domenica 12 luglio 2026

Bödel - "Dödsbringaren" (Flyktsoda/Cimex Records/Distat Records, 2026)

Ormai è un fatto inoppugnabile e incontrovertibile: la scena hardcore mondiale sta vivendo un forte ricambio generazionale, con tantissimi giovani che si stanno approcciando a questa musica formando dei gruppi anche molto interessanti, rivitalizzandola così con nuove idee e rinnovato entusiasmo. Ma non tutti i giovincelli si riuniscono in queste band con dei loro coetanei. Da noi a Roma e dintorni ci sono per esempio i Bazooka, quartetto di veterani ma con alla batteria un 18enne che mena come un fabbro ferraio. E in Svezia c'è un caso curiosissimo: i Bödel. Provenienti dalle parti di Göteborg, da sempre fucina ricchissima del miglior hardcore svedese, i Bödel sono praticamente un supergruppo crust con membri di notissimi gruppi death/thrash metal come The Crown e Impious che si sono uniti però con una cantante di soli 19 anni. E sta di fatto che uno di loro, il chitarrista Arvid, uno di quelli che ha suonato nei Crown, non è nient'altro che il padre della cantante, Leya. E devo dire che insieme se ne sono usciti l'anno scorso con un disco della madonna come "Dödsbringaren". Vale a dire "portatore di morte". Ottimo titolo per un massacro sonoro che con la sua brutalità non lascia veramente prigionieri.

Pubblicato esattamente il 30 gennaio 2026 sia in vinile grazie alla Flyktsoda e alla Cimex Records (fondata nel 2020 dal batterista storico degli Anti-Cimex, Charlie Claeson, mica bruscolini!), sia in CD grazie alla Distat Records (che alla tracklist ha aggiunto tutte le altre tracce sinora prodotte dai Bödel), "Dödsbringaren" è un 12 pezzi pregno di un crust punk/d-beat veloce, martellante e diretto praticamente dall'inizio alla fine senza tante cazzate, in un incrocio fra i Mob 47 e i Wolfbrigade, con un pizzico degli Skitsystem per via di certe inclinazioni metalliche piuttosto ovvie visti i personaggi coinvolti. Comunque sia, una roba che puzza di kängpunk, e quindi del più tipico hardcore svedese, fino al midollo, completata non solo da chitarre taglienti che raramente si concedono parti soliste ma anche e soprattutto dal cantato spaventosamente indemoniato di Leya. E se lei è così su disco, non riesco a immaginare quanto possa essere ancora più furiosa dal vivo.

Considerato l'approccio stilistico scelto dai nostri, si può invece facilmente immaginare che il loro disco non offra chissà che variazioni di sorta ma di ciò se ne può anche fare a meno, visto che comunque l'assalto è così intenso, pure grazie alla stessa Leya, da durare solo 21 minuti. Le poche variazioni presenti però sono decisamente rilevanti, e per questo basta segnalare sia la canzone d'apertura che quella di chiusura. Se la prima è rappresentata dal fastcore di "Extremt jävla vansinne", che va al massimo della velocità facendosi già notare come la traccia più spietata del lotto, la seconda dal mid-tempo apocalittico e mezzo black metal di "Ängel af död", che chiude le ostilità nella maniera più tetra possibile, contando pure una piccola sezione lenta simil-doom. Da citare però anche un altro mid-tempo, "Skarprättare jansson", ulteriore segno di un gruppo che non si sente obbligato ad andare sempre a tutta birra, nonché la titletrack, dove fanno capolino ogni tanto delle melodie energiche ma quasi malinconiche. Ecco, non aspettatevi chissà che fantasia ma quel poco che hanno i Bödel lo sfruttano veramente al meglio. Anche perché alla batteria c'è Micke, pure lui nei Crown ed ex-Impious, mentre al basso Henke, militante in gruppi stilisticamente ancor più differenti come i Pastoratet, quasi dei primi Sum 41 in salsa svedese, e un progetto addirittura ska chiamato The Liptones. E non sapete quanto stimo i musicisti che fanno così tante robe diverse in vari gruppi. Altro che quelli che magari ne hanno 2000 (solitamente delle one-man band senz'arte né parte) ma alla fine propongono sempre la stessa sbobba!

Bella figa però la sbobba proposta dai Bödel, autori fin dal 2023 di un crust massacrante colluso ogni tanto, come si è visto, con il black metal e caratterizzato moltissimo dal modo di cantare a dir poco folle della piccola Leya, che mi ha impressionato parecchio. Ma credo proprio che se non ci fosse stata lei, se non ci fosse stata una ragazza di 19 anni a sgolarsi come una posseduta, i Bödel sarebbero stati solo un gruppo kängpunk fra i tanti. Forse. Lo pensate anche voi? Eeeh, l'entusiasmo giovanile... (Flavio Er Coppola)

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