martedì 7 aprile 2026

Mysthicon - "Bieśń" (Autoprodotto, 2025)

Giornalmente mi arrivano tantissime richieste di recensione. E non solo dalle band ma anche da varie etichette discografiche e agenzie di promozione. Ovviamente, lavorando fondamentalmente da solo con l'aiuto occasionale di qualche amico (tipo Marina sopra tutti), io faccio quello che posso ma, di base, parlo soltanto di quello che più mi interessa e che più mi piace. Ma è anche vero che le richieste delle stesse band hanno la priorità, così come i dischi fisici. Ecco, una delle tante agenzie con cui sono in contatto è la polacca Solid Rock, a cui in piena estate 2025, mentre stavo nient'altro che al mare di San Nicola (o chissà dove, non ricordo esattamente) a godermi beatamente il sole, chiesi l'invio di ben 6 dischi fisici, quasi in ricordo dei "bei tempi andati" quando di CD me ne arrivavano a casa a bizzeffe. Non ebbi un riscontro ma, una mattina di pochi mesi dopo, mi arrivò a sorpresa, e proprio direttamente dal gruppo, uno di questi album in una elegante versione digipak: "Bieśń" dei Mysthicon, anche loro polacchi.

Ora, i Mysthicon sono nati nel 2015 come una sorta di superband formata da membri e/o da ex-membri di gruppi anche prestigiosi della prolifica scena metal estrema polacca quali Lux Occulta, Vader, Batushka (quelli originali ma vi prego, non fatemi scrivere il loro nome in cirillico!), Hate e Kalt Vindur, ragion per cui stiamo parlando di gente non proprio di primo pelo. Della formazione originaria però sono rimasti ormai solo entrambi i chitarristi, ovvero l'ex-Lux Occulta Grzegorz Kapłon e l'ex-Kalt Vindur Szymon Hadała. A non cambiare comunque mai è il tipo di formazione a sestetto comprendente pure un tastierista in pianta stabile. E proprio con tale assetto sono stati realizzati tutti e 2 i loro album, cioè "Silva - Oculis - Corvi" nel 2020, e il qui preso in esame "Bieśń", autoprodotto il 23 settembre 2025 con tanto di ben 2 video promozionali a corollario.

Finite queste barbosissime questioni tecniche, che musica fanno i Mysthicon? Per ora mi limito a dire genericamente che fanno black metal ma lo fanno in modo così variegato e inaspettato che quest'album, per una volta tanto, merita di essere eccezionalmente recensito con un track by track, anche perché le canzoni sono solo 6 ma sono piuttosto lunghe e in alcuni casi sfiorano addirittura gli 8 minuti di durata, quindi non sono esattamente delle passeggiate.

Allora, a far partire le danze troviamo "Shapes", che può essere definito come il pezzo più tradizionalmente black metal ma anche forse come quello più violento e tempestoso. Allo stesso tempo però, si nota già in questi primi minuti un approccio al metallo nero piuttosto dinamico ma anche drammatico, melodico e direi maestoso grazie pure ai sintetizzatori, parecchio fondamentali fino a dare a tale brano un'aura sinfonica, con qui e là piccole sezioni con chitarra acustica poi sempre più importanti lungo il prosieguo dell'album e di fatto presenti in (quasi) ogni traccia.

Dall'alone decisamente più malinconico è la seguente "Unbearable Silence", molto imprevedibile visto che passa tranquillamente da parti acustiche, oserei dire pure toccanti anche grazie al suono cupo ma delicato di un contrabbasso suonato da uno degli ospiti, Marcin Chatys, a sfuriate in blast beat mentre lungo il finale il discorso si fa più ossessivo. Da segnalare l'efficacissimo climax raggiunto intorno al 4° minuto, segno di un gruppo che dal punto di vista compositivo se ne intende a pacchi. E già solo per questo lo considererei come uno dei pezzi migliori dell'album, e non è un caso che i Mysthicon lo abbiano lanciato come singolo girandoci un notevole video che potete guardare qui sotto.

Il brano successivo è invece "We Are the Worms", con cui si interrompe per un po' la parte melodica del disco visto che ora prende il sopravvento quella più cattiva. Questo pezzo ha infatti dei toni più lugubri con tanto di chitarre spesso arpeggiate e batteria ogni tanto tribale. Ovviamente però non mancano anche qua dei blast beat che danno la scossa, accompagnati in questo caso addirittura da un solo di synth, cosa rarissima nel black metal ma, a quanto avrete già capito, i Mysthicon amano offrire soluzioni inusuali senza essere veramente avanguardistici. Ma, paradossalmente, non aspettatevi NESSUN assolo di chitarra lungo tutta la durata di "Bieśń".

Si continua con "Na naszej krwi", dal piglio tremendamente severo e greve non solo perché è probabilmente l'episodio più doomy del lotto (eh già, il doom è parte integrante della cifra stilistica della band), non solo per il suo riffing particolarmente paranoico e ipnotizzante ma anche per via dell'utilizzo della lingua madre che incrudelisce questo pezzo, però allo stesso tempo parecchio intellettualizzato grazie a un testo contenente la poesia "Erotyk" scritta dall'ebreo Julian Tuwim, uno dei maggiori poeti polacchi della prima metà del '900. E tutto ciò è stato trasposto in un altro bel video, a ulteriore riprova del fatto che i Mysthicon non abbiano badato a spese curando ogni cosa fin nei più minimi dettagli.

Piuttosto letteraria è anche "The Storyteller", dove viene invece scomodata "Stopping by Woods on a Snowy Evening" di Robert Frost, autore statunitense dagli slanci molto naturalistici, un po' come i testi dei Mysthicon. A interpretare questa poesia un Adrian Mięsowicz (cioè il cantante della band, in forze anche nei Karpathian Relict) più che mai versatile perché alle prese con un sacco di vocalizzi diversi, dalle classiche urla corvine black metal a dei growl parecchio profondi ma anche a delle voci pulite che, già usate in altri pezzi del disco, sono qui particolarmente melodiose. Ma è proprio tutta la canzone a essere decisamente particolare visto che vive di momenti molto diversi fra di loro, ragion per cui si va da parti malinconiche con chitarra acustica suonata dall'ospite Jacek Głod (per la cronaca, fratello di Jerzy Głod dei Lux Occulta) ad altre assai più violente che comprendono addirittura intense sonorità thrash metal in tupa-tupa. Stupende poi certe idee a livello di struttura che, alternando pause a blast beat improvvisi, fanno partire un climax impetuoso. Ma completamente folle l'uso della ghironda, uno strumento a corde di origine perfino medievale suonato dall'ennesimo ospite, Wojciech Miller, che aggiunge ancor più imprevedibilità e profondità espressiva a tale brano. Che grazie a questi e altri dettagli, fra cui il ritorno a un riffing più melodico, diventa il mio preferito insieme ad "Unbearable Silence".

Ed ecco che si è arrivati all'ultimo pezzo, "Creation", che non è altro che una cover degli stessi Lux Occulta pescata nientemeno che dal loro primissimo demo, "The Forgotten Arts" del 1995, riarrangiata però secondo lo stile dei Mysthicon. A parte che ormai è una loro tradizione coverizzare in ogni proprio disco un brano dei Lux Occulta, "Creation" ha un mood di pura grandiosità e ha delle interessanti caratteristiche come un'intro letteralmente cosmica, un'outro con un organo drammatico, e la presenza di voci pulite incredibilmente sognanti ed evocative.

Finisce così un viaggio lungo 43 minuti ricco veramente di spunti e di creatività realizzato da un gruppo che mi ha ricordato una via di mezzo fra gli Emperor e i serbi All My Sins, autori di quel "Pra sila - Vukov totem" che per me è tuttora uno dei dischi black metal più belli di sempre. Il tutto mediato attraverso quella sensibilità quasi prog mutuata dagli onnipresenti Lux Occulta, da me conosciuti per la prima volta sfogliando le pagine di un numero di Grind Zone dell'ormai lontanissimo 2003. Ma così finisce anche questo mio viaggio tortuoso nei meandri di questo "Bieśń" che, dopo numerosi ascolti protratti per diversi mesi, sono riuscito a recensire soltanto ora. Ma mi sa che, visti i risultati, ho fatto bene a farlo "solo" adesso, non trovate? (Flavio Er Coppola)

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