sabato 27 aprile 2013

Hellbastard - "Sons of Bitches" (2012)

EP (PATAC Records, November 15th 2012)

Line – up (1986):        M.S. Scruff Lewty – vocals/guitar;
                                    Tom McCombe – guitar;
                                    Paul O’Shea – bass;
                                    Nathan Ellis – drums.

Location:                    Newcastle (England).

Better song of the ep:

Arcadia”.

Better feature of the platter:

The variety.
 Hellbastard - Sons of Bitches
This ep of the Hellbastard is their second one after the reunion happened in 2007 and celebrated with the third album, “The Need to Kill”, released 2 years after. The band has an hard past to face but, still now, these old boys know how to destroy the ears of the listeners, shooting a great inventiveness and some strange intuitions, so the 23 minutes circa of the platter surprises always through incredible ways.

But the Hellbastard surprises already starting with the length of some tracks, like the 6 minutes of “We Had Evidence” (a re – recorded and re – arranged song taken from the first album and once called “We Had No Evidence”), or the 5 minutes of “System Whore”, the only unconciving song of the tracklist, as I will explain soon.

The music present here is basically a mid – tempo based thrash metal with a strong amount of contagious groove and an enough dynamic pace. This is due also to the semi – sequencial structure of the songs, that have often a specific scheme, but, at times, it is shortened or filled with other little details, making more interest during the listening. Besides this, the band range from the typical thrash fast passages to even some doom moments. These ones are fundamental for “Arcadia”, the darker song of the ep that explodes at the end.

In “Arcadia” is present, in a minimalistic and atmospheric way, the soloist guitar, that here reinforce simply the main riff, while it play two incredible and melodic solos into the following “Sons of Bitches”. Finally, there is a romantic solo (what? Yeah, it’s just so!) during the acoustic introduction of “We Had Evidence”. Hence, the soloist guitar occupy a good but not invasive role in the music, also because the technical skills are very remarkable, as you can listen in some riffs.

Another important aspect of the ep is its variety. For example, “We Had Evidence” is an adventurous song with some noisy and obsessive passages and some groovy one – two beats, not forgetting its total absence of fast moments. Also “System Whore” is mentionable, since it has divided between two distinct parts, so we have the first metallic half while the second one is melodic and sad plus acoustic guitar and distant/desperate vocals. But, as I said before, “System Whore” is unconciving because the second part is too static and long, so its dramatic touch loses soon.

Finally, the production is very good, giving to all the musicians the right visibility. In addition, the effects are very used, especially for the vocals and the guitars (listen, for example, “Arcadia”). Logic for a band that propose, as last song, a good reggae experiment of 2 minutes with final auto – obliging claps (“Throw the Petrol Bomb”).
 Hellbastard - Photo
All in all, this ep is very surprising, it has many points at its advantage, like the variety, an interesting and unconventional approach for some situations etc… etc…. This means that you should prepare very well to listen it, also because, as I see visiting the Web, the last things of the band aren’t always well appreciated by the fans. So, be bold enough to do it that sometimes there is need to surpass the musical bounds!

Rating: 76

Flavio "Claustrofobia" Adducci

Tracklist:

1 – Wolfsong/ 2 – Arcadia/ 3 – Sons of Bitches/ 4 – System Whore/ 5 – We Had Evidence/ 6 – Throw the Petrol Bomb

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mercoledì 24 aprile 2013

Backtheory - "Don't Throw Out the Window" (2011)

Album (Casket Music/Copro Records, 15 Ottobre 2011)

Formazione (2009):   Giuseppe “DUPLO” Boccia – voce;
                                   Fabio “Kai” Gaspari – voce;
                                   Marcello “Marky” Raspa – chitarre;
                                   Patrik Ottaviano – basso;
                                   Gaetano “Shyno” Totaro, batteria (poi sostituito da Davide Marcone);
                                   Daniele Colaneri – ospite al piano (“Life Away”).

Località:                    San Salvo (Chieti).

Miglior pezzo dell’album:

“Rapture (Criminal DNA)”... ma anche la seguente "Maskera" non scherza affatto...

Punto di forza dell’opera:

il comparto vocale.
Cover artwork: Tenchi Design

Se con i Dark Season eravamo al confine fra ciò che è metal estremo e ciò che non lo è, con i Backtheory non raggiungiamo neanche questo confine, come del resto si può evincere dalla copertina del loro album di debutto. Quindi, sicuramente qualcuno di voi storcerà il naso di fronte a questo gruppo ma, dai che lo sapete, qualche eccezione è qui sempre ben accetta, soprattutto quando è così valida. E poi, se una ‘zine estrema qualche volta non fa incazzare, che cos’ha di estremo?

Allora, che cosa propongono questi ragazzi? Propongono un tipo di musica che, chissà perché, viene spesso dall’Abruzzo, almeno per quanto riguarda l’esperienza di Timpani allo Spiedo (ricordo per esempio i grandi Mud o i First Reason), cioè il metalcore. Ma si tratta di quel metalcore lento e monolitico, un po’ alla Biohazard, di cui si riprendono anche alcune aggressive linee vocali rappate. Ma in special modo - tenetevi forte! - è presente una bella dose di new metal, e infatti non poche volte possono venire in mente i Limp Bizkit di “Significant Other” (per esempio, la parte centrale di “Maskera” è molto simile a quella di “Break Stuff”), con tanto di rap a là Fred Durst (sentitevi specialmente “Under These Rags” e poi mi dite). Eppure, non finisce certo qui, perché talvolta vengono sparate delle accelerazioni, che spesso non sono poi così veloci, ma che occasionalmente possiedono un flavour più punk/HC (“Secret Room” e soprattutto quelle scatenate di “Under These Rags”). Peccato però che questo tipo di accelerazioni siano roba veramente rara, dato che sono di un’intensità pazzesca.

D’altro canto, il gruppo, così facendo, è riuscito a creare un album abbastanza vario, andando così dall’ossessiva “Sorry, Shut Up!” (che presenta delle linee vocali ipnotiche per quanto vengono ripetute fino allo spasimo) alla melodica “Life Away” (che però è il brano meno riuscito di tutto il lotto perché a un certo punto s’incanta con il ritornello, essendo così poco inventiva). Inoltre, si può dire che l’album sia diviso praticamente in 2 parti, con la prima che ha più passaggi veloci, mentre la seconda, chissà perché, non ne ha quasi nessuno, pur essendo spesso bella dura e cattiva.

Dal new metal si eredita fra l’altro la tipica struttura a strofa – ritornello del genere, con il climax che viene sviluppato sempre lungo la parte centrale di ogni pezzo, e in diversi modi, mostrando di conseguenza una buona inventiva pur nella semplicità del discorso e nell’importanza a dir poco capitale del ritornello. Certe volte si spara una parte centrale più strutturata del solito, come quella di “Rapture (Criminal DNA)”, che conta dei tempi lenti incredibilmente violenti e intensi.

Fra gli strumentisti, tutti bravi, con tanto di basso che qualche volta completa bene il riffing dell’ascia, la batteria è capace di buone variazioni “a sorpresa” che possono risolvere anche un brano (“Sorry, Shut Up!” per esempio), mentre il comparto vocale risulta molto fantasioso, contando pure delle urla non male, qualche grugnito (“Rapture”) e dei botta e risposta fra i due cantanti veramente notevoli.
Foto: Lorenzo Ilari

Insomma, i Backtheory non saranno per nulla originali ma le canzoni le sanno fare, questo è l’importante, magari esagerano un po’ con il ritornello, però sono sulla buona strada, seppur ci siano degli ampi margini di miglioramento. Quindi, consiglierei ai nostri di proporre più tempi veloci punk/HC (che dopo un po’ vengono praticamente accantonati) e di strutturare in maniera più decisa i vari pezzi, sulla falsariga di “Rapture”. Per il resto, è tutto okay, e fortuna che questi ragazzi hanno trovato un recensore come me, dato che mi ascolto ancora molto volentieri il new metal, che negli anni ha partorito un gruppo più coraggioso dell’altro… peccato che poi molte formazione si siano commercializzate, Slipknot inclusi. E sinceramente non capisco questa cosa: se ottieni successo con un album bello brutale perché poi diventi melodico? “E perché non te ne vai affanculo, Flaviè?”. Come siete permalosi…

Voto: 74

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Intro/  2 – Backtheory/ 3 – Secret Room/ 4 – Assurdo/ 5 – Delete/ 6 – Why??/ 7 – Life Away/ 8 – Rapture (Criminal DNA)/ 9 – Maskera/ 10 – Sorry, Shut Up!/ 11 – Under These Rags/ 12 – Outro

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martedì 23 aprile 2013

Intervista ai Neka!

Ragazzuoli, ecco a voi l'intervista ai promettenti Neka, nuovi brutallari provenienti dalla sempre più distruttiva Puglia. Fra l'altro, questa è la seconda intervista che faccio ad Antonio de Rosa, voce del gruppo, già intervistato nel 2° numero, uscito nel Febbraio del 2009, di Timpani allo Spiedo. Che nostalgia!

BUONA LETTURA!

1)Ciao Antonio, come la va? Cominciamo con questa semplice domanda: cosa vi ha spinto a formare i Neka, ben sapendo che alcuni di voi già suonano in un gruppo relativamente conosciuto come i Necrotorture?
Ciao Flavio, qui tutto bene grazie!Allora, i Neka sono nati circa tre anni fa, quando i Necrotorture erano fermi e solo successivamente Francesco Rinaldi (basso) e Alex Beneventi (chitarra) sono entrati a far parte della lineup dei Necrotorture,quindi in teoria siamo nati prima noi….ahahahahahahahahah! Scherzi a parte tanti ci considerano i cuginetti dei Necrotorture e questo per me non può altro che farmi piacere anche se in realtà lo stile per chi si intende del genere è leggermente diverso.
2)Antonio, per quale motivo i Bestial Carnage si sono sciolti per la seconda e ultima volta? L’album a che punto stava? C’è una qualche possibilità di vederlo pubblicato, anche se postumo?
In breve: alcuni dei membri della vecchia line - up con il quale abbiamo registrato la demo per motivi lavorativi e di studio hanno abbandonato la band, così rimanemmo solo io e il bassista. Riuscii a trovare dei sostituti peraltro bravi alla chitarra e batteria con il quale registrare il primo disco, ma alla fine secondo me il feeling era ormai perso e quindi saltò tutto. Non credo che vedrà mai la luce quell’album anche perché a parte un pezzo non ricordo neanche una canzone….ahahahahahahah!
3) Ritornando a voi, il vostro brutal è abbastanza particolare essendo, come dire?, matematico per quanto è rigido e freddo (si veda soprattutto la voce). E’ solo una mia impressione? Che cosa volete trasmettere esattamente con ciò? A questo punto, quali sono le vostre influenze? Magari anche i Meshuggah eheh!
Guarda il bello dei Neka è che noi ascoltiamo molto il parere della gente e dei ragazzi, sia quelli positivi ma soprattutto quelli negativi, in modo da poterci lavorare su in futuro e di conseguenza migliorare come credo dovrebbero fare tutti, quindi se tu mi dici che lo senti matematico io ti rispondo di si, vuoi forse che essendo la prima uscita discografica è quindi ancora immaturo, infatti stiamo apportando miglioramenti in tante cose che sentirai nel prossimo disco.
Comunque sia il nostro messaggio penso parli chiaro, fare bordello e creare caos nell’animo delle persone, mentre per le influenze diciamo che dalla mattina a pranzo e a cena la scuola brutal/death americana non manca mai…..
4) Domanda forse scontata, ma perché avete voluto coverizzare proprio un pezzo dei Necrotorture, che stilisticamente sono molto diversi da voi? Certo che alcuni del gruppo stesso che si autocoverizzano fa veramente strano!
Come ho detto prima sono nati prima i Neka e dopo Alex e Francesco sono entrati nei Necrotorture, difatti “Nekyia” è uscito prima di “Gore Solution” e comunque sia “Anal Torture”, il pezzo che abbiamo coverizzato, è preso dal primo disco “Blood Feast” (ep uscito nel 2006 per la statunitense Extreme Underground. Nda Claustrofobia) dove non militava nessuno dei due. Semplicemente il motivo è stato soprattutto omaggiare una band che avrebbe meritato di più secondo me, difatti ha più sostenitori all’estero che in Italia….
Neka - Photo
5) Però, anche dal punto di vista lirico, siete abbastanza curiosi. Vuoi illuminarci sui vostri testi in maniera più specifica? Devo dire che dai testi sembravate più un gruppo da Nile.
Io ti ringrazio per averci paragonato a dei mostri sacri come i Nile, però per i testi, ora ti spiego, praticamente quando entrai a far parte dei Neka i pezzi già esistevano, siccome avevamo un live abbastanza vicino per questione di mancanza di tempo iniziai a mettere frasi, parole, versi senza senso nè significato, praticamente usavo la voce come uno strumento. Fu talmente forte la cosa che in seguito decidemmo di tenere tutto così e registrare anche il disco senza testi. Io ora so che tu penserai che è sbrigativo (macchè, è ‘na figata. Lo fanno anche i Buffalo Grillz. Nda Claustrofobia)…ma almeno il testo lo impari perché è scritto… io invece devo ricordarmi esattamente le parole e i versi inesistenti a memoria, quindi… mi sono fregato da solo… ahahahahahahahah!
6)Visto il vostro immaginario, che cosa ti affascina del mondo antico? C’è qualche valore andato perduto che apprezzi particolarmente?
Il valore dell’umiltà… è purtroppo andato perso, non solo nella musica ma anche nella vita di tutti i giorni.
7) Ho saputo che state lavorando a un nuovo disco. Ci vuoi dare qualche anteprima?
Certoooooo! Allora, il disco si chiama “Colossus” e contiene dieci pezzi inediti più una into/outro. In questo momento la batteria è pronta, le chitarre sono in fase di registrazione. Poi appena pronto il tutto molto probabilmente il missaggio verrà affidato ai 16th Cellar Studio di Roma come per Nekyia, abbiamo intenzione anche di far uscire il secondo video ufficiale però stiamo ancora decidendo il pezzo e studiando le ambientazioni… Ah questa volta ci saranno i testi… eheheheheh.
8) Che cosa ci riserva il futuro dei Neka, oltre ovviamente al nuovo disco?
Live!!!! Tanti live, un’etichetta e magari un tour per “Colossus” con tappe all’estero. Come vedi le ambizioni sono tante ma noi rimaniamo con i piedi per terra e procediamo con calma senza fretta.
Ringrazio te Flavio per la disponibilità e vi invito per chi volesse a collegarvi alla pagina ufficiale di FaceBook www.facebook.com/nekaofficial per aggiornarvi su tutto quello che riguarda la band.

SUPPORT UNDERGROUND!

giovedì 18 aprile 2013

Blessed Dead - "Promo 2013"

Promo autoprodotto (6 Aprile 2013)

Line – up:           Asmodeus Mannaz – voce;
                            Shon – chitarra;
                            Tolo – basso;
                            Nicko – batteria.

Località:            Brescia, Lombardia

Pezzo migliore dell’opera:

“Miss Bloody Pain”.

Punto di forza del disco:

la sua immane pesantezza.
 Blessed Dead - Promo 2013
Curiosità:

questo disco l'ho recensito a tempo di record, visto che, prima di farlo, l'ho ascoltato solo 2 volte (e mezzo, sì perchè ho sentito di più "To Feel You in Agony", per capire meglio la sua struttura) ma mi sono così esaltato che ho voluto subito recensirlo senza pensarci troppo su. Spero di essere stato obiettivo...


             Continua l’opera di distruzione dei Blessed Dead che, dopo il secondo demo “Sick Human Essence”, rilasciano questo promo che mostra un gruppo praticamente irriconoscibile. Non so che cazzo sia successo a questi ragazzi, quello che è sicuro è la qualità intrinseca di questi 6 minuti e mezzo + intro di bombardamento sonico ricco di novità.

Si comincia con una intro di 44 secondi con tanto di orchestra che viene poi stuprata per qualche momento dal gruppo, e qua già si capisce un po’ dove i ragazzi vogliono andare a parare.

E dove, di buona grazia? Eh, in un death metal incredibilmente bastardo e cattivo, pieno di blast – beats, di un grugnito abbastanza dinamico ed espressivo, opera del nuovo cantante Asmodeus Mannaz, accompagnato talvolta da qualche urlo spettrale. Tutto questo senza proporre melodie, se non a sprazzi, e soprattutto senza neanche l’ombra di un assolo, così importante nel recente passato, data la fuoriuscita dal gruppo del chitarrista solista Ghast. Ma stavolta i nostri sono andati ben oltre perché l’assalto è di tipo decisamente collettivo, e ciò significa, fra le altre cose, che non c’è mai una seconda chitarra che completa/integra il riff principale. Ergo, i Blessed Dead sono diventati belli pesanti, anche perché la voce è praticamente onnipresente, quindi ascoltarli è come essere schiacciati da un monolite di immense proporzioni (non che uno più “modesto” non schiacci lo stesso…).

In compenso, i nostri hanno introdotto qualche interessante variazione al loro death metal senza pietà, come i rallentamenti semi – brutal in entrambi i pezzi, o il selvaggio riffing blackeggiante di “Miss Bloody Pain”, che conta inoltre un breve spezzone porno nel mezzo, altra novità per il gruppo.

Il bello è che il brano sopraccitato è addirittura più sorprendente di “To Feel You in Agony”, più che altro perché raggiunge velocità veramente assurde. Ma le due canzoni si distinguono benissimo anche per quanto concerne la loro struttura, visto che “To Feel You in Agony” è sì fortemente sequenziale ma in maniera un po’ anomala, nel senso che il 2° e il 3° passaggio, alla seconda ripetizione dello schema, s’invertono l’ordine di apparizione. “Miss Bloody Pain” è invece più libera e articolata, nonostante il suo parossistico andamento ritmico. Fra l’altro, i pezzi non hanno nessuno stacco, al massimo qualche brevissima pausa, e questo è un altro fattore che appesantisce alla grande l’assalto dei Blessed Dead.
 Blessed Dead - Photo
In parole povere, questo disco, dalla produzione compatta e densa come mai prima d’ora pur essendo abbastanza pulita, è un ottimo biglietto da visita per l’imminente primo album, anche se magari, se fosse stato più consistente dal punto di vista del minutaggio, si sarebbe potuto testare in maniera più sicura le potenzialità del nuovo corso del gruppo. Ma in fin dei conti, questo appunto è tremendamente irrilevante, perché i nostri hanno stuzzicato lo stesso la mia curiosità, quindi, per ora, non ci resta che goderci questo monolite di promo fino a spaccarci le orecchie.

Voto: 74

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Intro/ 2 – To Feel You in Agony/ 3 – Miss Bloody Pain

FaceBook:


YouTube:

martedì 16 aprile 2013

Six String Suicide - "Piss Around the World" (1998)

Full – length album (Iron Palm Produxions/Black Lotus Records, 1998)

Line – up:      Dinos – Vocals/Rythm guitar/bass;
                      Nikos – lead guitar;
                      Panos – drums.

Location:       Athens, Attica /Greece.

Better song of the album:

“D.I.E.”.

Better feature of the album:

The solos.
 Six String Suicide - Piss Around the World
Artwork: Kostas Hantzis

As the Kuntaut Cult, the Six String Suicide belong to that kind of bands that publish a demo and, some years after, the debut album, vanishing already after all these efforts. And as the Kuntaut Cult, also this Greek band was very good, proposing a ferocious metal with strong anarchist lyrics and some curious features able to vary the assault through different ways, despite its incredible rawness.

But, I must specify an important thing: here the music isn’t pure metal. In fact, it is a rough thrashcore with a very obsessive song’s structure, reminding me the British punk/HC. Every song is based often on a sequence of 3 musical solutions that is respected in a rigorous way and repeated at least for twice before and after the possible solo. Sometimes the sequence is very long and structured than the usual, maybe with surprising and excellent passages by the drummer. But the more harder thing comes from the length of some tracks, that reaches often the 4 minutes, while songs like “The Last Trip” reaches only the 2 minutes and a half.

Another feature close to the British punk/HC is the pace of many songs, that are constantly fast and without mercy. But, don’t be afraid, we don’t talking about a band like Cryptic Slaughter or Wehrmacht, so there aren’t blast – beats or ultra – unbridled massacre, since the favourite pattern by the drums is a typical and well digestible thrash tupa – tupa. Despite this, there are even two mid – tempo songs like the aforementioned “The Last Trip” and the following “King of the World”, showing a very contagious groove.

Now, it’s time to talk about the variety of the album. For example: “The Last Trip” contains militant passages close to the more political new metal, while “King of the World” is a groove metal song with Pantera attitude and some dark riffs. The titletrack shows a good and incredibly refined guitarwork, since also the frequent presence of the soloist guitar. There is even an instrumental track, that is “Sick Society”, featuring some mechanical riffs, this is a very inhuman song, also because it has an hard collective approach without solos and similar.

Besides all this, the Six String Suicide often don’t accept the melodies, except the solos, that have an incredible melodic taste and technical skills, while the singer yells thoroughout, helped by a light echo and shouting some great line vocals (especially in “Hate ‘em All” and “D.I.E.”).

But there’s a problem: the sequencial structure is sometimes really exaggerated, an example of this is just “Sick Society” that doesn’t close the album very well, it’s without ideas, despite its consistent length of 5 minutes. Hence, the solos would help to solve these difficult situations but, unfortunately, they aren’t present in all the tracks.
 Six String Suicide - Photo
Photo: Kostas Kolimenos

To sum it up, it’s a shame that this band broke up after this debut album. Okay, it could be better than the final result with some tricks in addition, but it has very interesting features to tickle the curiosity of the listener. Fortunately, it’s possible to listen some songs of the album on YouTube, so, if you are very interested, check them out and enjoy… hoping to find the platter into the stores…

Rating: 69

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Tracklist:

1 – Hate ‘em All/ 2 – Dead Boss/ 3 – The Last Trip/ 4 – King of the World/ 5 – Revenge/ 6 – Piss Around the World/ 7 – D.I.E./ 8 – Spirits/ 9 – Sick Society

giovedì 11 aprile 2013

Terrorage - "Lobotomy" (2013)

EP autoprodotto (Gennaio 2013)

Formazione (2004):       Adriano – voce;
                                       Vincenzo Frisella – chitarra;
                                       Peppe Musso – chitarra;
                                       Andrea Scalia – basso;
                                       Marco Punzo – batteria.

Località:                          Palermo, Sicilia.

Pezzo migliore del disco:

“Purification Through Violence”, che, oltre a sintetizzare abbastanza le caratteristiche del gruppo, ha un finale aperto da brividi.

Punto di forza dell’opera:

l’attitudine Punk/HC, che dona alla musica un sacco di carica in più.

Terrorage - Lobotomy
Copertina: Sandro di Girolamo

Oggi parliamo di un altro gruppo politicamente impegnato, solo che i Terrorage sono così incazzati che il loro primissimo demo, uscito nel 2006, si intitola(va) allegramente “All Cops Must Die!”, non so se rendo l’idea. Ed effettivamente il gruppo ha un’attitudine punk/HC mica da ridere, condizionando così pesantemente la musica ma anche il minutaggio dei pezzi, che badano al sodo visto che spesso ci si attesta sui 2 minuti. Però, dato che ci siamo, mi chiedo perché Metal – Archives li definisca “thrash/groove metal” perché siamo decisamente lontani da questi territori. Allo stesso tempo, la musica quivi proposta è incredibilmente ricca di differenti sfaccettature e influenze.

“Ma, Flavio, dato che fai tanto il saputello, che musica farebbero ‘sti qua, tanto per essere ancora più precisi?”. Di base un death metal moderno. “Ah, di base… e in cima?”. Un po’ di pazienza, comici da strapazzo, e lo saprete, e che cazzo! Quello che dovete sapere in questo momento è che ‘sti palermitani sono cupissimi tanto che l’onnipresente cantante spara un classico grugnito “modernista”, solo che in questo caso è incredibilmente monocorde e gorgogliante, e in più è aiutato raramente da un grugnito più gutturale. Perlomeno, la struttura delle canzoni è dinamica senza essere arzigogolata (e grazie al casio, considerate le ascendenze HC), quindi vi è un equilibrio abbastanza buono fra i tempi veloci (inclusi i blast – beats) e quelli più lenti (da menzionare assolutamente il lungo finale doom di “Conflict”), mentre hanno un’importanza non da poco i passaggi groovy, ma niente a che fare con i Pantera, sia chiaro.

Una caratteristica bella pesante dei Terrorage viene dal loro approccio collettivo. Cioè, ci saranno pure due chitarristi in formazione ma non vi è un misero assolo che sia uno in tutto il disco. Di conseguenza, molto raramente c’è un secondo riff a rinforzare quello di base, e così è obbligatorio citare “Mercenary”, dove la seconda ascia se ne esce con una minimalista notazione apocalittica da far spavento.

A questo punto, stiamo scalando sempre di più la cima del monte Lobotomia, quindi è ora di parlare delle diverse influenze, o come preferite chiamarle. Quella più importante è ovviamente quella HC, o meglio, crust, come si può sentire tranquillamente in “Mercenary”, “Facebreaker” o “Purification Through Violence”, dando così sfogo a battaglieri e intensissimi momenti in un tupa – tupa da headbanging. Poi c’è il brutal, esplicitato anche sui tempi lenti, che però lo si avverte specialmente nelle ultimissime canzoni, spaventosamente gracchiante o chirurgico a seconda dei casi. Adesso, sarà strano ma qui e là ho ravvisato passaggi molto meshugghiani (“Facebreaker” su tutti), così da dare un tocco robotico veramente terrificante al tutto. Infine, certo riffing, più che altro durante la fine del disco, ha un leggero substrato thrasheggiante e bello groovy. Vabbè, ci siamo capiti, i Terrorage hanno una buona fantasia che impedisce all’ascoltatore di annoiarsi, però mantengono sempre un’ottima compattezza stilistica, per esempio suonando in ogni caso in maniera a- melodica, vomitando così cattiveria a palate.

Tirando le somme, il gruppo ormai dovrebbe, anzi, dev’essere pronto per il grande salto dell’album, anche perché “Lobotomy” dura la bellezza di 25 minuti, quindi è in pratica un mini – album. In tutto questo arco di tempo non ho trovato difetti veri e propri, anche se ovviamente il gruppo ha molti margini di miglioramento. Per esempio, magari ci vorrebbe un po’ più di istintività nella voce, che alla lunga appare troppo impostata e fredda, e sarebbe interessante sviluppare ancora di più i momenti crust, che intensificano alla grande tutto l’assalto, come gli interventi della seconda chitarra, in grado di aggiungere quel tocco di atmosfera in più. Ma sinceramente per ora ‘sto gran cazzo di tutto ciò, e gustiamoci i Terrorage come sono adesso. Adesso però mi chiedo soltanto questa cosa: perché il cantante del gruppo è l’unico… senza un cognome? Le questioni fondamentali dell’esistenza…

Voto: 75

Flavio “Claustrofobia” Adducci

Scaletta:

1 – Anatomy of Self – Destruction/ 2 – Mercenary/ 3 – Facebreaker/ 4 – Abusers/ 5 – Dead Man Working/ 6 – Chain Reaction/ 7 – Conflict/ 8 – Purification Through Violence

FaceBook:


MySpace:

http://www.myspace.com/terrorage