E infatti così è! Preparatevi quindi a farvi frastornare le orecchie da un album che, introdotto da un episodio tastieroso praticamente di marca dark ambient (o dungeon synth come si usa chiamarlo adesso) conosciuto come "First Flame", si fa portavoce di un black metal nebbioso, primitivo e che va dritto al punto senza tante cazzate in pezzi che, seguendo un approccio un po' punkettone, durano solitamente soltanto 2-3 minuti. E questo senza andare per forza a velocità folli, preferendo spesso e volentieri tempi più ragionati e meno serrati, con i blast beat che vengono utilizzati di fatto solo nella seconda parte del disco. Ma in tutti i pezzi la chitarra ritmica è praticamente un groviglio quasi indistinguibile di rumore bianco, reso però riconoscibile da una chitarra solista parecchio presente capace di rendere più intelligibile e atmosferico l'intero discorso, eseguendo anche di quando in quando qualche assoletto, a volte però molto basic e scheletrico (come negli ultimi secondi di "Visceral Awakening"), sulla falsariga del finale di "Transilvanian Hunger". E tutto ciò forma un disco la cui varietà non rappresenta certamente il punto forte ma lo è più che altro la cappa di malignità e di malattia che regna per tutti i suoi 26 minuti, sintetizzata già pienamente dalle urla tormentate e spettrali del mastermind Wolmir.
Quindi, sì, la varietà qui non sarà il massimo ma ce n'è a sufficienza in modo da poter identificare tranquillamente i brani. Si va allora dal veloce black/punk alla Ildjarn, condito da un assolo bello nervoso, di "Live Through Pain" alla più compassata ma minacciosa "Storm of Death", quasi una marcia della morte in musica. Oppure dalle melodie malinconiche della semi-titletrack "Crave Blood" alla violenta "Cosmic Betrayal", la più dinamica del lotto visto che passa da sezioni lente a blast beat finalmente frequenti, presenti anche nel pezzo finale, "Last Oath". Fanno eccezione le tracce più d'atmosfera, cioè l'acustica "Echoes" e la particolare "Reborn", composta da perversi canti gregoriani, entrambe inserite curiosamente, quasi appaiate, nella seconda metà dell'album.
Si scopre così un secondo album partorito da un progetto nato nel 2024 che, invece di evocare il Male in canzoni lunghe 7 minuti come ormai da tradizione del black metal, ne fa di decisamente più corte riuscendo comunque nell'intento, anche con una malata intensità punk capace di ricordare gruppi come i primi Ruach Raah (quelli del depravatissimo "Hate Fanaticism", per intenderci). Ma niente paura che i 7 minuti (quasi) per pezzo il buon Wolmir li ha raggiunti con l'altro suo progetto, anch'esso sponsorizzato dalla Extreme Chaos: i Finnr, dove non c'è solo Antihuman War Machine ma pure Cold/Soul Devourer, ovvero l'altro membro degli Intolerant. Che io sia in procinto di parlare anche dei Finnr nel futuro prossimo venturo? A dirla tutta, sono in procinto di parlare di molta della nuova roba targata Extreme Chaos. Aspettate e vedrete! (Flavio Er Coppola)

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