miglioramento è notevole, le mancanze di “In Sideris Penumbra” sono state perlopiù eliminate, mentre le sue potenzialità si esprimono ora liberamente senza fare da mere comparse. In parole povere, un disco di black metal progressivo come ce ne sono pochi in terra italica!

Voto: 84

Claustrofobia
Scaletta:
1 – Sfera Prima. Del Risveglio dal Sogno/ 2 – Sfera Seconda. Del Distruttore/ Sfera Terza. Della Caduta/ 4 – Sfera Quarta. Della Tentazione/ 5 – Sfera Quinta. Della Rinascita/ 6 – Sfera Sesta. Del Creatore/ 7 – Sfera Settima. Epilogo

MySpace:
http://www.myspace.com/noxillunisband

sabato 7 luglio 2012

Nox Illunis - "In Sideris Penumbra" (2010)

Album (War Productions, Settembre 2010)
Formazione (2006): Noxfero, voce/chitarra;
Kaos, chitarra;
Tomhet, basso;
Master, batteria.

Provenienza: Treviso/Trieste, Veneto.

Canzone migliore dell’opera:
“Asylum of Dead Memories”.

Punto di forza del disco:
l’inventività.
Dopo un po’ di tempo, si ritorna finalmente a recensire un disco tutto italiano, e quindi si ritorna con il black metal puro, genere che fra l’altro sta tornando in voga su queste stesse pagine. Ma con i Nox Illunis non si ha soltanto un bell’album, ma anche un tipo di black metal che non va per niente per la maggiore, e questo non può che essere un pregio.

Infatti, la musica di questi veneti la si può definire come melodica/malinconica. Di conseguenza, i tempi più veloci e incazzati danno spesso spazio a partiture medio – lente, quasi rilassanti, che però non annoiano mai anche perché il lavoro di rifinitura che c’è dietro è di indubbia qualità visto che il dinamismo – fattore secondo me fondamentale per il black melodico – della batteria è sempre presente. E tale strumento è anche capace di enfatizzare tramite interventi puntuali il lavoro dei propri compagni.

A dir la verità, più o meno tutti i Nox Illunis (in latino “notte senza luna”) sono dinamici. Questo anche nel senso della metodologia strutturale adottata per i vari pezzi, i quali si muovono e si sviluppano secondo un forte andamento passionale e quindi imprevedibile che rifiuta profondamente qualunque tipo di sequenza più o meno fissa. Praticamente, solo in “Ira Sommersa” si rispetta uno schema preciso, anche se dopo, nella stessa canzone, si riprende il solito modus operandi. Ma la cosa incredibile è che questo “solito modus operandi” (che fa uso talvolta di stacchi e/o pause con annesse potenti ripartenze) funziona splendidamente, seppur sia “costretto” ad affrontare brani dalla durata enorme, dato che essi durano in media 7 – 8 minuti (il già citato “Ira Sommersa” dura invece stranamente sui poco meno di 5 minuti).

Un esempio classico (ma non troppo come spiegherò fra pochissimo) è “Asylum of Dead Memories”, che poi sarebbe il pezzo oserei dire più totalizzante e che rappresenta nel migliore dei modi la passionalità e l’istintività del gruppo. Infatti, si ha qui un perfetto equilibrio fra le parti melodiche e tristi, e quelle invece più lugubri e minacciose, cosa che invece non viene seguita negli altri episodi, se non nella seguente “The Last Rising Sun”, che però soffre curiosamente di una staticità e di una ripetitività marcate più che altro nei passaggi blasteggiati (per non parlare di un finale veramente poco efficace, anche a causa di una voce che in modo poco strategico si assenta proprio qui).

Ciò, nonostante il grande lavoro delle due chitarre, che spesso si abbandonano a veri e propri intrecci raffinati. Così facendo, l’ascoltatore viene avvolto in un vortice di melodie che però non sfociano mai negli assoli, totalmente rifiutati, concedendo comunque al basso di partecipare, occasionalmente e attivamente, nella costruzione delle linee melodiche.

In tutto questo discorso, la voce sembrerebbe l’unico punto disgiunto dal dinamismo tipico dei Nox Illunis essendo praticamente un perenne urlo, eppure, pur non facendo chissà che, risulta coerente con il tutto. Specialmente perché l’urlo assume spesso toni abbastanza sofferenti e gracchianti, però è anche vero che in “Darkness of the Soul” si fa viva una voce pulita ottimamente impostata che duetta con il cantato principale. Peccato comunque che faccia una piccola comparsata perché aggiunge quel pizzico di disperazione in più che non guasta mai. Inoltre, bisogna menzionare anche quella voce femminile narrante nel finale della strumentale “Evoking the Stars”, la quale, oltre a mettere i brividi, parla in italiano.
Giusto, l’italiano, la nostra bella lingua. Ragazzi, cominciamo a usarla per tutto un album, non soltanto per un pezzo intero (“Ira Sommersa”) o per qualche strofa (“The Last Rising Sun”)! La cosa curiosa è che hanno fatto una cosa simile anche gli spietatissimi Acheronte, recensiti qualche giorno fa. Ma sta diventando un contagio?

Voto: 77

Claustrofobia

Scaletta:

1 – Echoes in the Abyss/ 2 – Ira Sommersa/ 3 – Asylum of Dead Memories/ 4 – The Last Rising Sun/ 5 – Darkness of the Soul/ 6 – The Death – Fires Danced at Night/ 7 – Evoking the Stars

MySpace:
http://www.myspace.com/noxillunisband

FaceBook:
http://www.facebook.com/pages/Nox-Illunis/62910252051