giovedì 5 novembre 2026

Viking - "Do or Die" (Metal Blade Records, 1988)

Lo sapete ormai che per me vale prima di tutto il motto "play fast or die", e questo in tutta la musica estrema che mi piace. Insomma, pur ovviamente esagerando, per me se non suoni veloce, fondamentalmente non sei nessuno. E quindi anche nel thrash metal i miei gruppi preferiti sono di base quelli più violenti, spietati e intensi. Roba come Slayer (naturalmente), Dark Angel, Morbid Saint, Demolition Hammer, Exhorder, Sadus, Kreator, Sodom, Razor e compagnia bella, cioè tutta gente per cui vado di matto. E probabilmente in questa lista si possono aggiungere i temibili Viking, 4 energumeni provenienti dalla Città degli Angeli, fondati nel 1985 dalle ceneri dei Tracer, gruppo formato dal roscio chitarrista Ron Daniel Eriksen dopo aver pescato da una tribute band degli Iron Maiden un bassista chiamato Matt Jordan mentre da una band punk un chitarrista chiamato James Lareau. Dal background più attinente a quello che Ron voleva fare il cantante, Tony "Spider" Vargas, in forze nel gruppo thrash LSN, di fatto però solo un session man che aiutò i nostri ragazzi a registrare nel marzo 1985 un demo intitolato "Sudden Death". Ma raccontano le cronache che, stante il fatto che i Tracer non riuscissero mai a trovare un cantante stabile, si siano sciolti poco dopo ma giusto per trasformarsi, appunto, nei Viking, grazie all'ingresso alla seconda chitarra di tal Brett Eriksen mentre suo "fratello" Ron passò anche alla voce, dopo aver capito finalmente di avere buone doti di urlatore. E fu così che, dopo un demo superveloce uscito nel 1986, 2 anni dopo realizzarono un album di debutto che nulla aveva da invidiare a tutta la gente poc'anzi menzionata: "Do or Die". Ma qui dico subito che dovete prepararvi perché vi aspetta un massacro veramente ma veramente tosto.

Prima di qualsiasi cosa, bisogna però segnalare che "Do or Die" venne rilasciato nientepopodimeno che dalla già gloriosa etichetta californiana Metal Blade Records di proprietà di Brian Slagel, cioè colui che aveva praticamente fatto scoprire al mondo i Metallica grazie alla prima compilation denominata "Metal Massacre", sfornata nel 1982. Ma con James Hetfield e co. i Viking non c'entravano un emerito cazzo, e direi anche per fortuna. Perché nelle 9 tracce di questo "Do or Die" siamo dalle parti di un thrash metal estremamente furibondo e brutale, simile a quello dei Dark Angel di "Darkness Descends" anche se in versione più grezza e barbarica, che pochissimo concede alla melodia e a tempi pur un minimo più rilassati. Eccovi serviti dei ritmi di batteria quasi prossimi al blast beat che definire forsennati è un sottilissimo eufemismo, assoli sferzanti e caotici di chitarra, un riffing che a volte flirta con il death metal in una maniera cara agli Slayer mentre la voce di Ron sostanzialmente scimmiotta quella di Tom Araya, con tanto di acuti qui e là e qualche coro. In tutto ciò la particolarità viene dai testi, incentrati non su Satana e apocalissi varie, ma, come suggerito dal moniker della band, su tematiche vichinghe piuttosto sanguinolente e guerresche, e non è un caso che qualcuno su YouTube abbia definito i Viking come un misto fra, appunto, i Dark Angel del disco sopraddetto e i Bathory di "Blood Fire Death".

Eccovi servito però anche un thrash metal caratterizzato da poca varietà, seppur certi tentativi in tal senso sono a dir poco sorprendenti. Valga su tutte "Burning from Within", che non solo parte insolitamente lentissima ma poi, in pieno assalto ultrafast, contiene addirittura un assoletto di basso. Per il resto, a fronte di episodi più dinamici come "Valhalla", dominano quelli sparati a mille dall'inizio alla fine senza tregua né compromesso alcuno come "Warlord", "Militia of Death" (tratto dal vecchio demo dei Tracer) e, soprattutto, quella missilata allucinante di "Killer Unleashed". E quest'ultima è sicuramente e senza nessun appello la canzone più violenta e intensa di tutte, nonostante un'intro dai toni epici e suggestivi messa lì quasi per trarre in inganno, spezzata da un'improvvisa super-accelerazione seriamente da infarto. In breve: roba da annali della musica estrema (o del rumore che dir si voglia), come lo sono certi riff azzeccatissimi, come uno ultra-malevolo e imperioso suonato, sfortunatamente solo per pochi secondi, all'inizio della precedente "Berserker".

E quindi, visti questi livelli di ferocia assoluta, pure 'sti grandi cazzi riguardo la poca varietà mostrata dai Viking, prodotti anche in maniera non proprio eccelsa dato, per esempio, il suono non proprio potente del rullante. Ma una varietà e una produzione migliore i nostri l'hanno avuta poi con il secondo album, "Man of Straw", pubblicato nel 1989 dalla Caroline Records, per il quale resero un po' più elaborato il proprio sound scrivendo anche pezzi lunghi ben 7 minuti. E attenzione anche ai suoi testi di ispirazione cristiana visto che, a quanto pare, sia Ron che Matt Jordan trovarono la fede mentre stavano lavorando all'album. Ed è stata proprio la religione a far sciogliere il gruppo, precisamente nel 1990 perché entrambi non volevano più andare in tour a causa delle loro credenze. Poco male perché Brett "Eriksen" Sacharek, ovvero il falso fratello di Ron, era già entrato nella corte proprio dei Dark Angel suonando persino nell'arzigogolatissimo "Time Does Not Heal" del 1991, segno di doti tecniche notevoli non esplicate del tutto nei Viking. Che, fra l'altro, si sono riformati nel 2011 proprio con uno storico membro dei Dark Angel ma guidati, come sempre, da Ron Eriksen, tornato sulla Retta Via del thrash metal più brutale dopo esser diventato perfino un ministro con una propria chiesa nel profondo Wyoming. Ma perché, a questo punto, non fare uno specialone proprio sul thrash metal cristiano più violento? Eh, perché non esistono solo i vari Slayer, Dark Angel, Morbid Saint e così via. E mi sa che i Viking vi abbiano già mostrato che anche i metallari cristiani, già negli anni '80, sapevano picchiare forte. Anzi, fortissimo. (Flavio Er Coppola)

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