Dopo 2 mesi dall'ultima puntata focalizzata interamente sui Lärm, ritorna finalmente su queste lercissime paginette la rubrichetta dedicata al mio ultimo libro, "Più Veloce!", nata fondamentalmente per approfondire le sue tematiche, fra cui certi gruppi che ho "dimenticato" o scoperto dopo la sua pubblicazione. Aspettatevi però anche stavolta una puntata molto tematica perché basata interamente sulla vivacissima scena olandese che, in quanto a sonorità hardcore ultraviolente e proto-grindviolence, offre sempre qualcosa di nuovo da scoprire, come già dimostrato dai temibili Zwaar Klote, di cui vi ho parlato qualche tempo fa. Ergo, mettetevi comodi, preparatevi delle cuffie per ascoltare i dischi e le cassette di cui mi sto appropinquando a parlarvi, e leggetevi anche quest'ultimo articolone!
Cominciamo la prima storiella nel villaggio di Amersfoort, a 45 chilometri da Amsterdam, dove c’erano i terribili Total Chaoz, gruppo che avrebbe marchiato a fuoco le sorti dell’hardcore più brutale seppur con un altro nome. Nati nel 1981 dalle ceneri dei dischargeani Disturbers (e nati a loro volta dai The Sextons, più orientati al punk77), i Total Chaoz scelsero di chiamarsi in questo modo leggermente storpiato per distinguersi almeno un minimo da tutti i Total Chaos in giro per il mondo, fra cui quelli britannici. Però tale moniker ben descriveva sia il sound che l’attitudine dei nostri, ovvero i fratelli Paul e Olav Van den Berg rispettivamente alla chitarra e alla batteria, Jos Houtveen al basso e sia la piccola Dorien che Berletta a dividersi le parti vocali. Ma molto significativamente, la band scelse di inserire nel logo 2 note spezzate, il che rendeva ancor più chiare le cose agli improvveduti ascoltatori.
Scoperta in qualche modo l’esistenza ad Amersfoort di altre 2 band, cioè degli Asperitys e dei The Puke, in realtà provenienti in parte da altri villaggi limitrofi, i Total Chaoz proposero loro di fare insieme uno split. Pubblicandolo effettivamente nel 1982 come prima uscita della Er Is Hoop Tapes, gestita proprio dai Total Chaoz stessi, che le diedero un titolo particolare: "Van u will ik zingen", ovvero "da te voglio cantare", come il programma di una emittente televisiva locale di stampo religioso, la Evangelische Omroep, ovviamente odiata dai nostri eroi anche per le sue idee molto conservatrici.
Fra i 3
gruppi, a impressionare di più furono, per l'appunto, i Total Chaoz, sicuramente quelli
dalle sonorità più peculiari, e per questo discretamente salutati su Maximum RocknRoll da Jeff Bale, che al
contrario bocciò senza tanti patemi sia gli Asperitys che i Puke, fautori
di forme più o meno veloci, ma comunque anonime, di punk rock[1]. Infatti i Van den
Berg e la loro banda suonavano un hardcore veramente brutale, cupo, con la
chitarra a motosega, e perfino malato, se non addirittura alienante. Ciò per 2
motivi di base: per il cantato corale incredibilmente monocorde dei 2 vocalist;
e per il riffing inguaribilmente dissonante, cosa dovuta al fatto che – che ci
crediate o meno! – i nostri non sapessero accordare i propri strumenti. Finendo
così di rendere, anche senza volerlo, parecchio estremo il proprio hardcore. E
facendolo soprattutto nei loro pezzi più furiosi, gli ultimi 2 a loro
disposizione, su 9 in totale: “Sick of You”, un atto d’amore di soli 21 secondi
rivolto all’ex-bassista della band, cantato con una foga a dir poco animalesca
da Paul, in via del tutto eccezionale al microfono; e la strampalata e
spagnoleggiante “’t Olè Lied”, forte di una sfuriata velocissima alla fine dei
suoi 36 secondi.
Solo che poi, a un certo punto, Berletta
decise di lasciare i Total Chaoz per cause a noi ignote. Ma nel dicembre 1982
ne nacque così un’altra: i Lärm. Che ben presto avrebbero sbaragliato in
brutalità i Total Chaoz. E non solo loro!
Ma la scena olandese non era basata solo su Amsterdam o sulla vicina Amersfoort. Lontana infatti da qualsiasi centro nevralgico della scena nazionale, la città universitaria al confine con il Belgio di Maastricht, poi diventata famosa nel 1992 per la firma del Trattato sull’Unione Europea, poteva contare allora praticamente solo su un gruppo… ma che gruppo! L’esclamativo è d’obbligo per i Crisis-C, quartetto sì grezzo ma a volte addirittura impressionante grazie alle prestazioni offerte nella loro unica produzione, la demotape “Nihil Obstat”[2], prodotta nel 1985 per conto della fantomatica Hermann Productions, presumibilmente l’etichetta-fantasma messa su dalla band.
Al suo interno 15 pezzi, molti dei quali decisamente furiosi, e certuni in un modo incredibile e valgano solo 2 esempi molto significativi: la curiosamente intitolata “Basta”, a dir poco supersonica nei suoi 50 secondi; e “Voting Secrets”, forte di un forsennato cambio di tempo in corsa, poi riproposta anche in una versione live talmente ultraviolenta da indurre alla fine qualcuno a urlare “sneller”, ossia “più veloce” in olandese. E questo nonostante un batterista spesso meccanico nell’esecuzione ma capace di particolari trovate, come già visto, come anche di dare una certa varietà al massacro ordito dai Crisis-C. Bravi però tutti loro a differenziarlo, tanto da non far mancare all’appello sia un pezzo dall’inizio lento e tribale come “Stupid”, che 2 cover non dichiarate: un rifacimento velocizzato, con annessa un’altra improvvisa super-accelerazione, di “Get Your Fuckin’ Dog Off Me”[3] dei Jerks, misconosciuta band inglese di punk77, e un altro più fedele all’originale di “Belsen Was a Gas” dei ben più conosciuti Sex Pistols. A dispetto però di queste encomiabili doti thrash degne dell’hardcore olandese più spietato, i Crisis-C non avrebbero mai partecipato a nessuna compilation specializzata, e la colpa è da imputare in parte anche alla loro non fortunata collocazione geografica.A diffondere però l'hardcore olandese più truce c’era anche un belga di nome Kurt Boelens, un ragazzo legato in qualche modo al giro dello Smurf Punx che anch’esso gestiva una piccola label di cassette chiamata Ack Ack Music. In realtà, a suo nome pubblicò, nel 1986, soltanto una compilation dal titolo didascalico di “Ack Ack Live Tape”, inficiata sì da volumi un po’ troppo ballerini ma forte di 11 band provenienti non soltanto dai Paesi Bassi e dal Belgio ma anche, seppur in modo marginale, dalla Germania Ovest, alcune delle quali parecchio estreme, soprattutto quelle olandesi. Si citino infatti i mezzi metallici Behind the Dikes, per tutti BTD, i cupissimi e scalmanatissimi Loud Warning, che avevano un cantato per metà maschile e per metà femminile a dir poco bestiale espresso al meglio nei pezzi “Black and White (Unite)” e “Rocky”[4], e i Laitz, con 3 vecchi pezzi estratti dal loro demo di 2 anni prima. Presente però qualche sghiribizzo ultrafast anche da parte dei gruppi meno estremi, in questo caso entrambi belgi come i punk rocker minimalisti Repulsives (“Repulsive Song”) e i più sperimentali Sponky Business (“Securitas”).
Detto
ciò, anche Kurt con la sua Ack Ack era attivo nell’organizzazione di concerti,
e infatti il nostro il 3 maggio 1986 ne mise su uno molto thrash al Roxy di
Dendermonde con l’aiuto di qualcuno dello Smurf Punx. In cartellone alcuni dei
gruppi inseriti nella sua compilation, più nello specifico i Laitz, i Loud
Warning e i BTD, che in questo concerto, finito in rissa con qualche buzzurro
locale, solidarizzarono talmente tanto fra loro da dividere una raccolta uscita
un po’ di mesetti dopo.
Infine, da non dimenticare un'altra compilation uscita nel 1986, “Orange Flag Spoon Fed – Don’t Wave at Us” che, pubblicata dalla misteriosa Zetpillen on War Publikaties, con i suoi 57 massacranti minuti quasi raccoglieva l’eredità della serie “Holland Hardcore” sfornata anni prima dalla Er is Hoop. Fra le band, 8 in totale, a risaltare per brutalità soprattutto i BTD e i Black Vampire, piuttosto in primo piano con ben 8 pezzi, compreso “Flintstones”, disarmante scheggia proto-grind lunga praticamente la bellezza di 8 secondi circa che dovete ascoltare per crederci veramente. Ma in mezzo anche gli ormai immancabili Lärm, i CKN e i Laitz. Però, a compensare un po’ tutta questa baraonda thrash, ecco una stranissima eccezione che conferma la regola quale il terzetto dei Club Rialto, alle prese con una sorta di cupissimo post punk infettato di noise con tanto di drum-machine. (Flavio Er Coppola)
[1] Ecco la recensione:
https://www.maximumrocknroll.com/review/mrr-6/van-u-wil-ik-zingen/.
[2] Titolo a sorpresa piuttosto intellettuale. Trattasi infatti di una locuzione latina “corrispondente all'espressione italiana ‘nulla osta’ o ‘nullaosta’ (che ne è la traduzione) indicante l'autorizzazione, o un permesso che precede l'autorizzazione vera e propria, da parte di una competente autorità ecclesiastica o civile a compiere una determinata azione.” (Fonte: Wikipedia)







Nessun commento:
Posta un commento